Traduzione a cura di Barbara de Munari

 

È sovente di buon gusto, almeno in Francia, sottolineare e forse ancor più invocare il nostro attaccamento storico, culturale e sentimentale all’America latina. Ed è una realtà, anche se questa non si traduce spesso in fatti con la medesima costanza, dobbiamo ammetterlo. Se ribadisco oggi con forza ciò che per me è una sorta di professione di fede indotta da una lunga esperienza, lo faccio tanto più volentieri perché si tratta da parte mia di una convinzione profonda del beneficio che gli uni e gli altri possono ricevere da questo dialogo e dallo scambio reciproco che lo nutre. Questo presuppone il non cedere agli effetti di mode unicamente congiunturali, ma piuttosto l’impegnarsi sul lungo termine con costanza. Il mio incontro con il Gran Maestro della Gran Loggia di Argentina, Angel Jorge Clavero, a Parigi nel 2007, e poi i nostri incontri a Buenos Aires alla vigilia della sua rielezione a questo incarico, fanno parte di ciò ed è con vero e grande piacere che ho risposto all’invito di redigere  un Prologo alla pubblicazione dell’opera intitolata: “La Franc-maçonnerie en Argentine: perspectives régionales et nationales”.

 

La Gran Loggia di Argentina merita qui un omaggio, rivolto anche al suo direttore degli Archivi storici, Centro di documentazione e di studi sulla massoneria e il libero pensiero, Dévrig Mollès, tanto le attività notevoli intraprese dal 2009 hanno concorso notevolmente a gettare ponti verso gli altri centri di ricerca e verso le università.

 

Si sono così aperti cantieri importanti, che schiudono contemporaneamente prospettive nuove da paragonare agli sforzi impiegati altrove, e particolarmente in Europa, nell’applicare il metodo scientifico rigoroso in materia di ricerca. Assistiamo dunque all’affermazione di una vera epistemologia della ricerca massonica, la cui fonte è innegabilmente da ritrovare, dal 1884, nella loggia Quatuor Coronati, ove rigore metodico e pragmatico impararono a conciliarsi.

La loggia di ricerca Quatuor Coronati n° 808 all’Oriente di Bayreuth, alla quale anch’io mi onoro di appartenere, è considerata attualmente, secondo l’opinione comune, come un modello di rigore scientifico e di apertura in direzione della ricerca universitaria. Ricorrere a questo metodo è esattamente la via scelta dalla Gran Loggia di Argentina e dal suo centro di documentazione e di archivi. Essa unisce a ciò anche quanto è parimenti riconosciuto da un certo tempo, in particolare dal 2007 con la famosa iniziativa di Edimburgo in Scozia, che riunisce le principali strutture e i ricercatori in modo indiscriminato – e cioè il criterio unico della competenza indiscussa.

Si tratta di un considerevole salto qualitativo ma anche dell’abbandono delle rigidità ideologiche o dogmatiche che erano di ostacolo al dialogo e agli scambi fecondi, aperti il più ampiamente possibile, che arricchiscono la ricerca. Si deve anche costatare che, prima di ciò, troppi autori si erano presi delle libertà con la storia, spesso sotto il pretesto di miti e leggende che alimentavano l’immaginario massonico. Per lungo tempo non si è trattato altro che di leggende, non c’è difficoltà fondamentalmente ad ammetterlo, e la Massoneria è vissuta dopo tutto ampiamente su questo substrato, come insegnano le belle pagine del nostro ricco repertorio. James Anderson, il cavaliere di Ramsay, Willermoz, ma anche Albert Pike e molti altri meno celebri hanno contribuito a continuare su registri che sfuggono a un approccio rigoroso della ricerca scientifica. Peraltro fanno comunque parte del nostro corpus massonico, se si vuole anch’esso interessante oggetto di studi.

Ma il registro delle speculazioni intellettuali e spirituali non è assolutamente quello della storia, al quale si applicano gli universitari e i ricercatori. Questo è importante per la legittimità e l’attendibilità dei lavori che provengono dalle scienze sociali. In Europa molte università[1] ne hanno fatto da qualche decennio solo un oggetto di ricerca intorno a progetti ben definiti. I dottorandi si dedicano a ricollocare la storia dei massoni, delle logge e delle potenze massoniche nel loro contesto culturale, storico e geopolitico[2]. Il realismo ci obbliga tuttavia ad ammettere i limiti di questo esercizio, molti dei più antichi centri universitari hanno cessato la loro attività per differenti ragioni, di budget o dello scarso riconoscimento, per non dire rifiuto, di una disciplina che non ha sufficienti sostegni accademici istituzionali.

Di fronte a questa costatazione, un certo numero di personaggi universitari, responsabili o animatori culturali e di centri di pensiero in Europa, si è riunito nel 2015, componendo tutte le sensibilità massoniche, per sviluppare al mio fianco un progetto d’introduzione di studi massonici nel mondo accademico. Ci proponevamo insieme di creare una rete universitaria europea che organizzasse dei seminari e degli insegnamenti di dottorato destinati a sviluppare la tradizione umanistica di fronte a tutte le forme d’intolleranza, non essendo mai stato l’umanesimo un valore fossilizzato e ben conoscendo anche le argomentazioni dell’ “antiumanesimo” e quelle del “transumanesimo”. Infatti, l’umanesimo ben partecipa a tutti gli effetti al movimento dei Lumi, al quale esso aggiunge la sua ampia memoria dei saggi dell’Antichità. Esso non può tagliare i ponti con la reale complessità dei movimenti che hanno accompagnato l’umanesimo europeo alla sua nascita e che hanno potentemente irraggiato nel mondo, in particolare nell’America latina.

Come ha scritto il mio compagno principale nel concepimento e nella proposta del progetto, il professor Bruno PINCHARD, docente della facoltà di filosofia all’università di Lyon, “a fianco di un gusto innato per la libertà e di una presenza indefettibile a lato dei movimenti di emancipazione, si deve fare i conti con tradizioni a lungo rimosse, con il legame con la storia e l’esoterismo occidentale, votato a un approccio simbolico dell’assoluto, che cerca di raggiungere con lo stesso slancio il segreto dell’uomo e quello della natura. Così questo umanesimo sarà di volta in volta critico e razionalista, magico e spiritualista, storico e ermeneutico […], andando da Dante a Galileo, da Descartes a Vito, incrocia il cosmopolitismo di Goethe e lo spirito ‘freudiano’ dell’Occidente, è solidale con la critica di Nietzsche  e del positivismo. Esso cerca sempre, in ogni tappa del sapere, di sviluppare una ‘gaia scienza’ che sfugga allo spirito di pesantezza e alla costrizione dei riferimenti dogmatici”.

Purtroppo il nostro progetto di una cattedra di umanesimo europeo, centro di risorse nel settore decisivo delle scienze umane e modulato sulla popolazione dei giovani dottorandi del perimetro dell’Europa dei Ventotto (eravamo prima della Brexit), dopo avere suscitato un’eccezionale e quasi unanime adesione, anche da parte della Commissione Europea, disposta ad allocarvi conseguenti risorse finanziarie europee, si urtò alla fine, in Francia, contro un unico individualismo esacerbato che fece ostacolo. Tuttavia prendiamo Sisifo come esempio e conserviamo la speranza che un tale e potente slancio possa un giorno riuscire ad ispirare un po’ più di saggezza e giungere alla sua realizzazione.

Il riferimento a questo progetto non è casuale, perché percepiamo bene nelle iniziative della Gran Loggia di Argentina un fermento che si apparenta con la nostra iniziativa. Vi vedo la promessa dell’emergere, anzitutto in Argentina e, con un po’ di fortuna, a poco a poco, più ampiamente in America latina, di un lavoro fondamentale che, per quanto mi risulta, non era mai stato intrapreso in precedenza. Prendendo io stesso, nel 2016, l’iniziativa e la direzione di un’opera collettiva interamente dedicata alla Massoneria nell’America latina e nei Caraibi[3], non ho soltanto cercato di restituire e condividere un’esperienza con una serie di autori che sono autorità in materia, ma ho scoperto durante i mesi di ricerche, l’inestimabile patrimonio massonico di un sotto-continente, incrocio e perimetro di convergenze, ove s’incontrano svariate influenze giunte da altre parti, che si mescolano per creare un insieme colmo d’identità propriamente latino-americane. Beneficiando di un bacino linguistico spagnolo comune a tutti i paesi – tranne il Brasile, lusitano – questo insieme regionale conosce, sotto tale punto di vista, le migliori condizioni di prima importanza per la messa in opera di attività di ricerche incrociate tra paesi dell’America latina, anche se sarebbe irrealistico non considerare il peso e il possibile handicap della grande diversità, ivi compresa quella massonica. L’apertura da parte dell’Argentina del primo seminario collegato al corso di studi di una università latino-americana che s’interessa alla storia della massoneria è, lo sottolineiamo di nuovo, da avvicinare alle meno recenti iniziative europee ricordate prima. Ma ci rimanda anche a tutti gli sforzi dispiegati dapprima in Europa, dal 2007 a Edimburgo, per iniziativa della Gran Loggia di Scozia, per riunire e operare scambi tra massoni, senza preliminari di dottrina e sulle basi della sola ricerca storica. Da allora, questa predisposizione dell’anima a oltrepassare le frontiere dogmatiche o di dottrine si è ampiamente imposta nella sfera della ricerca massonica. A tal punto che la pratica, ormai posta sotto la conduzione congiunta franco-americana[4], è impegnata a svolgersi, alternativamente, a Parigi (gli anni dispari) e a Washington, DC (gli anni pari). Se Parigi era stata scelta per i primi incontri, la ragione prima ne era stata il riconoscimento dell’attività intellettuale, filosofica, editoriale e letteraria di questo polo europeo.

Questa nuova realtà era stata dunque anticipata anche dalla Gran Loggia di Argentina che, dal 2010, attraverso gli archivi storici, ha iniziato una strategia di entrismo nella sfera universitaria e scientifica nazionale. Si noterà a tal proposito l’interesse manifesto parimenti rivolto proprio alla “nuova scuola storica francese” e l’inclusione, dal 2009, di studiosi brasiliani nel quadro di scambi posti sotto l’egida dell’UNESCO all’università federale di Rio de Janeiro. Un seminario euro-argentino si è anche svolto, peraltro, nel 2014, alla Biblioteca Nazionale di Argentina e mi piace vedervi un certo parallelismo con quanto facciamo a Parigi.

Queste convergenze metodologiche e di obiettivi, queste ambizioni forti di rinnovamento e di apertura verso le università, la politica ormai affermatasi delle obbedienze argentine – vedo in particolare l’impegno della Gran Loggia Femminile di Argentina e della sua Gran Maestra, Mariela Rodriguez Ruiz, come segnale importante – sono altrettanti aspetti che mi sembrano portatori di una nuova dinamica, degna di tutto il nostro interesse e più ancora delle nostre collaborazioni. Oggi le reti e gli altri blog massonici europei[5] non si sono sbagliati quando si sono fatti recentemente portavoce delle dichiarazioni del Gran Maestro Angel Jorge Clavero in merito alle ambizioni che egli assegna alla sua obbedienza a seguito della sua elezione, a inizio giugno, per un nuovo mandato a capo della Gran Loggia di Argentina.

È quindi con convinzione ed entusiasmo che desidero associarmi a questo cammino, con la consapevolezza di inscrivermi non solo in una prospettiva massonica e storica, ma anche in quella di un latino-americanismo francese[6] che è da tanto tempo caro al mio cuore.  

Alain de KEGHEL 33°

 

Passé Souverain Grand Commandeur du Suprême Conseil REAA-GODF 

Ancien Président de l’Aréopage de Recherches “SOURCES”

Membre du Conseil scientifique de l’Université d’Innsbruck (Austria)

Membre de plusieurs sociétés savantes et de recherche

 

 


[1] Leyde, Heidelberg, Innsbruck, Sheffield, Sophia, Antipolis, Bordeaux, Rennes figurano tra esse.

[2] Cfr. a titolo di esempio uno stato dei lavori presentato da Cécile Révauger il 9 settembre 2013 nell’ambito dell’Istituto massonico di Aquitania (IMAQ): “La Franc-maçonnerie féminine à l’époque des Lumières” (Anne-Marie MERSCH); “La Franc-maçonnerie et la notion de secret dans l’Angleterre du XX siècle” (Amanda BROWN); “Fait maçonnique et pouvoir colonial dans l’Inde britannique” (Simone DESCHAMPS) e “La Franc-maçonnerie à l’Île Maurice au XIX siècle: à la croisée des cultures française et britannique” (Briceda Venkaya REICHERT).

[3] L’Amérique latine et la Caraïbe des Lumières, opera collettiva sotto la direzione di Alain de KEGHEL, Dervy, Paris, 2017.

[4] Questi incontri chiamati “World Conference on Fraternalism, Freemasonry and History sono gestiti congiuntamente sotto la direzione della Policy Studies Organization e dell’American Public University, ambedue di Washington, DC da una parte, e dalla Bibliothèque nationale de France a Parigi.

[5] Vedi il posto che è stato loro dato nel mese di ottobre 2017 sul sito europeo www.eticaedizioni.it, gestito da Torino (Italia) e sul blog da esso ospitato della Société Européenne d’Etudes et de Recherches Ecossaises (S.EU.RE).

[6] Cfr. Le latino-américanisme français en perspective, panorama des relations culturelles et scientifiques de la France avec l’Amérique latine, de la fin du XIX siècle à nos jours, Mona Huerta, in Caravelle, Cahiers du monde hispanique et luso-brésilien, Regards sur 50 ans de latino-américanisme (2013).

 

 


 

 

 

Il est souvent de bon ton, en France en général, de marquer, et peut-être plus encore d’invoquer notre attachement historique, culturel et sentimental à l’Amérique latine. Et c’est bien une réalité même si elle ne se traduit pas toujours avec la même constance, il faut bien l’admettre . Si je réitère aujourd’hui avec force ce qui est pour moi une sorte de profession de foi portée par une longue expérience, je le fais d’autant plus volontiers qu’il s’agit pour ma part d’une conviction profonde du bénéfice que les uns et les autres peuvent tirer de ce dialogue et d’activités croisées le nourrissant. Ceci suppose de ne pas céder aux seuls effets de mode conjoncturels et donc de s’engager sur le temps long avec constance. Ma première rencontre avec le Grand Maître de la Grande Loge d’Argentine, Angel Jorge Clavero, à Paris en 2007, puis nos retrouvailles à Buenos Aires la veille de sa réélection dans ces fonctions, font partie de cela et c’est avec un réel et grand bonheur que j’ai répondu à l’invitation de rédiger un prologue à la publication de l’ouvrage intitulé « La Franc-maçonnerie en Argentine : perspectives régionales et nationales ».

La Grande Loge d’Argentine mérite ici un hommage appuyé ainsi qu’à son directeur des Archives historiques, Centre de documentation et d’études sur la maçonnerie et la libre pensée, Dévrig Mollès, tant les activités remarquables entreprise depuis 2009 ont notablement concouru à jeter des ponts vers les autres centres de recherche et avec les universités. Ainsi se sont ouverts des chantiers importants ouvrant par la même occasion des perspectives nouvelles qui sont à rapprocher des efforts déployés ailleurs, et singulièrement en Europe, en appliquant la méthode scientifique rigoureuse en matière de recherche. Nous assistons bien à l’affirmation d’une véritable épistémologie de la recherche maçonnique dont la source est indéniablement à trouver dès 1884 dans la loge Quatuor Coronati, où rigueur méthodique et pragmatique apprirent à se concilier.

La loge de recherche Quatuor Coronati n° 808 à l’Orient de Bayreuth, à laquelle je m’honore d’appartenir moi-même, est considérée aujourd’hui, de l’avis général, comme un  modèle de rigueur scientifique et d'ouverture en direction de la recherche universitaire.  Recourir à cette méthode, c’est exactement la voie choisie par la Grande Loge d’Argentine et son centre de documentation et d’archives. Elle rejoint ainsi ce qu’ont retenu également depuis un certain temps, et singulièrement depuis 2007 avec la fameuse initiative d’Edimbourg, en Ecosse, réunissant les principales structures et les chercheurs de façon indiscriminée, le seul critère étant désormais celui de la compétence reconnue. Il s’agit là d’un saut qualitatif considérable mais aussi de l’abandon de rigidités idéologiques ou dogmatiques qui faisaient obstacle au dialogue et aux échanges féconds les plus largement ouverts, enrichissant la recherche. Il faut aussi bien admettre, qu’avant cela, trop d’auteurs avaient pu prendre des libertés avec l’histoire, souvent au prétexte des mythes et légendes nourrissant l’imaginaire maçonnique. Aussi longtemps qu’il ne s’agit que de traiter des légendes il n’y a fondamentalement pas de difficulté à l’admettre, la Franc-maçonnerie vivant après tout aussi amplement sur ce substrat comme nous l’enseignent les exemples de belles pages de notre riche répertoire. James Anderson, le chevalier de Ramsay, Willermoz mais aussi bien Albert Pike et bien d’autres moins célèbres y ont contribué dans des registres échappant à l’approche rigoureuse de recherche scientifique. Pour autant, ils font bien partie intégrante de notre corpus maçonnique, intéressant sujet d’études aussi. Mais le registre des spéculations intellectuelles et spirituelles n’est résolument pas celui de l’histoire auquel s’emploient les universitaires et chercheurs. C’est important pour la légitimité et la crédibilité des travaux relevant des sciences sociales. En Europe, plusieurs universités1 en ont fait depuis quelques décennies seulement un objet de recherche autour de projets bien définis. Les doctorants s’y attachent à replacer l’histoire des franc-maçons, des loges et des puissances maçonniques dans leur contexte culturel, historique et géopolitique2. Le réalisme dicte cependant d’admettre les limites de l’exercice, plusieurs des plus anciens centres universitaires ayant cessé leur activité pour différentes raisons, budgétaires ou de trop faible acceptation d’une discipline ne ralliant pas assez de soutiens académiques institutionnels lorsqu’il ne s’agit pas de rejet.

Devant un tel constat, un certain nombre d’acteurs universitaires, responsables ou animateurs culturels et centre de pensée en Europe se sont rapprochés en 2015, toutes sensibilités maçonniques confondues, pour développer à mes cotés un projet d’introduction d’études maçonniques dans le monde académique. Nous proposions ensemble de créer un réseau universitaire européen qui organise des séminaires et des enseignements doctoraux destinés à développer la tradition humaniste face à toutes les formes d’intolérance, l’humanisme n’étant jamais une valeur figée et connaissant aussi bien les arguments de l’ « antihumanisme » que ceux du « transhumanisme ». En effet, l’humanisme participe bien du mouvement des Lumières auquel il adjoint sa large mémoire des savoirs de l’Antiquité. Il ne peut davantage se couper de la complexité réelle des mouvements qui ont accompagné l’humanisme européen à sa naissance et qui a puissamment rayonné dans le monde, notamment en Amérique latine. Comme a pu l’écrire mon compagnon principal dans la conception et la proposition du projet, le professeur Bruno PINCHARD, doyen de la faculté de philosophie à l’université de Lyon, «  à côté d’un goût inné pour la liberté et d’une présence indéfectible aux côtés des mouvements d’émancipation, il faut compter avec les traditions longtemps refoulées, le lien avec l’histoire et l’ésotérisme occidental, vouée à une approche symbolique de l’absolu, cherchant à saisir, dans un même élan, le secret de l’homme et celui de la nature. Aussi cet humanisme sera-t-il tour à tour critique et rationaliste, magique et spiritualiste, historique et herméneutique […] allant de Dante à Galilée, de Descartes à Vito, il croise le cosmopolitisme de Goethe et l’esprit « freudien » de l’Occident, il est solidaire de la critique de Nietzsche et du positivisme. Il cherche en chaque point du savoir à développer un « gai savoir » qui échappe à l’esprit de lourdeur et à la contrainte des références dogmatiques ». Hélas notre projet de création d’une chaire d’humanisme européen, centre de ressources dans un secteur décisif des sciences humaines et adapté à une population de jeunes doctorants du périmètre de l’Europe des Vingt-huit (c’était avant le Brexit), après voir suscité une exceptionnelle et quasi unanime adhésion, y compris de la part de la Commission Européenne disposée à y allouer des moyens budgétaires européens conséquents, s’est finalement heurté, en France, à un unique individualisme exacerbé qui y a fait obstacle. Prenons cependant Sisyphe pour repère et gardons l’espoir qu’un tel et puissant élan puisse un jour finir par véritablement inspirer un peu plus de sagesse afin d’aboutir à sa réalisation.

La référence à ce projet n’est évidemment pas fortuite ici car nous percevons bien dans les initiatives de la Grande loge d’Argentine un ferment, en cousinage avec notre démarche. J’y vois la promesse d’une émergence, d’abord en Argentine, et avec un peu de chance, de proche en proche, plus largement en Amérique latine, d’un travail de fond qui n’avait, à ma connaissance, jamais été entrepris précédemment. En prenant moi-même, en 2016, l’initiative et la direction d’un ouvrage collectif entièrement consacré à la Franc-maçonnerie en Amérique latine et dans la Caraïbe3, je n’avais pas seulement visé à restituer et partager une expérience avec une série d’auteurs faisant autorité en la matière, mais découvert au fil des mois de recherches, l’inestimable patrimoine maçonnique d’un sous-continent, carrefour et périmètre de convergences, où se rencontrent des influences variées venues d’ailleurs et qui se métissent pour créer un ensemble foisonnant d’identités proprement latino-américaines. Bénéficiant d’un bassin linguistique espagnol commun à tous les pays – hormis le Brésil, lusophone - cet ensemble régional connaît, de ce point de vue, les meilleures conditions de première importance pour la mise en œuvre d’activités de recherches croisées entre pays de l’Amérique latine, même s’il serait irréaliste de méconnaitre le poids et le possible handicap de la grande diversité, y compris maçonnique. L’ouverture par l’Argentine du premier séminaire attaché au cursus par une université latino-américaine s’intéressant à l’histoire de la maçonnerie est, soulignons-le ici à nouveau, à rapprocher des moins récentes initiatives européennes évoquées précédemment. Mais elle nous renvoie aussi à tous les efforts déployés d’abord en Europe, depuis 2007 à Edinbourg, à l’initiative de la Grande Loge d’Ecosse, pour réunir et faire échanger des maçons, sans préalable de doctrine et sur les bases de la seule recherche historique. Depuis lors, cet état d’esprit de transgression des frontières dogmatiques ou de doctrines s’est largement imposé dans la sphère de la recherche maçonnique. A telle enseigne, que l’exercice, désormais placé sous conduite conjointe franco-américaine4, est appelé à se tenir, en alternance, à Paris (les années impaires) et Washington, DC (les années paires). Si Paris avait été retenu pour les premières rencontres, la raison première en avait été la reconnaissance de l’activité intellectuelle, philosophique, éditoriale et littéraire foisonnante de ce pôle européen. Cette réalité nouvelle avait été anticipée donc aussi par la Grande Loge d’Argentine qui, depuis 2010, au travers des archives historiques, a engagé une stratégie d’entrisme dans la sphère universitaire et scientifique nationale. On notera à cet égard l’intérêt manifeste porté précisément à la « nouvelle école historique française » et l’inclusion, dès 2009, de scientifiques brésiliens dans le cadre d’échanges placés sous l’égide de l’UNESCO à l’université fédérale de Rio de Janeiro. Un séminaire euro-argentin s’est également tenu, par ailleurs, en 2014, à la Bibliothèque Nationale d’Argentine et j’y verrai volontiers également un certain parallélisme avec ce que nous faisons à Paris.

Ces convergences méthodologiques et d’objectifs, ces ambitions fortes de renouveau et d’ouverture vers les universités, la politique affirmée des obédiences argentines – je vois en particulier l’engagement de la Grande Loge Féminine d’Argentine et de sa Grande Maitresse, Mariela Rodriguez Ruiz, comme un signal important -, sont autant d’aspects qui me paraissent porteurs d’une nouvelle dynamique extrêmement importante, digne de tout notre intérêt et plus encore de nos collaborations. Au demeurant les réseaux et autres blogs maçonniques européens5 ne s’y sont pas trompés lorsqu’ils se sont récemment fait largement l’écho des déclarations du Grand Maître Angel Jorge Clavero relatives aux ambitions qu’il assignait à son obédience à la suite de son élection, début juin, pour un nouveau mandat à la tête de la Grande Loge d’Argentine.

C’est donc avec conviction et enthousiasme que je souhaite m’associer à ce mouvement en ayant bien conscience de m’y inscrire non seulement dans une perspective maçonnique et historique, mais aussi dans celle d’un latino-américanisme français6 qui me tient depuis si longtemps tant à cœur.

Alain de KEGHEL 33°

Passé Souverain Grand Commandeur du Suprême Conseil REAA-GODF

Ancien président de l’Aréopage de Recherches « SOURCES »

Membre du conseil scientifique de l’université d’Innsbruck (Autriche)

Membre de plusieurs sociétés savantes et de recherche.

1 Leyde, Heidelberg, Innsbruck, Sheffield, Sophia Antipolis, Bordeaux, Rennes ont figuré au nombre de celles-ci .

2 Cf.  à titre d’exemple un état des travaux présenté par Cécile Révauger le 9 septembre 2013 dans le cadre de l’Institut maçonnique d’Aquitaine (IMAQ) : «  La Franc-maçonnerie féminine à l’époque des Lumières » (Anne-Marie MERSCH) ; « La Franc-maçonnerie et la notion de secret dans l’Angleterre du XXème siècle » ‘Amanda BROWN) ; « Fait maçonnique et pouvoir colonial dans l’Inde britannique » ( (Simone DESCHAMPS) et « La Franc-maçonnerie à l’île Maurice au XIXème siècle : à la croisée des cultures française et britannique (Briceda Venkaya REICHERT).

3 L’Amérique latine et la Caraïbe des Lumières, ouvrage collectif sous la direction de Alain de KEGHEL, Dervy, Paris 2017.

4 Ces rencontres appelées «  World Conference on Fraternalism, Freemasonry and History sont conjointement gérées sous la conduite de la Policy Studies Organization et l’American Public University toutes deux de Washington, DC d’une part et la Bibliothèque nationale de France à Paris.

5 Cf.  . la place qui leur a été faite au mois d’octobre 2017 sur le site européen www.eticaedizioni.it géré depuis Turin (Italie) et sur le blog hébergé de la Société Européenne d’Etudes et de Recherches Ecossaises (S.EU.RE)

 

6 Cf. Le latino-américanisme français en perspective, panorama des relations culturelles et scientifiques de la France avec l’Amérique latine, de la fin du XIXème siècle à nos jours, Mona Huerta, in Caravelle, cahiers du monde hispanique et luso-brésilien, Regards sur 50 ans de latino-américanisme (2013).