RASSEGNA STAMPA – NEWS a cura di REDAZIONE – ETICA A.c. 

SHOAH

 

SHOAH: MORTA A 96 ANNI L'ULTIMA DEPORTATA LIVORNESE IN VITA

Sol Cittone a 14 anni, finì ad Auschwitz. Cordoglio del Comune.

(ANSA) - FIRENZE, 24 LUG - È scomparsa a 96 anni Sol Cittone: era l'ultima ebrea di Livorno deportata ancora in vita spiega il Comune esprimendo il cordoglio. La donna, morta la notte scorsa in Israele, aveva 14 anni quando finì ad Auschwitz.

Era il gennaio 1944, ricorda il Comune, quando la famiglia ebrea italo-turca Cittone, padre, madre e cinque tra figli e figlie, fu arrestata a Serravalle Pistoiese dove era sfollata da Livorno in seguito ai bombardamenti e deportata ad Auschwitz.

Dell'intera famiglia, dai campi di prigionia e sterminio nazisti, uscirono vivi solo Mordechai Max, che purtroppo morì qualche mese dopo la liberazione, e la sorella Sol.

Dopo la guerra Sol Cittone si era trasferita ad Haifa.

Nel 2014 era stata rintracciata da alcuni studiosi di storia dell'Olocausto, tra i quali il livornese Pardo Fornaciari, che hanno ricostruito la sua storia, ed era tornata in Toscana per alcune cerimonie commemorative legate alle persecuzioni antisemite del nazifascismo italiano. A Livorno, spiega sempre il Comune, le era stata donata la copia del suo certificato di nascita, che non aveva mai posseduto: era partita per Israele senza documenti pochi mesi dopo la sua liberazione dal campo di concentramento.

 

PSICOANALISI: È MORTA ANNA ORNSTEIN, PSICHIATRA E TESTIMONE DELLA SHOAH

Aveva 98 anni, una vita dedicata alla cura e alla memoria.

New York, 5 lug. - (Adnkronos) - Anna Ornstein, figura di straordinaria umanità e cultura, sopravvissuta all'Olocausto e diventata una delle voci più autorevoli della psichiatria infantile e della psicoanalisi negli Stati Uniti, è morta mercoledì 2 luglio all'età di 98 anni nella sua casa di Brooklyn. La notizia della scomparsa è riportata oggi dal "New York Times".

Nata in Ungheria nel 1927 da una famiglia ebrea, Anna Brunn – questo il suo nome da ragazza - fu deportata a soli 17 anni ad Auschwitz, dove visse l'orrore indicibile della Shoah. Nonostante la brutalità di quell'esperienza, ha dedicato la sua lunga vita a un impegno profondo per la guarigione psicologica dei bambini e delle famiglie traumatizzate, e per la diffusione della memoria storica. Dopo la liberazione e il ritorno in Ungheria, emigrò negli Stati Uniti, dove si laureò e si specializzò in psichiatria infantile. Fu docente all'University of Cincinnati e alla prestigiosa Harvard University, oltre che psicoanalista didatta e supervisore presso importanti istituti di psicoanalisi americani.

Insieme al marito Paul Ornstein, anch'egli sopravvissuto all'Olocausto e psichiatra, Anna Ornstein ha sviluppato e promosso la self-psychology, una scuola di pensiero psicoterapeutico fondata da Heinz Kohut, che pone l'accento sull'empatia, sull'ascolto e sulla capacità di cambiamento insita in ogni individuo.

Nel corso della sua carriera, Anna Ornstein ha scritto oltre cento pubblicazioni, spaziando dal processo interpretativo in psicoanalisi alla psicopatologia infantile, passando per il trattamento di traumi e la resilienza dopo esperienze estreme. Fra le sue opere più toccanti, "Gli occhi di mia madre. La Shoah raccontata ai miei figli" (Effatà Editrice, 2013), un memoir che racconta la sua storia e quella della madre attraverso gli occhi di una giovane ragazza, mescolando il dolore della deportazione a momenti di straordinaria umanità e speranza.

Come ha raccontato al "New York Times" la figlia Sharone, anche lei psichiatra, Anna Ornstein ha saputo trasformare il trauma personale in un impegno professionale e umano, sempre con la convinzione che la libertà e la capacità di cambiare siano possibili anche dopo le peggiori tragedie. Negli ultimi anni, Anna Ornstein si è impegnata a trasmettere la memoria della Shoah alle nuove generazioni, parlando nelle scuole e nei centri culturali, e sottolineando l'importanza di vigilare contro ogni forma di odio e discriminazione.

 

SEGRE, CONTRASTARE L'ODIO SERBANDO LA MEMORIA DELL'ODIO

(ANSA) - ROMA, 18 GIU - «È particolare trovarmi nella Giornata di contrasto al discorso d'odio e non riuscire a prescindere dal ricordare l'esperienza di odio, una esperienza diretta, che non ti abbandona, che ti ha segnato tutta la vita, che non basta amore, maternità, diventare nonna e bisnonna per dimenticare quel numero scritto sul mio braccio - vergogna per chi l'ha fatto - e tutto l'odio che è derivato da quello».

Ha esordito così la Senatrice Liliana Segre nel proprio intervento alla conferenza stampa tenuta in Senato assieme al Presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE), Theodoros Rousopoulos, prima della audizione di questi alla Commissione per il contrasto al discorso d'odio presieduta dalla stessa Segre.

La Conferenza è stata promossa dagli altri membri della delegazione italiana all'APCE, Francesco Verducci (Pd), Elisabetta Gardini (Fdi), Katia Polidori (Fi), Ester Mieli (Fdi).