Rassegna stampa - conflitto – Gaza, a cura di REDAZIONE ETICA A.c., 14 agosto 2025

 

EGITTO: IL #CAIRO CHIEDE CHIARIMENTI A ISRAELE SU DICHIARAZIONI DI NETANYAHU SULLA "GRANDE ISRAELE"

Il Cairo, 13 ago - (Agenzia_Nova) - L'Egitto ha chiesto chiarimenti al governo israeliano in merito alle dichiarazioni attribuite al primo ministro Benjamin Netanyahu, secondo cui il leader israeliano avrebbe espresso fiducia nella visione di una "Grande Israele" comprendente parti di Giordania, Egitto, Siria e altri Paesi arabi. In una nota, il ministero degli Esteri egiziano ha condannato tali affermazioni, ritenendole un segnale di instabilità e un rifiuto dell'opzione di pace nella regione, con il rischio di alimentare l'escalation. Il Cairo ha ribadito la propria volontà di lavorare per una pace duratura in Medio Oriente, sottolineando che posizioni di questo tipo sono in contrasto con le aspirazioni delle parti regionali e internazionali che mirano a garantire sicurezza e stabilità a tutti i popoli dell'area.

 

LA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO CHIEDE CHE IL 'GENOCOST SIA RICONOSCIUTO

(DIRE) Roma, 14 ago. Il 2 agosto a Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, si è tenuta una celebrazione per commemorare le vittime di quasi trent'anni di conflitto che interessano il paese e in particolare il nord-est. L'evento si è svolto alla presenza di istituzioni, cantanti e intellettuali, cittadini e famigliari delle vittime presso il Memoriale del genocidio, meglio noto come "Genocost Memorial". Infatti, in questa occasione, il presidente Felix Thisekedi ne ha approfittato per lanciare un appello alla comunità internazionale affinché riconosca il genocost, ossia il genocidio contro una popolazione motivato dalla necessità di appropriarsi delle sue risorse naturali e minerarie.

A coniare questo nuove termine - che non trova ancora riconoscimento al di fuori del Paese - è stata la Plateforme d'action des jeunes congolais (Cayp) che, col sostegno di numerose realtà della società civile, è riuscita intanto nell'impresa di far istituire, appena tre anni fa, la giornata nazionale del 2 agosto dedicata alle vittime del conflitto scoppiato a Goma nel 1998. Quel giorno, un gruppo ribelle attaccò il capoluogo del Nord Kivu, col sostegno di Ruanda e Uganda, innescando il conflitto ancora in corso. Report di organismi locali e dell'Onu stimano che 10 milioni di persone siano rimaste uccise, di cui solo 400mila inserite per il momento in un registro ufficiale. Il primo agosto, alla vigilia delle celebrazioni a Kinshasa, la Cayp insieme alla Ligue Internationale de Défense des Droits de la Femme Congolaise (Liddfc), ha diffuso un documento in cui sono esposte le ragioni per riconoscere il "genocost" a livello internazionale. Ma la Repubblica democratica del Congo non è il solo paese a chiedere che il riconoscimento di un genocidio subito. A esporre una "carrellata" di genocidi passati e presenti, presunti o accertati, sono Antonio Marchesi e Riccardo Noury nel saggio 'Genocidi', edito da Poeple. - Docente di diritto internazionale il primo e portavoce di Amnesty International il secondo, i due passano in rassegna la storia di tale concetto a partire dalla creazione della parola negli anni quaranta del secolo scorso, ad opera del giurista ebreo polacco Raphael Lemkin, per descrivere le persecuzioni che ebrei e vari gruppi etnici o sociali stavano subendo da parte delle Forze dell'Asse. Il neologismo è quindi parte del processo di pacificazione avviato all'indomani della Seconda guerra mondiale e di quello sforzo di attivare meccanismi che avrebbero garantito la convivenza tra Stati.

Il neologismo fu infatti adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e divenne la base della Convenzione sul genocidio del 1951, secondo cui l'atto genocidario si fonda sull'intenzione deliberata di distruggere uno dei gruppi protetti (nazionale, etnico, razziale o religioso). Lo sterminio di ebrei, rom, sinti, persone con disabilità o oppositori nei campi nazisti è un evento, dunque, chiave, ma non è un unicum. Lo precede il genocidio degli armeni nel 1915 ad opera dei nazionalisti turchi - che Ankara non ha mai riconosciuto -, degli Hazara

nell'Afghanistan di fine Ottocento, oppure dei popoli Herero e Nama nell'attuale Namibia a inizio Novecento, o anche lo "Holodomor", "il genocidio per fame" di cui venne accusata l'Unione sovietica del 1932 e il 1933 contro la popolazione dell'allora Repubblica sovietica di Ucraina. Ci sono poi quelli accertati, quelli in corso di giudizio e quelli mai accertati.

Nella prima categoria ricade il genocidio del Ruanda nel 1994 e quello di Srebrenica, nell'ex Jugoslavia, del 1995, quello perpetrato in Cambogia tra il 1975 e il 1979 contro i civili da parte dei khmer rossi o infine il genocidio degli Yazidi commesso dal gruppo Stato Islamico a partire dal 2014. In tutti e quattro i casi, i tribunali sono arrivati a condannare alcuni dei responsabili.

Tra gli eventi genocidari presunti ma mai accertati c'è lo sterminio dei curdi tramite armi chimiche in Iraq nel 1988, il massacro dei nativi Maya in Guatemala tra 1978 e il 1983, o anche la "sinizzazione" forzata dei tibetani da parte della Repubblica popolare cinese a partire dal 1950, che ha visto la distruzione dei templi tibetani e buddisti, il divieto di studiare la lingua e la cultura locale, l'incarcerazione degli oppositori e l'occupazione militare.

 

AMB. ISRAELE CRITICA OSS. ROMANO, NON DECIDIAMO CON LA BIBBIA

(ANSA) - CITTÀ DEL VATICANO, 13 AGO - Dure critiche da alcuni

esponenti del mondo ebraico sono espresse per l'articolo pubblicato dall'Osservatore Romano nei giorni scorsi a firma del biblista padre David Neuhaus che parlava dell'uso della Bibbia per giustificare i conflitti. L'ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Yaron Sideman, su "Middle East Forum" sottolinea che "la storia è piena di esempi di scritture religiose, di qualsiasi religione, usate al servizio del bene o manipolate per compiere il male. Forse l'esempio più eclatante di quest'ultimo è l'interpretazione perversa della religione da parte di gruppi islamici radicali - come Hamas, Iran ed Hezbollah – per giustificare i più orribili atti di violenza che commettono, in nome di Dio, contro qualsiasi gruppo di persone che non aderisca alla loro visione dell'Islam". Sideman ha citato come esempio le grida di "Allahu Akbar" (Dio è grande) dei terroristi di Hamas mentre uccidevano, violentavano, torturavano e rapivano il 7 ottobre 2023. "Quando Israele, tuttavia, prende decisioni in materia di sicurezza, i decisori non aprono una Bibbia e ne interpretano i testi, come potrebbe suggerire il signor Neuhaus.

Piuttosto, Israele adotta la migliore linea d'azione che ritiene necessaria per difendersi da minacce esistenziali molto concrete che gli vengono rivolte. Le polemiche religiose tra cristiani ed ebrei non sono né necessarie né pertinenti in questo caso", dice l'ambasciatore.

Nell'articolo del portale, nel quale è inserita questa riflessione dell'ambasciatore, si registrano critiche anche di altri esponenti e si definisce l'Osservatore Romano "noto per il suo antisemitismo" (ANSA).

 

LEADER ULTRAORTODOSSO CONTRO GOVERNO PER ARRESTO RENITENTI LEVA

Tel Aviv, 6 ago. (Adnkronos) - Il leader spirituale del partito ultra ortodosso Degel HaTorah ha accusato il governo israeliano di aver scatenato una guerra contro la comunità haredi, una branca dell'ebraismo ultraortodosso che si caratterizza per una interpretazione molto rigida delle scritture religiose, in seguito all'arresto di due renitenti alla leva haredi. Lo riporta il quotidiano Times of Israel.

"Lo Stato di Israele ha dichiarato guerra agli studenti delle yeshivot", scuole religiose ebraiche in cui si studiano principalmente il Talmud e la Torah. L'ebraismo haredi "si impegnerà in una lotta globale come mai prima d'ora", ha dichiarato un portavoce del rabbino Dov Landau, uno dei più importanti leader della corrente ultra-ortodossa "lituana".

Insieme al movimento hassidico AgudatYisrael, Degel HaTorah è una delle due fazioni del partito United Torah Judaism (YahadutHaTorah).

La dichiarazione di Lando è arrivata mentre si consultava con gli attivisti haredi nella sua casa di BneiBrak, nel centro di Israele, al fine di raggiungere "un consenso per una risposta" tra i vari sottogruppi haredi.

Parlando ad una conferenza rabbinica a BneiBrak la scorsa settimana, Lando ha avvertito che se le autorità israeliane cominceranno ad arrestare gli studenti delle scuole religiose per evasione della leva, la comunità Haredi "farà tremare il mondo, con tutta la nostra forza e il nostro cuore" e che il governo si troverà di fronte "a un ebraismo Haredi unito e globale, che lotta per la sua anima".

 

GLI ULTRA-ORTODOSSI ISRAELIANI GIURANO DI RESPINGERE DOPO L'ARRESTO DEGLI STUDENTI

(ANSA-AFP) - ROMA, 07 AGO - La comunità ebraica ultra-ortodossa di Israele si è impegnata a resistere alle mosse del governo per chiamare gli studenti del seminario al servizio militare giovedì, mentre i manifestanti sono scesi in strada per protestare contro l'arresto di due obiettori.

"Le autorità dovranno affrontare un ebraismo ultra-ortodosso globale unito che combatte per la sua anima", ha detto il leader spirituale degli ebrei ultra-ortodossi di origine europea, il rabbino Dov Landau, al principale giornale della comunità, Yated Neeman, sotto il titolo in prima pagina "Guerra".

L'esenzione di molti uomini ultra-ortodossi dal servizio militare svolto da altri ebrei è stata a lungo una questione controversa in Israele, ma lo è diventata ancora di più man mano che la guerra di Gaza si è trascinata, mettendo a dura prova i riservisti dell'esercito.

Il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu ha fatto affidamento sul sostegno di due partiti ultra-ortodossi per la sua maggioranza in parlamento.

Ma la sua incapacità di approvare una nuova legislazione per dare agli studenti di seminario a tempo pieno l'esenzione continua dal servizio militare ha messo alla prova questo sostegno.

Entrambi i partiti ultra-ortodossi hanno ritirato i loro ministri dal governo, mentre uno ha smesso di sostenerlo anche in parlamento.

La comunità ultra-ortodossa rappresenta il 14% della popolazione ebraica di Israele, circa 1,3 milioni di persone e circa 66.000 uomini in età militare hanno beneficiato ogni anno di esenzioni.

L'esercito israeliano ha annunciato all'inizio di luglio che decine di migliaia di ordini di coscrizione sarebbero stati inviati agli ebrei ultra-ortodossi.

All'inizio di questa settimana, le autorità hanno arrestato due fratelli, entrambi studenti di seminario a tempo pieno, dopo che non hanno ascoltato i documenti di convocazione.

Giovedì sera, a Gerusalemme, manifestanti ebrei ultra-ortodossi si sono riuniti per protestare contro gli arresti, con la polizia che ha poi usato cannoni ad acqua per disperdere la folla.

 

GAZA: 265 GIORNALISTI UCCISI, +32% MORTI PER FAME

(9Colonne) Roma, 11 ago - "Oggi Gaza ha perso non solo cinque professionisti dell'informazione, ma cinque occhi sul mondo, cinque voci che raccontavano la verità e che sono state messe a tacere con la violenza," così il presidente onorario della co-mai (comunità del mondo arabo in Italia) e presidente dell'umem (unione medica euromediterranea) nonché a nome dei rispettivi consigli direttivi. Le vittime sono: anas al-sharif, corrispondente; mohammedqreiqa, corrispondente; ibrahimzaher, cameraman; moamenalouwa, cameraman; mohammednoufal, autista. Tutti assassinati mentre documentavano la tragedia quotidiana della popolazione civile di gaza.

Dal 7 ottobre 2023, gaza è diventata la zona di guerra più mortale al mondo per i giornalisti. I nostri giornalisti e medici segnalano oltre 265 tra giornalisti, cameraman e operatori dei media uccisi, la maggior parte palestinesi. Mai, nella storia recente, la libertà di stampa ha subito un colpo così devastante. In molti casi, le vittime indossavano chiaramente giubbotti con la scritta "press" o si trovavano nelle proprie abitazioni insieme alle famiglie. Questa non è una tragica casualità: è un attacco deliberato alla documentazione indipendente, per oscurare la verità e controllare la narrazione. "Uccisi dentro le loro tende mentre erano a lavoro: orrore senza fine" prosegue Aodi, medico, giornalista internazionale ed esperto di salute globale, direttore dell'aisc - agenzia internazionale di informazione senza confini, e ancora come membro del registro esperti fnomceo, quattro volte consigliere dell'omceo di Roma e docente dell'università di Tor vergata. "Questi cinque colleghi sono morti mentre si trovavano al lavoro, sotto la loro tenda. È Un triste e drammatico record mondiale per le uccisioni, senza considerare i numerosi giornalisti feriti. Nello stesso tempo, più di 1.280 Professionisti della sanità sono stati uccisi, tra medici, infermieri e operatori sanitari. Per quanto riguarda l'impegno di co-mai, aisc news e umem, questo non nasce oggi e nemmeno ieri: nasce dal 2008, anno in cui è nata la comunità del mondo arabo in Italia, impegnata quotidianamente a favore della verità, della solidarietà, del dialogo e della pace. Un impegno portato avanti senza mai perdere l'equilibrio del linguaggio, nel rispetto reciproco e nella lotta costante contro antisemitismo, islamofobia e ogni forma di discriminazione religiosa. Ripetiamo: la questione non è religiosa, la questione è politica. Lo ribadiamo fin dal 2000 con l'impegno di amsi, associazione medici di origine stranieri in italia, a favore dei diritti umani, del diritto alla salute, dei corridoi sanitari e delle emergenze in tutti i conflitti che abbiamo seguito. Abbiamo seguito tutte le crisi internazionali e le emergenze umanitarie, senza distinzioni. Il nostro appello al mondo politico italiano ed europeo è chiaro: non dividetevi tra tifosi di una parte o dell'altra. Dobbiamo tifare tutti per la pace, per il dialogo, per la verità e per salvare i bambini e le donne civili: questo è ciò che conta davvero. La storia giudicherà chi ha avuto ".Parallelamente alla guerra contro l'informazione, gaza affronta una crisi umanitaria senza precedenti: 217 morti per fame accertati negli ultimi mesi, di cui 100 bambini; un aumento del 32% rispetto al periodo precedente; quasi 12.000 Bambini sotto i cinque anni in condizioni di malnutrizione acuta. Centinaia di migliaia di persone sono senza accesso regolare ad acqua potabile, cure mediche e cibo. Gli ospedali, già al collasso per la mancanza di carburante e medicinali, operano in condizioni estreme e sotto il costante pericolo di bombardamenti. Medici e infermieri lavorano sotto minaccia costante, molti cadendo vittime insieme ai pazienti. L'appello di Aodi alla comunità internazionale: "ci inchiniamo davanti al sacrificio dei colleghi di al jazeera e di tutti i giornalisti, operatori sanitari, donne, bambini e civili uccisi in questa guerra che nega diritti, voci e vite. Questi crimini non possono essere normalizzati né dimenticati: ogni silenzio complice e ogni ritardo della comunità internazionale è una condanna a morte per altri innocenti. Non si può parlare di difesa o di sicurezza quando a morire sono coloro che curano, informano, salvano vite e raccontano la realtà. Esprimiamo la nostra solidarietà più profonda alle famiglie e alle comunità colpite e rivolgiamo un appello urgente: aprite i valichi senza condizioni, garantite corridoi umanitari permanenti e sicuri, proteggete chi testimonia la verità e chi cura i feriti, fermate la carestia e il massacro. Non chiediamo carità, chiediamo il rispetto del diritto internazionale e della dignità umana. La storia giudicherà duramente chi oggi resta a guardare e chi, potendo intervenire, ha scelto di voltarsi dall'altra parte.". Le conclusioni di Aodi: "rivolgo un appello all'ordine dei giornalisti, in qualità di collega giornalista, e alla fnomceo, in qualità di medico, così come agli esponenti dei vari albi professionali. Chiedo di far sentire la propria tutela nei confronti di giornalisti, professionisti della sanità e rivolgo il mio appello a tutti gli altri ordini professionali sanitari, poiché tra le vittime e i soggetti a rischio ci sono infermieri, psicologi, fisioterapisti e molte altre figure professionali".

 

RABBINO WEISZ AL PAPA, 'FERITI DA ASSOCIAZIONE GAZA E UCRAINA SENZA DISTINZIONE MORALE'

Inviata lettera a Leone XIV

Tel Aviv, 10 ago. (Adnkronos) - Il rabbino Eliezer Simcha Weisz, uno dei membri del Gran rabbinato di Israele ha scritto a Papa Leone XIV esprimendo preoccupazione per le recenti dichiarazioni del Pontefice su Gaza e Ucraina. "L'istinto a mostrare compassione per coloro che soffrono è ammirevole e profondamente umano. Tuttavia, citando Gaza e Ucraina insieme - senza tracciare una distinzione morale, e senza alcun riferimento agli ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas - molti nel mondo ebraico hanno sentito una equivalenza dolorosa che ci ha profondamente ferito", ha scritto Weisz mercoledì, come riferisce oggi il 'Times of Israel'. Il riferimento è alle parole pronunciate dal Papa in occasione del Giubileo dei giovani, la scorsa settimana.

"Non dobbiamo mai consentire che la compassione per una persona arrivi al costo della giustizia per un'altra. Tutte le persone che soffrono meritano preghiere, ma non tutte le sofferenze sono causate dalle stesse mani, e neanche tutti i conflitti devono essere descritti negli stessi termini", ha aggiunto Weisz, denunciando che "in un momento in cui una volta di nuovo si diffonde l'antisemitismo, nelle strade delle capitali occidentali, nelle università, e tragicamente anche in alcune chiese, la chiarezza morale è più essenziale che mai. L'assenza di empatia per le vittime israeliane, in modo particolare per quelle ancora sequestrate, invia un messaggio doloroso e rischia di danneggiare il percorso di riconciliazione fatto dalla Nostra Aetate", ha concluso Weisz, riferendosi alla dichiarazione di cui ricorre il 60esimo anniversario che respinge la nozione di una colpa collettiva degli ebrei per la crocifissione di Gesù e chiede il dialogo fra le fedi.

 

ISRAELE: RABBINO PENDEL, CHIEDIAMO AL GOVERNO DI ANNETTERE LA STRISCIA DI GAZA

Gerusalemme, 11 ago - (Agenzia_Nova) - Il rabbino Rabbi David Pendel, direttore della scuola yeshiva per studenti ultraortodossi AfikeiDa'at, nella cittadina israeliana di Sderot, nota per combinare lo studio della Torah con il servizio militare nell'ambito del movimento religioso-sionista, ha chiesto al governo israeliano l'annessione della Striscia di Gaza e il ripristino degli insediamenti ebraici. Lo ha annunciato lo stesso Pendel con una lettera pubblica indirizzata al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e pubblicata dal profilo X della radio delle Forze di difesa d'Israele (Idf). "La vittoria nella campagna di Gaza non si esaurisce con la distruzione delle capacità terroristiche e la restituzione degli ostaggi", ha commentato Pendel aggiungendo che "l'obiettivo sostanziale di lungo termine deve essere l'occupazione completa della Striscia, la promozione dell'immigrazione 'nemica' e il ripristino degli insediamenti ebraici". Il leader religioso ha poi invitato l'esecutivo israeliano a ripensare la propria "percezione politica" nei confronti di Gaza. "Chiediamo che il primo ministro e i ministri del gabinetto cambino la percezione politica nei confronti della Striscia e la considerino parte inseparabile dello Stato di Israele", ha osservato Pendel.

 

Infine, il capo religioso ha enfatizzato quanto importante sia per la futura sicurezza di Israele ottenere un controllo completo sull'enclave palestinese, eliminando il movimento islamista palestinese Hamas. "Gaza è una parte inscindibile della terra d'Israele. Rinunciarvi sarebbe un disastro morale, di sicurezza e nazionale" ha spiegato Pendel precisando che "solo un attacco frontale ad Hamas può costituire per Israele il vero deterrente per annullare la presenza di un'entità' ostile vicina ai propri confini".

 

 

GLI EBREI AMERICANI DONANO 25MILA DOLLARI ALLA CHIESA DI GAZA

La donazione dell'Ajc tramite il cardianle di New York, Dolan (ANSA) - CITTÀ DEL VATICANO, 06 AGO - L'American Jewish Committee, l'organizzazione globale di difesa dei diritti del popolo ebraico, con tradizionali buoni rapporti in Vaticano, ha annunciato nei giorni scorsi una donazione di 25mila dollari al fondo umanitario per la riabilitazione della Chiesa della Sacra Famiglia e della comunità di Gaza.

La donazione sarà devoluta all'Arcidiocesi di New York per facilitare la distribuzione dei fondi dedicati.

"Siamo profondamente addolorati per le morti, i feriti e i danni strutturali alla Chiesa della Sacra Famiglia a Gaza e siamo solidali con i nostri fratelli e sorelle cattolici", ha dichiarato il Ceo dell'AJC, Ted Deutch. "Preghiamo per la piena guarigione dei feriti e per la sicurezza di tutte le persone colpite dalla devastazione della guerra", ha aggiunto.

La chiesa cattolica di Gaza ha subito danni strutturali e tre morti oltre a numerosi feriti il 17 luglio 2025. Secondo un'inchiesta dell'Idf "la chiesa è stata colpita accidentalmente a causa di una deviazione involontaria di munizioni".

 

"Sulla scia di questa tragedia, vogliamo essere al fianco dei partner cattolici che sono stati al fianco del popolo ebraico nei momenti di bisogno. Insieme, come cristiani ed ebrei, possiamo affermare la comune umanità di tutti", ha affermato il rabbino Noam Marans, direttore degli Affari Interreligiosi dell'Ajc.

L'Ajc, si legge anche sul sito dell'organizzazione ebraica, "è grata al nostro caro amico arcivescovo di New York, il Cardinale Timothy Dolan, all'Arcidiocesi di New York e alla Catholic Near East Welfare Association per il loro aiuto nel consentire all'AJC di fare ciò che è giusto e coerente con i valori ebraici. L'arcidiocesi di New York faceva parte di una coalizione interreligiosa che ha fornito fondi per aiutare a ricostruire una casa danneggiata il 7 ottobre 2023 nel Kibbutz Kfar Aza".

 

"Apprezziamo l'espressione di conforto e sostegno dell'Ajc – ha detto da parte sua lo stesso card. Dolan - e siamo grati per l'opportunità di fare del bene insieme, come ebrei e cattolici, in questo modo, per portare un po' di luce nell'oscurità della guerra".

 

ISRAELE: COMANDANTE CENTCOM KURILLA IN VISITA AL MURO DEL PIANTO A GERUSALEMME

Gerusalemme, 01 ago - (Agenzia_Nova) - Il generale Erik Kurilla, a capo del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), ha fatto visita, questa mattina, al muro del pianto a Gerusalemme, in Israele, accolto dal rabbino Shmuel Rabinowitz e dal direttore generale della Western Wall

Heritage Foundation, Mordechai Eliav. Lo riferisce il sito web israeliano "Jewish Daily News", secondo cui Rabinowitz e Eliav hanno ringraziato Kurilla per la sua "ferma e determinata posizione a favore dello Stato di Israele", illustrando al generale "l'importanza che questo luogo riveste come centro di preghiera e speranza, in particolare nei giorni difficili che lo Stato ebraico sta vivendo oggi".

Durante la visita, i due hanno pregato insieme "per il successo degli eserciti israeliano e statunitense, per la sicurezza dei soldati e delle forze di sicurezza e per il ritorno degli ostaggi detenuti dal movimento islamista palestinese Hamas nella Striscia di Gaza".