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CATTOLICI DI LINGUA EBRAICA, 'DA ISRAELE A ROMA PER LA PACE'

Pellegrinaggio nel Giubileo, "grati per l'incontro con il Papa".

(ANSA) - CITTÀ DEL VATICANO, 19 AGO - Vivono in Israele, parlano ebraico e sono cattolici. In occasione del Giubileo e del 70.mo anniversario del Vicariato di San Giacomo, la comunità di cattolici di lingua ebraica, si è recata in pellegrinaggio a Roma. Il momento più importante del loro pellegrinaggio è stato l'incontro con Papa Leone XIV, prima del suo trasferimento a Castel Gandolfo.

"Siamo felici di aver potuto incontrare il Papa. Gli ho detto che siamo cattolici di lingua ebraica, abbiamo sette comunità in Israele e gli chiediamo di non dimenticarci", ha raccontato a Radio Vaticana-Vatican News don Piotr Zelazko, vicario patriarcale del Vicariato di San Giacomo per i cattolici di espressione ebraica in Israele. "È stato il culmine del nostro pellegrinaggio. Il Papa ci ha benedetti e ha conversato con noi.

È stato un incontro estremamente emozionante", ha aggiunto il vicario.

Abi, uno dei partecipanti al pellegrinaggio, ha sottolineato di sentirsi a casa a Roma. "Siamo israeliani al cento per cento e cattolici al cento per cento, preghiamo per la pace", ha affermato. A sua volta, un altro pellegrino, Nadav, ha sottolineato che le radici della Chiesa sono in Terra Santa. "Il nostro patrono, San Giacomo, era ebreo e parlava ebraico. Siamo un segno di speranza e preghiamo per la pace in Terra Santa tra israeliani e palestinesi", ha assicurato.

I pellegrini hanno visitato le basiliche romane e le catacombe, pregando in ebraico. "Sono sicuro che in molti di questi luoghi la Santa Messa è stata celebrata per la prima volta in ebraico", ha aggiunto don Piotr Zelazko.

Particolarmente significativo è stato il momento del passaggio della Porta Santa nella Basilica di San Pietro. "Non ci siamo sentiti ospiti. San Pietro è nato in Galilea, san Paolo era ebreo, quindi eravamo a casa", ha sottolineato il sacerdote.

Il Vicariato è stato istituito nel 1955 e comprende sette comunità di lingua ebraica in Israele. È una parte della Chiesa latina in Terra Santa. "Abbiamo vita parrocchiale, gruppi giovanili, campi per bambini. Siamo una minoranza, ma cerchiamo di essere un ponte tra la società ebraica e la Chiesa", ha sottolineato don Zelazko.

Il Giubileo del Vicariato coincide anche con il 60.mo anniversario della promulgazione di Nostra aetate, un documento del Concilio Vaticano II sul rapporto della Chiesa con le altre religioni.

"Il mondo in Medio Oriente ha bisogno di persone che dimostrino che la pace è possibile", conclude don Zelazko.

 

CINEMA: E' MORTO JOE CAROFF, L'ARTISTA INVISIBILE CHE DISEGNO' IL LOGO DI 007

Il grafico silenzioso che ha trasformato la cultura pop con centinaia di poster senza mai cercare il palcoscenico. Si è spento alla vigilia dei 104 anni.

New York, 18 ago. - (Adnkronos) – Joe Caroff, il grafico statunitense dietro alcune delle immagini più iconiche del cinema del Novecento - inclusa la pistola nascosta nel numero 007 del logo della saga di James Bond - è morto domenica 17 agosto in una casa di riposo di Manhattan all'età di 103 anni, alla vigilia del suo 104º compleanno.

L'annuncio della scomparsa è stato dato dai figli Peter e Michael Caroff.

Se il nome non dice nulla, è perché Joe Caroff ha scelto, con tenacia e modestia, di restare dietro le quinte. Ma il suo lavoro lo si è visto ovunque. Dietro al tratto che ha segnato i manifesti dei film "West Side Story", "Manhattan", "Cabaret", "Ultimo tango a Parigi" e "A Hard Day's Night - Tutti per uno" e centinaia di altri titoli, c'era lui: l'uomo con gli occhiali, la matita sempre pronta e un senso grafico che oscillava tra l'essenziale e il teatrale. Senza mai alzare la voce, Joe Caroff ha plasmato l'immaginario visivo del secolo scorso.

Nel 1962 gli venne commissionato un semplice logo per la carta intestata della campagna promozionale di un nuovo film: "Licenza di uccidere", il primo della saga di James Bond, prese il numero ''007'' e ci vide subito un'arma. Letteralmente. La linea che tracciava a matita per guidare la composizione si trasformò, nella sua mente, nella canna di una pistola. Bastò una curva, un tratto deciso, un grilletto aggiunto con maestria, ed ecco nascere il logo più famoso della storia del cinema. Un'opera da 300 dollari. Niente crediti nei titoli, nessuna royalty. Ma una firma indelebile nella cultura pop.
Caroff aveva una filosofia: "l'annientamento del superfluo". Il suo lavoro era ridurre un intero film a un solo, folgorante concetto visivo: una skyline composta da lettere per "Manhattan" di Woody Allen; un chitarrone attorcigliato per "A Hard Day's Night" di Richard Lester con i Beatles; Liza Minnelli troneggiante su un'insegna luminosa per "Cabaret" di Bob Fosse. Per "Zelig" di Allen cambiò font a ogni lettera del titolo, riflettendo la mutevolezza del protagonista. Per "Rollerball", il titolo sembrava già una pista da pattinaggio.

Nato nel New Jersey il 18 agosto 1921 da immigrati ebrei dell'attuale Bielorussia, Caroff s'innamorò del colore quando, a quattro anni, dipinse il proprio vestito con un set d'acquerelli. Studiò al Pratt Institute, lavorò con Jean Carlu e dopo la guerra si costruì una carriera da freelance, promossa dalla moglie Phyllis, che portava i suoi bozzetti agli editori. Il primo incarico importante arrivò nel 1948: la copertina per il libro "Il nudo e il morto" di Norman Mailer.

Era solo l'inizio. Negli anni, collaborò con decine di registi, ma uno in particolare - Woody Allen - lasciò il segno, o meglio, lo lasciò senza parole. Joe Caroff non amava la gloria. Preferiva le scadenze al red carpet. Nel 2021, alla soglia dei cento anni, ricevette un orologio inciso con il logo 007 dai produttori della saga di Bond. Un gesto tardivo, certo. Ma simbolico. Il tempo - quello sì - gli ha reso giustizia.

 

USA: DA FIGLIA MILIARDARIO EBREO DONAZIONE RECORD A MAMDANI

(AGI) - Roma, 21 ago.- Donazione record da parte di Elizabeth (Liz) Simons, figlia del defunto miliardario ebreo Jim Simons, alla campagna di Zohran Mamdani, candidato democratico a sindaco di New York City dalle forti posizioni anti-israeliane. Lo ha riferito la stampa israeliana, sottolineando che si tratta della più grande donazione singola ricevuta da Mamdani finora.

Simons, presidente della Fondazione Heising-Simons, è un donatore chiave del Partito Democratico, con oltre 19 milioni di dollari versati dal 2017. La campagna di Mamdani si basa in gran parte su decine di migliaia di piccole donazioni, ma il contributo di Simons lo colloca ora tra i finanziatori più facoltosi, nonostante le sue posizioni contrarie a miliardari e multinazionali.

 

ISRAELE: CHIEDE A RABBINO PERMESSO UCCIDERE PROCURATORE, FERMATO

(AGI) - Roma, 22 ago. - È stato arrestato un 36enne israeliano che ha chiesto al rabbino il permesso di uccidere il procuratore generale Gali Baharav-Miara. Secondo quanto riferito dalla stampa, l'uomo si e' presentato a casa del rabbino Yitzhak Yosef per interpellarlo su una questione "urgente", sostenendo che si trattasse di "salvare vite umane".

Quando non gli è stato permesso di entrare, ha consegnato una lettera che aveva preparato in anticipo con la quale avrebbe chiesto a Yosef di emettere un 'din rodef' contro Baharav-Miara.

Si tratta di un decreto religioso che si applica ai trasgressori gravi ritenuti un pericolo imminente e letale per gli altri.

Nella legge ebraica è consentito fermare un 'rodef' con qualsiasi mezzo, anche l'uccisione.

"Sconvolto dal contenuto", il rabbino ha incaricato il suo assistente di segnalarlo alla polizia che lo ha arrestato. Il giudice ha deciso di prolungare la detenzione del 36enne di altri due giorni e rimarrà in custodia cautelare fino a domenica.

 

MEDIO ORIENTE: CITTADINO GERUSALEMME INCRIMINATO PER MINACCE MORTE A PROCURATRICE GENERALE

Gerusalemme, 22 ago - (Agenzia_Nova) - La polizia di Israele ha annunciato che questa mattina i pubblici ministeri hanno presentato accuse contro un uomo che avrebbe minacciato di morte la procuratrice generale Gali Baharav-Miara. Lo riferisce il quotidiano "The Times of Israel", secondo cui l'accusato, un 36enne residente a Gerusalemme, è stato arrestato la sera di mercoledì 20 agosto dopo aver "presumibilmente" inviato una lettera all'ex rabbino capo Yitzhak Yosef chiedendogli il permesso di uccidere la procuratrice generale. L'uomo sarebbe dovuto essere rilasciato questa mattina su ordine del giudice, ma la polizia ha spiegato di averlo riportato in tribunale dopo aver "raccolto prove sufficienti contro di lui". L'imputato rimarrà quindi in custodia della polizia fino a domenica 24 agosto.

 

ANPI MILANO, DA MEGHNAGI PAROLE DELIRANTI

Presidente Minelli, 'la comunità ebraica prenda le distanze'.

(ANSA) - MILANO, 18 AGO - "Dagli esponenti della comunità ebraica milanese ci aspettiamo una presa di distanza chiara e distinta dalle deliranti parole di Meghnagi". Lo scrive in una nota Primo Minelli, presidente dell'Anpi provinciale di Milano, commentando le affermazioni del presidente della Comunità Ebraica di Milano, per il quale la sinistra non farebbe abbastanza per combattere l'antisemitismo.

A Milano "l'Anpi e le forze democratiche - si legge nel comunicato - hanno sempre promosso e tutelato un positivo rapporto con la comunità ebraica locale, anche in considerazione della Shoah, scientificamente pianificata dai nazisti con l'attivo contributo dei fascisti italiani. È incancellabile la vergogna delle leggi razziali. Con le sue parole false e provocatorie - scrive Minelli - il signor Meghnagi cerca di spezzare questo rapporto e di consegnare la comunità milanese nelle mani della Meloni e del suo partito che fa fatica a prendere le distanze dal fascismo".

"È evidente per di più il tentativo di difendere il criminale comportamento del governo Netanyahu. Ma noi sappiamo bene che tanta parte degli ebrei milanesi, dentro o fuori la comunità ebraica, non condivide le sue posizioni", conclude Minelli.