RASSEGNA STAMPA - CULTURA: DISEGNI (UCEI), I  'TEMPI ATTUALI METTONO A DURA PROVA IL NOSTRO CODICE ETICO E RELIGIOSO 

Intervento presidente Ucei a Giornata europea della cultura ebraica, 'doversi difendere dal male genera inevitabilmente la cultura del sospetto'.

 

Roma, 14 set. - (Adnkronos) - "Grazie per aver accolto il nostro invito a questa Giornata europea della cultura ebraica rivolto a voi qui presenti a Soncino, in Italia e in tutta Europa contemporaneamente, per 'condividere e conoscere' vita e tradizioni della cultura ebraica.

Un obiettivo che ha un significato particolare e a noi particolarmente caro: quello di ricordare, anche a noi stessi, che il popolo ebraico non è identificabile unicamente con le parole Shoah/persecuzione/antisemitismo (e quelle distorte di oggi) ma è cultura millenaria ad oggi tutt'ora viva". Così Noemi Di Segni, presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane nel suo intervento in occasione della Giornata europea della cultura ebraica svoltasi oggi a Soncino.

 

"I tempi che viviamo mettono a dura prova il nostro codice etico, religioso, il nostro saper convivere e la nostra convinzione dell'essenzialità dell'altro. Doversi difendere dal male genera inevitabilmente la cultura del sospetto. Tempi di lutto e di laceranti dilemmi morali. Sono convintissima che solo attraverso i percorsi di convivenza culturale si riesce a recuperare fiducia e poter alzare lo sguardo dal passato, remoto, di millenni ma anche quello di appena ieri del 7 ottobre, e rivolgerlo al futuro. Questo è il senso della giornata di oggi. Abbiamo scelto in seno all'associazione europea Aepj, - continua Disegni - come tema dell'anno 'Il Popolo del Libro' per evidenziare il percorso che forse più di tutti concettualizza l'ebraismo. Avere la propria genesi storica narrata attraverso il testo biblico e adottare quel testo come riferimento identitario: essere raccontato nella Bibbia che narra la sua storia (da Abramo, a Mose, dai profeti all'esilio babilonese e al ritorno) nel tempo e nello spazio mediorientale, e la maturazione come nucleo di famiglie in collettività e poi popolo, raccogliendo nel medesimo testo anche i precetti più essenziali per preservare la propria identità".

"Certo, la produzione di libri ebraici è immensa e trasversale nelle lingue, a partire dall'ebraico e le altre lingue 'ebraiche', in ogni luogo e spazio della storia e del vissuto. In ebraico la parola libro 'Sefer' ha la stessa etimologia/radice della parola 'racconto (sipur) -letteratura (safrut) - La Storia - biblioteca (sifria)' ma anche della parola 'contare (lispor), numero (mispar) e della parola periferia (sfar)', e precisamente nel Talmud le città che sono sul confine. E trovo molto significativa questa assonanza anche idealmente. Il libro è quel pensiero tradotto in scrittura che racconta, che crea massa attraverso la diffusione e la rilevanza pubblica che assume, che consente di superare confini. È delimitato ha un inizio ed una fine. Ha dei confini e un perimetro perché riguarda un certo spazio dell'esistenza umana. Solo umana o supposta tale.

Quando per sbaglio un libro di preghiera con stampato il nome di D-o cade, lo alziamo baciandolo per riporlo nel posto giusto. Quando un libro si rovina non si può semplicemente buttare - prosegue Disegni - o lo si restaura o lo si custodisce in una 'gniza'. Un contenitore comune per preservare pagine di identità millenaria. E mi fa immensamente piacere che la città capofila di questa giornata sia proprio Soncino. Città nella quale avvenne la stampa del Talmud nel 1483 e della Bibbia nel 1488, che ha accolto una famiglia ebraica in un contesto e logiche geo-politico-economiche che intelligentemente (almeno per alcuni decenni) attuava una politica immigratoria di accoglienza e integrazione, che nei secoli - in modo più o meno consapevole (spero più ovviamente) ha forgiato la propria identità cittadina intorno a questa tradizione di stampa e l'accoglienza della presenza ebraica come parte di sé". "Non è separabile Soncino da questa esperenzialità.

Il nostro primo stampatore in ogni modo è stato Mosè quando riceve il dettame biblico e gli viene ordinato di incidere tutto quello che gli è stato trasmesso sulle pietre. E non una, ma più volte. Senza prendere appunti e registrazioni, ma evidentemente ascoltando molto bene. E così la tradizione vuole che la Torà che si legge ogni settimana nella preghiera sabbatica sia scritta su un rotolo, con regole ben precise maturate nei secoli di pensiero rabbinico, custodito in modo particolare. La Bibbia, come Torà scritta e orale, - sottolinea ancora Disegni - è il primo libro di partenza che orienta la vita e la tradizione ebraica ed è diventato un patrimonio morale e religioso comune per le religioni monoteiste, ma anche per qualsiasi altra comunità. Il Torà è il testo più tradotto, studiato e citato da allora. Contiene per noi i precetti che vanno osservati con massimo rigore, ma anche quelli che consideriamo nelle civiltà democratiche i fondamenti del diritto umanitario, del welfare e diritto pubblico in generale. Mi riferisco anzitutto ai dieci comandamenti, ma anche a numerose altre istituzioni: le regole alimentari, di igiene, di remunerazione del lavoro, di assistenza ai marginalizzati della società, alla divisione dei poteri etc. Ed è interessante notare che proprio nel passaggio dall'era di Giudici e di profeti all'era dei Re, una delle prescrizioni nella procedura di investitura è quella di copiare il testo biblico e averlo sottomano come 'copia personale'.

Affinché anche la più alta delle cariche ricordi a quale codice è sottoposta".

"La legge regola i poteri e non è il potere a dettare la regola. Ma il testo. Certo che il testo presuppone interpretazione e corretta lettura per poter essere attuato in modo ragionato e corrispondente ad esigenze diverse che richiedono ponderazione e valutazione del singolo caso. Ed è questa l'essenza del dibattito che forma la bibbia orale (mishnà e talmud). E anche per gli altri, accanto a noi, l'interpretazione del testo biblico è stata il percorso evolutivo per essere adottato e riadattato. La storia degli ultimi 2025 anni – dice ancora Disegni - è storia di percorsi secolari di religioni monoteistiche, persecuzioni, conversioni dettate da ideologie religiose, e purtroppo dal fanatismo che porta esattamente al contrario. Non già l'interpretazione per la vita ma quella per giustificare la morte e la prevaricazione. Questo è l'abuso e l'offesa della coscienza religiosa ma anche del testo sacro. Non abbiamo il copyright sulla bibbia, se fosse così sarebbe forse una vita ben diversa, ma abbiamo il diritto a vedere rispettata l'autenticità della parola dettata a Mosè e del pensiero rivolto alla vita, del singolo, della famiglia e della comunità che se ne fa carico. È evidente nel nostro vissuto millenario e, dolorosamente, quello ancora nell'oggi le peggiori come distorsioni, le accuse, le campagne di odio partono dalla parola scritta, dai testi scarsi per giustificare quelle accuse e quindi l'invenzione del nemico, il pregiudizio e quella fake news e fake fact che diventa verità mai scritta, mai esistita, ma più indelebile di qualsiasi inchiostro. Ad altri popoli raramente viene 'contestato' che hanno nei loro testi quel precetto o quella caratteristica nelle scritture".

Secondo Noemi Disegni, "i libri sono lo specchio dell'identità individuale o collettiva, del pensiero strutturato, dell'immaginazione, della creatività. Scrivere, leggere, condividerli - che siano su pietra, su pergamena, stampati a Soncino o in formato digitale è una responsabilità. Di capire dove vogliamo andare o dove ci portano. 'verba volant scripta manent'. Quando i rotoli della Torà, il Talmud e i libri ebraici si bruciano, come abbiamo imparato nei momenti più bui della nostra storia, si avvia il peggio e il pensiero distruttivo si traduce in atti persecutori e di sterminio. Forse per traslazione anche quando 'semplicemente' si boicottano libri ed autori ebraici. Quando invece i libri si stampano, si leggono, si custodiscono nei secoli, e si tramandano allora si dona uno stimolo alla vita, alla curiosità verso l'altro e alla elaborazione del pensiero, anche quello critico. Ed è proprio questo uno degli obiettivi principali del progetto I-TAL-Y° di catalogazione e digitalizzazione dei libri ebraici antichi che abbiamo portato avanti con la Rothschild Foundation e la National Library di Gerusalemme con 30.000 volumi in oltre 35 biblioteche, con rispettive teche accessibili a studiosi e ricercatori". "È la ragione per aver varato e portato avanti oramai da 13 anni il progetto ambizioso di traduzione del Talmud babilonese (Ucei/Cnr/Presidenza del consiglio) per avvicinare e fare conoscere metodi di studio, istituzioni e concetti che ancora oggi sono il fondamento del diritto ebraico. E dopo le stragi, i pogrom, la shoah, il 7 ottobre la scrittura è parte di un percorso di testimonianza, di healing verso di sé e verso un pubblico, di elaborazione del trauma che diventa una forma di letteratura caratterizzante del popolo. Anche questa va conosciuta, letta, e non solo rispettata ma anche ascoltata per capire cosa è davvero accaduto e perché, - afferma ancora Disegni - per tutelare nuovamente non solo il popolo ebraico ma anche la stessa Italia e la stessa Europa. So bene che questo è il punto più dolente perché questa lettura monito non è stata sufficiente. Oggi questa è la responsabilità dei sistemi educativi, delle comunità religiose e delle agenzie culturali. In tempi che vedono l'intelligenza artificiale e le chat gpt inventare libri e immagini questa responsabilità di tutelare originalità di pensiero e controllare diffusione coerente è ancor più pregnante".

"Con il ritorno in questi giorni sui banchi di scuola e le università, nel pensiero di quanto curiamo quel momento di preparazione per l'anno che si avvia - comprando e incartando i nuovi libri didattici – il pensiero va a quello che ci leggeranno i nostri ragazzi. È proprio il libro il primo oggetto che distingue l'avvio del percorso scolastico e la scrittura come abilità maturata rispetto all'apprendimento linguistico degli anni di tenera infanzia. E quei libri di scuola devono indirizzare verso il sapere colto, veritiero, profondo e responsabile. Nozionistico o di didattica più sofisticata che sia (anche qui il pensiero ebraico di 'come' si studia un testo è maestro). Cosa c'è scritto oggi nei libri di scuola? Italiani? Della chiesa? Delle madrase dell'islam radicale a Teheran e altrove? Lascio volutamente il punto interrogativo perché purtroppo la risposta la conosciamo bene. Ma noi oggi ci concentriamo sui libri che aiutano ad accrescere il sapere e la speranza culturale, come la stessa Bibbia, che è il più letto libro per l'infanzia con il format 'buono-cattivo', 'lontano lontano' e il 'c'era una volta'".

"Tra pochi giorni celebreremo il Capodanno ebraico. Rosh HaShanà e poi a seguire le altre Alte festività. Il conteggio degli anni parte dalla creazione del mondo (non dalla nascita del capostipite religioso) – ed è proprio questo il nostro comune punto di partenza narrato dalla Genesi. Il giorno del Capodanno è - nelle nostre scritture - un giorno di giudizio universale, nel quale siamo chiamati a ragionare sui nostri comportamenti e chiedere perdono. Nelle preghiere di queste giornate di intensa supplica e riflessione è proprio il riferimento alla scrittura nel libro della vita che ricorre come idea di accoglienza delle nostre preghiere, con quella penna che tiene in mano il nostro D-o per continuare a scrivere il futuro del Suo e degli altri popoli. L'augurio che ci scambieremo nelle prossime settimane è proprio quello di 'buon anno' e 'buona firma'. In fondo non chiediamo né il paradiso, né il lusso ma semplicemente un 'buono' che implica però un'infinità di pace, di serenità di spensieratezza per i nostri figli, di ritorno alla vita normale, di ritorno degli ostaggi. Di poter semplicemente leggere la verità per quella che è e saper beneficiare di un'immensità di bene. Scriviamo allora insieme oggi una pagina di convivenza e conoscenza che invita alla lettura dentro e al di là delle righe e delle pieghe, una pagina che non rimane mezza vuota ma che subito diventa una seconda e una terza dando qui a Soncino l'esempio di scrittura condivisa che traduce valori e trasmette desiderio di pace, fiducia nel futuro", conclude Disegni.