AI NOSTRI CARI FIGLI DEFUNTI…

La Grande Loge Numérique - Conscience universelle

 

Di Maixent Lequain, traduzione dal francese a cura di Barbara de Munari

 


Secondo Albert Einstein, "Il mondo non è pericoloso a causa di coloro che fanno il male, ma a causa dei molti che guardano e non fanno nulla".

I pensatori sono come le stelle: brillano per un po', rimangono e poi svaniscono.

A volte perseguono lo stesso obiettivo, la stessa chimera, esprimendo ciò che devono esprimere, anche se per strade diverse. Ma le loro azioni, le loro interazioni, i loro disaccordi derivano sempre dallo stesso impulso vitale, dalla stessa dinamica creativa.

Henri Bergson e Jean Jaurès, entrambi professori di filosofia, mantennero un rapporto di questo tipo fin dai tempi dell'École Normale Supérieure, caratterizzato da una rispettosa amicizia, da scambi di idee e anche, a volte, dall'espressione di significative divergenze. Ma di là dalle differenze, condividevano indubbiamente i loro valori umanisti. Soprattutto, erano entrambi profondamente pacifisti e non sopportavano di vedere l'umanità dilaniarsi così frequentemente. Cosa avrebbero pensato di questo grande dibattito appena iniziato, sulla necessità di prepararsi alla guerra e persino alla perdita dei nostri figli?

Dunque, dopo il Covid, e prima del cambiamento climatico, ora è la guerra! Quest'ultima delizia era tutto ciò di cui avevano bisogno per amare disperatamente la vita! Jaurès fu assassinato, come tutti sanno, nel 1914, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Bergson, nato nel 1859 e morto nel 1941, visse tre guerre franco-tedesche.

E noi, massoni – che non siamo certo tipi da stare a guardare senza fare nulla – lasceremo in eredità un mondo che sembra essere divenuto definitivamente un incubo? Riusciremo, nella nostra vecchiaia, a sfuggire al profondo senso di vergogna che sembra avvicinarsi irresistibilmente? Ma come potremmo fare meglio di Jaurès e Bergson, che, insieme a Léon Bourgeois, furono i fondatori della Società delle Nazioni? Quindi sì, rassegniamoci! Dopo Sapere Aude? Come osiamo? direbbe Greta Thunberg. C'è indubbiamente molto in questo affascinante sviluppo dei Saturnali, dove spesso tutto andava storto, funzionava a ritroso, come un modo fin troppo facile per liberarsi di ciò che è fastidioso, di ciò che causa difficoltà, come una valvola di sfogo. I "Saturnali", nell'antichità romana, erano feste che si tenevano durante la settimana del solstizio d'inverno. Durante queste celebrazioni popolari, l'ordine gerarchico degli uomini e la logica delle cose erano invertiti: l'autorità delle "élite" patrizie sul "popolo" plebeo veniva temporaneamente sospesa.

 

L'effetto desiderato sembrava essere "catartico", portando gli individui, in modo carnevalesco, a liberarsi dai propri impulsi e passioni. Si potrebbe anche alludere al famoso "L'urlo" di Edvard Munch, simbolo dell'uomo moderno travolto da una crisi di angoscia esistenziale. Gridiamo quindi a squarciagola (l'espressione è così azzeccata): Ai nostri cari figli defunti! Possiamo immaginare, nell'universo massonico, dove tutto è simbolico e dove le parole sono a volte attentamente misurate, ulteriori "Saturnali" e "Giorni Bianchi"? Dove Fratelli e Sorelle avrebbero l'opportunità di venire a "gridare" ciò che li turba, persino li angoscia, o ciò che trovano insopportabile nel nostro mondo attuale, a dir poco travagliato, persino insopportabile?

Avremo la risposta durante la nostra ultima videoconferenza del 2025, il 17 dicembre.

Non vediamo l'ora di provare il semplice piacere di rivedervi tutti, il che è già un grande piacere di questi tempi.

Fraternamente, Maixent Lequain.