PERCHÉ FARE IL BENE? AMBIGUITÀ E OVVIETÀ

Hélène Seingier, giornalista (Le 1 hebdo)

 

(Traduzione dal francese a cura di Barbara de Munari)

 

In questo periodo di buoni propositi per il nuovo anno 2026, una sorta di impulso ci spinge ad aderire a un'organizzazione ambientalista, ad attaccare bottone con il senzatetto all'angolo o a donare per aiutare le donne maltrattate. Ma subito, il dubbio – o il cinismo – ci assale: che senso ha cercare di cambiare le cose? … Insomma, in un mondo in cui il male sembra prendere spudoratamente il sopravvento, perché mai correre rischi o sacrificare il nostro benessere in nome del bene, questa nozione che è sia manichea sia effimera?

Per non parlare del fatto che la bussola delle buone azioni sembra essere distorta. Alcuni sono generosi per la gloria, o persino per i soldi. … Altri sperano che la loro gentilezza gli faccia guadagnare una ricompensa, magari un Premio Nobel per la Pace o l'attenzione dell'attraente vicino di casa. E poi ci sono tutti i circuiti istintivi nel nostro cervello e nella nostra spina dorsale che ci spingerebbero a dare, sì, ma per ricevere di più in cambio in futuro. C'è necessariamente qualcosa di contorto nell'atto di gentilezza? Solo le eroine, le sante o gli ingenui sono capaci di fare del bene in modo completamente altruistico?

Esploriamo dunque l'empatia e l'intenzionalità delle nostre azioni, il piacere dell'altruismo e il coraggio della gentilezza.

Questa esplorazione delle nostre buone azioni toccherà anche una parola di una semplicità disarmante: “evidenza”. L'evidenza provata, ad esempio, dai Giusti tra le Nazioni che salvarono gli ebrei dalla follia nazista, o dai volontari che salvarono i migranti nel Mediterraneo.

Tutte queste sono versioni di ciò che la filosofa Simone Weil chiama "obbligo", una sorta di imperativo morale assoluto, quasi altrettanto impellente quanto il bisogno di dormire o di mangiare. L'evidenza di un essere umano che si appropria della propria libertà e realizza la propria visione di un mondo desiderabile.

La nostra vita quotidiana è piena di opportunità per colorare la vita in modo diverso, per mettere in pratica questa “banalità del bene”. Vi auguriamo dunque (e ci auguriamo) un anno ricco di scoperte, ispirazioni e intuizioni.

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  • Barbara de Munari, Italian journalist and president of ETICA Edizioni in Turin, uses her X account to promote her LinkedIn newsletter, focusing on European themes through philosophical essays rather than breaking news.
  • The promoted article, the first 2026 weekly edition, explores altruism's ambiguities—questioning if acts like aiding migrants or the homeless stem from true empathy or self-interest—referencing Simone Weil's "moral obligation" and Holocaust rescuers as exemplars of everyday goodness.

Posted on the newsletter's launch day with zero engagement, it signals de Munari's intent to foster reflective discourse on Europe's moral landscape