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~ A modo di enigma ~

Ma forse che sempre “zoppe”, conforme ad Omero, e “vizze” dovranno esser dette le “figlie del gran Zeus”, le inette “inseguitrici di Ate”, le “losche d’entrambi gli occhi”, benché “pieghino” l’Olimpo “con sacrifici, con suppliche blande, con libagioni e fumo”?

 

E perché non chiamar pure orgia delle suppliche questa prole del Dio, ed evi degli immortali, e quindi reduci faville al focolar dell’etere, o anime anche, come qualcuno potrebbe dire, di se stesse aralde ? Esse, che quali ospiti cuori si presentano alle are, e pellegrini, e che come acuta lancia cielo e terra penetrano, e a guisa di baliste vengono armate, tremende contro il tremendo volere degli dèi ; e ancora queste folgori inverse a minacciare gli astri, sommo presidio pei cuori colpevoli ; questi tuoi strali ardenti, o nume di Persuasione gloriosa, che tutto vinci.

 

O voi, che in un attimo valicate il tempo infinito, così mutando all’istante il nostro greve metallo nell’oro dei progenitori ; o canore, portentose corde della lira di Tracia – già temevi ogni cosa, sol che v’oda –, Grazie soavi e amabile pace tra gli affanni, requie dalle umane cure, celestiale offa beata, e nettare pure degli eroi, sole che rifulge a mezzanotte ; voi Ore divine, ricinte di candide vitte, Via Lattea, fenici eterne, e bronzo sonante, udito immantinente di là dall’auree stelle ; voi che vita irreprensibile dello spirito siete, che siete i pomi che l’Espero tardo matura : voi tutto questo, ambrosie ninfe, e, fuor d’ogni enigma, molt’altro ancora.

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