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ETZ HAIM - IL NATALE DEL RABBINO [2018]

di Rav Haïm Fabizio Cipriani

 

Per molti ebrei il periodo natalizio è fonte di imbarazzi, specie nelle società occidentali di cultura cristiana. Non vi è nulla di strano, considerando il pesante retaggio di soprusi e oppressioni varie perpetrate per millenni nei confronti degli ebrei, ritenuti colpevoli di non aver accettato il Cristianesimo.

Ritengo però che oggigiorno questo periodo sia importante anche per ricordarci quanta strada sia stata fatta verso una reciproca comprensione. Ci riflettevo negli ultimi giorni perché le letture sinagogali del mese di dicembre comprendono sempre la vicenda biblica di Yosef, Giuseppe, l’amato figlio di Yaakov, prima odiato e quasi ucciso dai suoi fratelli, ma che sarà poi in grado, con grande sforzo e con enorme coraggio, di tracciare il cammino di una riconciliazione a priori quasi impossibile.

Questo mi fa pensare al cammino di dialogo e riconciliazione che è stato condotto a partire da quando, nel 1965, il Concilio Vaticano II approvò la dichiarazione Nostra aetate, che condannava con forza l'antisemitismo e la teoria del deicidio, cioè della responsabilità del popolo ebraico nella morte di Gesù. Tale cammino è stato portato avanti in modo proficuo e sincero. Il progetto di conversione degli ebrei, che aveva animato due millenni di cultura cristiana, è da allora stato formalmente abbandonato. Certamente secoli di incomprensioni non possono essere colmati in pochi anni, ma personalmente io sono molto felice di questo cammino, e ho spesso intrattenuto con persone cristiane, fra cui diversi ministri di culto, relazioni di grande spiritualità e di profondo rispetto. Con queste persone ho condiviso profondi momenti di riflessione, ma talvolta anche momenti festivi come quelli natalizi, proprio come ho avuto sovente la gioia di accogliere sacerdoti o pastori (oltre, naturalmente, a moltissime persone di ogni religione) in celebrazioni ebraiche da me presiedute.

Recentemente S.E. Cardinale Gianfranco Ravasi ha scritto una interessante e ricca prefazione per uno dei miei prossimi libri, e atti come questo hanno per me un valore importante.

In una società aperta e fluida, come la nostra vorrebbe e dovrebbe essere, ritengo importante che ebrei, cristiani e musulmani possano condividere apertamente alcuni aspetti della loro spiritualità.

La mia umile opinione è che ciò possa avvenire con maggiore efficacia quando viene riconosciuta la piena differenza e alterità, piuttosto che quando vengono ricercate a tutti i costi convergenze che spesso sono solo superficiali.

Spesso viene sottolineato che Gesù era un ebreo, probabilmente un rabbino, che insegnava agli ebrei e dichiarava di non voler modificare minimamente la Torah, meno che mai fondare una nuova religione. Se da un lato ciò è di grande interesse storico, dall’altro dobbiamo ricordarci che la storia è andata diversamente. Il Cristianesimo non è una forma di ebraismo, ma semplicemente si è trasformato in un’altra entità pienamente autonoma, con radici decisamente diverse, giacché l’ebraismo è una cultura di matrice orientale, mentre il Cristianesimo si costruisce su basi ellenistiche. Certamente però l’ebraicità di Gesù è un aspetto che le autorità cristiane, e molti cristiani anche osservanti, hanno iniziato a prendere molto sul serio per riscoprire aspetti della loro cultura che consideravano trascurati.

Nella concezione e creazione di Etz Haim, la mia community per un ebraismo senza mura, ho meditato a lungo su quale potesse essere il ruolo di persone non ebree, ma a volte anche pienamente cristiane. Alcuni, sia ebrei sia cristiani, mi avevano consigliato di creare un gruppo a parte dedicato a loro. Ma in fatto di spiritualità io trovo molto limitativo e ingiusto creare questo tipo di discriminazioni. Per questo ho desiderato che Etz Haim fosse un gruppo a carattere ebraico, ma dove persone con background estremamente vari possono condividere un interesse profondo per l’ebraismo, che studiano e vivono nel modo a loro più appropriato.

Molti dei nostri membri non ebrei danno prova di un interesse e di una volontà di approfondimento dell’ebraismo assolutamente straordinari, e per me è fondamentale che non siano isolati, dopo che per molto tempo hanno cercato con difficoltà luoghi dove poter approfondire l’ebraismo. Questa è una delle caratteristiche più peculiari e preziose, di Etz Haim, l’unico gruppo di mia conoscenza in cui ebrei che osservano le leggi ebraiche, come lo Shabbat e le norme alimentari di Cashrut, ebrei non osservanti, cristiani praticanti e persone totalmente atee si mescolano nello studiare testi ebraici e talvolta nel celebrare momenti di vita ebraica come lo Shabbat o altre feste. Questa diversità conferisce al nostro lavoro ricchezza e spessore, e crea un’area dove alla diffidenza si sostituisce la conoscenza. Operare in questo senso ha sempre fatto parte dei miei fini, e sono lieto di poter contribuire anche solo un poco a questo.

 

 

 

 

 

 

 

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