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A cura di Piero Boldrin

Scozzese di nascita, Andrew Michael Ramsay fu un ottimo testimone del fervore intellettuale dei suoi tempi. Nacque ad Ayr (Scozia) il 9 gennaio 1686; figlio di un fornaio calvinista e di un’anglicana, si distinse come eccellente scrittore.

Passò gran parte della sua vita in Francia, dove morì cinquantasettenne (nel 1743) a St. Germain- en-Laye (Seine-et-Oise). Iniziato il 17 marzo 1730 nella Loggia “The Horn”, fu Grande Oratore della Gran Loggia di Francia.

 

Il nobile ardore che manifestate, Signori, per entrare nel nobilissimo e illustrissimo ordine del Liberi Muratori, è una prova certa che voi possedete già tutte le qualità necessarie per diventarne membri, vale a dire l’umanità, la morale pura, il Segreto inviolabile e il gusto delle arti belle. Licurgo, Solone, Numa e tutti i legislatori politici non hanno potuto rendere durevoli le loro istituzioni per quanto sagge fossero le loro leggi, esse non si son potute allargare a tutti i paesi e in tutti i secoli. Non mirando che alle vittorie e alle conquiste, alla violenza militare e all’innalzamento di un popolo sopra un altro, esse non poterono divenire universali, né convenire al gusto, al genio e agli interessi di tutte le nazioni. La filantropia non era la loro base. L’amor di patria male inteso e spinto all’eccesso distruggeva spesso, in queste repubbliche guerriere, l’amore e l’umanità in generale. Gli uomini non si distinguono essenzialmente per la differenza delle lingue che parlano, degli abiti che portano, dei paesi che occupano, delle dignità di cui sono investiti. Il mondo intero non è che una grande Repubblica di cui ogni nazione è una famiglia e ogni individuo un figlio. E’ per far rivivere e spandere queste massime essenziali, ricavate dalla natura dell’uomo, che la nostra Società fu dapprima stabilita. Noi vogliamo raccogliere tutti gli uomini di uno Spirito illuminato, di costumi dolci e di un’indole gradevole non soltanto per l’amore delle belle arti ma ancor gradevole non soltanto per l’amore delle belle arti ma ancor più per i grandi principi di virtù, di scienza e di religione, in cui l’interesse della fratellanza diventa quello del genere umano tutto intero, da cui tutte le nazioni possono attingere salde conoscenze e dove i sudditi di tutti i Regni possano apprendere ad amarsi mutuamente senza rinunciare alla loro Patria. I nostri Antenati, i Crociati, raccolti da tutte le parti della Cristianità nella Terra Santa vollero riunire cosi in una sola Fratellanza i singoli di ogni Nazione. Quale debito abbiamo verso questi uomini superiori i quali, senza grossolano interesse, senza neppur dare ascolto al naturale desiderio di dominare, hanno immaginato un’istituzione di cui l’unico scopo è la riunione degli spiriti e dei cuori, per renderli migliori e formare, nel corso dei tempi, una Nazione tutta spirituale in cui, senza derogare ai doveri diversi che la differenza degli stati comporta, si creerà un Popolo nuovo il quale, essendo composto di molte Nazioni, le cementerà in qualche modo tutte col legame della virtù e della scienza.

 

La sana morale è la seconda disposizione richiesta nella nostra Società. Gli ordini religiosi furono stabiliti per rendere gli uomini cristiani perfetti; gli ordini militari per ispirare l’amore della vera gloria; e l’Ordine dei Liberi Muratori per formare degli uomini e degli uomini amabili, dei buoni cittadini, dei buoni sudditi, inviolabili nelle loro promesse, fedeli adoratori del Dio dell’Amicizia, amanti più della virtù che delle ricompense.

 

Polliciti servare fidem, sanctumque vereri1
Numen amicitiae, mores, non munera amare.

 

Non è peraltro che noi ci limitiamo alle virtù puramente civili. Abbiamo tra noi tre specie di Fratelli: Novizi o Apprendisti; Compagni o Professi; Maestri o Perfetti. Si spiegano ai primi le virtù morali, ai secondi le virtù eroiche, agli ultimi le virtù cristiane, in modo che il nostro istituto contiene tutta la filosofia dei sentimenti e tutta la teologia del cuore.

 

Per questo un nostro venerabile Fratello dice:

 

Massone, illustre Gran Maestro,
Ricevete le mie prime emozioni.
Nel mio cuore l’Ordine le ha fatte nascere,
Felice se nobili sforzi
Mi fanno meritare la vostra stima,
E mi innalzano al vero sublime,
Alla prima verità,
All’essenza pura e divina,
Dell’anima celeste, Origine,
Fonte di vita e di luce.

 

Poiché una filosofia triste, selvatica e misantropa disgusta gli uomini alla virtù, i nostri Antenati Crociati vollero renderla amabile mediante l’allettamento dei piaceri innocenti, di una musica gradevole, di una gioia pura e di una gaiezza ragionevole. I nostri festini non sono quelli che il mondo profano e il volgo ignorante si immaginano. Tutti i vizi del cuore e dello spirito ne sono banditi e ne sono proscritti l’irreligione e il libertinaggio, l’incredulità e la deboscia. I nostri pasti somigliano a quelle virtuose cene di Orazio, in cui si trattava di tutto quello che poteva illuminare lo spirito, regolare il cuore e ispirare il gusto del vero, del buono e del bello.

 

0 noctes cenaeque Deum....v. 65
sermo oritur, non de villis domibusve alienis
v. 75
... ; sed, quod magis ad nos
pertinet, et nescire malum est, agitamus;
utrumne
di vitiis homines, an sint virtute beati;
quidve ad arnicitias usus rectumne trahat nos,
et quae sit natura boni, summumque quid ejus.

 

Così, le obbligazioni che l’Ordine vi impone sono di proteggere i vostri Fratelli con la vostra autorità, di illuminarli con la vostra luce, di edificarli con le vostre virtù, di soccorrerli nei loro bisogni, di sacrificare ogni risentimento personale e di perseguire tutto quel che può contribuire alla pace e all’unione della Società.

 

Abbiamo dei segreti: sono dei segni figurativi e delle parole sacre che costituiscono un linguaggio tanto muto quanto eloquentissimo per comunicarli alla maggiore distanza e per riconoscere i nostri Fratelli, qualsiasi lingua essi parlino. Erano delle parole di guerra che i Crociati si davano l’un l’altro per garantirsi dalle sorprese del Saraceni che s’insinuavano spesso fra loro per sgozzarli. Questi segni e queste parole richiamavano il ricordo di qualche parte della nostra Società o di qualche virtù morale o di qualche mistero della fede. E’ accaduto a noi quel che non è accaduto ad alcun’altra società. Le nostre Logge sono state fondate e sono sparse in tutte le nazioni civili eppure tra una si grande moltitudine di uomini nessun fratello ha tradito i nostri segreti. Gli spiriti più leggeri, più indiscreti, meno addestrati a tacere apprendono questa grande scienza, entrando nella nostra società. Tanto l’idea dell’unione fraterna ha impero sugli spiriti! Questo segreto inviolabile contribuisce potentemente a legare i sudditi di tutte le nazioni e a rendere la comunicazione dei benefici facile e mutua tra noi. Ne abbiamo molti esempi negli annali del nostro Ordine. I nostri Fratelli che viaggiano in vari Paesi non hanno avuto che da farsi conoscere alle nostre Logge, per esserne immediatamente ricolmi di ogni genere di aiuto, nel tempo stesso delle guerre più sanguinose, e illustri prigionieri hanno trovato dei fratelli laddove credevano di non trovare che dei nemici.

 

Se alcuno mancasse agli impegni solenni che ci obbligano, voi sapete, Signori, che le pene che gli imponiamo sono i rimorsi della sua coscienza, la vergogna della propria perfidia e l’esclusione dalla nostra Società secondo queste belle parole di Orazio:

 

Est et fideli tuta silentio3 v. 25
merces; vetabo qui Cereris sacrum
vulgarit arcanae, sub iisdem
sit trabibus, fragilemque mecum
solvati phaselon...

 

Sì, Signori, le famose feste di Cerere a Eleusi, di Iside in Egitto, di Minerva ad Atene, di Urania presso i Fenici e di Diana in Scizia avevano rapporto con le nostre. Vi si celebravano dei misteri in cui si trovavano molte vestigia dell’antica religione di Noè e dei Patriarchi. Esse terminavano con dei pasti e delle libagioni e non vi si conosceva né l’intemperanza né gli eccessi in cui i Pagani caddero a poco a poco. L’origine di queste infamie fu l’ammissione di persone dell’uno e dell’altro sesso alle assemblee notturne, contro l’istituzione primitiva. E’ per prevenire tali abusi che le donne sono escluse dal nostro Ordine. Noi non siamo così ingiusti da considerare il sesso (femminile) come incapace del segreto. Ma la sua presenza potrebbe alterare insensibilmente la purezza delle nostre massime e dei nostri costumi.

 

La quarta qualità richiesta dal nostro Ordine è il gusto delle Scienze e delle Arti liberali. Così l’Ordine esige da ciascuno di voi di contribuire con la sua protezione, con la sua liberalità o col suo lavoro a una vasta opera, alla quale nessuna Accademia può bastare, perché tutte queste Società essendo composte da un piccolo numero di uomini, il loro lavoro non può abbracciare un oggetto tanto esteso. Tutti i Grandi Maestri in Germania, in Inghilterra, in Italia e altrove esortano tutti gli Scienziati a tutti gli Artefici della Fratellanza a unirsi per fornire i materiali di un Dizionario Universale delle Arti liberali e delle Scienze utili; la Teologia e la Politica soltanto eccettuate. Si è già iniziata l’opera a Londra e con la riunione di nostri Fratelli la si potrà portare alla sua perfezione in pochi anni. Non vi si spiegano soltanto i termini tecnici e la loro etimologia, ma vi si dà anche la Storia di ogni Scienza e di ogni Arte, i loro principi e la maniera di lavorarvi. Con ciò si raccoglieranno i lumi di tutte le Nazioni in una sola opera che sarà come una Biblioteca Universale di tutto quello che c’è di bello, di grande, di luminoso, di solido e di utile in tutte le Arti nobili.

 

Quest’opera aumenterà in ogni secolo, secondo l’incremento dei lumi, e spargerà ovunque l’emulazione e il gusto delle cose belle e delle cose utili.

 

Il nome di Libero Muratore non deve dunque essere preso in un senso letterale, grossolano e materiale, come se i nostri fondatori fossero stati dei semplici operai della pietra o dei Geni puramente curiosi che volessero perfezionare le Arti. Essi erano non soltanto abili architetti che volevano consacrare i loro talenti e i loro beni alla costruzione dei Templi esteriori, ma altresì dei Principi religiosi e guerrieri che volevano illuminare, edificare e proteggere i Templi viventi dell’Altissimo. E’ quanto sono per dimostrarvi sviluppandovi la Storia o piuttosto il rinnovamento dell’Ordine.

 

Ogni Famiglia, ogni Repubblica, ogni Impero di cui l’origine è perduta in un’oscura antichità, ha la sua favola e la sua verità, la sua leggenda e la sua storia. Alcuni fanno risalire la nostra istituzione fino ai tempi di Salomone, altri fino a Mosè, altri fino ad Abramo, alcuni fino a Noè ed anche fino a Enoch che costruì la prima città, o fino ad Adamo. Senza a pretesa di negare tali origini, passo a cose meno remote. Ecco dunque parte di quel che ho raccolto negli antichi Annali della Gran Bretagna, negli Atti del Parlamento Britannico che parlano spesso dei nostri privilegi, e nella tradizione vivente della Nazione Inglese, che è stata il centro della nostra Fratellanza dal secolo XI.

 

Dal tempo delle Crociate in Palestina, molti Principi, Signori e Cittadini si associarono e fecero voto di ristabilire i Templi dei Cristiani nella Terra Santa e di impegnarsi a ricondurre la loro Architettura ai suoi primi fondamenti. Essi convennero molti antichi segni e parole simboliche tratti dal fondo della Religione, per riconoscersi tra di loro dagli Infedeli e dai Saraceni. Non si comunicavano questi segni e queste parole se non a coloro che promettevano solennemente, e spesso anche al piede degli Altari di non mai rivelarli. Questa promessa sacra non era quindi un giuramento esecrabile, come si insinua, ma un rispettabile legame per unire i Cristiani di tutte le Nazioni in una sola Fratellanza. Qualche tempo dopo, il nostro Ordine si unì intimamente con i cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme. Da allora, le nostre Logge portano tutte il nome di Logge di S. Giovanni. Questa unione si fece secondo l’esempio degli Israeliti, quando innalzarono il secondo Tempio. Mentre tenevano cazzuola e calcina in una mano, essi portavano con l’altra la spada e lo scudo (Esdra, cap. IV, v. 16).

 

Il nostro Ordine, di conseguenza, non deve essere considerato come un rinnovamento dei Baccanali, ma come un Ordine morale fondato in remota antichità e rinnovato nella Terra Santa dai nostri Antenati, per richiamare il ricordo delle verità più sublimi in mezzo agli innocenti piaceri della Società. I Re, i Principi e i Signori, al ritorno dalla Palestina nei loro Stati, vi fondarono diverse Logge. Dal tempo delle ultime Crociate si vedevano già parecchie Logge erette in Germania, in Italia, in Spagna, in Francia e di là in Scozia per effetto della stretta alleanza degli Scozzesi con i Francesi; Giacomo, Lord Steward di Scozia, era Gran Maestro di una Loggia fondata a Kilwinning nell’ovest della Scozia nell’anno MCCLXXXVI, poco dopo la morte di Alessandro III re di Scozia e un anno prima che Jean Balliol salisse al trono. Questo Signore ricevette Liberi Muratori nella sua Loggia i conti di Gloucester e di Ulster, l’uno inglese e l’altro irlandese.

 

A poco a poco le nostre Logge e le nostre solennità furono neglette nella maggior parte dei luoghi. Da questo accade che di tanti storici solo quelli di Gran Bretagna parlino del nostro Ordine. Esso si conservò peraltro nel suo splendore tra gli Scozzesi, a cui i nostri Re (di Francia) affidarono durante parecchi secoli la guardia delle loro sacre persone.

 

Dopo le deplorevoli traversie delle Crociate, lo scadimento degli eserciti cristiani e il trionfo di Bendoidar, Soldano d’Egitto, durante l’ottava e ultima Crociata, il gran Principe Edoardo figlio di Enrico III re di Inghilterra, vedendo che non vi era più sicurezza per i suoi Confratelli in Terra Santa, di dove le truppe cristiane si ritiravano, li ricondusse tutti e questa colonia di Fratelli si stabilì in Inghilterra. Avendo questo Principe tutto quello che fa gli Eroi, amò le arti belle, si dichiarò protettore del nostro Ordine, gli accordò nuovi privilegi e allora i Membri di questa Fratellanza assunsero il nome di Liberi Muratori, secondo l’esempio dei loro antenati.

 

Da quel tempo, la Gran Bretagna fu la sede del nostro Ordine e, la conservatrice delle nostre leggi e la depositaria dei nostri segreti. Le fatali discordie di religione che gravarono e lacerarono l’Europa nel sedicesimo secolo fecero degenerane l’Ordine dalla nobiltà della sua origine. Si mutarono, si dissimularono, si soppressero molti dei nostri riti e usi che erano contrari ai pregiudizi dei tempi. E’ così che molti dei nostri Fratelli dimenticarono, come gli antichi Ebrei, lo spirito delle nostre leggi e non ne serbarono che la lettera e la scorza. Si è cominciato ad apportarvi qualche rimedio. Non si tratta che di continuare a ricondurre infine tutto alla sua primaria fondazione. Quest’opera non può essere difficile in uno Stato ove la religione e il governo non potrebbero essere che favorevoli alle nostre Leggi.

 

Dalle Isole Britanniche l’Arte Reale comincia a ripassare in Francia sotto il regno del più amabile dei Re, di cui l’umanità anima tutte le virtù, e sotto il ministero di un Mentore che ha realizzato tutto quanto di favoloso aveva immaginato. In questi tempi felici in cui l’amore della pace è diventato la virtù degli Eroi, la Nazione, una delle più spirituali d’Europa, diverrà il centro dell’Ordine. Essa spanderà sulle nostre Opere, i nostri Statuti e i nostri Costumi le grazie, la delicatezza e il buon gusto, qualità essenziali in un Ordine di cui la base è la Saggezza, la Forza e la Bellezza del genio. E’ nelle nostre Logge future, come nelle Scuole pubbliche, che i Francesi vedranno senza viaggiare i caratteri di tutte le Nazioni e che gli Stranieri impareranno per esperienza che la Francia è la patria di tutti i Popoli: “Patria gentis humanae”.

* * *

Ramsay avrebbe dovuto pronunciare il suo discorso il 24 marzo 1737 quale Grande Oratore della Gran Loggia di Francia ma ne fu impedito dal cardinale Fleury (primo ministro). Il Discours, tuttavia, ebbe grandissima importanza per la storia della Massoneria perché espose quelle idee che sono alla base della creazione degli alti gradi, in special modo del Rito Scozzese Antico ed Accettato.

NOTE

1 “Avendo promesso di essere fedeli e di rispettare il sacro Nume dell’amicizia, di amare i costumi, non i favori”.

2 Orazio, Sermones, II,6 v.65; vv. 71-6: “O notti e cene degne di Numi...” “Si parla non delle ville o delle case altrui, ma discutiamo di ciò che più da vicino ci riguarda e che è male ignorare: se gli uomini siano felici con il denaro o con la virtù; o da che cosa siano spinti all’amicizia, dall’interesse o dall’onestà; e quale sia l’essenza del bene e quale la sua forma più alta”.

3 Orazio, Carmina, III,2 vv. 25-9: “Vi è un premio sicuro anche per il silenzio fedele (anche la fede che sa tacere ha il suo premio sicuro): mai vorrò che chi ha divulgato i misteriosi segreti di Cerere stia sotto il mio stesso tetto o salpi con me su fragile battello”.

Per gentile concessione dell’Autore, Piero Boldrin. Tratto da: L’Ipotenusa, n.36, primo trimestre 2014. Rivista ufficiale del Collegio dei MM. VV. del Piemonte e della Valle d’Aosta. 

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