Affermare il principio di Fraternità dovrebbe essere, per noi massoni, una tautologia. Tuttavia, sarebbe probabilmente opportuno scavare un poco più a fondo in questo principio che è sacro per noi e che costituisce la pietra angolare di una scelta di comportamento che non potrebbe essere soddisfatta dalla sua semplice affermazione né essere limitata, lontano da essa, al solo spazio chiuso della loggia. La Fraternità è, infatti, inseparabile dall'alterità. Ma non si acquisisce mai in modo definitivo o spontaneo e non è certo accontentandosi di proclamare il nostro attaccamento al suo principio che soddisferemmo le forti richieste che essa pone a ciascuno di noi individualmente e collettivamente. L'esperienza ci insegna le insidie ​​e i limiti troppo umani che si incontrano, per non esimerci da un esame di coscienza poiché la Fraternità è troppo spesso ostacolata da interessi che ne impediscono la pienezza dell'attuazione. L’essere fraterni, inoltre, è così difficile da definire, e molto di più da applicare non appena usciamo dal disegno del nostro quadro (e si riesca anche a guardare le cose in faccia, a questo proposito), che dobbiamo avere il pudore ammetterlo senza trucco, ma anche considerarlo come un obiettivo di generosa "saggezza" da non tralasciare mai nel mettere in prospettiva i nostri progetti.

Nessuno sfugge, per quanto ben intenzionato, al rischio di derogare da questa esigenza primaria. La Fraternità fa parte del trinomio repubblicano inscritto sul frontespizio di tutti i nostri edifici pubblici. Essa permea profondamente la nostra storia e la nostra cultura nazionale dalla Rivoluzione francese. Si è innegabilmente diffusa in tutto il mondo grazie all'influenza di ideali largamente esportati, che fortunatamente si sono appropriati di correnti "illuminate". Può, a ragione, essere rivendicata a tutte le latitudini come parte del patrimonio universale dell'Umanità. Tuttavia dobbiamo però diffidare della nostra propensione a pensare di essere i detentori, in qualche modo "per eccellenza", di questa virtù. E poiché intendiamo collocarci in una prospettiva europea, sarà interessante fare qui riferimento al pensiero di Jürgen Habermas, filosofo tedesco padre fondatore dell'“etica della discussione”.

 

Essa si basa sui poteri emancipatori della ragione, cercando di superare la netta opposizione tra il razionalismo e le critiche della ragione sviluppate da Nietzsche e da Heidegger, e da quelle radicali della scienza di Foucault.

 

Non possiamo restringere il campo delle nostre riflessioni a quest’unica dimensione ma, nel contesto europeo quale è il nostro oggi, e al quale si rivolgono le nostre indagini, possiamo e dobbiamo essere attenti ad essa ponendoci domande aventi per finalità, non in una sorta di auto-flagellazione, un metodo basato su esigenze contemporanee in un ambiente internazionale che porta il segno di una globalizzazione denigrata ma alla quale nessuno sfugge, a causa della realtà implacabile del "villaggio globale" più che mai esposto a spietati rapporti di forza e ad egoismi sia nazionali sia intereuropei tra le principali potenze coinvolte.

L'Europa, lo vediamo chiaramente, si confronta con questa dura realtà che gioca a sfavore degli stretti egoismi nazionali, privi di ogni forma di Fraternità, come possiamo osservare nelle famose "democrazie illiberali" in Ungheria e in Polonia, peraltro grandi beneficiarie di importanti sovvenzioni dell'UE. Ma, per contro, non è certo incoraggiante notare gli effetti di esplosioni inaspettate, indotte dalla resistenza di un numero significativo di paesi europei, si spera perenne, agli eccessi dell'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump che durante il suo mandato alla Casa Bianca ha eretto l'egoismo nazionale più esacerbato, cinico e brutale al rango di principio di governo, ovviamente del tutto privo di qualsiasi forma di empatia, di compassione o di Fraternità. Non è perché questo ex capo di Stato del paese faro della più grande democrazia di un tempo, così ben analizzata da Alexis de Tocqueville, che è riuscito a prevalere sul pianeta Terra per quattro anni in buona compagnia con dirigenti cinesi, coreani, russi e turchi, per citare solo i più influenti oggi nella misera interazione del concerto delle Nazioni, che noi si debba assecondare questo "pragmatismo". Anzi! Ciò significherebbe negare i nostri valori e ciò che costituisce la ragion d’essere capitale del nostro Ordine iniziatico.

Certamente è importante non ignorare le norme, non prive di cinismo, della "Real Politik", che ci condannano ad ammettere, pur rifiutandole, le regole del gioco politico internazionale che, almeno a partire da Machiavelli, prevalgono nel dialogo delle Nazioni al punto da rovinare gli sforzi e le speranze alimentate dalla creazione delle Nazioni Unite dopo il fallimento della Società delle Nazioni. Tuttavia, se queste realtà, così contrarie alla nozione di Fraternità, non possono essere totalmente ignorate, non ci sarà mai alcuna fatalità implacabile per noi che possa farci rinunciare alla  bella utopia della Repubblica Universale enunciata dal Cavaliere di Ramsay nel suo famoso discorso precursore.

La forza di questo messaggio è più attuale che mai. L'Europa, della quale Pascal Lamy ha potuto scrivere che "rimane l'opzione più civile della globalizzazione" (Pascal Lamy, "Quand  la France s'éveillera", Odile Jacob. Vicino a Jacques Delors, Pascal Lamy è stato commissario europeo incaricato al commercio (1999-2004) e poi ha diretto l’organizzazione mondiale del commercio) deve rimanere per noi un campo in cui eserciteremo quindi attivamente la nostra influenza per contribuire a far prevalere la Fraternità, facendo affidamento sul maggiore denominatore comune grazie alle SS:. e FF:. dello spazio dell'Unione Europea dei Ventisette, che aderiscono liberamente a questa bella e nobile ambizione, nel migliore dei casi forse facendo astrazione dai loro vincoli dottrinali massonici.

Ma l'Utopia andrà così lontano? È importante, comunque sia, che la parola circoli senza ostacoli o idee preconcette, per aprire nuovi spazi sensibili a questa "etica della discussione" sopra citata. Dopotutto, ricercatori e storici hanno potuto dimostrare, grazie al dialogo massonico senza precedenti avviato nel 2007 a Edimburgo, la loro capacità di sedersi allo stesso tavolo senza imporre gli infiniti fastidiosi prerequisiti. Un approccio risolutamente fraterno che, da allora, ha prosperato con i famosi "Incontri internazionali di Storia della massoneria e delle organizzazioni Fraterne" svolti alternativamente alla Biblioteca nazionale di Francia e a Washington. A riprova che niente è mai impossibile.

Allora, come estendere questo metodo ai poli europei e a Bruxelles? La domanda contempla inevitabilmente una comprovata competenza e la capacità di sensibilizzare e di farsi ascoltare negli ambienti istituzionali. Il Grande Oriente di Francia ha sperimentato, in varie forme e con risultati che alcuni giudicheranno in questa fase disomogenei, la formula di un lobbista responsabile essenzialmente dell'osservazione e dell'individuazione delle vie per informare e supportare il Consiglio dell'Ordine e il suo Gran Segretario per gli Affari Esteri , in un ambiente molto "competitivo". Dobbiamo ammettere che, in questo caso, siamo in presenza di rapporti di potere che sfuggono alla scala di un'obbedienza, anche se forte di circa 50.000 membri. La costituzione della COMALACE e / o dell’AME (Associazione Massonica Europea) non è stata particolarmente determinante, perché queste entità ad hoc soffrono di un problema, sia per mancanza di legittimazione, sia per la concorrenza più o meno sorda tra le obbedienze europee e comunque per l'atomizzazione del corpo massonico europeo in cui operano, contemporaneamente, i vari attori e le istituzioni di Bruxelles per l'attuazione dell'articolo 17 del Trattato di Lisbona.

Abbiamo anche il diritto di interrogarci sulla nascita dell'IME (Istituto Massonico Europeo) e su quella della FEFM (Federazione Europea dei Massoni). A questo si aggiunge la formidabile competizione con altri soggetti che non mancano di potenti mezzi finanziari fuori dalla nostra portata, tra i quali si trova non solo tutto ciò che ruota intorno alla Chiesa Romana Cattolica e Apostolica, ma anche quello di gruppi sempre più significativi vicini alle sette religiose anglosassoni. Di fronte a questi concorrenti la massoneria, plurale per definizione, scomposta in una miriade di obbedienze, ma anche ricca nella sua diversità, difficilmente ha peso. Non possiamo però accontentarci di quella che sembrerebbe una rinuncia ed è opportuno accogliere al riguardo la scelta del Convento del GOdF di Rouen, nel 2019, che ha testimoniato un impegno volontaristico senza precedenti, con il voto massiccio della decisione 28 del 91,7% dei voti dei Delegati che hanno dato mandato al Consiglio dell'Ordine e ai Congressi Regionali per aiutare la condivisione del lavoro di tutte le logge volontarie che desiderassero lavorare per l'ideale della fraternità europea. Si tratta dell’occasione tanto attesa per agire in modo diverso.

La Loggia missionaria SAMARCANDE che, al GOdF, s’impegna con metodo per identificare e riunire nella sua opera FF:. e SS:. sparsi per il mondo, si è anche assegnata come uno dei suoi obiettivi quello di aiutare ad affrontare le sfide in Europa, come fanno già da tempo per vocazione anche la Loggia di studi e di ricerche AD EUROPAM e le Camere della Région Paris 2, unendo con grande energia talenti e competenze. Questo lavoro ha la singolarità di associare membri del nostro Ordine che non appartengono al GOdF, nel caso particolare di AD EUROPAM che, quindi, non può operare come altri.

Anche se siamo ancora agli inizi e dobbiamo stare sul lungo periodo, che è quello massonico, quello della storia, della riflessione e della cultura, è incoraggiante notare un impulso nuovo e promettente che è da sperare possa beneficiare di una sempre più numerosa e forte adesione delle logge, anche se, purtroppo, la pandemia paralizza le attività "in presenza" di molte di esse e ignoriamo ovviamente l'ampiezza e la durata del covid 19. "Infinitamente rimandata, la fine della crisi è un concetto sfuggente", come ha osservato una cronista di Le Monde ("Le monde d'après? Nous y sommes" di Sylvie Kauffmann, Le Monde, 18 febbraio 2021). Quello che rimarrà decisivo sarà, alla fine, l’apporto dei FF:. e delle SS:. che contribuiranno, nonostante questo contesto sanitario senza precedenti, al lavoro collettivo per aumentare Fraternità e solidarietà.

La solidarietà, infatti, va di pari passo con la Fraternità dalla quale è inseparabile. Ma sembra ancora essere il parente povero dell'Europa, sia all’interno dei Ventisette sia esternamente in spazi geopolitici vicini e talvolta più distanti di un mondo multipolare, ai quali non possiamo rimanere insensibili. Le migliaia di scomparsi nel Mediterraneo scuotono le nostre coscienze e ci riportano alle dolorose realtà di un'umanità alle prese con le difficoltà derivanti da bacini di estrema povertà e / o da conflitti armati, quando non si tratta di popolazioni soggette a regimi totalitari che portano all'esodo. Abbiamo solo scalfito la superficie di questa necessaria solidarietà negli sviluppi precedenti. Ma la solidarietà ci rimanda a una tragedia umana che si svolge alle porte di questa appendice dell'Eurasia, erede di antiche civiltà, dell’umanesimo giudaico-cristiano, del diritto romano e dell’illuminismo. Il preambolo della Costituzione europea afferma questa filiazione ricordando che essa trae la sua ispirazione "dalle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, dalle quali si sono sviluppati i valori universali che costituiscono i diritti inviolabili e inalterabili della persona umana, così come la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e lo Stato di diritto ". Tuttavia, cosa succede nella realtà e quando si confrontano gli interessi particolari degli individui e degli Stati? Noi qui ci troviamo di fronte, con una concettualizzazione abbreviata, al contesto geopolitico profano del dibattito al quale siamo invitati.

Tuttavia, le obbedienze o l'Ordine massonico, in una parola ciascuno di noi, perché sono solo l'aggiunta istituzionale, hanno una vocazione specifica che appartiene al loro proprio campo: quella di ricercare con i FF:. e le SS:. del nostro perimetro europeo l'esplorazione fraterna e la costruzione rispettosa di modalità di attuazione concreta della solidarietà; queste non potrebbero essere definite diversamente, per essere accettabili e accettate, che nel rispetto delle specificità dei vari ambienti che costituiscono il vasto mosaico dell'Europa dei Ventisette.

Ciò presuppone di resistere a una tentazione, fin troppo naturale per noi, di un messianismo che sarebbe inaccettabile dai nostri partner, come sappiamo per esperienza, e quindi destinato al fallimento. Diffidiamo dei nostri demoni. Suggeriamo quindi partenariati di solidarietà piuttosto che quelli che assomigliano troppo alle eroiche epopee napoleoniche o repubblicane post-rivoluzionarie che, per un tempo effimero, hanno nutrito il nostro orgoglio nazionale ridisegnando la mappa dell'Europa. Alcuni lo sognano ancora, poiché l'insegnamento che abbiamo ricevuto sin dalla nostra più giovane età è stato applicato per convincerci della superiorità che deriveremmo dall'eredità della nostra gloriosa Rivoluzione francese. Dobbiamo anche fare attenzione ai nostri istinti. La storia ci insegna cosa è successo e cerchiamo di staccarci un attimo dalle Images d’Épinal. A rischio di balbettare, ricordiamo che noi massoni possiamo solo lavorare utilmente e ragionevolmente sul lungo termine, mentre la nostra società, in costante accelerazione, è tentata dall'immediatezza e dagli effetti perversi indotti dai social network.

Definito questo stato dell’arte, ci troviamo inevitabilmente di fronte alle realtà di una messa in atto che possa idealmente integrarne i vari aspetti. Se intendiamo essere coerenti con quanto precede, cioè una modalità operativa fruttuosa e rispettosa delle potenze presenti in Europa, anziché formulare qui, noi stessi, progetti che diverrebbero quindi, in qualche modo, figure imposte, perché non permettersi per una volta un passo di lato, lavorando certo internamente senza ulteriori indugi, ma permettendo all'immaginazione creativa di espandersi, per chi vorrà coglierla qua o là, per confrontarci? Questo certamente non significherebbe mettere in atto, nella forma inizialmente prevista, una decisione emanata dal Convento sovrano delle logge del GOdF. Ma non significherebbe derogarvi. Non sarebbe proprio questo il modo migliore per dimostrare la capacità collettiva dei Massoni europei di contribuire, con un'autentica Fraternità, ciascuno con la propria pietra, a un edificio che si è chiaramente impegnato a costruirsi senza di loro, un'Europa istituzionale, nonostante le sue debolezze spesso denunciate e che ha già dimostrato la sua capacità di progredire dove fino ad ora non siamo stati in grado di superare ciò che ci divide?

Questo metodo iconoclasta, di cui alcuni potrebbero offendersi e che altri potrebbero forse salutare con piacere, avrebbe il vantaggio di innovare, lasciando il campo aperto a una dinamica decisamente innovativa che non sarebbe concentrica ma risulterebbe dall’apporto fecondo, in una nuova temporalità, delle obbedienze europee il cui peso non includerebbe il difetto originale di tutti coloro che vogliono o devono dominare fin dall'inizio. Il dibattito sulle idee sarebbe così liberato da ogni forma d’inibizione e tanto più fecondo poiché le maggiori potenze massoniche europee, attori sperimentati nelle opere da esse ideate e dirette, sarebbero invece totalmente libere di contribuire poi, senza altro limite che la Fraternità e la solidarietà, dopo aver integrato i vari contributi.

Alain de KEGHEL, febbraio 2021       

Énoncer le principe de fraternité devrait être, pour nous Franc-maçons, une tautologie. Encore  conviendrait-il sans doute de creuser un peu ce principe qui est sacré pour nous et constitue la pierre angulaire d'un choix de comportement qui ne saurait se satisfaire de son simple énoncé ni se limiter, loin s'en faut, au seul espace clos de la loge.  La fraternité est, en effet, indissociable de l'altérité. Mais elle n'est jamais définitivement ni spontanément acquise et ce n'est certainement pas en se satisfaisant de proclamer notre attachement à son principe que nous satisferions aux exigences fortes qu'elle pose à chacun d'entre nous individuellement et collectivement. L'expérience nous enseigne les embûches et les limites trop humaines auxquelles elle se heurte pour que nous ne nous exemptions  d'un examen de conscience car elle est trop souvent contrariée par des intérêts qui entravent la plénitude de sa mise en œuvre. Etre fraternel, c'est d'ailleurs si difficile à définir,  et bien plus encore à appliquer dès lors que nous sortons de l'épure de notre cadre (et soyons capables de regarder aussi les choses en face même à cet égard), que nous devons avoir la modestie de l'admettre  sans fard, mais aussi de la considérer comme un objectif de "sagesse" généreuse à ne jamais omettre dans la mise en perspective de nos projets. Nul n'échappe, aussi bien intentionné fut-il,  au risque de déroger à cette exigence première. La Fraternité fait partie de ce triptyque républicain inscrit au frontispice de tous nos édifices publics.  Elle imprègne  profondément notre histoire et notre culture  nationale depuis la Révolution française. Elle s'est indéniablement répandue à travers le monde grâce au rayonnement des idéaux largement exportés et que se sont heureusement appropriés les courants "éclairés". Elle peut, à bon droit,  être revendiquée sous toutes latitudes comme part du patrimoine universel de l'Humanité. Pour autant sachons nous méfier de notre propension  à considérer que  nous serions les détenteurs, en quelque sorte  " par excellence",  de cette vertu. Et puisque nous entendons bien nous inscrire dans une perspective européenne, il sera intéressant de se référer ici à la pensée de Jürgen Habermas, ce philosophe allemand père fondateur de l' « l'éthique de la discussion ».

Elle mise sur les pouvoirs émancipateurs de la raison  en  tentant de surmonter l'opposition tranchée entre le rationalisme et les critiques de la raison développées par Nietzsche et Heidegger puis celles  radicales de la science,  par Foucault.

Nous ne saurions restreindre le champ de nos réflexions à cette seule dimension, mais dans le contexte européen qui est aujourd'hui le nôtre, et auquel s'adressent nos investigations, nous ne pouvons et devons qu'y être attentifs en nous soumettant à des interrogations ayant pour finalité, surtout pas une sorte d'auto-flagellation, mais une méthode reposant sur des exigences contemporaines dans un environnement international qui porte la marque d'une mondialisation décriée mais à laquelle nul n'échappe en raison même de l'implacable réalité du "village planétaire" plus que jamais exposé aux rapports de force impitoyables et aux égoïsmes nationaux tant intra-européens qu'entre les principales puissances en présence. L'Europe, nous le voyons bien avec lucidité, est confrontée à cette dure réalité  qui joue en la défaveur des égoïsmes étroits nationaux et dépourvus de toute forme de Fraternité, tels que nous pouvons les observer dans les fameuses "démocraties illibérales" en Hongrie et Pologne, par ailleurs grandes bénéficiaires des importantes subventions de l'UE. Mais, par contraste, n'est-il pas encourageant de constater les effets de sursauts inespérés, induits par la résistance d'un nombre conséquent de pays européens,  espérons-le  pérennes,  aux excès de l'ex-président américain Donald Trump qui a érigé durant toute la durée de son mandat à la Maison Blanche l'égoïsme national le plus exacerbé, cynique et brutal au rang de principe de gouvernement, évidemment totalement dépourvu de toute forme d'empathie, de compassion ni de Fraternité. Ce n'est pas au motif que cet ex-chef d'Etat du pays phare de la plus grande démocratie d'un autre temps,  si bien analysée par Alexis de Tocqueville, a pu sévir sur la planète Terre quatre ans durant  en bonne compagnie avec des dirigeants chinois, coréen, russe et turc,  pour ne citer que les plus influents aujourd'hui dans l'interaction misérable du concert des Nations,  que nous devrions nous en accommoder avec "pragmatisme".  Tout au contraire! Ce serait renier nos valeurs et ce qui constitue une raison capitale d'être de notre Ordre initiatique. Certes, il importe de ne pas ignorer les invariants non dépourvus de cynisme de la "Real Politik" qui nous condamnent à admettre, tout en les rejetant,  les règles du  jeu politique international qui,  au moins depuis Machiavel,  s'imposent dans le dialogue des Nations au point de ruiner les efforts et espérances nourries par la création des Nations Unies après l'échec de la Société des Nations. Cependant,  si ces réalités,  si contraires à la notion de Fraternité,  ne peuvent être totalement ignorées,   il n'y aura jamais pour nous de quelconque fatalité implacable qui pourrait nous faire renoncer à cette belle utopie de la République Universelle  énoncée par le Chevalier de Ramsay dans son fameux discours précurseur.  La force de ce message est plus d'actualité que jamais. L'Europe dont Pascal Lamy a pu écrire qu'elle "reste l'option la plus civilisée de la mondialisation[1]" doit demeurer pour nous un champ dans lequel nous exercerons donc activement notre influence pour contribuer à faire prévaloir la Fraternité en nous appuyant sur le plus grand dénominateur commun grâce aux SS et FF de cet espace de l'Union Européenne des Vingt-Sept qui  adhèrent librement à cette belle et noble ambition, dans le meilleur des cas en faisant peut-être abstraction de leurs contraintes doctrinales maçonniques. Mais l'Utopie ira-t-elle jusque-là? Il importe, quoi qu'il en soit, que la parole circule sans entraves ni idées préconçues afin d'ouvrir de nouveaux espaces sensibles à cette "éthique de la discussion" évoquée plus haut. Après tout les chercheurs et les historiens ont bien su démontrer,  grâce au dialogue maçonnique sans préalable engagé depuis 2007 à Edimbourg, leur capacité à se mettre autour d'une même table sans poser les sempiternels préalables qui fâchent. Une démarche résolument fraternelle qui prospère depuis avec les fameuses  "Rencontres internationales d'Histoire de la franc-maçonnerie et des organisations fraternelles" se tenant en alternance à la BnF et à Washington. Preuve que rien n'est jamais impossible.

Alors, comment étendre cette méthode  aux pôles européens  et à Bruxelles? La question renvoie incontournablement aux expertises avérées et à la capacité à sensibiliser ainsi qu'à nous faire entendre dans les cénacles institutionnels et en amont. Le GODF a expérimenté, sous diverses formes  et  avec des résultats que certains jugeront à ce stade inégaux, la formule d'un lobbyiste chargé essentiellement d'observer et d'identifier les pistes pour informer et seconder le conseil de l'Ordre et son Grand Secrétaire aux Affaires Extérieures,  dans un environnement très "concurrentiel". Nous devons bien admettre,  qu'en l'occurrence,  nous sommes en présence de rapports de force  qui échappent à l'échelle d'une obédience, fut-elle forte  de quelque 50 000 membres. La mise en place de la COMALACE et/ou de l'AME (Association Maçonnique Européenne)  n'ont pas  été véritablement plus concluantes car ces entités ad hoc souffrent d'un problème, soit de déficit de légitimité, soit de compétition plus ou moins sourde entre obédiences européennes et dans tous les cas de l'atomisation du corps maçonnique européen dont se jouent, tout à la fois, les différents acteurs et les institutions bruxelloises dans la mise en œuvre de l'article 17 du traité de Lisbonne. On est en droit aussi de s'interroger également concernant tout aussi bien l'émergence de l'IME (Institut Maçonnique Européen)  que celle de la FEFM (Fédération Européenne des Franc-maçons).  A cela s'ajoute la redoutable compétition avec d'autres intervenants qui ne manquent pas de puissants moyens financiers hors d'atteinte pour nous,  au rang desquels se retrouvent non seulement tout ce qui gravite autour de l'Eglise Romaine catholique et apostolique,  mais non moins celui de plus en plus prégnant des groupes s'apparentant aux sectes religieuses anglo-saxonnes. Autant dire que face à ces compétiteurs, la franc-maçonnerie, par définition plurielle, éclatée en une myriade d'obédiences, mais riche aussi de sa diversité, ne fait guère le poids. Pour autant, nous ne saurions nous satisfaire de ce qui ressemblerait à un renoncement et il convient de saluer à cet égard le choix du Convent du GODF à Rouen, en 2019,  qui a témoigné  d'un engagement volontariste sans précédent avec le vote massif de la décision 28 par 91,7% des voix des Délégués en donnant mandat  au Conseil de l’Ord.: et aux Congrès Rég.: d’aider à la mise en partage des travaux de toutes les loges volontaires qui souhaitent travailler à l’idéal de fraternité européenne.. C'est l'occasion tant attendue de passer à l'acte autrement.

La Loge de mission SAMARCANDE qui, au GODF, s'applique avec méthode à identifier et réunir dans ses travaux des FF.: et SS.: épars dans l'ensemble du monde, s'est également assignée pour l'un de ses objectifs, de concourir à relever les défis en Europe, comme le font aussi  par vocation la loge d'études et de recherches AD EUROPAM et des Ateliers de la région Paris 2 déjà depuis un temps,   en fédérant avec une grande ferveur  talents et compétences. Ce travail a la singularité d'associer des membres de notre Ordre n'appartenant pas au GODF dans le cas particulier de AD EUROPAM qui,  de ce fait,  ne peut pas opérer comme le feront d'autres. Même si nous n'en sommes encore qu'aux balbutiements et que nous devons rester inscrits dans le temps long qui est celui maçonnique, celui de l'histoire, de la réflexion et de la culture, il est encourageant de constater un élan nouveau et prometteur dont il faut espérer qu'il bénéficiera d'une adhésion toujours plus nombreuse et forte des loges, alors même que,  par malheur, la pandémie paralyse les activités "présentielles" de nombre d'entre elles et que nous ignorons par définition l'ampleur et la durée de la covid 19. "Sans cesse repoussée, la fin de la crise est un concept insaisissable" comme a pu l'observer une chroniqueuse du Monde[2].  Ce qui restera déterminant in fine sera, bien entendu, l'apport de FF.: et de SS.: qui contribueront, en dépit de ce contexte sanitaire  sans précédent,  au travail collectif à plus de Fraternité et solidarité.

La solidarité va, en effet, de pair avec la Fraternité dont elle est même indissociable. Mais elle apparait encore comme le parent pauvre de l'Europe, tant en interne entre les Vingt-Sept, qu'en externe dans les espaces géopolitiques voisins et parfois plus lointains d'un monde multipolaire,  auxquels nous ne saurions demeurer insensibles. Les milliers de disparus en mer méditerranéenne ébranlent nos consciences et nous renvoient aux douloureuses réalités d'une humanité en prise aux difficultés nées de bassins d'extrême pauvreté et/ou de conflits armés lorsqu'il ne s'agit pas de populations soumises à des régimes totalitaires conduisant à l'exode. Nous n'avons fait qu'effleurer cette nécessaire solidarité dans les développements précédents. Mais la solidarité nous renvoie à une tragédie humaine qui se déroule aux portes de cet appendice de l'Eurasie, héritier des civilisations antiques, de l'humanisme judéo-chrétien, du droit romain et des Lumières. Le préambule de la Constitution européenne n'affirme d'ailleurs rien d'autre que la revendication de cette filiation en rappelant que celle-ci tire son inspiration " des héritages culturels, religieux et humanistes de l'Europe, à partir desquels se sont développées les valeurs universelles que constituent les droits inviolables et inaltérables de la personne humaine, ainsi que la liberté, la démocratie, l'égalité et l'Etat de droit". Cependant qu'en est-il dans la réalité et lorsque les intérêts particuliers des individus et des Etats y sont confrontés? Nous voilà ici confrontés,  par la conceptualisation en raccourci, au contexte géopolitique profane du débat auquel nous sommes conviés.

Cependant, les obédiences ou l'Ordre maçonnique, en un mot chacun d'entre nous,  car ils n'en sont que l'addition institutionnelle, ont une vocation spécifique qui leur revient dans leur propre champ: celle de rechercher avec les FF.: et les SS.: de notre périmètre européen,  l'exploration fraternelle et la construction respectueuse de modes de mise en œuvre concrète de solidarités; celles-ci ne sauraient se définir autrement, pour être acceptables et acceptées, que dans le respect des spécificités des environnements divers qui constituent la vaste mosaïque de l'Europe des Vingt-Sept. Ceci suppose de résister à une tentation par trop naturelle chez nous à un messianisme qui  serait inacceptable par nos partenaires, nous le savons bien par expérience, et donc voué à l'échec. Méfions nous de nos démons. Suggérons donc des partenariats solidaires plutôt que ce qui ressemblerait par trop aux épopées héroïques napoléoniennes ou républicaines postrévolutionnaires qui, pour un temps éphémère, nourrirent notre fierté nationale en redessinant la carte de l'Europe. Certains en rêvent encore, tant l'enseignement que nous avons reçu depuis notre plus jeune âge, s'est appliqué à nous convaincre de la supériorité que nous tirerions du legs de notre glorieuse Révolution française. Sachons aussi nous méfier de nos instincts. L'histoire nous enseigne ce qu'il  est advenu et appliquons-nous à nous détacher un instant de l'image d'Epinal. Au risque de bégayer, rappelons que, nous Franc-maçons,  ne pouvons utilement et raisonnablement nous inscrire que dans le temps long, alors que notre société vivant en constante accélération, est guettée par la tentation de l'immédiateté et des effets pervers induits par les réseaux sociaux.

Une fois cet état des lieux et l'inventaire établis,  nous sommes inévitablement confrontés aux réalités d'une mise en œuvre qui puisse idéalement les intégrer. Si nous entendons demeurer dans le droit fil de ce qui précède, c'est-à-dire à un mode opératoire fructueux et respectueux des puissances en présence en Europe, plutôt que de formuler ici nous-mêmes des projets qui deviendraient donc en quelque sorte des figures imposées, pourquoi ne pas s'autoriser pour une fois un pas de côté,  en y travaillant certes sans plus attendre en interne, mais en  laissant d'abord s'épanouir l'imagination créatrice de celles et ceux qui en amont souhaiteront s'en saisir ici ou là pour nous y confronter?  Ce serait certes ne pas littéralement mettre en œuvre dans le format initialement envisagé, une décision émanant du Convent souverain des loges du GODF. Mais ce ne serait pas pour autant y déroger. Ne serait-ce pas précisément le meilleur moyen de démontrer la capacité collective des Franc-maçons européens à apporter avec une authentique Fraternité, chacun leur pierre à un édifice qui a clairement entrepris de  se construire sans eux, l'Europe institutionnelle malgré ses faiblesses souvent dénoncées, ayant déjà manifesté sa capacité à progresser là où nous avons  jusqu'à présent été incapables de surmonter ce qui divise? Cette méthode iconoclaste et dont d'aucuns pourront s'offusquer et d'autres peut-être la saluer, aurait l'avantage d'innover en laissant le champ libre à  une dynamique résolument novatrice et qui ne serait pas concentrique mais résulterait de la fécondation  apportée,  dans une temporalité nouvelle, par des obédiences européennes dont le poids ne comporterait pas le défaut originel de tout vouloir ou devoir inéluctablement dominer d'emblée. Le débat d'idées serait ainsi dégagé de toute forme d'inhibition et d'autant plus fructueux que les plus grandes puissances maçonniques européennes, actrices rompues aux travaux conçus et dirigés par elles,  seraient inversement totalement libres d'y concourir ensuite sans aucune   limite autre que la Fraternité et la solidarité après avoir intégré les apports précédents.

Alain de KEGHEL   février 2021



[1]  Pascal Lamy, "Quand  la France s'éveillera", Odile Jacob (Proche de Jacques Delors, Pascal Lamy a été commissaire européen chargé du commerce (1999-2004) puis a dirigé l'Organisation mondiale du commerce).

[2]  "Le monde d'après? Nous y sommes" par Sylvie Kauffmann, Le Monde, 18 février 2021.

GRAZIE: LA STORIA DI HANNAH, © ETICA, gennaio 2021

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