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Adesso è il momento di Dante, anche se Dante è per noi per sempre l'ombra di un mondo scomparso. Non siamo qui riuniti questa sera per celebrare questo Dante assente, ma per tentare un gesto inedito. Sì, siamo qui per immettere Dante in un ciclo futuro, che procede dal tempo passato della sua morte nel 1321, per entrare nel tempo a venire della sua nascita, nel 2065. Non è quindi questo il momento per un resoconto dettagliato delle opere attribuite a un certo Dante Alighieri, ma un tentativo, quasi teurgico, di far andare questo nome oltre la propria scomparsa. Così come nell'Antichità i neoplatonici chiamavano l'anima di Platone presso la sua statua per risvegliarne il potere demiurgico, in questa circostanza desidero far rivivere Dante presso la sua statua, statua non di marmo o di bronzo, ma statua invisibile del suo soggiorno invisibile a Parigi.

Ma poiché Dante torna qui alla Sorbona, non per insegnare, né per discutere, ma per rinascere in altri tempi e in altri mondi che pochi di noi conosceranno in presenza, afferro il nostro Dante in un cerchio di nascita e rinascita di cui noi siamo gli eredi e che dobbiamo trasmettere dopo di noi. Quindi il mio proposito si condensa in una parola e sarà: Dante in un cerchio, Dante nel cuore del cerchio, Dante al centro del cerchio.

 

Bruno Pinchard

Allocuzione tenuta alla Sorbona, il 10 dicembre 2021, in occasione del 700° anniversario della morte di Dante.

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