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SOTTO L’ALTO PATROCINIO

Académie royale des Sciences, des Lettres et des Beaux-Arts de Belgique - S.EU.RE. - KILWINNING - Institut Maçonnique de France - Università di Pau - Archives et Bibliothèque du Grand Orient de France - Centre de Recherche en Franc-Maçonnerie - Università di Sheffield - Università Michel-de-Montaigne, Bordeaux III - Centre Inderdisciplinaire de Recherche maçonnique, Vrije Universiteit Brussel

 

Dal “fratello in tolleranza” al Frammassone.

Ernst Bloch tratta, nel suo lavoro di analisi sulla contemporaneità, dei “fratelli in tolleranza deisti” e definisce i loro rituali come “la mascherata civilizzata dei depositari di illusioni”. Tale qualifica è da intendersi rivolta ai gruppi di frammassoni che non si pongono risolutamente sulla via dei Lumi. La tolleranza non cade dal cielo. Esclude ogni appartenenza confessionale, ma esige la pratica. Per trasformare la tolleranza in virtù, occorre esercitarla. Devo esercitarmi in tolleranza, se voglio praticare la tolleranza. E per riuscirci, il mezzo migliore è il lavoro.

Questo esercizio di apprendistato della tolleranza è fondamentalmente differente dalla omologazione nell’ambito di una educazione ossequiente verso le regole di una religione. Questa affermazione è ancora più pertinente quando si è in presenza di una confessione che esclude ogni altra religione che non sia la propria. Secondo le nostre regole ufficiali, quelli che si trovano in tale condizione non possono trovare posto in frammassoneria. Tuttavia, nonostante le dovute accortezze, tanti fratelli bigotti si sono introdotti e hanno alterato lo spirito della tradizione massonica. I regolamenti generali del 1984, che disciplinano la vita massonica della Germania, pur escludendo, nel capitolo terzo, ogni riferimento a una qualsiasi religione, scrivono: “Ciò nonostante, la Bibbia resta la base irrinunciabile del nostro Ordine e costituisce la fonte principale della nostra più alta luce massonica, quella che è depositata sull’altare dei giuramenti”. La nostra massoneria umanistica non ha niente da guadagnare cercando un qualsiasi avvicinamento spirituale con i dogmi espressi da religiosi ed ecclesiastici. 

La storia attraverso i testi.

Il Supremo Consiglio per la Turchia apre i suoi archivi.

Le due guerre mondiali, i rivolgimenti politici, l’oppressione dei regimi totalitari vissuti nell’ultimo secolo hanno provocato la dispersione degli archivi massonici di parecchi paesi. Una parte dei documenti della massoneria scozzese è stata perduta, trasferita o peggio distrutta; al contrario l’archivio della massoneria scozzese in Turchia si è conservato intatto.

Il Supremo Consiglio de R.S.A.A. per la Turchia, fondato nel 1861, celebra quest’anno il suo centocinquantesimo anniversario. I documenti del periodo 1861-1909 sono poco numerosi, ma tutta la corrispondenza intrattenuta dal 1909 è stata conservata.

Tra gli scambi epistolari con quasi 50 paesi, la quantità dei documenti relativi alla massoneria europea è preponderante e la corrispondenza tra il 1909 e il 1960 serve soprattutto a schiarire la storia della Massoneria Scozzese in Europa.

Il supremo consiglio del R.S.A.A. per la Turchia, nell’occasione del suo 150° compleanno, ha fondato un “Comitato di ricerca storica e documentaria del Rito Sozzese” presieduto dal Sovrano Gran Commendatore Hüseyin Özgen.

La condivisione, nella rivista «Kilwinning», dei documenti che saranno portati alla luce, aprirà nuovi orizzonti ai ricercatori sulla storia della Massoneria Scozzese in Europa. Dobbiamo rinforzare la memoria europea con documenti concreti e trarne insegnamento condividendo fatti ed eventi vissuti. Il primo libro di ricerca pubblicato quest’anno dal Supremo Consiglio per la Turchia fa luce sulla fondazione della prima Gran Loggia Nazionale. Si noti che i verbali originali sono scritti in francese.

Presentiamo qui sotto un bollettino pubblicato nel 1961. Questo breve documento scritto in tre lingue, contiene il verbale di una tornata del 1909 dedicata alla riforma del Supremo Consiglio del R.S.A.A. per la Turchia. Questa condivisione di documenti - lavoro per il presente e speranza per il futuro - proseguirà.

Sui miti in generale, e su tre miti massonici in particolare

Dopo una introduzione generale sui miti che, in momenti diversi della sua storia, hanno caratterizzato l’esistenza umana e fornito la percezione che potevano spiegare la sua origine, la sua natura e il suo sviluppo, questo articolo analizza tre miti della libera muratoria : il mito della religione naturale, quello della creazione del mondo e dell’uomo e infine quello della costruzione del Tempio. L’esame di questi tre miti massonici si propone di far meglio comprendere al lettore le finalità e gli scopi dell’Ordine.

Ramsay, il suo re e la maestranza scozzese.

Dopo i suoi studi universitari in Scozia, André-Michel Ramsay passò la maggior parte della sua esistenza in Francia. Fu lì che nel 1736-1737 divenne l’araldo di quella che si chiama oggi la massoneria cavalleresca. Esserne l’araldo non significa però esserne l’inventore. Con molta prudenza, Ramsay, preferendo l’allegoria alla narrazione argomentata, rese solo visibile quello che altri avevano concepito. Quali altri? Per rispondere a questa domanda, è necessario ricordare la rivalità politica che oppose per più di un mezzo secolo i Britannici di parte giacobita a quelli di parte Hannover, con gravi ripercussioni nelle logge. La neutralità a questo proposito era un’illusione, come del resto dimostra il pastore Anderson negli Obblighi, quando denuncia i Fratelli « ribelli allo Stato ».

Sono questi « ribelli », vittime della rivoluzione orangista del 1688-1689 e mantenuti a distanza del potere dagli Hannover, che si distinguono nella genesi di tale cavalleria. Ramsay deve essere dunque letto più come un testimone dei sentimenti dei suoi fratelli in esilio, piuttosto che un fondatore, il quale, di testa propria, abbia deciso un giorno di creare un nuovo grado, fra l’altro sotto il nome di Maestro scozzese. Tra questi Fratelli che gli erano contemporanei, quello che recitò la parte maggiore fu indubbiamente il suo re, Giacomo III.

Europa dell’inquietudine, Europa della padronanza ...

In questo articolo, Bruno Pinchard dimostra che il dibattito filosofico in Europa ruota da decenni sui valori tristi dell’inquietudine e dell’angoscia allo scopo di radicare la filosofia nell’esistenza e lo deve in gran parte a Martin Heidegger. Ben diverso era però l’insegnamento profondamente iniziatico di Goëthe che, pur essendo consapevole del peso della Preoccupazione (« Sorge » in tedesco) sulla condizione umana, indusse Faust a resistere a quest’ultima tentazione negli ultimi istanti della sua vita terrestre e a morire libero in uno stato di completa realizzazione, interamente rivolto verso l’unica verità del mondo simbolico.