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Categoria: CARTELLE STAMPA
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Leonardo da Vinci: mago o scienziato, genio creatore o minuzioso ricercatore? Merežkovskij ci conduce nel segreto di un uomo che rifiutava le seduzioni del denaro e della vanità. Da questa fedeltà estrema e dolorosa emerge il profilo di un genio che addensa in sé la grandiosità di un’intera epoca, quella rinascimentale, quintessenza di sapienza e grazia.

Freud ammirò profondamente questo romanzo, lo considerava uno dei suoi libri preferiti. Leonardo vi appare, a parer suo, come un uomo ridestatosi troppo presto dalle tenebre, mentre il resto del mondo continua a dormire.

In questo testo il padre della psicanalisi scoprì il famoso ricordo d’infanzia di Leonardo – un nibbio che scendeva sulla sua culla – che gli ispirò uno dei suoi saggi più celebri nel 1910.

La malinconia e i momenti di debolezza assalgono Leonardo in taluni momenti. È un genio con un cervello in eterno movimento, tale da non riuscire a completare un’opera o un’invenzione senza pensarne altre cento, è soggetto a sbalzi d’umore, è un uomo dalle capacità straordinarie che con la stessa concentrazione e attenzione osserva il volo di una rondine, un ragno tessere la propria tela o, ancora, le prediche di Girolamo Savonarola dal suo pulpito fiorentino, all’indomani della caduta della famiglia Medici.

Sempre un passo avanti rispetto agli altri, genio e al tempo stesso uomo di corte, progettista di armi, osservatore ossessivo e spesso incompleto.

 

Il ricordo di Leonardo

Nel *Codice Atlantico* (foglio 186v), mentre studia il volo degli uccelli, Leonardo annota:

«Questo scriver sì distintamente del nibio par che sia mio destino, perché ne la prima ricordatione della mia infantia e’ mi parea che, essendo io in culla, che un nibbio venissi a me e mi aprissi la bocca colla sua coda e molte volte mi percuotesse con tal coda dentro alle labbra».

Il nibbio è un rapace, comune in Toscana, con coda forcuta. Leonardo lo collega al suo “destino” di studiare il volo. Non è chiaro se si tratti di un vero ricordo precocissimo, di una fantasia costruita a posteriori o di un’immagine simbolica legata ai suoi interessi scientifici.

L’interpretazione di Sigmund Freud (1910)

Nel saggio *Eine Kindheitserinnerung des Leonardo da Vinci* (*Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci*), Freud parte da questo passo. Lavora però su traduzioni tedesche (soprattutto quella di Maria Herzfeld) che rendono *nibbio* con *Geier* (avvoltoio).

Su questa base costruisce una lettura psicoanalitica articolata:

- La **coda** dell’uccello è simbolo fallico (*coda* in italiano, come in altre lingue, può indicare il membro).

- La scena (uccello che apre la bocca del bambino e la percuote con la coda) viene interpretata come **fantasia di fellatio**.

- Questa fantasia maschererebbe il ricordo dell’**allattamento** al seno materno (piacere orale primario).

- L’avvoltoio rimanda alla mitologia egizia: la dea Mut (madre) è rappresentata come avvoltoio; si credeva che gli avvoltoi fossero solo femmine e si impregnassero dal vento. Leonardo sarebbe quindi un “figlio dell’avvoltoio” , figlio di una madre sola, senza padre (riferimento alla sua nascita illegittima).

- Da qui Freud deduce un’**omosessualità passiva** di Leonardo, originata da un’eccessiva tenerezza materna e dall’assenza del padre nei primi anni. Questa energia sessuale sarebbe stata sublimata nella curiosità scientifica insaziabile e nell’attività artistica (spesso incompiuta).

- Freud collega il tutto anche al sorriso enigmatico della *Gioconda* e alla *Sant’Anna, la Vergine e il Bambino* (presenza di due figure materne).

Freud considerava questo saggio “la sola cosa bella che abbia mai scritto”. Tra le sue fonti c’era proprio il romanzo di Merežkovskij su Leonardo, che ammirava profondamente.

L’errore di traduzione e le conseguenze

L’errore è ormai celebre: Leonardo parla di *nibbio*, non di avvoltoio. 

Quando Freud lo scoprì (gli fu segnalato), ne fu molto deluso. L’intero edificio simbolico egizio (Mut, avvoltoi partenogenetici, geroglifico della madre) crollò.

 Critiche principali successive:

- L’interpretazione poggia su un dato filologico sbagliato.

- La ricostruzione dell’infanzia di Leonardo è ipotetica e in parte anacronistica (tempi di svezzamento, rapporti familiari nel Quattrocento).

- Storici dell’arte (Meyer Schapiro e altri) hanno contestato sia i collegamenti iconografici sia le deduzioni sulla sessualità e sulla sublimazione.

- Alcuni psicoanalisti hanno tentato di “salvare” la teoria sostituendo il nibbio all’avvoltoio o spostando l’accento su dinamiche pre-edipiche e ambivalenza materna.

Valore residuo del saggio

Nonostante l’errore centrale, il testo di Freud resta importante per diversi motivi:

- È uno dei primi e più ambiziosi esempi di **psicobiografia**.

- Mostra in modo esemplare il metodo freudiano di lettura dei sintomi, dei ricordi e delle opere d’arte come formazioni di compromesso.

- Cattura qualcosa di reale nella personalità di Leonardo: la curiosità quasi infantile, l’incompletezza ossessiva, il rapporto complesso con il desiderio e con il sapere.

- Rivela anche molto su Freud stesso (identificazione con il genio che sublimò la sessualità nella ricerca).

In sintesi: l’interpretazione freudiana del “nibbio/avvoltoio” è un caso classico di geniale costruzione teorica costruita su un fondamento filologico fragile. Resta affascinante come documento della psicoanalisi applicata, ma non può essere presa come ricostruzione storica attendibile della psiche di Leonardo.

Analisi simbolica del ricordo del nibbio di Leonardo

Il breve appunto di Leonardo sul *nibbio* che gli apre la bocca con la coda mentre è in culla è uno dei testi più densamente simbolici della sua opera. Non è solo un ricordo (o una fantasia), ma un vero e proprio **mito personale di origine e di vocazione**.

Livello psicoanalitico (Freud)

Come già visto, Freud legge la scena come fantasia di fellatio mascherata e ricordo dell’allattamento. La coda = fallo; l’uccello = madre fallica. Anche se l’errore dell’“avvoltoio” indebolisce la costruzione egizia, resta valido il nucleo: l’immagine esprime un’esperienza primaria di **incorporazione** (ricevere qualcosa di vitale attraverso la bocca) e di rapporto ambivalente con la figura materna.

Simbolismo del nibbio nei bestiari e in Leonardo stesso

Leonardo conosceva bene la tradizione dei bestiari. Nel suo *Bestiario* (Manoscritto H) scrive:

«Del nibbio si legge che, quando esso vede i suoi figlioli nel nido esser di troppa grassezza, che per invidia egli gli becca loro le coste e tiengli sanza mangiare».

Il nibbio è quindi simbolo di **invidia**. 

Nella memoria infantile, però, il nibbio non becca i fianchi: introduce la coda nella bocca. Si crea così una tensione simbolica:

- da un lato l’uccello “nutre” o “inizia” (apre la bocca);

- dall’altro porta con sé l’ombra dell’invidia e della deprivazione.

È un’immagine ambivalente di **dono e ferita**, di nutrimento e aggressione.

Destino e vocazione al volo

Leonardo stesso collega esplicitamente il ricordo al suo “destino” di studiare il volo:

«Questo scriver sì distintamente del nibio par che sia mio destino…».

Il nibbio diventa **animale totemico** e segno di predestinazione. 

Nella cultura rinascimentale (e in molte tradizioni) l’uccello che scende sulla culla di un grande uomo è un classico segno di elezione divina o di grandezza futura (come l’aquila nelle leggende di eroi e santi). Qui però l’uccello non si limita a posarsi: **penetra** la bocca del bambino. Non è solo un’apparizione: è un’**iniziazione orale**.

Il bambino riceve, attraverso la bocca, lo “spirito del volatile” – ciò che Leonardo cercherà per tutta la vita di restituire all’uomo con le sue macchine volanti (“il grande uccello”).

Simbolismo dell’apertura della bocca

Aprire la bocca è un gesto potentemente simbolico:

- ricevere il cibo / il latte / la parola / lo spirito;

- essere resi capaci di parlare, di conoscere, di “incorporare” il mondo;

- resa vulnerabile (la bocca aperta è anche esposta).

La coda che penetra e percuote le labbra unisce **piacere, conoscenza e violenza**. È un’immagine quasi sciamanica: l’animale-spirito trasmette il suo potere attraverso un contatto intimo e invasivo.

Legame con il tema della “Resurrezione degli Dei” (Merežkovskij)

Nel romanzo di Merežkovskij, Leonardo è colui che tenta la sintesi tra il mondo pagano (la bellezza, i sensi, gli dèi della natura) e il mondo cristiano. 

Il nibbio può essere letto proprio in questa chiave:

- uccello di rapina, legato alla terra e alla carne (invidia, violenza);

- e al tempo stesso creatura del cielo, simbolo di elevazione e di conoscenza.

Il bambino Leonardo che riceve la coda del nibbio è già, simbolicamente, colui che incorporerà le forze contrastanti del mondo: la materia e lo spirito, l’istinto e l’intelletto, la “discesa degli dèi” antichi nella modernità.

Sintesi simbolica

Il ricordo del nibbio funziona come **mito di fondazione** della personalità di Leonardo:

- ricezione di un potere (il volo, la conoscenza);

- ambivalenza affettiva (nutrimento / aggressione);

- predestinazione;

- apertura al mondo attraverso la bocca (organo del piacere, del linguaggio e della curiosità).

È un’immagine che tiene insieme erotismo, conoscenza, ferita e vocazione. Per questo continua a generare interpretazioni: non perché sia “vera” in senso letterale, ma perché è strutturalmente densa di senso.

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