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Categoria: IL PUNTO - LE POINT
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LAMIDAH

(a cura di Barbara de Munari)

 

L'Amidah si riferisce principalmente a due aspetti collegati: la preghiera ebraica tradizionale e il concetto storico di resistenza spirituale.

1.     Il concetto di "Amidah" come resistenza (Yehuda Bauer)

Lo storico israeliano Yehuda Bauer ha introdotto il termine Amidah (עמידה, che significa letteralmente "stare in piedi" o "resistere") per descrivere una forma ampia di resistenza ebraica non armata durante la Shoah. Non si tratta solo di combattimenti, ma di qualsiasi atto che affermasse la dignità, l'identità e la vita ebraica contro il tentativo nazista di annientarle.

 

Include:

Bauer e altri storici (come Nechama Tec) vedono nell'Amidah una "resistenza spirituale" o Kiddush Ha-Hayyim (santificazione della vita), opposta al Kiddush Ha-Shem (martirio). Esempi documentati includono ghetti come Varsavia, Łódź, Theresienstadt e Vilna, e anche alcuni campi.

 

 

2.     La preghiera Amidah (Tefillah) durante la Shoah

L'Amidah è la preghiera centrale della liturgia ebraica, recitata in piedi e in silenzio (da qui il nome "stare in piedi"). È composta da 19 benedizioni (o 18 nei giorni festivi) e si recita tre volte al giorno.Durante l'Olocausto, molti ebrei continuarono a recitarla clandestinamente, nonostante i divieti, i rischi mortali e le condizioni estreme. Questo atto era sia devozione religiosa sia forma di resistenza: affermava l'identità ebraica e la fede di fronte alla deumanizzazione.

 

 

Esempi documentati:

 

 

Queste pratiche erano estremamente pericolose: i nazisti punivano severamente le osservanze religiose, vedendole come sfida al loro potere.

 

Contesto storico più ampio

La resistenza spirituale (inclusa la preghiera) contrastava direttamente l'obiettivo nazista di cancellare non solo i corpi, ma anche l'anima e la cultura ebraica. Nel ghetto di Theresienstadt, ad esempio, fiorirono attività culturali e religiose nonostante fosse usato come propaganda. Nel ghetto di Varsavia, l'Oyneg Shabes documentava la vita ebraica come atto di resistenza.

 

In sintesi, l'Amidah durante l'Olocausto simboleggia la resilienza ebraica: stare in piedi (fisicamente e metaforicamente) di fronte all'orrore, preservando fede, dignità e umanità. È un tema centrale negli studi sulla Shoah per bilanciare le narrazioni di sola vittima con quelle di agency e resistenza.

 

Kiddush Ha-Hayyim (o Kiddush Ha-Chayim, קידוש החיים in ebraico) significa letteralmente "santificazione della vita" (o "santificazione della vita").

 

Significato e contesto

È un concetto ebraico moderno, nato soprattutto in riferimento alla Shoah (Olocausto), che indica la resistenza ebraica attraverso la preservazione della vita, dell'identità e della dignità umana, piuttosto che attraverso il martirio.

 

 

Origine

Il termine è attribuito al rabbino Isaac Nissenbaum (nel ghetto di Varsavia). Egli disse: «In passato i nemici chiedevano la nostra anima e l'ebreo offriva il corpo per santificare il Nome di Dio. Oggi il nemico chiede il nostro corpo: perciò è nostro dovere difenderlo e proteggerlo». In pratica, con i nazisti che volevano l'annientamento fisico totale degli ebrei (non conversione o espulsione), sopravvivere diventava di per sé un atto di resistenza e santificazione.

 

 

Cosa includeva nella pratica (durante l'Olocausto)

È quindi l'opposto della resa passiva: è un'affermazione attiva della vita di fronte alla macchina della morte.

 

Questo concetto è fondamentale negli studi sulla Shoah perché bilancia le narrazioni di pura vittima con quelle di agency (capacità di agire) e resilienza ebraica.

 

Yehuda Bauer (6 aprile 1926 – 18 ottobre 2024) è stato uno dei più importanti storici israeliani della Shoah (Olocausto) e dell’antisemitismo del Novecento. Professore emerito di Storia e Studi sull’Olocausto all’Avraham Harman Institute of Contemporary Jewry dell’Università Ebraica di Gerusalemme, è stato a lungo consulente accademico di Yad Vashem e figura centrale negli studi sulla Shoah a livello internazionale.

 

 

Biografia essenziale

 

 

È morto a Gerusalemme il 18 ottobre 2024 all’età di 98 anni, lucido e attivo fino alla fine.

wienerholocaustlibrary.org

encyclopedia.ushmm.org

www.yadvashem.org

encyclopedia.com

en.wikipedia.org

tandfonline.com

holocausteducation.org.uk

sfi.usc.edu

 

Bauer è noto per aver ampliato e bilanciato la narrazione dell’Olocausto, spostando l’attenzione dalla sola vittimizzazione verso l’agency (capacità di agire) ebraica.

 

 

Opere principali (selezione)

 

 

Ha pubblicato oltre 40 libri e centinaia di articoli, in più lingue (parlava correntemente ceco, slovacco, tedesco, ebraico, yiddish, inglese, francese, polacco e anche un po’ di gallese).

 

Eredità

Bauer è considerato uno dei “padri fondatori” degli studi accademici sulla Shoah. Ha formato generazioni di storici, ha influenzato l’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) e ha sempre sottolineato l’importanza di studiare la Shoah non solo come tragedia, ma come evento che impone responsabilità morali universali contro il genocidio e l’indifferenza. Era noto per lo stile diretto, l’umorismo, l’onestà intellettuale e la capacità di parlare a un pubblico ampio senza semplificare.

 

 

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