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Categoria: DIARI
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TESHUVAH - IL RITORNO

 

 

 Maimonide spiega che la Teshuvah è considerata perfetta solo quando una persona si ritrova esattamente nella stessa situazione del passato, con le stesse passioni e opportunità di sbagliare, ma questa volta sceglie coscientemente di non peccare.

 

 

Nel Chassidismo, la Teshuvah (il ritorno) non è vista come un atto di tristezza, ma come un momento di gioia suprema, in cui l'anima ritrova la sua vera casa.

Ecco alcune parabole più celebri e profonde sul potere del ritorno.

Il principe e la lingua perduta (Il Baal Shem Tov)

Questa parabola del fondatore del Chassidismo spiega che il grido del cuore supera ogni preghiera formale.

Un re decise di mandare il suo unico e amatissimo figlio in un paese lontano per studiare e conoscere il mondo. Il principe, lontano da casa, sperperò tutto il denaro, dimenticò i costumi reali e, dopo molti anni, dimenticò persino la propria lingua madre.

Caduto in miseria, decise di tornare a casa. Arrivato alle porte del palazzo, i soldati non lo riconobbero: era vestito di stracci e parlava la lingua dei mendicanti. Nessuno voleva credere che fosse il figlio del re. Disperato, non sapendo più come esprimersi, il principe lanciò un urlo straziante dal profondo del cuore.

Il re, seduto sul trono, riconobbe immediatamente la voce di suo figlio e corse ad abbracciarlo.

Il significato: Il principe è l'anima umana, che scendendo nel mondo materiale si smarrisce e dimentica le sue origini divine. Quando non troviamo più le parole giuste per pregare, il grido sincero del nostro dolore e del nostro desiderio di tornare a Dio viene ascoltato all'istante.

Il tesoro sotto il ponte (Rabbi Nachman di Breslov)

Una delle storie più famose sull'idea che il ritorno non è un viaggio verso l'esterno, ma una riscoperta di se stessi.

Un povero ebreo di Cracovia, di nome Isaac, sognò per tre volte che a Praga, sotto il ponte che conduce al palazzo reale, era sepolto un grande tesoro. Spinto dal sogno, intraprese il lungo viaggio.

Arrivato al ponte di Praga, lo trovò sorvegliato giorno e notte dalle guardie. Il capo delle guardie, vedendolo girare lì intorno per giorni, gli chiese cosa cercasse. Isaac, ingenuamente, raccontò il sogno. La guardia scoppiò a ridere e disse: «Povero sciocco! Se avessi dovuto credere ai sogni, sarei dovuto andare a Cracovia, a casa di un ebreo chiamato Isaac, e scavare dietro la sua stufa per trovare un tesoro!».

Isaac ringraziò la guardia, tornò immediatamente a Cracovia, scavò dietro la propria stufa e trovò il tesoro che lo rese ricco per sempre.

Il significato: La Teshuvah è esattamente questo viaggio. Spesso cerchiamo la spiritualità e la vicinanza a Dio in luoghi lontani o negli altri. Il vero tesoro spirituale è sempre stato dentro di noi, nella nostra casa e nella nostra anima; il viaggio serve solo a farcelo capire.

Le lacrime nel calice (Rabbi Levi Yitzhak di Berditchev)

Questo racconto mostra come la Teshuvah possa trasformare persino i peccati in meriti.

Durante la notte di Yom Kippur, un uomo noto in tutta la città per la sua vita dissoluta ed empia entrò in sinagoga. Si mise nell'angolo più buio, si coprì il volto con il mantello di preghiera (Tallit) e iniziò a piangere ininterrottamente per ore, ripensando a ogni singola azione malvagia commessa nella vita.

Il rabbino Levi Yitzhak, noto per la sua capacità di vedere la santità in ogni ebreo, si interruppe durante la liturgia solenne, guardò verso l'uomo e disse alla comunità: «In questo momento, in Cielo, gli angeli stanno raccogliendo le lacrime di quest'uomo. Ogni sua lacrima sta prendendo un peccato e lo sta trasformando in una scintilla di luce pura. La sua Teshuvah è così potente che ha aperto le porte del perdono per tutta la nostra comunità».

Il significato: Nella visione chassidica, quando il pentimento nasce da un amore profondo e dal dolore sincero, ha la forza mistica di invertire il passato: l'energia precedentemente usata per il male viene redenta e trasformata in energia per il bene.

La scommessa sul sarto di Berditchev

Durante il pomeriggio di Yom Kippur, nel momento di massima solennità, Rabbi Levi Yitzhak si interruppe, guardò verso il cielo e disse a voce alta davanti a tutta la sinagoga:

«Signore del mondo! Voglio raccontarti cosa ha fatto oggi un sarto della mia città, e pretendo che Tu lo ascolti!».

Il rabbino raccontò che quel sarto, poco prima del tramonto, aveva preso il suo libro dei conti e si era rivolto a Dio dicendo: «Signore, oggi è il giorno del bilancio. Ho cercato di contare i miei peccati di quest'anno: ho trattenuto qualche pezzetto di stoffa avanzato dai clienti, a volte ho lavorato di fretta, e qualche volta ho saltato la preghiera pomeridiana per finire un vestito. Ma ora guardiamo il Tuo libro dei conti: Tu mi hai tolto dei parenti, hai fatto ammalare i miei figli, e hai privato molte persone del pane mandando la carestia. Se facciamo un calcolo onesto, Tu devi a me molto più di quanto io debba a Te!».

Il sarto aveva poi concluso: «Facciamo così, Dio: cancelliamo i debiti a vicenda. Io perdono Te per le mie sofferenze, e Tu perdoni me per i miei peccati».

A quel punto, Rabbi Levi Yitzhak batté il pugno sul leggio e gridò verso il Cielo con foga e commozione: «Sarto sciocco! Perché hai concluso un affare così povero? Perché hai accettato un semplice scambio alla pari? Avresti potuto pretendere da Dio che mandasse immediatamente il Messia e la redenzione per il mondo intero! Avrebbe dovuto accettare pur di saldare il debito con te!».

Subito dopo, il rabbino riprese la liturgia, certo che l'audacia di quel sarto avesse commosso il tribunale celeste e strappato il perdono per l'intera comunità.

(Rabbi Levi Yitzhak di Berditchev (1740–1809) è passato alla storia come il "Difensore del popolo d'Israele" (Sanegoran shel Yisrael). Aveva l'abitudine di rivolgersi direttamente a Dio, a volte persino sfidandoLo o argomentando con Lui, pur di trovare una giustificazione ai peccati del popolo e assicurarne il perdono).

Il carrettiere e le ruote del carro

Una mattina, mentre si recava in sinagoga per le preghiere mattutine, Rabbi Levi Yitzhak vide un carrettiere ebreo nel cortile. L'uomo indossava il Tallit (il mantello di preghiera frangiato) e i Tefillin (i filatteri di pelle sulle braccia e sulla fronte).

Mentre recitava le preghiere con grande fervore, il carrettiere teneva in mano un secchio di grasso nero e un pennello, e si era chinato a ungere i perni delle ruote del suo carro per prepararli al viaggio.

I discepoli del rabbino, che camminavano con lui, rimasero scioccati e scandalizzati da quella scena. Consideravano un enorme insulto alla santità della preghiera il fatto che quell'uomo svolgesse un lavoro così umile, sporco e mondano mentre indossava gli oggetti più sacri dell'ebraismo.

Rabbi Levi Yitzhak, invece, si fermò a guardarlo. I suoi occhi si riempirono di lacrime di commozione. Guardò verso il cielo, sollevò le mani e gridò con gioia: «Padrone del mondo, guarda che popolo meraviglioso hai! Guarda la santità di questo carrettiere: persino mentre unge le ruote del suo carro, il suo cuore e la sua bocca sono rivolti a Te, e non smette un solo istante di pregarti!».

(Questo è forse l'aneddoto più famoso in assoluto su Rabbi Levi Yitzhak di Berditchev. Mostra la sua straordinaria capacità di vedere il bene, la purezza e la devozione a Dio anche nei gesti apparentemente più rozzi o bizzarri delle persone semplici).

Il significato dell'aneddoto

Mentre gli altri vedevano un uomo che profanava la preghiera con il lavoro materiale, il rabbino vedeva un uomo che elevava il lavoro materiale, trasformandolo in un atto di santità. Questo racconto racchiude l'essenza del Chassidismo: non serve isolarsi dal mondo per servire Dio; lo si può e lo si deve servire in ogni singola azione quotidiana.

Il rifiuto di dire la verità

Nella città di Berditchev viveva un uomo d'affari ebreo diventato molto ricco, ma che aveva completamente abbandonato la fede e la morale. Era noto per tre cose: non rispettava alcuna regola della Torah, trattava con crudeltà i suoi dipendenti e, soprattutto, era un peccatore ostinato, orgoglioso del suo stile di vita e sprezzante verso i rabbini.

Un giorno, questo ricco mercante commise una grave frode commerciale che mandò in rovina diverse famiglie povere della comunità. La voce si sparse rapidamente e i leader della città, furiosi, decisero di portarlo davanti al tribunale rabbinico guidato da Rabbi Levi Yitzhak.

Il ricco si presentò in sinagoga con un atteggiamento arrogante e di totale sfida. Entrato nello studio del rabbino, si impose a gambe larghe, guardò Levi Yitzhak dall'alto in basso e disse: «Inutile che mi parli di Dio, di inferno o di punizioni. Io non credo a nulla di tutto ciò e non mi pento di nulla di quello che ho fatto. Ho vinto io».

La reazione di Rabbi Levi Yitzhak

I discepoli presenti si aspettavano che il rabbino scagliasse una terribile maledizione o un rimprovero di fuoco contro quell'uomo così insolente.

Invece, Rabbi Levi Yitzhak si alzò lentamente dalla sua sedia. Non c'era rabbia sul suo volto, ma una profonda, immensa tristezza. Si avvicinò al ricco mercante, lo guardò dritto negli occhi e, con le lacrime che cominciavano a rigargli le guance, gli prese le mani tra le sue.

Con una voce piena di dolcezza e commozione, il rabbino disse: «O mio caro fratello... quanto deve soffrire la tua anima purissima. Per aver dovuto costruire una corazza così dura, per aver dovuto compiere così tante azioni brutte solo per convincere te stesso di non valere nulla... quanto dolore devi avere dentro per nascondere la scintilla divina che Dio ti ha donato».

Poi, il rabbino lo abbracciò strettamente, continuando a piangere sulla sua spalla, come se il dolore per i peccati di quell'uomo fosse il proprio.

Il crollo della corazza

Il ricco mercante rimase pietrificato. Era preparato a ricevere insulti, minacce, scomuniche o urla; a tutto questo avrebbe risposto con altra rabbia e orgoglio. Ma non era assolutamente preparato a ricevere un amore così puro e incondizionato, né a vedere un santo che piangeva per la salvezza della sua anima.

L'amore del rabbino sciolse istantaneamente la sua durezza. L'uomo scoppiò in un pianto dirotto, cadde in ginocchio e confessò non solo la frode di quel giorno, ma anni di cattiverie e rimorsi accumulati.

In quel preciso momento iniziò la sua Teshuvah (il ritorno). Negli anni successivi, restituì ogni centesimo tolto ai poveri e divenne uno dei membri più generosi e retti della comunità di Berditchev. Il rabbino non lo aveva convertito con la paura del castigo, ma mostrandogli la bellezza della sua stessa anima.

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