Categoria: Storia e Geopolitica
Autore: Konstantin Sichinava
Editore: ETICA Edizioni Torino
Pagine: 274
Prezzo: € 24,00
ISBN: 979-1280039156
Anno: 2026
Note: Prefazione di Lali Burduli
Visite: 882
 / 1
ScarsoOttimo 

Descrizione

Scritto da Barbara de Munari

LA DIPLOMAZIA DI HENRY KISSINGER DALLA GUERRA DEI SEI GIORNI

ALLA GUERRA DI YOM KIPPUR

Di Konstantin Sichinava – Università di Siena – Dipartimento di Scienze politiche e Internazionali

Prefazione a cura della Dott.ssa Lali Burduli − Università Statale di Tbilisi Ivane Javakhishvili (TSU) − Facoltà di Geografia politica ed economica Internazionale – Georgia

© ETICA Edizioni Torino, marzo 2026

pp. 274, note a piè di pagina: 286, voci bibliografiche e sitografiche: 248, tavole a colori nel testo e fuori testo: 24

 

 

... Kissinger capisce presto che non può esistere un Ordine del Mondo che soddisfi tutti, e che l'Ordine come tale si estende piuttosto solo per le grandi potenze e per una parte degli stati che storicamente sono riusciti a dialogare, negoziare, mettersi d’accordo, ma mai in modo statico e definitivo; che «l’ordine mondiale non deriva dall’assenza di conflitto, ma dall’equilibrio negoziato tra potenze», e che «la pace rappresenta una tregua instabile in attesa di un nuovo equilibrio perché non può esserci pace senza equilibrio di forze».
Kissinger ha sempre scelto il bene degli USA, del paese che lo ha accolto da bambino e gli ha dato tutto. Ha proseguito in modo praticamente costante, senza tradire le sue convinzioni, divenendo per un lungo periodo démodé, senza mai smettere di essere uno scienziato uguale a pochi, odiato da tutti, ma senza smentirsi mai…
Egli disse: «Ogni statista deve cercare di conciliare ciò che è considerato giusto con ciò che ritiene possibile. Un ruolo di benevola neutralità è sempre molto fragile, poiché richiede esattamente quel grado di simulazione che mette in allarme gli amici, mentre può non bastare a rassicurare il nemico». E ancora: «è destino di ogni politica coronata dal successo che i posteri dimentichino con quanta facilità le cose sarebbero potute andare diversamente».


Dopo la seconda guerra mondiale, il Medio Oriente occupa un posto speciale nelle relazioni internazionali. Dalla fine degli anni '40, è divenuto un focolaio di tensione nel mondo e lo è rimasto fino alla metà degli anni '90. La trasformazione del Medio Oriente in un ꞌꞌpunto caldoꞌꞌ del pianeta è principalmente associata alla formazione dello Stato di Israele nel 1948 e al conflitto arabo-israeliano che ne è seguito e che ha portato a una serie di crisi politiche internazionali.
La politica estera americana nei confronti del Medio Oriente, dal 1945 al 1967, seguì un percorso tutt’altro che lineare. La crisi del Medio Oriente e l’influenza della diplomazia statunitense nel periodo delle guerre del 1967 e del 1973, vista in particolare modo attraverso la figura del diplomatico Premio Nobel per la Pace, Henry Kissinger, sono oggetto di questo studio.

 

«Israele è il sogno ebraico millenario. Poche idee sono esistite nel mondo da così tanti millenni come quella che tiene insieme un intero popolo antico. Gli ebrei, dopo centinaia e centinaia di anni, ripetutamente ripristinano lo stato sullo stesso pezzo di terra deserta tra il Mediterraneo, il Mar Morto e il Mar Rosso, adatto più per le invasioni esterne e minimamente per la difesa»... (Y. Satanovsky - Libro d’Israele. Eksmo, 2014).

 

Sono esplicite le parole di Golda Meir rivolte a Henry Kissinger durante un incontro a Tel Aviv il 22 ottobre 1973: «I need your assurance. I believe you. I know what you did. Without you, I don’t know where we would have been». Ho bisogno della sua rassicurazione. Io Le credo. So ciò che ha fatto per noi. Senza di Lei, non so dove saremmo»).

Esiste un aneddoto su come, durante il colloquio con il Primo Ministro dꞌIsraele Golda Meir che si appellava a Kissinger perché aiutasse il popolo ebraico al quale egli apparteneva, egli le avesse risposto che lui in primo luogo era americano, in secondo luogo Segretario di Stato e solo in terzo luogo ebreo («Golda, You Must Remember That First I Am An American, Second I Am Secretary Of State And Third I Am A Jew»), e Golda Meir ribatté: «Henry, tu dimentichi che noi in Israele leggiamo da destra a sinistra» («Henry, You Forget That In Israel We Read From Right To Left») 

 

Data inserimento: Venerdì, 13 Febbraio 2026