Si annuncia il lancio della collana editoriale PERSPECTIVES di Etica Edizioni Torino, alla vigilia del Capodanno ebraico 5787.

 Il progetto è descritto come "editoria ripartiva" che combatte la nebbia informativa e la superficialità dei commentatori compulsivi, puntando su competenza, fonti rigorose e cura della lingua italiana.

La collana adotta una struttura con sezioni dedicate a scenario, fonti e prospettiva, ispirandosi al concetto di Tikkùn Olàm per riparare fratture attraverso conoscenza e responsabilità del lettore.

 

Tikkùn Olàm (in ebraico תִּיקּוּן עוֹלָם, tiqqūn ʿōlām) significa letteralmente «riparazione del mondo» o «aggiustamento/miglioramento del mondo». È un concetto ebraico multiforme che ha assunto significati diversi nel corso di quasi duemila anni di storia ebraica.

 

Origini rabbiniche (Mishnah e Talmud)

Il termine non compare nella Bibbia ebraica (anche se il verbo tikkun appare in Qoelet/Ecclesiaste col senso di «raddrizzare» o «riparare»). Compare per la prima volta nella letteratura rabbinica, soprattutto nella Mishnah (codificata intorno al 200 e.v.) nella formula mipnei tikkun ha-olam («per il miglioramento / stabilizzazione del mondo» o «nell’interesse della politica sociale»).Qui ha un valore pratico e giuridico: i rabbini lo usano per giustificare provvedimenti destinati a tutelare i più deboli, chiudere scappatoie legali e mantenere l’ordine sociale. Esempi tipici riguardano le condizioni per i documenti di divorzio, l’affrancamento degli schiavi o il pruzbol (un meccanismo che permetteva di riscuotere debiti nonostante l’anno sabbatico previsto dalla Torah, per evitare che i ricchi smettessero di prestare denaro ai poveri). Non si tratta ancora di un ideale universale di giustizia sociale, ma di un principio pragmatista di “buona amministrazione” della società.

 

Nella liturgia: la preghiera Aleinu

Un uso teologico precoce appare nella preghiera Aleinu (attribuita tradizionalmente al III secolo e.v. e entrata stabilmente nella liturgia quotidiana più tardi). Vi si legge la frase le-taken olam be-malkhut Shaddai («per riparare/perfezionare il mondo sotto la sovranità dell’Onnipotente»). In questo contesto l’accento è messianico e teocentrico: il mondo sarà “riparato” quando l’idolatria sarà eliminata e il regno di Dio sarà pienamente stabilito. Non è principalmente un invito all’azione umana immediata, ma un’espressione di speranza escatologica.

 

L’interpretazione cabbalistica (soprattutto Luriana)

Il concetto assume una dimensione cosmologica e mistica con la Kabbalah, e soprattutto con Rabbi Isaac Luria (l’Ari, 1534-1572) a Safed. Secondo la mitologia luriana:

  • Dio si contrae (tzimtzum) per fare spazio alla creazione.
  • La luce divina viene contenuta in “vasi” (kelim) che, non reggendo l’intensità, si frantumano (shevirat ha-kelim).
  • Le scintille di luce divina restano intrappolate nei frammenti (le qelipot, i “gusci” del male e della materia).

Il compito dell’essere umano è raccogliere e liberare queste scintille attraverso l’osservanza delle mitzvot (comandamenti), lo studio della Torah, la preghiera e gli atti etici. Questo tikkun non ripara soltanto il mondo materiale, ma contribuisce anche a riparare la “rottura” all’interno del divino stesso. È un’idea di collaborazione attiva tra umanità e Dio nel processo di redenzione cosmica.

 

L’uso moderno

A partire dal XX secolo (in particolare negli Stati Uniti dagli anni Cinquanta-Ottanta) tikkùn olàm è divenuto, soprattutto nell’ebraismo riformato, conservatore e progressista, un motto per indicare l’impegno etico e politico a favore della giustizia sociale, dei diritti umani, della pace, della tutela ambientale e della lotta alle disuguaglianze. È stato reso popolare da educatori, attivisti e pubblicazioni (tra cui la rivista Tikkun di Michael Lerner). In questo senso contemporaneo, il concetto pone l’accento sulla responsabilità umana di “aggiustare” un mondo percepito come rotto o imperfetto, spesso con un’enfasi sull’azione concreta e collettiva piuttosto che sulla dimensione mistica o escatologica tradizionale. Molti ebrei moderni lo considerano un elemento centrale della propria identità religiosa e civile.

 

Sfumature e diversità di interpretazioni

Le diverse tradizioni ebraiche non lo intendono allo stesso modo:

  • Nelle fonti ortodosse e tradizionali l’accento resta spesso sulle mitzvot, sullo studio e sulla dimensione teologica/messianica.
  • Nelle correnti liberali prevale l’interpretazione etico-sociale e attivista.
  • Esistono anche letture ecologiche (già presenti in alcuni midrash antichi) che vedono nel tikkùn olàm la responsabilità verso il mondo naturale.

In sintesi, Tikkùn Olàm non è un concetto monolitico: è passato da principio giuridico di ordine sociale, a speranza liturgica messianica, a mito cosmologico cabalistico, fino a divenire oggi un potente simbolo di impegno etico e riparativo nel mondo. La sua ricchezza sta proprio in questa stratificazione di significati, che permette a diverse generazioni e sensibilità di appropriarsene in modi differenti, sempre mantenendo al centro l’idea che l’essere umano abbia un ruolo attivo nel migliorare (o “riparare”) la realtà.

 [A cura di Redazione]