
IL RICORDO DEL NIBBIO E LE MACCHINE VOLANTI DI LEONARDO DA VINCI
Confronto tra il ricordo del nibbio e le macchine volanti di Leonardo
Il ricordo infantile del nibbio e i progetti di macchine volanti formano un unico circolo simbolico e biografico. Leonardo stesso lo dichiara esplicitamente: studiare il nibbio è il suo “destino”, perché quel rapace gli apparve nella culla.
Il nesso dichiarato da Leonardo
Quando, intorno al 1505, approfondisce lo studio del volo degli uccelli (Codice sul volo degli uccelli e fogli del Codice Atlantico), Leonardo annota il ricordo proprio mentre analizza il nibbio.
Non è un’associazione casuale: il bambino che riceve la coda del nibbio in bocca è lo stesso uomo che, da adulto, cercherà di **restituire all’umanità lo “spirito del volatile”**.
In un famoso passo scrive che una macchina costruita dall’uomo può imitare i movimenti dell’uccello, ma gli manca lo *spirito* del volatile, che deve essere supplito dallo spirito dell’uomo. Il ricordo della culla appare come il momento in cui quello spirito gli è stato trasmesso.
Dal nibbio naturale al “Grande Nibbio”
Leonardo osserva con precisione quasi maniacale il volo planato del nibbio reale (Milvus milvus):
- uso della coda come timone;
- aggiustamenti minimi delle ali;
- capacità di sfruttare le correnti d’aria con poco battito.
Queste osservazioni confluiscono nei suoi progetti più maturi di macchine volanti, in particolare in quello che gli studiosi moderni chiamano **“Grande Nibbio”**: un’ala planante (più che un ornitottero a battito) ispirata proprio alla tecnica di volo del rapace.
La coda del nibbio, che nel ricordo infantile penetra e “percuote” la bocca del bambino, diventa nella macchina il dispositivo di governo e stabilizzazione.
C’è quindi un passaggio diretto:
**coda del nibbio (simbolo di trasmissione di potere) — coda/timone della macchina volante (strumento di controllo del volo).**
Simbolismo del passaggio
Elemento del ricordo — Corrispondenza nelle macchine volanti — Significato simbolico Il bambino è *posseduto* dallo spirito del nibbio; l’adulto tenta di *incarnare* quello spirito in una macchina e di trasmetterlo all’umanità.
Fallimento e incompletezza
Nessuna delle macchine volanti di Leonardo volò davvero in modo controllato (almeno secondo le fonti storiche).
Questo fallimento tecnico rispecchia simbolicamente l’incompletezza che Freud e Merežkovskij colgono in Leonardo: l’uomo che “si sveglia troppo presto”, che riceve una visione (il volo) ma non riesce a realizzarla pienamente nel mondo materiale.
Il ricordo del nibbio resta quindi sia **origine** sia **limite**:
- origine della vocazione;
- segno di una potenza ricevuta che non può essere interamente dominata o trasferita.
Sintesi
Il ricordo del nibbio non è solo un’immagine psicoanalitica o un aneddoto curioso. È il **mito personale** che fonda l’intero progetto leonardesco del volo umano.
La coda che entra nella bocca del bambino è il primo “contatto” con il segreto del cielo; le macchine volanti (e in particolare il Grande Nibbio) sono il tentativo adulto di restituire quel segreto al mondo.
Dal ricevere al saper donare: questo è il percorso simbolico che unisce la culla alle ali meccaniche.
Collegamento con la visione di Merežkovskij
In *La Resurrezione degli Dei* Merežkovskij fa del tema del volo e delle ali uno dei nuclei simbolici più forti del romanzo. Il ricordo del nibbio e i progetti di macchine volanti di Leonardo diventano, nella sua interpretazione, il segno più alto (e più tragico) del tentativo di **sintesi tra paganesimo e cristianesimo**.
Il nibbio come trasmissione dello spirito pagano
Per Merežkovskij Leonardo è l’uomo in cui rinascono gli antichi dèi.
Il nibbio che scende sulla culla e introduce la coda nella bocca del bambino può essere letto come l’**iniziazione pagana**: la natura (l’uccello, la forza vitale, l’istinto, la bellezza sensibile) penetra e “possiede” l’infante.
È il momento in cui lo spirito degli dèi antichi – legati alla terra, al corpo, al cielo naturale – entra in Leonardo. Da qui nasce la sua curiosità insaziabile e il suo amore per la realtà fisica del mondo.
Le macchine volanti come tentativo di “resurrezione”
Nel romanzo le ali e le macchine volanti non sono solo invenzioni tecniche. Hanno un significato religioso-filosofico preciso:
- Costruire ali per l’uomo significa **ridare all’umanità il potere degli dèi** (il volo, la libertà dal peso della terra).
- È un passo verso quella che Merežkovskij chiama l’era del **“uomo-dio”** (человекобожество): l’umanità trasformata dalla ragione e dalla bellezza, capace di superare la scissione tra spirito e carne.
- Leonardo stesso, nel romanzo, considera le ali “l’ultima meta della vita”.
Il ricordo del nibbio è quindi l’origine mistica di questo progetto: il bambino ha ricevuto lo spirito del volatile; l’adulto tenta di restituirlo all’intera umanità attraverso la macchina.
Il fallimento come tragedia della sintesi
Merežkovskij insiste sul carattere **incompleto e tragico** di Leonardo.
Le macchine volanti non funzionano (o, quando qualcuno tenta di usarle – come nel celebre episodio del “grande uccello” – finiscono in fallimento e rovina).
Questo fallimento non è solo tecnico: è il segno che la vera sintesi tra i due mondi (pagano e cristiano, carne e spirito) **non può ancora realizzarsi** nella storia. Leonardo è l’uomo che “si sveglia troppo presto”, mentre il resto del mondo dorme ancora. Riceve la visione della resurrezione degli dèi, ma non riesce a incarnarla pienamente.
Le ali restano quindi simbolo ambivalente:
- di elevazione e di potenza creatrice;
- di Icaro (il volo che finisce in caduta);
- di una promessa messianica ancora non compiuta.
Conclusione
Per Merežkovskij il percorso che va dal ricordo del nibbio alle macchine volanti è il cuore stesso del destino di Leonardo: l’uomo che ha ricevuto in sé la forza degli antichi dèi e che cerca, con la ragione e con l’arte, di farli risorgere nell’umanità intera.
Il volo diventa così non solo un’impresa tecnica, ma il simbolo più alto (e più doloroso) della “Resurrezione degli Dei”.