
Dmitrij Sergeevič Merežkovskij e LA QUESTIONE EBRAICA
**Merežkovskij** (in russo **Мережковский**, traslitterato anche Merezhkovsky) è un cognome di origine ucraina (piccolo-russa).
Origine storica della famiglia
Secondo le memorie dello stesso Dmitrij Sergeevič Merežkovskij:
- Il bisnonno, Fëdor Merežki, era un ufficiale cosacco (*vojskovoj staršina*) a Hlukhiv, in Ucraina.
- Il nonno, Ivan Fëdorovič, verso la fine del Settecento si trasferì a San Pietroburgo e, per “russificare” il cognome, lo trasformò da **Merežki** in **Merežkovskij** (aggiungendo il tipico suffisso nobiliare *-skij*).
La famiglia fu poi riconosciuta ufficialmente come nobile russa nel 1866.
Non c’è un’origine ebraica per il cognome Merežkovskij né per la famiglia dello scrittore Dmitrij Sergeevič Merežkovskij.
Né le memorie di Merežkovskij, né le biografie attendibili, né i registri nobiliari russi indicano origini ebraiche.
Perché a volte nasce confusione
Alcuni siti generici di onomastica collegano cognomi simili (Merejkowski, Mierzejewski, ecc.) a possibili origini polacche o, in certi casi, ebraiche ashkenazite. Si tratta però di omonimie o di linee familiari diverse.
Nel caso specifico dei Merežkovskij di San Pietroburgo (quelli dello scrittore) l’origine è chiaramente ucraina-ortodossa e nobiliare.
Merežkovskij stesso, pur essendo interessato alla questione ebraica e avendo difeso gli ebrei contro l’antisemitismo (scrisse ad esempio l’articolo *La questione ebraica come questione russa*), non aveva alcuna ascendenza ebraica.
Merežkovskij sosteneva gli ebrei per ragioni morali, politiche e religiose.
Motivo morale e umanitario
Nel saggio *La questione ebraica come questione russa* (incluso nella raccolta *Lo Scudo* / *Щит*, 1916-1917) Merežkovskij afferma con forza che:
- Gli ebrei sono esseri umani come gli altri.
- Non sono nemici della patria né traditori, ma cittadini leali che amano la Russia.
- L’antisemitismo è «un marchio d’infamia sul volto della Russia».
Per lui era semplicemente indegno di un popolo civile e cristiano perseguitare una minoranza.
Motivo politico-nazionale
La tesi centrale del saggio è questa:
«Non esiste una questione ebraica, polacca, ucraina… esiste solo la questione russa».
Secondo Merežkovskij, la Russia non può essere davvero libera e dignitosa finché opprime le nazionalità che vivono al suo interno.
Difendere gli ebrei (e le altre minoranze) era, per lui, un modo per salvare l’onore e il futuro della Russia stessa. Solo un popolo russo libero avrebbe potuto dare libertà agli altri.
Motivo religioso e filosofico
Merežkovskij vedeva una profonda affinità mistica tra lo spirito ebraico e quello russo/slavo:
- entrambi caratterizzati da una sete intensa del divino,
- da un forte elemento profetico e apocalittico,
- da una tensione verso l’Assoluto.
In una lettera ad Akim Volynskij (critico ebreo) scrisse di sentirsi attratto dagli ebrei proprio per questa «fede mistica nel Mistero divino», pur riconoscendo la distanza etnica.
Inoltre, come pensatore cristiano che cercava un “nuovo cristianesimo” (il Terzo Testamento), non voleva recidere completamente le radici ebraiche del cristianesimo.
In sintesi
Merežkovskij non era un “filosemita” sentimentale o ideologico.
Sosteneva gli ebrei perché:
- l’oppressione gli sembrava moralmente vergognosa,
- indeboliva la Russia,
- contraddiceva i valori cristiani e umani in cui credeva.
Il suo intervento fa parte di una più ampia presa di posizione di intellettuali russi liberali e religiosi contro i pogrom e le discriminazioni dell’epoca.