Europei divisi tra fiducia e richieste di protezione: il paradosso di un'Unione "necessaria ma distante".

Di Nando Pagnoncelli -Presidente di Ipsos Italia, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Robert Schuman

22 giugno 2026

Questa analisi di Ipsos, basata sui dati della rilevazione Eurobarometro della primavera 2026 , delinea il quadro di un'Europa che, confrontata con shock prolungati – la pandemia, la guerra in Ucraina, l'instabilità in Medio Oriente e l'aumento dei prezzi – viene percepita come un punto di riferimento. La fiducia media nell'Unione europea è in aumento e il sostegno all'euro si mantiene ai massimi livelli degli ultimi anni. Ma il quadro non è semplice: cresce la richiesta di un'Europa più presente in materia di sicurezza, energia, sanità e migrazione, ma persiste anche la percezione di un'Unione burocratica che spreca denaro e fatica a controllare le proprie frontiere. È un rapporto "altalenante": le persone la desiderano più forte dove serve; la criticano quando non soddisfa le aspettative immediate o quando le sue decisioni sembrano distanti.

1 - La fiducia è in aumento, ma polarizzata tra i vari Paesi: il caso della Francia

L'osservazione di fondo è chiara: la fiducia degli europei nell'Unione è in aumento. In media, coloro che nutrono "una certa fiducia" sono più numerosi di coloro che non ne nutrono, indicando un saldo positivo rispetto ai semestri precedenti. Tuttavia, un'analisi per Paese rivela un'Europa a più velocità. Laddove i contesti politici ed economici sono relativamente stabili e dove l'Unione europea è percepita come uno scudo (geopolitico, energetico, normativo), la fiducia prevale nettamente. Altrove, domina la narrazione pubblica dell'Europa come un "vincolo" o una "burocrazia".

In questo contesto, la Francia si distingue: membro fondatore del progetto europeo che, secondo recenti sondaggi, mostra livelli di fiducia inferiori alla media europea. Ciò è significativo perché smentisce l'idea che lo scetticismo sia appannaggio esclusivo dei paesi "periferici" o "mediterranei" in difficoltà. Qui, una complessa interazione di fattori – elevate aspettative nei confronti dell'Unione, tensioni sociali interne e polarizzazione politica – alimenta la percezione di un'Europa "esigente ma in gran parte assente". Il messaggio politico potrebbe avere gravi conseguenze: se una grande democrazia fondatrice fatica a riconoscersi nel "valore aggiunto" dell'Unione, l'intera narrazione europea risente di un problema di prossimità e di percezione dei risultati.

2 - Cittadinanza europea: il "sì, ma non esattamente"

Sulla questione dell'identità, il quadro è coerente con questa ambivalenza. La percentuale di coloro che si sentono cittadini dell'Unione rimane elevata, ma chi dichiara "sì, mi sento pienamente europeo" è in minoranza quasi ovunque, mentre predominano coloro che rispondono "sì, in larga misura". Il legame emotivo con l'Unione è più spesso "abbastanza" forte, più raramente "molto forte". E quando viene chiesto loro se "la loro voce viene ascoltata in Europa", la percentuale di coloro che ne sono convinti rimane limitata. L'Europa, quindi, esiste ed è utile, ma viene percepita come distante a volte, proprio quando i cittadini cercano riconoscimento, ascolto e risposte.

Eppure, gli europei sanno cosa li unisce: alla domanda su cosa crei una comunità europea, "democrazia e stato di diritto" (26%) e "cultura" (24%) risultano essere le risposte più frequenti, seguite da "valori" (22%), "storia" (21%) e "economia" (21%). Questo è un indizio prezioso per costruire un nuovo mito fondativo: l'Europa non è semplicemente la somma di interessi materiali, ma una narrazione coerente di principi, storia e creatività condivisi.

3 - La richiesta di un'Europa è esplicita e pragmatica

La parte più chiara del sondaggio riguarda ciò che i cittadini si aspettano dall'Unione europea. Le priorità a livello europeo per i prossimi cinque anni sono le seguenti:

• Sicurezza e difesa (36%)
• Economia/competitività (29%)
• Salute (23%)
• Migrazione (22%)
• Clima e ambiente (22%)
• Occupazione (22%)

Questo quadro è confermato dalle voci di spesa del bilancio europeo che i cittadini considerano prioritarie:

• Difesa e sicurezza (39%)
• Immigrazione (24%)
• Clima/ambiente (23%)
• Agricoltura e sviluppo rurale (23%)
• Trasporti e infrastrutture energetiche (21%)

Nonostante un atteggiamento tiepido nei confronti dell'Europa, i cittadini europei auspicano politiche comuni su diverse questioni:

• Politica di sicurezza e difesa comune (81%)
• Accordi commerciali con i più elevati standard sociali e ambientali (81%)
• Politica commerciale comune (77%) e politica estera comune (75%)
• Politica energetica comune (75%)
• Unione economica e monetaria con l'euro (74%)
• Mercato unico digitale (71%)
• Politica sanitaria comune (68%)

• Politica migratoria comune (71%)

 

Si tratta di una posizione rassicurante, in un momento in cui le forze politiche "sovraniste" sembrano godere di un sostegno crescente in diversi paesi. I dati, infatti, delineano un'opinione pubblica europea che auspica una maggiore integrazione proprio laddove gli Stati, considerati singolarmente, risultano strutturalmente meno efficaci (difesa, energia, migrazione, sanità), nella consapevolezza che, su molte questioni (non solo transfrontaliere), la "sovranità utile" si esercita al meglio congiuntamente.

Nel frattempo, l'elenco delle preoccupazioni immediate (le "sfide per l'Europa") è dominato da:

• Conflitto in Medio Oriente (25%)
• Situazione internazionale (23%)
• Guerra in Ucraina (20%)
• Costo della vita (17%)
• Sicurezza e difesa (15%)
• Approvvigionamento energetico (15%)
• Immigrazione (14%)
• Clima (8%)

Le richieste dell'Europa sono dunque selettive e concrete: difesa, energia, migrazione, sanità, competitività. Si tratta di un'agenda volta a "tutelare le libertà" in un mondo più complesso.

4 - Perché gli aspetti negativi dominano la narrazione?

Tre meccanismi spiegano il paradosso tra vantaggi spesso "invisibili" e critiche molto evidenti.

• Distorsione da visibilità: i benefici europei sono diffusi, quotidiani e dati per scontati (libera circolazione, tutela dei consumatori, standard ambientali, ecc.); i costi o i vincoli sono concentrati e finiscono sui titoli dei giornali (procedure di infrazione, norme relative ai bilanci nazionali, criteri e scadenze per l'assegnazione dei fondi). Ciò che genera rumore oscura ciò che costituisce un sistema.

• Attribuzione selettiva e scaricabarile: quando le cose vanno bene, il merito è nazionale/locale; quando vanno male, "è colpa di Bruxelles". Questa dinamica, volta a ottenere il sostegno all'interno del proprio paese da parte di attori politici in difficoltà o sotto pressione, ha un impatto negativo sulla legittimità europea.

• Distanza procedurale: l'Unione Europea decide al termine di processi lunghi e multilivello. Senza un "volto" o scadenze percepite come ravvicinate, la legittimità del risultato (output) fatica a compensare la percezione di una scarsa legittimità della partecipazione (input), ovvero la percezione di una voce debole per ciascun paese.

5 - Quale nuovo mito fondativo può "scaldare i cuori"?

È chiaro che l'Europa deve puntare a raccontare la propria storia in modo diverso per essere percepita come più vicina ai suoi cittadini, capace di tradurre il progetto in sentimento, come ha affermato Bono, leader degli U2, nel 2018.

Le storiche "tre P" – pace, protezione, prosperità – non sono obsolete: vanno reinterpretate per l'era della competizione per il potere e della duplice transizione, verde e digitale. I dati suggeriscono un mito che unisce sicurezza, libertà e sostenibilità.

Tuttavia, è necessario considerare quale potrebbe essere il principio guida di questa nuova narrativa, ad esempio, l'Europa come comunità che protegge le libertà (di circolazione, di impresa e di espressione) rendendole resilienti in un mondo instabile e che le trasmette intatte alle generazioni future attraverso la transizione verde e l'innovazione. Questi temi sono coerenti con i risultati dell'indagine Eurobarometro.

• Pace, democrazia e stato di diritto: i cittadini li identificano come i pilastri fondamentali dell'identità nazionale. La difesa comune mira a preservare la pace, non a militarizzare l'Unione.
• Sicurezza e difesa comuni: massime priorità e spese desiderate.
• Sovranità energetica pulita: l'energia come garanzia di sicurezza economica e geopolitica, unitamente a considerazioni climatiche e ambientali.
• Welfare equo e competitivo: un'economia che innova e crea posti di lavoro di qualità.
• Assistenza: salute condivisa e gestione umana ed efficace della migrazione, come espressione concreta della solidarietà europea.

Una sintesi che può essere formulata in tre "C":

• Preservare le libertà (pace, diritti, stato di diritto).
• Dare potere alle persone (salute, istruzione, occupazione, mobilità).
• Trasformare il nostro modello (energia, clima, digitale) per prosperare senza lasciare indietro nessuno.

6 - Come "narrare" l'Europa in modo che i vantaggi superino gli svantaggi

Abbiamo bisogno di proposte operative e misurabili, rilevanti per la vita di tutti i giorni, che traducano i principi in esperienze concrete. Queste azioni potrebbero essere numerose. Ad esempio:

• Per ogni nuova misura europea, indicare chiaramente le scadenze, i benefici e le tutele per cittadini e imprese, con esempi concreti e quotidiani.
• Identificazione e tracciabilità dei fondi. Un'etichetta "UE" visibile potrebbe essere esposta su opere, servizi e progetti; mappe pubbliche aggiornate dei cantieri e dei risultati; e contatori in tempo reale dei benefici locali (chilometraggio della rete rinnovata, numero di studenti che partecipano a programmi di mobilità o aziende esportatrici sostenute, ecc.).
• Responsabilità condivisa, ma anche merito condiviso: per ogni risultato significativo, comunicazione congiunta da parte dell'Unione europea, dei governi nazionali, delle regioni e dei sindaci. Per ogni ritardo, un piano di recupero con il nome del responsabile e le scadenze.
• Comunicazione con i cittadini come leva strategica: ascolto, partecipazione e feedback ("abbiamo cambiato questo (X) perché ci avete detto questo (Y)").
• Semplificazione misurabile: ad esempio, obiettivi per la riduzione dei tempi di elaborazione e della burocrazia per l'accesso ai fondi; uno sportello digitale unico per l'Unione per le PMI e il terzo settore; indicatori pubblici dei "giorni risparmiati" per caso.
• Creazione di "ambasciatori locali": reti di scuole, medici, camere di commercio e organizzazioni del terzo settore, che agiscono come "narratori" del valore europeo, con kit semplici, dati locali e micro-eventi periodici.
• Visibilità del "dividendo europeo" con un resoconto annuale personalizzato, "Il tuo anno con l'Unione": diritti esercitati, risparmi stimati e opportunità attivate nella tua regione.

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L'ultimo sondaggio Eurobarometro lancia tre chiari messaggi politici.

• La fiducia media nell'Unione europea è in aumento, ma è fragile e molto disomogenea: il calo significativo di fiducia registrato in Francia non è un dettaglio, bensì un monito sull'importanza centrale del riconoscimento e dei risultati.

• La richiesta di adesione all'Europa è forte e concreta: i cittadini desiderano una maggiore Unione, soprattutto laddove le sfide trascendono i confini nazionali, e sono pronti a sostenerla se la considerano una tutela delle libertà e delle opportunità.

• Il nuovo mito fondativo non nasce da uno slogan, ma dall'allineamento tra valori che uniscono (pace, democrazia, stato di diritto, cultura) e politiche che proteggono e responsabilizzano (difesa comune, sovranità energetica pulita, salute, gestione ordinata delle migrazioni, competitività sostenibile).

Se l'Unione Europea saprà presentarsi come una "casa di libertà sicure", proteggendo i suoi cittadini e rafforzando le loro libertà anziché renderle fragili, la diffidenza potrà diminuire. E l'ambivalenza che gli europei nutrono nei suoi confronti, che può rappresentare un ostacolo, si trasformerà in una forza trainante: quella di un continente che, fedele al suo motto " in varietate concordia " (nella diversità, concordia), messo alla prova, riscopre il suo scopo nel realizzare la promessa di pace, protezione e prosperità, aggiornata per un secolo di resilienza e sostenibilità.