
ZOHAR - PARASHAH SH'LACH
Dio oltre Dio - Un'esplorazione cabalistica del divino Nulla
Nel XIII secolo, gli ebrei scoprirono il Nulla. Più precisamente, il Nulla divino, Ayin, il nulla al di là e precedente persino a YHVH.
Da dove proveniva quest'idea, che la parte più essenziale di Dio sia caratterizzata dall'assenza?
Di Nathan Wolski
Traduzione dall’inglese a cura di Barbara de Munari
(Fonte:x.com)
- Il post di @b_munari promuove la sua traduzione italiana del saggio"Dio oltre Dio" di Nathan Wolski, un testo cabalistico focalizzato sulla Parashah Sh'lach dello Zohar.
- L'opera esplora il concetto di Ayin, il Nulla divino come essenza suprema di Dio oltre YHVH, con ascensione mistica attraverso le sefirot e pratiche di annientamento del sé.
- L'immagine allegata mostra una cascata in un giardino lussureggiante, che evoca simbolicamente il flusso spirituale e l'ascesa verso il divino nascosto.
Ayin (אַיִן, "nulla" o "niente") e le Sefirot sono concetti centrali della Cabala ebraica, specialmente nello Zohar e nelle tradizioni successive (come quella lurianica e chassidica). Nel contesto del saggio “Dio oltre Dio” di Nathan Wolski, che esplora la Parashah Sh'lach nello Zohar, Ayin rappresenta il "divino Nulla" oltre il nome manifesto di Dio (YHVH), l'essenza nascosta e infinita.
Ayin: il Nulla Divino.
Ayin non è un "vuoto" negativo o un'assenza, ma la realtà ultima oltre ogni definizione, limitazione o manifestazione.
È strettamente legato a Ein Sof (אֵין סוֹף, "senza fine" o Infinito), l'aspetto di Dio prima di ogni auto-manifestazione.
- Ein Sof è Dio nella sua trascendenza assoluta, senza forma, nome o attributi comprensibili. Lo Zohar lo riduce talvolta ad Ayin perché trascende talmente la comprensione umana da apparire come "non-esistente" dal nostro punto di vista.
- La Creazione avviene come Yesh me-Ayin ("qualcosa dal Nulla"): dal punto di vista umano, il mondo emerge dal nulla; dal punto di vista divino, tutto il creato è Ayin (dipendente e illusoriamente separato) rispetto all'unica vera esistenza di Dio (Ayin me-Yesh).
- Ayin simboleggia l'annichilimento del sé (bittul) nella mistica: dissolvendo l'ego e il senso di separatezza si sperimenta l'unione con il divino. Nel Chassidismo (es. Dov Ber di Mezeritch o Schneur Zalman di Liadi) diventa un'esperienza contemplativa di panteismo: tutto è in Dio, e Dio è oltre ogni cosa.
Le tre lettere di Ayin (אין) indicano talvolta le prime tre Sefirot intellettuali (Keter, Chokhmah, Binah), che precedono ogni emozione o azione.
Le Sefirot: le Emanazioni Divine.
Le Sefirot (סְפִירוֹת, sing. Sefirah) sono le dieci emanazioni o attributi attraverso cui Ein Sof (l'Infinito) si manifesta e crea/sostiene i mondi. Non sono "dei" separati, ma canali o "vesti" della luce divina (Ohr Ein Sof), come acqua che prende forma in vasi diversi senza cambiare essenza.
Sono disposte nell'Albero della Vita (Etz Chaim), con tre colonne (destra: espansione/misericordia; sinistra: restrizione/giudizio; centro: equilibrio).
Elenco classico (dall'alto verso il basso):
Keter (Corona) — Volontà superconscia, la più vicina a Ein Sof/Ayin. Spesso associata al "nulla" (Ayin) come transizione dal trascendente al manifesto.
Chokhmah (Saggezza) — Idea flash, potenziale intuitivo ("punto" che contiene tutto).
Binah (Comprensione) — Sviluppo analitico e strutturazione dell'idea.
Chesed (Gentilezza/Amore) — Espansione, generosità.
Gevurah (Forza/Giudizio) — Restrizione, disciplina.
Tiferet (Bellezza/Compassione) — Armonia, centro equilibrante (spesso associata a Jacob o al "Figlio").
Netzach (Vittoria/Eternità) — Persistenza, conquista.
Hod (Splendore) — Riconoscimento, gratitudine.
Yesod (Fondamento) — Connessione, canale verso il basso (associato al giusto/Tzadik).
Malkhut (Regno) — Manifestazione fisica, Shekhinah (presenza divina immanente).
Da'at (Conoscenza) è talvolta inclusa come undicesima o come ponte tra le intellettuali e le emotive.
Le Sefirot si dividono in:
- Intellettuali (prime tre/quattro): mente divina.
- Emotive (le sette successive): cuore e azione.
Relazione con Ayin/Ein Sof
Le Sefirot emanano da Ein Sof tramite un processo di contrazione (Tzimtzum — idea lurianica: Dio "si ritira" per creare spazio). Sono luci investite in "vasi" che limitano l'infinito per renderlo accessibile.
Senza Ein Sof non esisterebbero; sono espressioni della sua volontà, non separate da essa.
Pratica Mistica e Ascesa nella Cabala (e nel testo di Wolski), l'ascesa mistica attraversa le Sefirot per ritornare verso Ayin: dall'annientamento del sé (bittul) in Malkhut/Yesod si sale verso Keter/Ayin, sperimentando il "Dio oltre Dio".
Questo implica meditazione, studio della Torah, preghiera e unione delle forze opposte (misericordia e giudizio).Queste idee sono profonde e paradossali: Ayin è suprema esistenza proprio perché è "nulla" di definito. Le Sefirot permettono di parlare di Dio senza ridurlo a un concetto umano.
Dettagli sulla traduzione italiana di "Dio oltre Dio".
La traduzione italiana è curata da Barbara de Munari (@b_munari su X) e pubblicata da Etica Edizioni nella collana Yomanim - Diari. Il titolo completo è:
"Dio oltre Dio - Un'esplorazione cabalistica del divino Nulla" (Zohar - Parashah Sh'lach).
- Autore originale: Nathan Wolski, docente di studi ebraici presso l’Australian Centre for Jewish Civilisation della Monash University (Australia). È un noto studioso e traduttore dello Zohar: ha tradotto il Volume 10 dell’edizione Pritzker e, insieme a Joel Hecker, il Volume 12.
- Originale inglese: Il testo deriva da un saggio di Wolski incentrato sull’interpretazione cabalistica della Parashah Sh'lach (Numeri 13-15) nello Zohar (principalmente 3:158b e paralleli come 2:64b).
- In inglese è noto con titoli come “God Beyond God” o “The Nothingness Beyond God”. Wolski esplora il concetto di Ayin (Nulla divino) come essenza suprema oltre YHVH, collegandolo alla Sefirah di Keter e alla mistica dell’annientamento del sé.
Contenuti principali del testo (come presentati nell’edizione italiana)
Il libro parte dalla “scoperta” del Nulla divino nel XIII secolo, influenzato da Maimonide (trascendenza assoluta), Azriel di Gerona e Giovanni Scoto Eriugena (creazione ex nihilo come emergere dal nihil di Dio stesso). Nello Zohar, Ayin diventa l’essenza più profonda di Dio, associata a Keter, e guida l’ascesa mistica attraverso le Sefirot fino al “Dio oltre Dio” (espressione che richiama Meister Eckhart).
Wolski interpreta in modo audace e iper-letterale i versetti della Torah:
- “Ci sono alberi o no?” (Numeri 13:20) → “Ci sono alberi o Ayin (Nulla)?”
- “YHVH è in mezzo a noi o no?” (Esodo 17:7) → discernimento tra l’aspetto manifesto (YHVH/Tiferet) e l’Ayin nascosto (Keter/Antico dei Giorni).
Il testo si conclude con una poesia yiddish di Aaron Zeitlin (“Conoscere il Nulla”), che esprime poeticamente il paradosso del desiderio umano di conoscere l’inconoscibile Ayin.
Informazioni editoriali.
- La traduzione è stata resa disponibile sul sito di Etica Edizioni.
- È un testo breve e denso, di taglio introduttivo ma profondo, ideale per chi vuole approcciare la Cabala zoharica senza dover leggere l’intero commento alla parashah.
- Può essere consultata su: Etica Edizioni - www.eticaedizioni.it
Barbara de Munari ha reso accessibile in italiano un contributo significativo di uno dei principali studiosi contemporanei dello Zohar. La traduzione mantiene il rigore accademico ma conserva la carica mistica e contemplativa del testo originale.
Scelte terminologiche nella traduzione italiana di "Dio oltre Dio".
Barbara de Munari ha tradotto dall’inglese un testo denso e denso di riferimenti cabalistici, mantenendo un equilibrio tra fedeltà al rigore accademico di Nathan Wolski (studioso e traduttore dello Zohar Pritzker) e l’accessibilità per il lettore italiano contemporaneo, senza eccessiva tecnicizzazione.
Ayin: il cuore della traduzione
- Scelta principale: "Nulla" (con maiuscola quando indica il divino Ayin).
Questo è il termine dominante nel libro e nella descrizione editoriale: Ayin viene reso come "Nulla divino" o "divino Nulla".
Motivo: Ayin (אַיִן) significa letteralmente "nulla/niente" e coincide con la parola per "non" (come nella domanda "ci sono alberi o no?"). La traduzione sfrutta questo doppio senso, proprio come fa lo Zohar con un’interpretazione iper-letterale.
Alternativa evitata: lasciare "Ayin" senza traduzione o usare "Niente" (troppo colloquiale). "Nulla" conserva il peso filosofico e mistico, evocando anche il nihil di Eriugena e la tradizione occidentale ("Dio oltre Dio" di Eckhart). - Nel testo si alterna tra il termine ebraico (per precisione) e la traduzione esplicativa, tipica delle buone traduzioni cabalistiche.
Ein Sof e altri concetti centrali.
- Ein Sof → spesso lasciato in ebraico o reso come "l’Infinito" o "Senza Fine".
È strettamente legato ad Ayin: l’aspetto trascendente assoluto che appare come "Nulla" dal punto di vista finito. - YHVH → mantenuto nella forma tetragrammaton (non vocalizzato), come standard nelle traduzioni ebraiche e cabalistiche, per rispettare la sacralità e distinguere l’aspetto manifesto dal "Dio oltre Dio".
- Keter → solitamente "Corona" o lasciato come Keter, identificato con Ayin/Nulla come Sefirah suprema.
Le Sefirot.
Le Sefirot vengono trattate con i nomi ebraici standardizzati nell’italiano cabalistico, spesso accompagnati dalla traduzione:
|
Sefirah (ebraico) |
Traduzione comune italiana |
Note nella traduzione |
|
Keter |
Corona |
Legata ad Ayin/Nulla |
|
Chokhmah |
Saggezza |
Intellettuale |
|
Binah |
Comprensione/Intelligenza |
Intellettuale |
|
Chesed |
Gentilezza/Amore/Misericordia |
Espansiva |
|
Gevurah |
Forza/Giudizio/severità |
Restrittiva |
|
Tiferet |
Bellezza/Compassione |
Centro armonico (spesso YHVH) |
|
Netzach |
Vittoria/Eternità |
Persistenza |
|
Hod |
Splendore/Gratitudine |
Riconoscimento |
|
Yesod |
Fondamento |
Canale, Tzadik |
|
Malkhut |
Regno |
Shekhinah, immanenza |
Queste scelte seguono la tradizione italiana consolidata (influenzata da Scholem, e traduzioni come quelle di Einaudi o di altre edizioni esoteriche).
Altre scelte rilevanti
- Bittul (annichilimento del sé) → "annientamento di sé" o "rendersi nulla", che collega direttamente alla pratica mistica di ascendere verso Ayin.
- Tzimtzum (contrazione divina) → solitamente lasciato in ebraico o "contrazione".
- Shekhinah → mantenuto o reso come "Presenza divina".
- Zohar → lasciato come "Zohar" (non tradotto come "Splendore", tranne quando si spiega il titolo).
- Parashah Sh'lach → mantenuto con traslitterazione e spiegazione.
La traduzione privilegia un linguaggio contemplativo e fluido, evitando eccessivi tecnicismi per rendere il testo leggibile come "diario mistico" (collana Yomanim).
Allo stesso tempo, conserva la precisione filologica di Wolski, che lavora sull’edizione aramaica dello Zohar.Queste scelte rendono il libro un ponte efficace tra la Cabala accademica anglosassone e il pubblico italiano interessato alla spiritualità e alla mistica.