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 Berruto, 'non è atto vendetta, ma di responsabilità.

 

Roma, 13 ago. (Adnkronos) - Alla vigilia della partita di calcio Italia-Israele, in programma a Udine il prossimo 14 ottobre, si accende il dibattito sul ruolo dello sport davanti a gravi crisi umanitarie e politiche. Il responsabile nazionale sport del Partito Democratico, Mauro Berruto, insieme a 44 parlamentari del Pd eletti alla Camera, al Senato e al Parlamento europeo, ha promosso un appello che riguarda tutte le discipline sportive per chiedere ai membri italiani del Comitato Olimpico Internazionale, al presidente del CONI e al presidente della FIGC di farsi portavoce, presso CIO, FIFA e UEFA, della sospensione di Israele da tutte le competizioni sportive internazionali.

 

"Non si tratta di un gesto di vendetta - si legge nel testo - ma di un atto di responsabilità. Non per punire un popolo, ma per affermare che lo sport non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento". L'appello sottolinea come, "da quasi due anni, la Striscia di Gaza sia teatro di uno sterminio che ha già cancellato decine di migliaia di vite civili, tra cui almeno 636 atleti e atlete palestinesi. Il Comitato Olimpico Palestinese denuncia inoltre che oltre il 90% delle infrastrutture sportive a Gaza è stato distrutto, rendendo impossibile ogni attività per almeno un decennio".

Secondo i promotori, la "distruzione dello sport non è un effetto collaterale, ma una scelta politica per colpire un popolo anche nello spirito e nella speranza. L'appello ricorda i precedenti storici in cui la comunità sportiva internazionale ha scelto la sospensione di federazioni e comitati nazionali: dalla Germania e Giappone del dopoguerra alla Jugoslavia, dall'Iraq all'Afghanistan, dal Sudafrica dell'apartheid (escluso per 24 anni dai Giochi) fino alla Russia, oggi sospesa per l'aggressione all'Ucraina".

 

Berruto in unintervista oggi su 'La Stampa' si è fatto portavoce dell'auspicio di tutti i firmatari che chiedono "un consenso trasversale, al di là delle appartenenze politiche, affinché lo sport resti coerente con i valori di pace, uguaglianza e dignità umana sanciti nelle Carte e negli Statuti olimpici e federali". Lo sport, si legge nel testo, "fin dagli albori della sua esistenza ai tempi dell'antica Olimpia, ha avuto la capacità di essere linguaggio universale e un potente strumento politico ed etico, nel senso più alto di questi termini. C'è, nello sport, un principio inderogabile: l'idea che scendere in campo significhi riconoscere l'altro come avversario, non come nemico. È un principio fragile e prezioso, che ha retto nei momenti più difficili e che continua a ricordarci che l'essere umano può scegliere le regole e il rispetto, anche nel conflitto".

 "Oggi, tuttavia, siamo davanti a una ferita aperta che mette in discussione la credibilità stessa dello sport come spazio di pace. Da quasi due anni la Striscia di Gaza è teatro di uno sterminio che ha già cancellato decine di migliaia di vite civili. Tra queste, ci sono almeno 636 atleti e atlete palestinesi, uomini e donne che avevano dedicato la propria vita allo sport, che l'hanno persa, insieme alle loro famiglie, in case bombardate e sbriciolate o nei centri di distribuzione degli aiuti alimentari".

"Distruggere lo sport - recita l'appello - non è un effetto collaterale, ma una precisa scelta politica orientata a cancellare un popolo, colpendolo a morte anche nello spirito, nel senso di appartenenza, nella speranza che lo sport regala. Il governo guidato da Benjamin Netanyahu porta avanti, giorno dopo giorno, politiche che negano il diritto stesso di esistere di un popolo. La Corte internazionale di giustizia ha avviato un procedimento per genocidio nei confronti di Israele, mentre la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e Gallant per crimini di guerra e contro l'umanità".

"Per questo - scrivono i parlamentari Pd - ci rivolgiamo a voi e vi chiediamo di farvi portavoce, presso il CIO, la FIFA e l'UEFA della richiesta di sospendere Israele da tutte le competizioni sportive internazionali. Non come gesto di vendetta, ma come atto di responsabilità. Non per punire un popolo, ma per dire che lo sport non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento. Lo sport ha già conosciuto queste scelte. Gli organismi sportivi internazionali hanno sospeso federazioni e Comitati Olimpici quando hanno visto calpestare i principi fondanti della convivenza: dal 1948 ad oggi sono state bandite dalle competizioni sportive internazionali, Germania, Giappone, Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Kuwait, Indonesia, Guatemala, Corea del Nord, Rhodesia, Pakistan, Chad, Myanmar, Congo; il Sudafrica per 24 anni è stato fuori dai Giochi Olimpici per l'apartheid, la Russia è fuori oggi per l'aggressione all'Ucraina".

 

"Vi chiediamo - rimarcano- di restituire allo sport il coraggio di essere, ancora e più che mai, coscienza viva della nostra umanità, perché se lo sport non saprà difendere la vita di chi lo onora, allora quei 636 atleti morti e quelle decine di migliaia di giovani vite spezzate a Gaza non saranno solo nomi cancellati. Saranno il silenzio eterno di un campo sportivo vuoto di cui tutti, attori e spettatori, saremo colpevoli". Ecco l'elenco dei firmatari oltre a Berruto: Ouidad Bakkali, Anthony Barbagallo, Lorenzo Basso, Brando Benifei, Laura Boldrini, Susanna Camusso, Annalisa Corrado, Gianni Cuperlo, Augusto Curti, Cecilia D'Elia, Eleonora Evi, Sara Ferrari, Rosanna Filippin, Antonella Forattini, Marco Furfaro, Gianni Girelli, Stefano Graziano, Chiara Gribaudo, Valentina Ghio, Giovanna Iacono, Silvio Lai, Francesca La Marca, Ilenia Malavasi, Stefania Marino, Antonio Nicita, Matteo Orfini, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino, Vinicio Peluffo, Fabio Porta, Vincenza Rando, Silvia Roggiani, Nadia Romeo, Sandro Ruotolo, Rachele Scarpa, Arturo Scotto, Marco Simiani, Cecilia Strada, Nico Stumpo, Bruno Tabacci, Marco Tarquinio, Stefano Vaccari, Ylenia Zambito.

 

 

 

 

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VARIE

 

ASTRONOMIA: E' MORTO EDWARD ANDERS, SPIEGÒ FINE DINOSAURI E  SVELÒ SEGRETI COSMO

Aveva 98 anni. È stato pioniere della cosmogeochimica, autore di scoperte fondamentali sull'origine del sistema solare.

New York, 20 giu. - (Adnkronos) - L'astronomo e chimico statunitense Edward Anders, pioniere della cosmogeochimica, autore di scoperte fondamentali sull'origine del sistema solare e delle meteoriti e sull'estinzione dei dinosauri, nonché instancabile custode della memoria dell'Olocausto, è morto all'età di 98 anni in una casa di riposo di San Mateo, in California. L'annuncio della scomparsa è stato dato oggi dal figlio George al "New York Times".

Nato in Lettonia il 21 giugno 1926 con il nome di Edward Alperovitch da una famiglia ebrea, sopravvisse alle persecuzioni naziste grazie a un ingegnoso stratagemma della madre, che convinse i soldati tedeschi di avere origini ariane. Il padre fu invece arrestato e fucilato nel 1941. Dopo la guerra, emigrò negli Stati Uniti, dove intraprese una brillante carriera scientifica che lo avrebbe portato a cambiare il modo in cui comprendiamo l'universo.

Arrivato a New York nel 1949, Edward Anders si iscrisse alla Columbia University, dove si innamorò della scienza osservando dei semplici frammenti di meteorite passati di mano in mano durante una lezione. Quel gesto segnò l'inizio di una carriera straordinaria. Dopo il dottorato, conseguito nel 1954, fu per oltre trent'anni professore all'Università di Chicago. Le sue ricerche contribuirono a rivoluzionare l'astronomia: dimostrò che i meteoriti provengono da asteroidi e non dalla Luna o dalle comete, come si pensava all'epoca.

Fu tra i primi a identificare tracce di incendi globali legati all'impatto che causò la fine dei dinosauri. Uno dei suoi studi sul contenuto elementare del sistema solare è stato citato oltre 14.000 volte, un record nella letteratura scientifica.

Dotato di uno spirito curioso e quasi poetico, Anders descriveva il suo lavoro come una forma di esplorazione esistenziale.

«Il materiale del sistema solare è di seconda mano - spiegava - È più antico del Sole stesso, ma è stato rielaborato. Studiare le meteoriti è come avere una sonda spaziale per chi non può permettersi un razzo».

Pur avendo lasciato l'Europa da giovane, non dimenticò mai la tragedia della sua infanzia. Dopo il pensionamento, tornò a occuparsi attivamente della memoria storica. Scrisse il libro "Amidst Latvians During the Holocaust" e creò un archivio digitale che documenta il destino di oltre 7.000 ebrei della sua città natale, Liepaja. «Molti ebrei uccisi sono diventati numeri senza nome - scrisse – Questo avrebbe fatto piacere a Hitler. Io ho voluto restituire loro un'identità».

Edward Anders era un ponte tra la scienza e la memoria, tra le stelle e la storia. Era cresciuto in una famiglia ebrea, ma si definiva agnostico. «Scrutare il sistema solare aveva per lui una componente quasi spirituale», ha detto il figlio. «Era la sua personale storia della creazione».

 

A MILEI IL NOBEL DI ISRAELE, È IL PRIMO NON EBREO AD OTTENERLO

Il premio Genesis devoluto alla lotta contro l'antisemitismo (ANSA). BUENOS AIRES, 12 GIU - Il presidente argentino Javier Milei, ha ricevuto il Premio Genesis 2025, noto come il "Premio Nobel del mondo ebraico", che per la prima volta nella storia viene assegnato ad una persona non ebrea. La cerimonia si è svolta presso il Museo della Tolleranza e ha visto la partecipazione del capo di Stato israeliano Isaac Herzog. Si legge in una nota della Casa Rosada.

«Anche se sono stato nominato come il primo non ebreo a ricevere questo onore, parafrasando Borges, ogni persona occidentale è, in sostanza, greca ed ebrea», ha commentato il leader argentino nel ricevere il riconoscimento.

Il premio di un milione di dollari sarà interamente devoluto alle organizzazioni che si dedicano alla lotta contro l'antisemitismo nel mondo.

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CULTURA EBRAICA

 

FIRENZE: CAZZULLO, PAOLO POLI E HAMRIN FRA INSIGNITI DEL FIORINOD'ORO

FIRENZE (ITALPRESS) - Ci sono il giornalista e scrittore Aldo Cazzullo, l'amministratore delegato e direttore dell'autodromo del Mugello, Paolo Poli, e l'ex calciatore Kurt Hamrin, nell'elenco dei personaggi che il prossimo 24 giugno riceveranno dalle mani della sindaca Sara Funaro il riconoscimento del Fiorino d'oro, massima onorificenza del Comune di Firenze. Hamrin lo riceverà alla memoria, essendo scomparso il 4 febbraio 2024, e a ritirare il riconoscimento saranno i suoi familiari, mentre sia Cazzullo sia Poli saranno presenti alla cerimonia che si svolgerà alle ore 15 nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

Fra gli altri che saranno insigniti il 24 giugno prossimo del Fiorino d'oro anche l'Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, istituzione ecclesiale cattolica a carattere caritativo fondata da don Giulio Facibeni nel 1924 a Firenze, e Bushra Awad e Robi Damelin, musulmana e palestinese la prima, ebrea e israeliana la seconda, entrambe hanno perso un figlio nella guerra israelo-palestinese, e sono rispettivamente membro e portavoce internazionale del Parents Circle-Families Forum, associazione che riunisce famiglie israeliane e palestinesi che hanno subìto un lutto a causa del conflitto tra i due paesi. «I Fiorini sono la massima onorificenza del Comune di Firenze, le personalità premiate esprimono valori importanti, dedizione al lavoro, passione, creatività, tenacia, attenzione alla pace e al dialogo tra i popoli, cultura, attenzione alle persone più fragili evidenzia la sindaca Sara Funaro -- Una grande soddisfazione premiare Aldo Cazzullo che, con stile inconfondibile è riuscito negli anni a far appassionare alla storia giovani e meno giovani, amico e vicino a Firenze che ha saputo valorizzare in tante occasioni, e che anche lo scorso 25 aprile dall'arengario di Palazzo Vecchio ha celebrato assieme alla nostra città gli 80 anni dalla Liberazione. E poi imprenditori, come Paolo Poli, che ha contribuito a rendere l'autodromo volano di sviluppo per tutto il territorio».

 

 

 

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ANTISEMITISMO

 

TENDA PER LA PALESTINA, REGIONE TOLGA CARRAI DA FONDAZIONE MEYER

Presidio a Firenze, 'accuse antisemitismo non meritano commento'.

 

(ANSA) - FIRENZE, 11 GIU - "Via Carrai dalla Fondazione Meyer". Il rinnovato appello è arrivato anche oggi dalla Tenda per la Palestina allestita in piazza Duomo, di fronte alla sede della presidenza della Regione. Un appello nel giorno in cui il Consiglio della Toscana approva una mozione per interrompere i rapporti con Israele e il governatore Eugenio Giani annuncia una proposta di legge per chiedere all'Italia il riconoscimento dello Stato di Palestina. Tra i partecipanti i sindaci di Calenzano e Sesto Fiorentino Giuseppe Carovani e Lorenzo Falchi, la consigliera regionale M5s Irene Galletti, il vicepresidente del consiglio comunale di Firenze Vincenzo Pizzolo, Dmitrij Palagi capogruppo a Palazzo Vecchio di Spc.

«Ho trovato apprezzabili le prese di posizione del presidente della Regione Eugenio Giani. Scelte che rendono ancora più insostenibile la presenza del console d'Israele alla guida della Fondazione Meyer. Non è una questione personale e non meritano nessun commento certi appelli circolati in queste ore che in maniera superficiale e spericolata affibbiano la solita etichetta di antisemita a chi solleva perplessità su una nomina divenuta problematica per la Fondazione Meyer e per quello che rappresenta", dice Falchi. «Accuse che ci fanno sorridere visto che si parla di una persona che non è neanche ebrea – sottolinea anche Simone Zetti dei Giovani democratici - Noi nelle piazze per chiedere la fine di questo genocidio e dei rapporti con chi lo porta avanti, ci saremo sempre».

Ieri rispondendo a un'interrogazione del M5s l'assessore regionale Ciuoffo ha però ricordato che è il direttore dell'Aou Meyer a nominare il presidente della Fondazione. «Non si può negare il fatto che ci sia una filiera politica di nomine perché il presidente della Fondazione è di nomina del direttore che a sua volta è di nomina del presidente della Regione Toscana», osserva Dmitrij Palagi. «Peraltro c'è un precedente che riguarda i rapporti con la Russia. E noi aggiungiamo che nel momento in cui si dice di voler interrompere le relazioni con lo Stato di

Israele, anche la presidenza di Toscana Aeroporti per noi è da mettere in discussione perché Regione, Comune di Pisa e Comune di Firenze sono soci».

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SHOAH

 

SHOAH: MORTA A 96 ANNI L'ULTIMA DEPORTATA LIVORNESE IN VITA

Sol Cittone a 14 anni, finì ad Auschwitz. Cordoglio del Comune.

(ANSA) - FIRENZE, 24 LUG - È scomparsa a 96 anni Sol Cittone: era l'ultima ebrea di Livorno deportata ancora in vita spiega il Comune esprimendo il cordoglio. La donna, morta la notte scorsa in Israele, aveva 14 anni quando finì ad Auschwitz.

Era il gennaio 1944, ricorda il Comune, quando la famiglia ebrea italo-turca Cittone, padre, madre e cinque tra figli e figlie, fu arrestata a Serravalle Pistoiese dove era sfollata da Livorno in seguito ai bombardamenti e deportata ad Auschwitz.

Dell'intera famiglia, dai campi di prigionia e sterminio nazisti, uscirono vivi solo Mordechai Max, che purtroppo morì qualche mese dopo la liberazione, e la sorella Sol.

Dopo la guerra Sol Cittone si era trasferita ad Haifa.

Nel 2014 era stata rintracciata da alcuni studiosi di storia dell'Olocausto, tra i quali il livornese Pardo Fornaciari, che hanno ricostruito la sua storia, ed era tornata in Toscana per alcune cerimonie commemorative legate alle persecuzioni antisemite del nazifascismo italiano. A Livorno, spiega sempre il Comune, le era stata donata la copia del suo certificato di nascita, che non aveva mai posseduto: era partita per Israele senza documenti pochi mesi dopo la sua liberazione dal campo di concentramento.

 

PSICOANALISI: È MORTA ANNA ORNSTEIN, PSICHIATRA E TESTIMONE DELLA SHOAH

Aveva 98 anni, una vita dedicata alla cura e alla memoria.

New York, 5 lug. - (Adnkronos) - Anna Ornstein, figura di straordinaria umanità e cultura, sopravvissuta all'Olocausto e diventata una delle voci più autorevoli della psichiatria infantile e della psicoanalisi negli Stati Uniti, è morta mercoledì 2 luglio all'età di 98 anni nella sua casa di Brooklyn. La notizia della scomparsa è riportata oggi dal "New York Times".

Nata in Ungheria nel 1927 da una famiglia ebrea, Anna Brunn – questo il suo nome da ragazza - fu deportata a soli 17 anni ad Auschwitz, dove visse l'orrore indicibile della Shoah. Nonostante la brutalità di quell'esperienza, ha dedicato la sua lunga vita a un impegno profondo per la guarigione psicologica dei bambini e delle famiglie traumatizzate, e per la diffusione della memoria storica. Dopo la liberazione e il ritorno in Ungheria, emigrò negli Stati Uniti, dove si laureò e si specializzò in psichiatria infantile. Fu docente all'University of Cincinnati e alla prestigiosa Harvard University, oltre che psicoanalista didatta e supervisore presso importanti istituti di psicoanalisi americani.

Insieme al marito Paul Ornstein, anch'egli sopravvissuto all'Olocausto e psichiatra, Anna Ornstein ha sviluppato e promosso la self-psychology, una scuola di pensiero psicoterapeutico fondata da Heinz Kohut, che pone l'accento sull'empatia, sull'ascolto e sulla capacità di cambiamento insita in ogni individuo.

Nel corso della sua carriera, Anna Ornstein ha scritto oltre cento pubblicazioni, spaziando dal processo interpretativo in psicoanalisi alla psicopatologia infantile, passando per il trattamento di traumi e la resilienza dopo esperienze estreme. Fra le sue opere più toccanti, "Gli occhi di mia madre. La Shoah raccontata ai miei figli" (Effatà Editrice, 2013), un memoir che racconta la sua storia e quella della madre attraverso gli occhi di una giovane ragazza, mescolando il dolore della deportazione a momenti di straordinaria umanità e speranza.

Come ha raccontato al "New York Times" la figlia Sharone, anche lei psichiatra, Anna Ornstein ha saputo trasformare il trauma personale in un impegno professionale e umano, sempre con la convinzione che la libertà e la capacità di cambiare siano possibili anche dopo le peggiori tragedie. Negli ultimi anni, Anna Ornstein si è impegnata a trasmettere la memoria della Shoah alle nuove generazioni, parlando nelle scuole e nei centri culturali, e sottolineando l'importanza di vigilare contro ogni forma di odio e discriminazione.

 

SEGRE, CONTRASTARE L'ODIO SERBANDO LA MEMORIA DELL'ODIO

(ANSA) - ROMA, 18 GIU - «È particolare trovarmi nella Giornata di contrasto al discorso d'odio e non riuscire a prescindere dal ricordare l'esperienza di odio, una esperienza diretta, che non ti abbandona, che ti ha segnato tutta la vita, che non basta amore, maternità, diventare nonna e bisnonna per dimenticare quel numero scritto sul mio braccio - vergogna per chi l'ha fatto - e tutto l'odio che è derivato da quello».

Ha esordito così la Senatrice Liliana Segre nel proprio intervento alla conferenza stampa tenuta in Senato assieme al Presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE), Theodoros Rousopoulos, prima della audizione di questi alla Commissione per il contrasto al discorso d'odio presieduta dalla stessa Segre.

La Conferenza è stata promossa dagli altri membri della delegazione italiana all'APCE, Francesco Verducci (Pd), Elisabetta Gardini (Fdi), Katia Polidori (Fi), Ester Mieli (Fdi).

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CONFLITTO GAZA

AFFARITALIANI.IT | MILANOITALIA - "LA MIA VITA A TEL AVIV, BLOCCATA IN UNA CASA CON RIFUGIO SOTTO LA MINACCIA DEI MISSILI IRANIANI"

Eva Modelli, cittadina italiana ed ebrea, bloccata a Tel Aviv: "Non ho paura, ma la cosa più difficile è l'incertezza. Non sapere quanto dureranno gli attacchi, non poter fare progetti. Essere qui è anche un modo per dare il mio piccolo contributo".

di Alessandro Pedrini

 

«La mia vita a Tel Aviv, bloccata in una casa con rifugio sotto la minaccia dei missili iraniani».

Bloccata a Tel Aviv sotto la minaccia dei missili iraniani: Eva Modelli, cittadina italiana ed ebrea, si trova da inizio giugno nella città israeliana. Ma ora che lo spazio aereo è chiuso, non può fare ritorno in Italia: "Resto qui, fortunatamente in una casa protetta, con un rifugio. Quando suonano le sirene, come accade in questi giorni e notti, so dove mettermi al sicuro".

Signora Modelli, da quanto tempo si trova a Tel Aviv e cosa stava facendo quando è esplosa la crisi? 

Mi trovo a Tel Aviv dal 3 giugno. Sono venuta per trascorrere un periodo in quella che considero una seconda casa: ho vissuto a lungo in Israele, mio marito è israeliano, lo sono anche i miei figli. Qui ho amici, una casa, parte della mia vita. Avevo vissuto due settimane serene, belle, pur nella consapevolezza che il conflitto con Gaza è ancora in corso e continua a causare vittime e sofferenze. Ma tutto è cambiato con gli attacchi missilistici provenienti dall'Iran.

Come sta vivendo questi giorni? Prova paura?

 

Il mio volo per l'Italia è stato cancellato: lo spazio aereo è chiuso, l'aeroporto Ben Gurion anche. Resto qui, fortunatamente in una casa protetta, con un rifugio. Quando suonano le sirene, come accade in questi giorni e notti, so dove mettermi al sicuro. Non ho paura. Israele ha imparato a convivere con la minaccia sin dalla sua nascita, nel 1948. Ha affrontato otto guerre, infiniti attacchi terroristici, tensioni interne e un'immigrazione senza precedenti. È un Paese resiliente, che non si arrende, circondato da Paesi arabi e costretto a difendere ogni giorno il suo diritto all'esistenza. E la forza del popolo israeliano mi ispira ogni giorno.

Cosa trova più difficile da affrontare nella quotidianità di questo momento? 

L'incertezza. Il non sapere quanto dureranno gli attacchi, il non poter fare progetti. Ma soprattutto, la preoccupazione costante per gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. Finché non saranno restituiti, non potremo davvero parlare di pace. Sogno una svolta diplomatica, una nuova stagione di accordi e stabilità. Gli Accordi di Abramo sono un esempio: hanno aperto la strada a relazioni normali tra Israele e diversi Paesi arabi. Dobbiamo proseguire su quella via.

Ha avuto contatti con le autorità italiane? Si sente supportata? 

 

Mi sono rivolta all'Unità di Crisi della Farnesina. Mi hanno risposto con grande gentilezza, mettendomi in contatto con l'Ambasciata a Tel Aviv. Mi hanno spiegato che i voli sono sospesi e gli aerei messi in sicurezza a Cipro. Non mi sento abbandonata. Ho tanti amici qui che mi sostengono e altrettanti in Italia che non smettono di farmi sentire la loro vicinanza. Ho fiducia che, appena sarà possibile, potrò tornare. Ma resto serena: sento che essere qui, oggi, è anche un modo per dare il mio piccolo contributo.

Cosa le dà la forza in un momento così difficile?

 

La speranza. La convinzione profonda che si possa costruire un futuro diverso.

Credo nel diritto di ogni popolo a vivere in pace, nel rispetto delle differenze. Israele ha diritto di esistere, e lo stesso vale per ogni altro popolo. Penso anche al popolo iraniano, oppresso da un regime teocratico dal 1979. Disarmare l'Iran non è solo nell'interesse di Israele, ma dell'intera comunità internazionale. Solo un Medio Oriente liberato dalle minacce e dai fanatismi potrà conoscere la pace. 

Cosa direbbe agli italiani che la ascoltano? Ai suoi cari in Italia? 

Direi che il popolo israeliano vuole vivere in pace. La maggioranza delle persone desidera solo questo: poter vivere serenamente, senza sentirsi minacciati. E ogni Stato ha il diritto di difendersi quando viene attaccato. A volte penso: se fosse accaduto in Italia quello che è accaduto a Israele, forse la sensibilità e la comprensione sarebbero diverse. Serve empatia, serve memoria. Non possiamo dimenticare come è nato Israele, né ciò che è accaduto prima.

In Europa stiamo assistendo a un ritorno dell'antisemitismo e a una crescente ostilità verso Israele. Cosa si sente di dire a chi attacca il diritto di Israele a difendersi? 

L'antisemitismo oggi assume nuove forme, ma è pericoloso quanto quello del passato. A Bruxelles, in questi giorni, sono comparsi manifesti con le foto di dirigenti dell'associazione ebraica europea, accusati di essere "lobbisti del genocidio". È un gesto gravissimo, che diffonde odio nel momento in cui dovremmo invece promuovere dialogo e umanità. La politica di un governo non può diventare il pretesto per attaccare un intero popolo, una cultura, una religione. Io sono ebrea, e credo nel diritto di ogni essere umano a vivere senza minacce, rispettando le proprie differenze. Come diceva Abraham Joshua Heschel, «insieme sotto lo stesso cielo». E Amos Oz ricordava: «Due popoli, due Stati». Qualunque sia la soluzione politica, basta che ci siano pace, rispetto e fine delle guerre.

 

PER IL BLOGGER AL-SHAREEF STABILITÀ CON CONVIVENZA PACIFICA

ROMA (ITALPRESS) - La stabilizzazione del Medio Oriente passa per il riconoscimento della dignità palestinese a opera di una

leadership palestinese che riconosca lo Stato ebraico e smetta di pensare a qualcosa di diverso.


Prima odiava Israele, ma che poi ha aperto gli occhi,
«un rapporto di odio che poi si è evoluto e ho visto la verità», ha dichiarato.

Secondo il blogger con più di 210 mila follower su X «il problema risiede nel sistema scolastico del mondo arabo. Ho frequentato una scuola privata, con lezioni in cui si insegnava a non fidarsi degli ebrei. Ci dicevano che Israele è il cancro della regione, che non c'è legame tra gli ebrei e il Medio Oriente». L'esperienza francese «mi ha fatto capire che l'islam deve lasciare dietro la cultura dell'odio», ha detto, ammettendo di non aver abbandonato l'islam. Qualcosa è cambiato da quando al-Shareef, oggi quarantenne, era adolescente. Oggi i «piani di studio negli Emirati e in Arabia Saudita includono il tema dell'Olocausto». «Dieci anni fa non c'erano queste materie nei percorsi. Adesso c'è il ministero della Tolleranza nell'ottica di una politica di zero odio», ha raccontato il blogger che si definisce un «ex radicale che ha sconfitto l'odio con la conoscenza».

Al-Shareef è fiducioso sul futuro, soprattutto dopo la firma degli Accordi di Abramo di Israele con gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein. «Se vuoi capire come si stanno evolvendo le relazioni tra ebrei e musulmani vieni negli Emirati, dove ci sono moschee, chiese e sinagoghe. Solo se finirà la guerra scatenata da Hamas avremo un futuro radioso, sono ottimista», ha affermato il blogger che vive negli Emirati. Sulla possibile espansione degli Accordi di Abramo, Al-Shareef ha concluso: «Penso che molti paesi si uniranno, compresa l'Arabia Saudita quando ci saranno le condizioni, ovvero la fine della guerra» a Gaza.