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Rassegna stampa – Shoah a cura di redazione ETICA A. c., 14 agosto 2025
RAI: LE RAGAZZE, DONNE DI GENERAZIONI DIVERSE SI RACCONTANO
(ANSA) - ROMA, 06 AGO - Donne di generazioni diverse raccontano la loro vita: hanno avuto vent'anni negli anni '40, '50, '60, '70, '80 o '90. Sono diventate famose o sono donne sconosciute, le loro storie si intrecciano e ci raccontano una storia più ampia, quella di tutti noi, dagli anni '40 a oggi.
Domani alle 21.20 su Rai Premium (canale 25 del digitale terrestre) nuovo appuntamento con "Le Ragazze", il programma di Rai Cultura condotto da Francesca Fialdini.
Ad aprire la prima puntata sarà la decana Marisa Mariotti, nata il 14 marzo 1934 a Cintolese, una piccola frazione di Monsummano Terme in provincia di Pistoia, a pochi passi dal padule di Fucecchio, la più estesa palude interna italiana, teatro nel 1944 di un eccidio nazista in cui furono trucidati 174 civili. La famiglia vive in campagna in condizioni molto precarie. Fin da piccola Marisa è impegnata con tutta la famiglia nella raccolta del sarello, un'erba che cresce spontanea nella palude e che, una volta essiccata, viene intrecciata per fare i rivestimenti delle damigiane. Quando negli anni '50 la plastica sostituisce il vetro e la vendita delle damigiane cala sensibilmente, la madre di Marisa decide di cambiare lavoro e si lancia nel settore turistico: ogni anno gestisce a Viareggio una pensione diversa durante la stagione estiva. Per la giovane Marisa seguire la madre in Versilia è una palestra per il lavoro che anche lei farà tutta la vita: l'albergatrice. Nel frattempo, sposa Aldo, un ragazzo che conosce dall'infanzia, e si trasferisce a Montecatini Terme. Sono gli anni del boom economico e Marisa capisce che il settore turistico è in forte crescita, così nel 1967 apre un albergo a conduzione familiare. Sono gli anni d'oro di Montecatini, meta delle vacanze di milioni di italiani oltre che di celebrità dello spettacolo e del jet set internazionale. Marisa si butta a capofitto nella nuova attività occupandosi di tutto, mentre il marito segue la contabilità.
Sarà poi la volta di due Ragazze degli anni '60. Ida Montanari nasce a Roma il 23 febbraio 1945, padre intellettuale ed esperto d'arte, madre sarta. Dopo la licenza media lascia la scuola e inizia a lavorare. Frequenta un corso per truccatori, ottiene il suo primo contratto di lavoro in Rai nel 1966. Il suo primo lavoro è per lo sceneggiato "Il Conte di Montecristo". Due anni più tardi le si presenta l'occasione della vita: truccare il grande trasformista Alighiero Noschese di cui diventa truccatrice personale: un sodalizio che durerà per oltre dieci anni. Nel 1994 lascia la Rai con un tributo in diretta da parte di Fabrizio Frizzi durante una puntata di "Scommettiamo Che?". Fonda un'agenzia e un'accademia per truccatori, che ha formato e lanciato decine di giovani nel mondo dello spettacolo.
La sua storia si intreccia con quella di Felice Antonini, nata a Riano, in provincia di Roma, il 29 gennaio 1944, mentre in casa i suoi genitori stanno nascondendo il rabbino Marco Vivanti e la sua famiglia, salvati dalla deportazione nazista. Felice cresce con questo loro esempio di altruismo e sacrificio. Per aiutare economicamente la famiglia inizia a lavorare fin dall'età di dieci anni. A quattordici viene assunta come operaia in un'industria tessile e come altre sue colleghe subisce dispetti e angherie da parte di un caporeparto maschilista. Nel 1971 quando la fabbrica chiude, Felice resta senza lavoro, ma grazie a un imprenditore ebreo, che conosceva la storia dei suoi genitori, riesce a trovare un impiego da commessa in un negozio di tessuti orientali nel centro di Roma. Nella capitale Felice vive una seconda giovinezza: comincia a studiare il francese e viaggia alla scoperta del mondo. Non si sposerà mai ma coltiverà un grande amore, quello per la vita.
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Rassegna stampa – Shoah, a cura di Redazione ETICA A.c.
IL SANTO DEL GIORNO: 9 AGOSTO - EDITH STEIN
Roma, 9 ago. - (Adnkronos) - Edith è un'ebrea, nata a Breslavia nel 1891. Da giovane si professa atea. È allieva e poi assistente di Husserl all'università di Gottinga. È autrice di opere di ampio respiro, traduttrice di san Tommaso e docente nell'Istituto di Pedagogia di Munster.
Colpita dall'autobiografia di Teresa d'Avila, chiede il battesimo nel 1922, quindi si dedica all'insegnamento nel liceo delle domenicane di Spira. Il regime nazista la sospende dall'insegnamento perché ebrea. Con l'acuirsi delle persecuzioni razziali, i superiori la trasferiscono nel convento di Echt in Olanda.
Nell'agosto del 1942 la Gestapo preleva lei e la sorella Rosa, terziaria carmelitana, e le porta ad Auschwitz. È la prima ebrea elevata agli onori degli altari, oltre le donne del Vangelo, da papa Giovanni Paolo II l'11 ottobre 1998.
ISRAELE: ARRESTATO EBREO PER SCRITTA "C'È UN OLOCAUSTO A GAZA"
TEL AVIV (ISRAELE) (ITALPRESS) - La polizia israeliana ha arrestato un ventenne ebreo che aveva scritto con lo spray "C'è un Olocausto a Gaza" sul Muro occidentale a Gerusalemme. Lo riportano i media locali. Il giovane ha confessato durante l'interrogatorio di aver commesso i reati contestati anche sul muro della Grande Sinagoga di Gerusalemme. Nel prosieguo delle indagini è emerso che, la settimana scorsa, era stato arrestato nell'area di Tel Aviv per aver imbrattato con graffiti la foto di un soldato caduto durante la guerra. È stato rilasciato con misure restrittive. L'episodio è stato condannato da diversi esponenti politici. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich che ha scritto su X che "hanno dimenticato cosa significa essere ebrei". Il presidente di Blu e Bianco, Benny Gantz, ha scritto che si è trattato di "un crimine contro l'intero popolo di Israele". Infine, il ministro della Difesa Katz ha dichiarato: "La profanazione del Muro Occidentale, uno dei luoghi più sacri per il popolo ebraico, è un atto vile e un superamento di una linea rossa inaccettabile. Offendere i luoghi santi significa colpire tutto il popolo ebraico. Sono certo che le autorità preposte all'applicazione della legge individueranno il responsabile e lo puniranno con la massima severità".
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Rassegna stampa – antisemitismo, a cura di Redazione ETICA A.c.
SVASTICHE E MINACCE A FAMIGLIA EBREA, STABILITA VIGILANZA
L'avvocato, 'sono sconvolte, ora si sono chiuse in casa'.
(ANSA) - MILANO, 06 AGO - La questura ha disposto un servizio di vigilanza, come accade nei casi di minacce o, ad esempio, per il codice rosso, nei confronti delle due donne, madre e figlia, che ieri mattina hanno trovato sulla porta del loro appartamento di Milano, a un piano intermedio di uno stabile nella zona di Forze Armate, vicino al quartiere ebraico, due grandi svastiche e la scritta 'ebree bastarde' con invito a morire.
L'avvocato che le assiste, Stefano Benvenuto, ha spiegato che la figlia è uscita di casa al mattino e quando è tornata ha trovato imbrattata la porta dell'appartamento dove vive da una ventina di anni con la madre. Da qui la denuncia e le indagini della Digos.
"Al di là del fatto di per sé gravissimo - ha spiegato l'avvocato Benvenuto - preoccupa che siano arrivati in una abitazione privata, all'interno di un condominio", al piano esatto, alla porta esatta. Così come preciso è il riferimento a due donne ('ebree'). Una minaccia quindi rivolta direttamente a loro.
"Sono sconvolte, si sono chiuse in casa. Ma la comunità si è tutta allertata - ha aggiunto il legale - Sembra di essere tornati indietro di ottant'anni. Mancano solo i carri armati fuori".
Due italiani arrestati al Cairo: erano partiti da Torino per partecipare alla marcia per Gaza
L'obiettivo della protesta è la richiesta dell'apertura del valico di Rafah che separa l'Egitto dalla Striscia di Gaza. "Sono una mamma che non può distogliere lo sguardo da un genocidio in corso. Le brutalità del governo sionista Israeliano vengono trasmesse live ed è nostro compito come esseri umani e come genitori prendere una posizione ed obbligare i nostri governi a non chiudere gli occhi. Il genocidio palestinese è compiuto con le armi, per esempio quelle che la Leonardo continua a inviare ad Israele e contro il cui invio si batte Palestina Libera e con il blocco degli aiuti umanitari, ma anche in modo più subdolo", è la dichiarazione di un'attivista presente davanti al consolato. "Break the siege" è lo striscione che è stato srotolato dagli attivisti.
Erano in tutto una decina gli attivisti che si sono presentati davanti al consolato.
La polizia italiana si è presentata in via Timavo per sciogliere il blitz e ha caricato sulle volanti gli attivisti, che hanno tentato la resistenza passiva. Tra loro c'era anche Vittoria Arduini, che nelle scorse settimane era già stata fermata alla frontiera in Egitto.
50 ARRESTI A NEW #YORK DURANTE MANIFESTAZIONE PER GAZA
Washington, 5 ago. (Adnkronos) - Circa 50 persone sono state arrestate a New York dopo aver partecipato a una protesta fuori dal Trump International Hotel, vicino a Columbus Circle, per chiedere all'amministrazione Trump di fare pressione su Israele affinché cessi l'assalto a Gaza e consenta l'ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia. La polizia ha arrestato circa 30 persone per aver bloccato la strada fuori dall'hotel. La manifestazione, intitolata "Gli ebrei dicono: basta", è stata organizzata da T'ruah, Jews for Economic and Racial Justice, IfNotNow e Israelis for Peace.
"Dobbiamo continuare a fare pressione e far arrivare più cibo e aiuti a Gaza subito, prima che altri palestinesi muoiano di fame", ha dichiarato T'ruah. Secondo gli organizzatori, alla protesta hanno partecipato più di 900 persone. "Affermiamo con una sola voce che ci opponiamo a queste atrocità, non nonostante il nostro ebraismo, ma per molti di noi proprio per questo", ha affermato Deborah Kaplan, direttrice ad interim di IfNotNow.
Il revisore dei conti di New York, Brad Lander, il più alto funzionario eletto ebreo della città, ha dichiarato: "Ieri abbiamo commemorato TishaB'Av, piangendo la distruzione inflitta al popolo ebraico. Oggi siamo qui per denunciare la distruzione perpetrata dallo Stato ebraico". Motaz Azaiza, un fotografo di Gaza, ha dichiarato: "La gente di Gaza vuole solo vivere in pace, non ha paura di camminare per strada per procurarsi il cibo, non vuole subire la violenza dell'occupazione. Voglio solo protezione per la mia gente. Questa follia deve finire".
ARGENTINA: GRUPPO EBRAICO DENUNCIA SCRITTA "FREE PALESTINE" SU PASTO KOSHER SU VOLO IBERIA AIRLINES
Buenos Aires, 05 ago - (Agenzia_Nova) - Un passeggero ebreo in volo da Buenos Aires a Madrid ha trovato la scritta "Free Palestine" sul proprio pasto kosher. La denuncia arriva dalla Delegazione delle associazioni israelitiche argentine (Daia), che in un post su X riferisce come l'episodio sia avvenuto a bordo di un volo Iberia Airlines sulla tratta Buenos Aires-Madrid. Secondo l'organizzazione, anche altri passeggeri ebrei avrebbero trovato la sigla "Fp" (acronimo di Free Palestine) sui loro pasti kosher. La Daia fa sapere di aver chiesto spiegazioni alla compagnia aerea e l'adozione di misure appropriate in merito all'accaduto.
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Berruto, 'non è atto vendetta, ma di responsabilitàꞌ.
Roma, 13 ago. (Adnkronos) - Alla vigilia della partita di calcio Italia-Israele, in programma a Udine il prossimo 14 ottobre, si accende il dibattito sul ruolo dello sport davanti a gravi crisi umanitarie e politiche. Il responsabile nazionale sport del Partito Democratico, Mauro Berruto, insieme a 44 parlamentari del Pd eletti alla Camera, al Senato e al Parlamento europeo, ha promosso un appello che riguarda tutte le discipline sportive per chiedere ai membri italiani del Comitato Olimpico Internazionale, al presidente del CONI e al presidente della FIGC di farsi portavoce, presso CIO, FIFA e UEFA, della sospensione di Israele da tutte le competizioni sportive internazionali.
"Non si tratta di un gesto di vendetta - si legge nel testo - ma di un atto di responsabilità. Non per punire un popolo, ma per affermare che lo sport non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento". L'appello sottolinea come, "da quasi due anni, la Striscia di Gaza sia teatro di uno sterminio che ha già cancellato decine di migliaia di vite civili, tra cui almeno 636 atleti e atlete palestinesi. Il Comitato Olimpico Palestinese denuncia inoltre che oltre il 90% delle infrastrutture sportive a Gaza è stato distrutto, rendendo impossibile ogni attività per almeno un decennio".
Secondo i promotori, la "distruzione dello sport non è un effetto collaterale, ma una scelta politica per colpire un popolo anche nello spirito e nella speranza. L'appello ricorda i precedenti storici in cui la comunità sportiva internazionale ha scelto la sospensione di federazioni e comitati nazionali: dalla Germania e Giappone del dopoguerra alla Jugoslavia, dall'Iraq all'Afghanistan, dal Sudafrica dell'apartheid (escluso per 24 anni dai Giochi) fino alla Russia, oggi sospesa per l'aggressione all'Ucraina".
Berruto in unꞌintervista oggi su 'La Stampa' si è fatto portavoce dell'auspicio di tutti i firmatari che chiedono "un consenso trasversale, al di là delle appartenenze politiche, affinché lo sport resti coerente con i valori di pace, uguaglianza e dignità umana sanciti nelle Carte e negli Statuti olimpici e federali". Lo sport, si legge nel testo, "fin dagli albori della sua esistenza ai tempi dell'antica Olimpia, ha avuto la capacità di essere linguaggio universale e un potente strumento politico ed etico, nel senso più alto di questi termini. C'è, nello sport, un principio inderogabile: l'idea che scendere in campo significhi riconoscere l'altro come avversario, non come nemico. È un principio fragile e prezioso, che ha retto nei momenti più difficili e che continua a ricordarci che l'essere umano può scegliere le regole e il rispetto, anche nel conflitto".
"Oggi, tuttavia, siamo davanti a una ferita aperta che mette in discussione la credibilità stessa dello sport come spazio di pace. Da quasi due anni la Striscia di Gaza è teatro di uno sterminio che ha già cancellato decine di migliaia di vite civili. Tra queste, ci sono almeno 636 atleti e atlete palestinesi, uomini e donne che avevano dedicato la propria vita allo sport, che l'hanno persa, insieme alle loro famiglie, in case bombardate e sbriciolate o nei centri di distribuzione degli aiuti alimentari".
"Distruggere lo sport - recita l'appello - non è un effetto collaterale, ma una precisa scelta politica orientata a cancellare un popolo, colpendolo a morte anche nello spirito, nel senso di appartenenza, nella speranza che lo sport regala. Il governo guidato da Benjamin Netanyahu porta avanti, giorno dopo giorno, politiche che negano il diritto stesso di esistere di un popolo. La Corte internazionale di giustizia ha avviato un procedimento per genocidio nei confronti di Israele, mentre la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e Gallant per crimini di guerra e contro l'umanità".
"Per questo - scrivono i parlamentari Pd - ci rivolgiamo a voi e vi chiediamo di farvi portavoce, presso il CIO, la FIFA e l'UEFA della richiesta di sospendere Israele da tutte le competizioni sportive internazionali. Non come gesto di vendetta, ma come atto di responsabilità. Non per punire un popolo, ma per dire che lo sport non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento. Lo sport ha già conosciuto queste scelte. Gli organismi sportivi internazionali hanno sospeso federazioni e Comitati Olimpici quando hanno visto calpestare i principi fondanti della convivenza: dal 1948 ad oggi sono state bandite dalle competizioni sportive internazionali, Germania, Giappone, Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Kuwait, Indonesia, Guatemala, Corea del Nord, Rhodesia, Pakistan, Chad, Myanmar, Congo; il Sudafrica per 24 anni è stato fuori dai Giochi Olimpici per l'apartheid, la Russia è fuori oggi per l'aggressione all'Ucraina".
"Vi chiediamo - rimarcano- di restituire allo sport il coraggio di essere, ancora e più che mai, coscienza viva della nostra umanità, perché se lo sport non saprà difendere la vita di chi lo onora, allora quei 636 atleti morti e quelle decine di migliaia di giovani vite spezzate a Gaza non saranno solo nomi cancellati. Saranno il silenzio eterno di un campo sportivo vuoto di cui tutti, attori e spettatori, saremo colpevoli". Ecco l'elenco dei firmatari oltre a Berruto: Ouidad Bakkali, Anthony Barbagallo, Lorenzo Basso, Brando Benifei, Laura Boldrini, Susanna Camusso, Annalisa Corrado, Gianni Cuperlo, Augusto Curti, Cecilia D'Elia, Eleonora Evi, Sara Ferrari, Rosanna Filippin, Antonella Forattini, Marco Furfaro, Gianni Girelli, Stefano Graziano, Chiara Gribaudo, Valentina Ghio, Giovanna Iacono, Silvio Lai, Francesca La Marca, Ilenia Malavasi, Stefania Marino, Antonio Nicita, Matteo Orfini, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino, Vinicio Peluffo, Fabio Porta, Vincenza Rando, Silvia Roggiani, Nadia Romeo, Sandro Ruotolo, Rachele Scarpa, Arturo Scotto, Marco Simiani, Cecilia Strada, Nico Stumpo, Bruno Tabacci, Marco Tarquinio, Stefano Vaccari, Ylenia Zambito.
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Rassegna Stampa - conflitto Gaza a cura di Redazione ETICA A.c.
ISRAELE: AP RIVELA PIANI PER TRASFERIRE PALESTINESI IN SUD SUDAN
(AGI) - Roma, 13 ago. - Israele sta discutendo con il Sud Sudan la possibilità di trasferire i palestinesi della Striscia di Gaza nel Paese dell'Africa orientale devastato dalla guerra. Lo ha riferito l'agenzia di stampa statunitense Ap. Sei persone informate sulla questione hanno confermato i colloqui all'agenzia: non è chiaro a che punto siano ma, se attuati, i piani equivarrebbero a trasferire persone da una terra devastata dalla guerra e a rischio di carestia a un'altra, sollevando preoccupazioni in materia di diritti umani. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di voler realizzare il progetto del presidente americano Donald Trump di trasferire gran parte della popolazione di Gaza attraverso quella che Netanyahu definisce "migrazione volontaria". Israele ha avanzato proposte di reinsediamento simili con altre nazioni africane.
L'AP aveva già riferito di colloqui simili avviati da Israele e dagli Stati Uniti con il Sudan e la Somalia, paesi anch'essi alle prese con guerre e carestie, e con la regione separatista della Somalia nota come Somaliland. Lo stato di avanzamento di tali discussioni non è noto. La settimana scorsa, il Comando dell'Esercito nazionale libico, la milizia che controlla la Libia orientale, ha smentito voci circa l'esistenza di un presunto "accordo segreto" volto ad accogliere centinaia di migliaia di palestinesi in Libia, dopo che il ministro dell'Agricoltura israeliano Avi Dichter aveva indicato il Paese come "destinazione ideale" per il reinsediamento di circa 1,5 milioni di palestinesi provenienti dalla Striscia. «Penso che la cosa giusta da fare, anche secondo le leggi di guerra che conosco, sia permettere alla popolazione di andarsene e poi
attaccare con tutte le forze il nemico che rimane lì», ha detto Netanyahu in un'intervista a i24, un'emittente televisiva israeliana. Nell'intervista Netanyahu non ha fatto riferimento al Sud Sudan. I palestinesi, le organizzazioni per i diritti umani e gran parte della comunità internazionale hanno respinto le proposte, considerandoli un progetto di espulsione forzata in violazione del diritto internazionale. Per il Sud Sudan, un accordo di questo tipo potrebbe aiutare a stringere legami più stretti con Israele, oggi potenza militare quasi incontrastata in Medio Oriente. Si tratta anche di una potenziale via d'accesso a Trump, che ha accennato all'idea di reinsediare la popolazione di Gaza a febbraio, ma sembra aver fatto marcia indietro negli ultimi mesi. Alle richieste di AP, il ministero degli Esteri israeliano ha rifiutato di commentare e il ministro
degli Esteri del Sud Sudan non ha risposto alle domande sui colloqui. Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che non commenta le conversazioni diplomatiche private.
PRIMO MINISTRO NUOVA ZELANDA, ꞌNETANYAHU HA PERSO LA BUSSOLA'
Il Paese sta valutando se riconoscere uno Stato Palestinese.
(ANSA) - ROMA, 13 AGO - Per il primo ministro della Nuova Zelanda, Christopher Luxon, il leader israeliano Benjamin Netanyahu ha "perso la bussola". Lo riporta Al Jazeera. La Nuova Zelanda sta valutando se riconoscere o meno uno Stato palestinese.
«Penso che quello che sta succedendo a Gaza sia assolutamente spaventoso. Penso che Netanyahu abbia esagerato. Penso che abbia perso la bussola», ha detto il primo ministro ai giornalisti. Il premier neozelandese ha definito gli attacchi israeliani a Gaza durante la notte «totalmente, totalmente inaccettabili» e ha affermato che lo sfollamento forzato di persone e l'annessione di Gaza costituirebbero una violazione del diritto internazionale. «Abbiamo denunciato queste cose ripetutamente... e lui semplicemente non ci ascolta», ha aggiunto il leader.
Luxon ha dichiarato all'inizio di questa settimana che la Nuova Zelanda sta valutando se riconoscere o meno uno Stato palestinese. Lunedì, l'Australia, suo stretto alleato, si è unita a Canada, Regno Unito e Francia nell'annunciare che lo avrebbe fatto in una conferenza delle Nazioni Unite a settembre.
A TEL AVIV 200 EX PILOTI PROTESTANO CONTRO OCCUPAZIONE GAZA CITY
Ex capo stato maggiore Halutz, 'fermate questa guerra inutile'.
(ANSA) - ROMA, 12 AGO - Circa 200 piloti in pensione e di riserva dell'aeronautica militare israeliana si sono radunati stasera davanti al quartier generale militare di Kirya a Tel Aviv per protestare contro la decisione del governo di Benjamin Netanyahu di occupare Gaza City e per chiedere un immediato accordo per la liberazione degli ostaggi ancora in mano a Hamas.
Lo riporta Times of Israel.
Tra i presenti l'ex capo di stato maggiore delle Idf, Dan Halutz, ha scandito: «Basta! Fermate questa guerra inutile e folle».
MESSAGGIO MADONNA A PAPA LEONE XIV: "VAI A GAZA E PORTA LUCE"
Per contribuire ad alleviare le sofferenze dei bambini.
Roma, 12 ago. (askanews) - Madonna ha scritto un messaggio a papa Leone XIV in un post sui social media, esortandolo a visitare Gaza per contribuire ad alleviare le sofferenze dei bambini nell'enclave palestinese.
«Santissimo Padre, per favore, vai a Gaza e porta la tua luce ai bambini prima che sia troppo tardi. Come madre, non posso sopportare di assistere alla loro sofferenza. I bambini del mondo appartengono a tutti», ha scritto la pop star.
«Sei l'unico di noi a cui non può essere negato l'ingresso. Abbiamo bisogno che le porte umanitarie siano completamente aperte per salvare questi bambini innocenti. Non c'è più tempo», ha aggiunto, «Per favore, dimmi che andrai. Con amore, Madonna». Madonna, che ha aggiunto ufficiosamente "Esther" al suo nome nel 2005, celebra alcune festività ebraiche pur non essendo ebrea. La cantante, 65 anni, non si esibisce il venerdì sera e il sabato a causa dello Shabbat e ha dichiarato Israele "il centro energetico del mondo". Madonna è proprietaria di una casa a Tel Aviv e ha tenuto tre concerti nello stato ebraico.
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RASSEGNA STAMPA – NEWS a cura di REDAZIONE – ETICA A.c.
VARIE
ASTRONOMIA: E' MORTO EDWARD ANDERS, SPIEGÒ FINE DINOSAURI E SVELÒ SEGRETI COSMO
Aveva 98 anni. È stato pioniere della cosmogeochimica, autore di scoperte fondamentali sull'origine del sistema solare.
New York, 20 giu. - (Adnkronos) - L'astronomo e chimico statunitense Edward Anders, pioniere della cosmogeochimica, autore di scoperte fondamentali sull'origine del sistema solare e delle meteoriti e sull'estinzione dei dinosauri, nonché instancabile custode della memoria dell'Olocausto, è morto all'età di 98 anni in una casa di riposo di San Mateo, in California. L'annuncio della scomparsa è stato dato oggi dal figlio George al "New York Times".
Nato in Lettonia il 21 giugno 1926 con il nome di Edward Alperovitch da una famiglia ebrea, sopravvisse alle persecuzioni naziste grazie a un ingegnoso stratagemma della madre, che convinse i soldati tedeschi di avere origini ariane. Il padre fu invece arrestato e fucilato nel 1941. Dopo la guerra, emigrò negli Stati Uniti, dove intraprese una brillante carriera scientifica che lo avrebbe portato a cambiare il modo in cui comprendiamo l'universo.
Arrivato a New York nel 1949, Edward Anders si iscrisse alla Columbia University, dove si innamorò della scienza osservando dei semplici frammenti di meteorite passati di mano in mano durante una lezione. Quel gesto segnò l'inizio di una carriera straordinaria. Dopo il dottorato, conseguito nel 1954, fu per oltre trent'anni professore all'Università di Chicago. Le sue ricerche contribuirono a rivoluzionare l'astronomia: dimostrò che i meteoriti provengono da asteroidi e non dalla Luna o dalle comete, come si pensava all'epoca.
Fu tra i primi a identificare tracce di incendi globali legati all'impatto che causò la fine dei dinosauri. Uno dei suoi studi sul contenuto elementare del sistema solare è stato citato oltre 14.000 volte, un record nella letteratura scientifica.
Dotato di uno spirito curioso e quasi poetico, Anders descriveva il suo lavoro come una forma di esplorazione esistenziale.
«Il materiale del sistema solare è di seconda mano - spiegava - È più antico del Sole stesso, ma è stato rielaborato. Studiare le meteoriti è come avere una sonda spaziale per chi non può permettersi un razzo».
Pur avendo lasciato l'Europa da giovane, non dimenticò mai la tragedia della sua infanzia. Dopo il pensionamento, tornò a occuparsi attivamente della memoria storica. Scrisse il libro "Amidst Latvians During the Holocaust" e creò un archivio digitale che documenta il destino di oltre 7.000 ebrei della sua città natale, Liepaja. «Molti ebrei uccisi sono diventati numeri senza nome - scrisse – Questo avrebbe fatto piacere a Hitler. Io ho voluto restituire loro un'identità».
Edward Anders era un ponte tra la scienza e la memoria, tra le stelle e la storia. Era cresciuto in una famiglia ebrea, ma si definiva agnostico. «Scrutare il sistema solare aveva per lui una componente quasi spirituale», ha detto il figlio. «Era la sua personale storia della creazione».
A MILEI IL NOBEL DI ISRAELE, È IL PRIMO NON EBREO AD OTTENERLO
Il premio Genesis devoluto alla lotta contro l'antisemitismo (ANSA). BUENOS AIRES, 12 GIU - Il presidente argentino Javier Milei, ha ricevuto il Premio Genesis 2025, noto come il "Premio Nobel del mondo ebraico", che per la prima volta nella storia viene assegnato ad una persona non ebrea. La cerimonia si è svolta presso il Museo della Tolleranza e ha visto la partecipazione del capo di Stato israeliano Isaac Herzog. Si legge in una nota della Casa Rosada.
«Anche se sono stato nominato come il primo non ebreo a ricevere questo onore, parafrasando Borges, ogni persona occidentale è, in sostanza, greca ed ebrea», ha commentato il leader argentino nel ricevere il riconoscimento.
Il premio di un milione di dollari sarà interamente devoluto alle organizzazioni che si dedicano alla lotta contro l'antisemitismo nel mondo.
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