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RASSEGNA STAMPA - CULTURA: DISEGNI (UCEI), I 'TEMPI ATTUALI METTONO A DURA PROVA IL NOSTRO CODICE ETICO E RELIGIOSO
Intervento presidente Ucei a Giornata europea della cultura ebraica, 'doversi difendere dal male genera inevitabilmente la cultura del sospetto'.
Roma, 14 set. - (Adnkronos) - "Grazie per aver accolto il nostro invito a questa Giornata europea della cultura ebraica rivolto a voi qui presenti a Soncino, in Italia e in tutta Europa contemporaneamente, per 'condividere e conoscere' vita e tradizioni della cultura ebraica.
Un obiettivo che ha un significato particolare e a noi particolarmente caro: quello di ricordare, anche a noi stessi, che il popolo ebraico non è identificabile unicamente con le parole Shoah/persecuzione/antisemitismo (e quelle distorte di oggi) ma è cultura millenaria ad oggi tutt'ora viva". Così Noemi Di Segni, presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane nel suo intervento in occasione della Giornata europea della cultura ebraica svoltasi oggi a Soncino.
"I tempi che viviamo mettono a dura prova il nostro codice etico, religioso, il nostro saper convivere e la nostra convinzione dell'essenzialità dell'altro. Doversi difendere dal male genera inevitabilmente la cultura del sospetto. Tempi di lutto e di laceranti dilemmi morali. Sono convintissima che solo attraverso i percorsi di convivenza culturale si riesce a recuperare fiducia e poter alzare lo sguardo dal passato, remoto, di millenni ma anche quello di appena ieri del 7 ottobre, e rivolgerlo al futuro. Questo è il senso della giornata di oggi. Abbiamo scelto in seno all'associazione europea Aepj, - continua Disegni - come tema dell'anno 'Il Popolo del Libro' per evidenziare il percorso che forse più di tutti concettualizza l'ebraismo. Avere la propria genesi storica narrata attraverso il testo biblico e adottare quel testo come riferimento identitario: essere raccontato nella Bibbia che narra la sua storia (da Abramo, a Mose, dai profeti all'esilio babilonese e al ritorno) nel tempo e nello spazio mediorientale, e la maturazione come nucleo di famiglie in collettività e poi popolo, raccogliendo nel medesimo testo anche i precetti più essenziali per preservare la propria identità".
"Certo, la produzione di libri ebraici è immensa e trasversale nelle lingue, a partire dall'ebraico e le altre lingue 'ebraiche', in ogni luogo e spazio della storia e del vissuto. In ebraico la parola libro 'Sefer' ha la stessa etimologia/radice della parola 'racconto (sipur) -letteratura (safrut) - La Storia - biblioteca (sifria)' ma anche della parola 'contare (lispor), numero (mispar) e della parola periferia (sfar)', e precisamente nel Talmud le città che sono sul confine. E trovo molto significativa questa assonanza anche idealmente. Il libro è quel pensiero tradotto in scrittura che racconta, che crea massa attraverso la diffusione e la rilevanza pubblica che assume, che consente di superare confini. È delimitato ha un inizio ed una fine. Ha dei confini e un perimetro perché riguarda un certo spazio dell'esistenza umana. Solo umana o supposta tale.
Quando per sbaglio un libro di preghiera con stampato il nome di D-o cade, lo alziamo baciandolo per riporlo nel posto giusto. Quando un libro si rovina non si può semplicemente buttare - prosegue Disegni - o lo si restaura o lo si custodisce in una 'gniza'. Un contenitore comune per preservare pagine di identità millenaria. E mi fa immensamente piacere che la città capofila di questa giornata sia proprio Soncino. Città nella quale avvenne la stampa del Talmud nel 1483 e della Bibbia nel 1488, che ha accolto una famiglia ebraica in un contesto e logiche geo-politico-economiche che intelligentemente (almeno per alcuni decenni) attuava una politica immigratoria di accoglienza e integrazione, che nei secoli - in modo più o meno consapevole (spero più ovviamente) ha forgiato la propria identità cittadina intorno a questa tradizione di stampa e l'accoglienza della presenza ebraica come parte di sé". "Non è separabile Soncino da questa esperenzialità.
Il nostro primo stampatore in ogni modo è stato Mosè quando riceve il dettame biblico e gli viene ordinato di incidere tutto quello che gli è stato trasmesso sulle pietre. E non una, ma più volte. Senza prendere appunti e registrazioni, ma evidentemente ascoltando molto bene. E così la tradizione vuole che la Torà che si legge ogni settimana nella preghiera sabbatica sia scritta su un rotolo, con regole ben precise maturate nei secoli di pensiero rabbinico, custodito in modo particolare. La Bibbia, come Torà scritta e orale, - sottolinea ancora Disegni - è il primo libro di partenza che orienta la vita e la tradizione ebraica ed è diventato un patrimonio morale e religioso comune per le religioni monoteiste, ma anche per qualsiasi altra comunità. Il Torà è il testo più tradotto, studiato e citato da allora. Contiene per noi i precetti che vanno osservati con massimo rigore, ma anche quelli che consideriamo nelle civiltà democratiche i fondamenti del diritto umanitario, del welfare e diritto pubblico in generale. Mi riferisco anzitutto ai dieci comandamenti, ma anche a numerose altre istituzioni: le regole alimentari, di igiene, di remunerazione del lavoro, di assistenza ai marginalizzati della società, alla divisione dei poteri etc. Ed è interessante notare che proprio nel passaggio dall'era di Giudici e di profeti all'era dei Re, una delle prescrizioni nella procedura di investitura è quella di copiare il testo biblico e averlo sottomano come 'copia personale'.
Affinché anche la più alta delle cariche ricordi a quale codice è sottoposta".
"La legge regola i poteri e non è il potere a dettare la regola. Ma il testo. Certo che il testo presuppone interpretazione e corretta lettura per poter essere attuato in modo ragionato e corrispondente ad esigenze diverse che richiedono ponderazione e valutazione del singolo caso. Ed è questa l'essenza del dibattito che forma la bibbia orale (mishnà e talmud). E anche per gli altri, accanto a noi, l'interpretazione del testo biblico è stata il percorso evolutivo per essere adottato e riadattato. La storia degli ultimi 2025 anni – dice ancora Disegni - è storia di percorsi secolari di religioni monoteistiche, persecuzioni, conversioni dettate da ideologie religiose, e purtroppo dal fanatismo che porta esattamente al contrario. Non già l'interpretazione per la vita ma quella per giustificare la morte e la prevaricazione. Questo è l'abuso e l'offesa della coscienza religiosa ma anche del testo sacro. Non abbiamo il copyright sulla bibbia, se fosse così sarebbe forse una vita ben diversa, ma abbiamo il diritto a vedere rispettata l'autenticità della parola dettata a Mosè e del pensiero rivolto alla vita, del singolo, della famiglia e della comunità che se ne fa carico. È evidente nel nostro vissuto millenario e, dolorosamente, quello ancora nell'oggi le peggiori come distorsioni, le accuse, le campagne di odio partono dalla parola scritta, dai testi scarsi per giustificare quelle accuse e quindi l'invenzione del nemico, il pregiudizio e quella fake news e fake fact che diventa verità mai scritta, mai esistita, ma più indelebile di qualsiasi inchiostro. Ad altri popoli raramente viene 'contestato' che hanno nei loro testi quel precetto o quella caratteristica nelle scritture".
Secondo Noemi Disegni, "i libri sono lo specchio dell'identità individuale o collettiva, del pensiero strutturato, dell'immaginazione, della creatività. Scrivere, leggere, condividerli - che siano su pietra, su pergamena, stampati a Soncino o in formato digitale è una responsabilità. Di capire dove vogliamo andare o dove ci portano. 'verba volant scripta manent'. Quando i rotoli della Torà, il Talmud e i libri ebraici si bruciano, come abbiamo imparato nei momenti più bui della nostra storia, si avvia il peggio e il pensiero distruttivo si traduce in atti persecutori e di sterminio. Forse per traslazione anche quando 'semplicemente' si boicottano libri ed autori ebraici. Quando invece i libri si stampano, si leggono, si custodiscono nei secoli, e si tramandano allora si dona uno stimolo alla vita, alla curiosità verso l'altro e alla elaborazione del pensiero, anche quello critico. Ed è proprio questo uno degli obiettivi principali del progetto I-TAL-Y° di catalogazione e digitalizzazione dei libri ebraici antichi che abbiamo portato avanti con la Rothschild Foundation e la National Library di Gerusalemme con 30.000 volumi in oltre 35 biblioteche, con rispettive teche accessibili a studiosi e ricercatori". "È la ragione per aver varato e portato avanti oramai da 13 anni il progetto ambizioso di traduzione del Talmud babilonese (Ucei/Cnr/Presidenza del consiglio) per avvicinare e fare conoscere metodi di studio, istituzioni e concetti che ancora oggi sono il fondamento del diritto ebraico. E dopo le stragi, i pogrom, la shoah, il 7 ottobre la scrittura è parte di un percorso di testimonianza, di healing verso di sé e verso un pubblico, di elaborazione del trauma che diventa una forma di letteratura caratterizzante del popolo. Anche questa va conosciuta, letta, e non solo rispettata ma anche ascoltata per capire cosa è davvero accaduto e perché, - afferma ancora Disegni - per tutelare nuovamente non solo il popolo ebraico ma anche la stessa Italia e la stessa Europa. So bene che questo è il punto più dolente perché questa lettura monito non è stata sufficiente. Oggi questa è la responsabilità dei sistemi educativi, delle comunità religiose e delle agenzie culturali. In tempi che vedono l'intelligenza artificiale e le chat gpt inventare libri e immagini questa responsabilità di tutelare originalità di pensiero e controllare diffusione coerente è ancor più pregnante".
"Con il ritorno in questi giorni sui banchi di scuola e le università, nel pensiero di quanto curiamo quel momento di preparazione per l'anno che si avvia - comprando e incartando i nuovi libri didattici – il pensiero va a quello che ci leggeranno i nostri ragazzi. È proprio il libro il primo oggetto che distingue l'avvio del percorso scolastico e la scrittura come abilità maturata rispetto all'apprendimento linguistico degli anni di tenera infanzia. E quei libri di scuola devono indirizzare verso il sapere colto, veritiero, profondo e responsabile. Nozionistico o di didattica più sofisticata che sia (anche qui il pensiero ebraico di 'come' si studia un testo è maestro). Cosa c'è scritto oggi nei libri di scuola? Italiani? Della chiesa? Delle madrase dell'islam radicale a Teheran e altrove? Lascio volutamente il punto interrogativo perché purtroppo la risposta la conosciamo bene. Ma noi oggi ci concentriamo sui libri che aiutano ad accrescere il sapere e la speranza culturale, come la stessa Bibbia, che è il più letto libro per l'infanzia con il format 'buono-cattivo', 'lontano lontano' e il 'c'era una volta'".
"Tra pochi giorni celebreremo il Capodanno ebraico. Rosh HaShanà e poi a seguire le altre Alte festività. Il conteggio degli anni parte dalla creazione del mondo (non dalla nascita del capostipite religioso) – ed è proprio questo il nostro comune punto di partenza narrato dalla Genesi. Il giorno del Capodanno è - nelle nostre scritture - un giorno di giudizio universale, nel quale siamo chiamati a ragionare sui nostri comportamenti e chiedere perdono. Nelle preghiere di queste giornate di intensa supplica e riflessione è proprio il riferimento alla scrittura nel libro della vita che ricorre come idea di accoglienza delle nostre preghiere, con quella penna che tiene in mano il nostro D-o per continuare a scrivere il futuro del Suo e degli altri popoli. L'augurio che ci scambieremo nelle prossime settimane è proprio quello di 'buon anno' e 'buona firma'. In fondo non chiediamo né il paradiso, né il lusso ma semplicemente un 'buono' che implica però un'infinità di pace, di serenità di spensieratezza per i nostri figli, di ritorno alla vita normale, di ritorno degli ostaggi. Di poter semplicemente leggere la verità per quella che è e saper beneficiare di un'immensità di bene. Scriviamo allora insieme oggi una pagina di convivenza e conoscenza che invita alla lettura dentro e al di là delle righe e delle pieghe, una pagina che non rimane mezza vuota ma che subito diventa una seconda e una terza dando qui a Soncino l'esempio di scrittura condivisa che traduce valori e trasmette desiderio di pace, fiducia nel futuro", conclude Disegni.
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THE BRUTALIST, IL FILM PLURIPREMIATO, IN PRIMA TV SU SKY
con Adrien Brody, Felicity Jones.
(ANSA) - ROMA, 28 AGO - Arriva in prima TV su Sky Cinema il pluripremiato film con Adrien Brody, Felicity Jones e Guy Pearce.
The Brutalist, in onda venerdì 29 agosto alle 21:15 su Sky Cinema Uno, in streaming su NOW e disponibile on demand.
Presentato in Selezione Ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha conquistato il Leone d'Argento per la Miglior Regia, e vincitore di tre Golden Globes (miglior film drammatico, miglior regia e miglior attore drammatico ad Adrien Brody) e altrettanti premi Oscar - Miglior Attore Protagonista ad Adrien Brody, Miglior Fotografia e Colonna Sonora), The Brutalist è scritto e diretto da Brady Corbet e co-sceneggiato con Mona Fastvold, e racconta la storia di Lßszlò Toth, un architetto ebreo ungherese sopravvissuto all'Olocausto che, in fuga dall'Europa del dopoguerra, emigra negli Stati Uniti per iniziare una nuova vita. Le esperienze di Lßszlò in America riflettono quelle di artisti chiave del movimento brutalista, tra cui Louis Kahn, Mies van der Rohe e, soprattutto, l'ungherese Marcel Breuer.
In fuga dall'Europa del dopoguerra, il visionario architetto Lßszló Toth arriva in America per ricostruire la sua vita, il suo lavoro e il suo matrimonio con la moglie Erzsébet, dopo essere stato costretto a separarsi da lei durante la guerra da confini e regimi mutevoli. Da solo in uno strano nuovo paese, Lßszló si stabilisce in Pennsylvania, dove il ricco e famoso industriale Harrison Lee Van Buren riconosce il suo talento per l'edilizia. Ma potere ed eredità hanno un prezzo elevato.
VENEZIA, LASZLO NEMES PRESENTA ORPHAN "STORIA MOLTO PERSONALE"
VENEZIA (ITALPRESS) - Il film "Orphan" di Laszlo Nemes, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, è ambientato a Budapest nel 1957, un anno dopo il fallimento della Rivoluzione Ungherese. La pellicola segue la storia di un giovane ragazzo ebreo cresciuto dalla madre con la speranza che il padre, deportato nei campi d iconcentramento, tornerà presto. "Il mio film - spiega Nemes - racconta i traumi dell'Europa del XX secolo. È una storia molto personale, ma ciò che c'è dietro è enorme e continua ad avere ripercussioni fino ad oggi".
VENEZIA, IN "HOLOFICTION" COME IL CINEMA HA RACCONTATO LA SHOAH
(9Colonne) Roma, 25 ago - "Non voglio raccontare l'Olocausto, ma mostrare come il cinema ha costruito e a volte distorto quell'immaginario. Lo spettatore è portato in una zona ambigua, dove vittima e carnefice possono coincidere, perché interpretati dallo stesso attore in film diversi. È un'opera sull'eco del trauma e sulla responsabilità della rappresentazione". Sono le parole del regista polacco-tedesco Michal Kosakowski sul suo "Holofiction", film muto sperimentale che presentato in anteprima alla 82° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (Lido di Venezia, 27.08 - 6.09.2025). Interamente costruito con frammenti di oltre 3.000 opere audiovisive sulla Shoah raccolti da Kosakowski nell'arco di circa otto anni e montati con un lavoro monumentale tramite la tecnica del found footage, "Holofiction" è un progetto di forte impatto visivo ed emotivo, che spinge lo spettatore a riflettere sul modo in cui la memoria storica è stata filtrata, modellata e spesso stereotipata dal linguaggio filmico a partire dal 1938 fino ad oggi. Ispirato allo scetticismo del documentarista Claude Lanzmann nei confronti della rappresentazione visiva del trauma storico, il film mette in discussione la possibilità stessa di raffigurare un'atrocità di tale portata, interrogandosi su come farlo senza distorcerne il senso o banalizzandola. Attraverso un approccio saggistico, "Holofiction" invita dunque a confrontarsi con le sfide etiche della narrazione cinematografica, sollecitando una comprensione più profonda del modo in cui queste rappresentazioni plasmano la memoria collettiva e la percezione storica. Privo di dialoghi, "Holofiction" si configura come una sorta di film muto contemporaneo, in cui le immagini e la musica costituiscono l'unico asse narrativo. Per raggiungere un risultato ipnotico, profondo e paradossale è stata fondamentale anche la colonna sonora originale composta dal musicista pesarese Paolo Marzocchi. Edita da SZ Sugar, la partitura è concepita come un'ampia drammaturgia che attraversa e collega i frammenti visivi del film, fungendo da "collante" e allo stesso tempo offrendo nuove letture e risonanze emotive. Il materiale musicale si basa su due temi di forte valore simbolico: il tango ebraico Ich hab kein Heimatland di Friedrich Schwarz, e la ninna nanna Wiegala, composta da Ilse Weber nel campo di concentramento di Theresienstadt. La musica in un film muto diventa architettura narrativa racconta Marzocchi. Ho lavorato per creare un percorso emotivo che non spiegasse le immagini, ma le mettesse in crisi. Il tango di Schwarz e la ninna nanna di Weber sono memorie sonore che attraversano il film come fantasmi. Credo che sia importante non dimenticare che, nonostante l'empatia generata dalle immagini, quello cui si sta assistendo sia una gigantesca "meta-fiction", e la musica è a volte utilizzata per rendere palese questo paradosso in cui tutto è finzione». La colonna sonora è stata eseguita dalla WunderKammer Orchestra, ensemble cameristico fondato dallo stesso Marzocchi che in questa occasione figura anche come pianista, e si avvale della partecipazione dei solisti Danusha Waskiewicz (viola), Valentina Coladonato (voce) e del coro di voci bianche "Novello InCanto" di Ravenna diretto da Elisabetta Agostini, mentre le parti elettroniche sono state realizzate in collaborazione con Andrea Veneri. La registrazione e il mixaggio sono a cura del Dipartimento di Musica Applicata del Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Ravenna.Le musiche originali di "Holofiction" saranno pubblicate sulle principali piattaforme di streaming da SZ Sugar, che cura l'edizione e la distribuzione del lavoro musicale. L'operazione si inserisce nel percorso di trasversalità che SZ Sugar porta avanti come casa editrice e discografica, valorizzando i linguaggi della musica, della narrazione e dell'immagine in una prospettiva aperta e contemporanea, oltre i confini dei generi.
MOSÈ RINASCEREBBE ISRAELIANO O PALESTINESE?
di Gianfranco D'Anna.
ROMA (ITALPRESS) - Cristo ancora non si sa, ma l'inferno si è già fermato a Gaza, dove l'umanità muore ogni giorno di più. Un inferno dove oltre mezzo milione di persone, soprattutto bambini e adolescenti, stanno affrontando condizioni invivibili caratterizzate da fame, indigenza e malattie. Lo certifica il Global Hunger Monitor, il rapporto delle Nazioni Unite sull'Indice Globale della Fame che incrocia diversi indicatori che rilevano non solo la percentuale di denutrizione, ma anche lo stato di salute della popolazione infantile. "Che fine hanno fatto i colloqui per il cessate il fuoco?" Si chiede il Times di Londra che sottolinea come "l'esercito israeliano controlli circa il 75% del territorio. Secondo le Nazioni Unite, oltre il 90% degli edifici residenziali di Gaza è stato distrutto o danneggiato, insieme a gran parte dei terreni agricoli, rendendo il territorio inabitabile". È davvero incredibile come un popolo plurimillenario, che si definisce eletto da Dio e che suscita nel cuore di ogni Paese libero l'enorme compassione, il sincero affetto, la considerazione ed il totale rispetto per l'immane e disumana tragedia dell'Olocausto, consenta che l'insensibilità e l'ostinazione del suo premier possa rischiare di capovolgere psichiatricamente la storia e provocare, quanto meno in parte e in ben altri modi, quello che storicamente gli ebrei hanno orribilmente subìto. "C'è già profonda indignazione internazionale per la carestia a Gaza" scrive il New York Times. Che aggiunge: "Immagini di bambini affamati, resoconti di operatori umanitari, operatori sanitari e giornalisti troppo deboli per svolgere il loro lavoro e allarmi sempre più urgenti da parte di gruppi umanitari hanno sconvolto le coscienze di tutto il mondo". Una situazione destinata a ripercuotersi a lungo termine su Israele.
"I funzionari israeliani hanno minimizzato la gravità della crisi alimentare e attribuito le sofferenze di Gaza ad Hamas. Una divergenza che - afferma il Wall Street Journal – riflette l'elevata posta in gioco nella valutazione delle condizioni umanitarie a Gaza. Israele è stato sottoposto a un'enorme pressione internazionale per alleviare le sofferenze dei palestinesi. Le immagini di bambini malnutriti hanno provocato indignazione globale e hanno contribuito a spingere paesi come Regno Unito e Francia ad annunciare il riconoscimento di uno Stato Palestinese, mentre la Germania ha sospeso alcune vendite di armi dopo che Israele ha dichiarato che avrebbe ampliato il conflitto". Nonostante l'angoscia per la persistente minaccia del fondamentalismo islamico e tutte le comprovate motivazioni sulla necessità di sradicare il bieco terrorismo di Hamas, che utilizza i palestinesi come scudi umani e li sospinge al massacro, resta il fatto verificato oltre ogni immaginabile dubbio che la catastrofe umanitaria provocata nella striscia di Gaza e l'incontrollato, fanatico espansionismo dei coloni in Cisgiordania rappresentino un vulnus di inciviltà tale da costituire una macchia permanente ed uno stigma internazionale destinato purtroppo a ricadere sull'intero popolo israeliano. Fra l'incudine di Hamas e la mannaia incandescente di Benjamin Netanyahu, la già inestricabile crisi mediorientale, che con conflitti, attentati e massacri si trascina ciclicamente dal dopoguerra è diventata una polveriera moltiplicatrice di odi e vendette che fatalmente si ripercuoteranno negli anni sullo Stato di Israele. Pur con tutte le possibili considerazioni e le ciniche analisi strategiche sul cosiddetto "lavoro sporco" per fare tabula rasa di Hamas, Hezbollah e terrorismo iraniano, le conseguenze più gravi delle ripetute offensive e dei bombardamenti a tappeto su Gaza ordinati dal premier Netanyahu hanno già iniziato a provocare, a torto o a ragione, interessatamente o meno, durissime condanne, pregiudizi e ostracismi da parte dell'opinione pubblica internazionale che si protrarranno negli anni e, quel che peggio, saranno oggetto di strumentalizzazione e amplificazione da parte dell'antisemitismo e della propaganda islamica. Quo vadis Israele?
Perché fai sanguinare il cuore del mondo libero che trepida per la tua sorte? Si chiedono editorialisti e commentatori dei media mondiali. Alcuni dei quali hanno anche avanzato ad Israele un ulteriore interrogativo: "perché stai stravolgendo la tradizione biblica, facendo immaginare che Mosè possa rinascere e lottare per il popolo palestinese?".
MOSTRE: USA, IL VIAGGIO NEL MEDIOEVO TRA SPIRITUALITÀ ED ESPLORAZIONI
Dal 2 settembre al 30 novembre 2025 al Getty Center di Los Angeles.
Los Angeles, 31 ago. - (Adnkronos) - Dal 2 settembre al 30 novembre 2025 il Getty Center di Los Angeles ospita la mostra "Going Places: Travel in the Middle Ages" (Andare lontano: Il viaggio nel Medioevo), un percorso unico tra manoscritti miniati che raccontano il viaggio non solo come esperienza fisica, ma anche come dimensione spirituale, politica e immaginaria nel Medioevo.
Attraverso una selezione di preziosi manoscritti della collezione permanente del J. Paul Getty Museum - molti dei quali esposti raramente - la mostra esplora i numerosi motivi che spingevano le persone a mettersi in cammino e i diversi modi di viaggiare tra XIII e XV secolo.
Tra i pezzi forti dell'esposizione figurano due opere di straordinaria importanza: il "Romanzo di Alessandro" del XIII secolo, recente acquisizione del Getty, e "Il libro delle meraviglie del mondo", entrato nella collezione nel 2022 e già protagonista della mostra del 2024 "The Book of Marvels: Wonder and Fear in the Middle Ages".
"Questa mostra permette al nostro pubblico di connettersi con l'arte medievale attraverso un'esperienza che oggi è diventata quotidiana: il viaggio", ha dichiarato Timothy Potts, direttore del Getty Museum. "Molti dei nostri visitatori arrivano da ogni parte del mondo, e questa esposizione offre loro uno sguardo su come, centinaia di anni fa, il viaggio venisse compreso e rappresentato attraverso l'arte".
La mostra si articola in tre sezioni tematiche. Il primo nucleo dal titolo "Sulle orme di Cristo" indaga il viaggio come esperienza spirituale. Le narrazioni bibliche e la pratica del pellegrinaggio sono al centro di questa sezione, dove spicca l'opera “I malati, i lebbrosi e gli storpi pregano sulla tomba di Santa Edvige”. Nella scena, pellegrini giungono a piedi, a cavallo e su carri per chiedere una guarigione miracolosa presso il santuario della santa, mentre altri già pregano presso la sua tomba.
La sezione "Terre lontane" approfondisce i viaggi legati a commercio, guerre e diplomazia, ma anche quelli dell'immaginazione. Tra i manoscritti più suggestivi troviamo Cina (Seres), in cui mercanti caricano merci su una nave in un porto esotico. Sebbene i contatti tra Europa e Cina esistessero già dal XIV secolo, l'artista rappresenta la Cina come un deserto popolato da draghi, fondendo realtà e fantasia.
In questo spazio si riflette anche sul lato oscuro del viaggio medievale: deportazioni forzate, espulsioni, schiavitù e colonialismo, come l'espulsione degli ebrei dall'Inghilterra o l'asservimento dei popoli indigeni ad opera di Cristoforo Colombo. L'ultima sezione "Modi medievali di viaggiare" si concentra sui mezzi di trasporto - reali e immaginari - nel Medioevo. Camminare, navigare, cavalcare erano i modi più comuni di spostarsi, ma i manoscritti testimoniano anche viaggi leggendari e visioni fantasiose. In Barlaam attraversa un fiume, vediamo il santo eremita che, con un sacco in spalla, attraversa un fiume in barca per raggiungere l'India e convertire il principe Giosafat al cristianesimo. (di Paolo Martini)
NETANYAHU RICONOSCE IL GENOCIDIO ARMENO, IRA DI ANKARA
(ANSA) - ROMA, 27 AGO - Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato, in un'intervista al podcast di Patrick Bet-David, di riconoscere personalmente il genocidio armeno come tale.
Bet-David, scrive il Jerusalem Post, aveva chiesto a Netanyahu perché Israele fosse così riluttante a riconoscere il massacro commesso dall'Impero Ottomano dal 1915 al 1917 come genocidio, dato il contesto del riconoscimento mondiale dell'Olocausto.
Netanyahu ha detto che la Knesset ha recentemente approvato una legge che riconosce il massacro come genocidio, ma il giornalista ha insistito sul suo riconoscimento. "L'ho appena fatto", ha detto Netanyahu.
Il ministero degli Esteri turco si è scagliato contro Netanyahu per le sue dichiarazioni definendole un tentativo di nascondere lo spargimento di sangue a Gaza. "La dichiarazione di Netanyahu sugli eventi del 1915 è un tentativo di sfruttare le tragedie del passato per ragioni politiche. Netanyahu... sta cercando di nascondere i crimini commessi da lui e dal suo governo", ha affermato.
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TV: È MORTO JERRY ADLER, L'INDIMENTICABILE 'HESH' DELLA SERIE 'I SOPRANO'
L'attore statunitense aveva 96 anni.
Los Angeles, 24 ago. - (Adnkronos) - L'attore statunitense Jerry Adler, noto al grande pubblico per il ruolo di Herman 'Hesh' Rabkin nella serie cult "I Soprano", è morto sabato 23 agosto all'età di 96 anni a New York. L'annuncio della scomparsa è stato dato dalla sua famiglia con un necrologio online. Adler entrò nell'immaginario collettivo tra il 1999 e il 2007, quando interpretò 'Hesh', consigliere e amico fidato del boss Tony Soprano (James Gandolfini), nella pluripremiata serie Hbo. Il suo personaggio - un ex produttore musicale ebreo legato alla famiglia criminale - era tra i più rispettati nella cerchia di Tony, capace di navigare con intelligenza tra due mondi: quello della cultura ebraica e quello della mafia italoamericana. Con il suo sarcasmo pungente e la sua calma apparente, Adler contribuì a dare profondità umana e storica a un universo dominato da violenza e ambiguità morale.
Nato a New York, nel quartiere di Brooklyn, il 4 febbraio 1929 da una famiglia ebrea, Adler cominciò la sua carriera nel 1951 come assistente direttore di scena, lavorando dietro le quinte di alcune delle produzioni più celebri di Broadway. Fu stage manager per il debutto originale di "My Fair Lady" (1956), allora interpretato da una giovane Julie Andrews e Rex Harrison, e per numerosi altri spettacoli.
Collaborò con alcuni dei più grandi nomi del teatro e del cinema del Novecento: da Harold Pinter a Arthur Miller, da Orson Welles a Marlene Dietrich, fino a Katharine Hepburn, con cui visse uno degli aneddoti più noti della sua carriera, quando lei stessa fermò un cantiere edile per non essere disturbata durante un numero musicale.
Nonostante fosse circondato fin da giovane da attori (tra cui la cugina Stella Adler, leggendaria insegnante di recitazione), Jerry Adler non salì sul palcoscenico come interprete fino ai 60 anni. La sua prima apparizione in tv risale al 1991, ma da lì in poi la
carriera decollò. Oltre a "I Soprano", Adler fu un volto ricorrente nelle serie "Rescue Me" (come il capo dei vigili Sidney Feinberg), "The Good Wife" (l'odioso avvocato Howard Lyman), "Un medico tra gli orsi", "Innamorati pazzi, "Transparent", "Mad About You" e "Broad City".Anche il cinema gli offrì ruoli memorabili: fu diretto da Woody Allen in "Misterioso omicidio a Manhattan" (1993), da Charlie Kaufman in "Synecdoche, New York" (2008), da J.C. Chandor in "1981: Indagine a New York" (2014), solo per citarne alcuni.
Nel 2000 Jerry Adler tornò a Broadway, ma stavolta non dietro le quinte: recitò in "Taller Than a Dwarf" e poi nel 2015 in "Fish in the Dark" accanto a Larry David, interpretando il padre del protagonista.
Era il cerchio che si chiudeva, dopo una vita passata a servire il teatro con discrezione e maestria. Adler lascia la moglie Joan Laxman, psicologa, con cui era sposato dal 1994. (di Paolo Martini)
PALINSESTI 2025-2026, NELLE OFFERTE SU RAI3, IL GRANDE CINEMA D'AUTORE
Roma, 24 ago. (askanews) - In occasione della "Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne", il 25 novembre, è previsto il film "Primadonna" (2023), opera seconda di Marta Savina, autrice sempre attenta alle complesse tematiche contemporanee che riguardano il mondo femminile.
Fra gli anniversari più drammatici dell'autunno il ricordo del 7 ottobre, l'attacco di Hamas ad Israele: Dani Rosemberg, nel film "Of dogs and Men" (2024) ci racconta la storia, tra realtà e finzione, di una ragazzina ebrea che entra illegalmente nella sua colonia militarizzata per recuperare il proprio cane. Un messaggio di amore, più che di vendetta.
LPN-ARTE: A JESI MOSTRA 'RENATO PARESCE E LES ITALIENS DE PARIS'-3
Roma, 24 ago.(LaPresse) - La vita e la vicenda artistica di Renato Paresce (Carouge, 1886 - Parigi, 1937) - che si firmava Renato come giornalista de La Stampa e René sulle opere pittoriche - sono emblematiche delle contraddizioni, delle inquietudini, dello sperimentalismo e dell'utopia di un periodo storico straordinario. Svizzero di nascita, figlio di un palermitano militante socialista e di madre russa, ha avuto una educazione ricca di suggestioni culturali, di viaggi in Europa e a Mosca, formandosi nella Firenze cosmopolita. L'identità intellettuale di Paresce è poliedrica: laureato in fisica, è stato giornalista, pittore autodidatta e attento al fermento artistico contemporaneo, critico d'arte. Nel 1912, dopo il matrimonio con Ella Klatchko, pianista ebrea russa, si trasferì a Parigi dove nacque la sua passione per la pittura, frequentando i celebri caffè parigini come il Dôme, La Rotonde e la Closerie des Lilas ed entrando così in contatto con Pablo Picasso, Sergej Djagilev, Max Jacob, Diego Rivera, Amedeo Modigliani e altri; poi dallo scoppio della Prima guerra mondiale al 1927 si stabilì a Londra e infine tornò nella capitale francese. Dal 1926 la critica e le istituzioni culturali italiane iniziarono a coinvolgere gli artisti italiani esuli fra Parigi e Londra - e quindi anche Paresce - in un programma di promozione dell'arte nazionale. Margherita Sarfatti invitò il pittore alle mostre del gruppo del Novecento, mentre Maraini lo incaricò di allestire nel 1928 una sala della Biennale di Venezia dedicata all'Ecole de Paris (alla Biennale l'artista espose anche nel 1930, nel 1932 e 1934).
ADDIO A MAURICE TEMPELSMAN, L'ULTIMO UOMO DI JACKIE KENNEDY
Magnate dei diamanti, fece affari con i dittatori in Africa.
(ANSA) - NEW YORK, 25 AGO - Maurice Tempelsman, un magnate dei diamanti salito alla ribalta come l'ultimo compagno di Jackie Kennedy è morto a 95 anni in un ospedale di Manhattan per complicazioni dopo una caduta: una figura uscita da un romanzo di Graham Greene o di John Le Carrè, ha scritto oggi il Washington Post facendone il necrologio, altrettanto a suo agio nei palazzi di dittatori africani come Mobutu Sese Soko ma anche alla Casa Bianca e nei salotti bene di New York.
Tempelsman è stato per decenni il più importante importatore di diamanti negli Stati Uniti grazie a una società, la Lazare Kaplan International, che aveva investimenti in tutte le maggiori miniere in Africa e altrove. La sua celebrità è legata tuttavia a un altro ruolo, essendo diventato a metà anni Ottanta l'accompagnatore fisso di Jackie O' nelle passeggiate della ex First Lady a Central Park fino alla morte nel 1994.
Per chi ne ha seguito la carriera di oltre sette decenni, l'immagine da uomo di mondo di Maurice Templesman era agli antipodi con la sua legacy in Africa, dove gli interessi d'affari richiedevano contatti con tiranni brutali e corrotti come Mobutu nello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo) dove contemporaneamente aveva agito anche come intermediario informale degli Stati Uniti. "È stato il socio d'affari silenzioso di Mobutu", ha detto al Washington Post il giornalista Tim Weiner, autore del libro The Folly and the Glory sulle rivalità della Guerra Fredda in Africa e altrove: "Si era inserito perfettamente in questo meccanismo inseguendo i propri interessi e quelli di Mobutu mentre lo Zaire saccheggiava le sue risorse naturali e a sua volta si schierava nominalmente dalla parte degli Stati Uniti contro i sovietici".
Nato ad Anversa in una famiglia ebrea ortodossa collegata al commercio dei diamanti, Tempelsman fuggì con la famiglia negli Usa dopo l'invasione del Belgio da parte di nazisti. La relazione con Jackie sbocciò cinque anni dopo la morte di Aristotle Onassis, nel 1975. Tempelsman rimase sposato ma, secondo il gossip, negoziò una dichiarazione di separazione dalla moglie prima di trasferirsi nell'attico su Fifth Avenue della nuova compagna in omaggio alla quale, dopo la morte di lei per un linfoma, recitò Itaca, la poesia di Costantine Kavafis, al funerale.
MOSTRA VENEZIA: DA BELLOCCHIO A SOLLIMA LE SERIE TV CONQUISTANO IL LIDO
Etty Hillesum, giovane donna ebrea olandese, scrisse nei suoi diari una delle testimonianze più profonde e spirituali della Shoah.
Deportata e uccisa ad Auschwitz nel 1943, la sua voce risuona oggi grazie all'intensa serie "Ettyy" firmata da Hagai Levi, regista israeliano di culto (In Treatment, Scenes from a Marriage, The Affair). Ambientata nella Amsterdam occupata alla fine degli anni Trenta, "Etty" non è solo una cronaca dell'orrore in arrivo, ma un percorso interiore straordinario. Attraverso lo sguardo limpido di Julia Windischbauer, che interpreta Etty, la serie mostra una donna che sceglie la luce nella tenebra, la fede nell'umanità anche quando il mondo la tradisce. Con rigore e delicatezza, Levi costruisce un racconto rarefatto e potente sulla forza della parola e sull'ultimo baluardo della libertà: la coscienza individuale.
ALBANI E SCARLATTI, UN MECENATE PER LA FAMIGLIA DEI MUSICISTI
Nel libro di Luca della Libera lettere e clientelismo nel '700 (di Luciano Fioramonti).
(ANSA) - ROMA, 31 AGO - LUCA DELLA LIBERA, 'CON LA DOVUTA
HUMILTÀ DEL MIO PROFONDO RISPETTO. LE LETTERE DELLA FAMIGLIA SCARLATTI AD ANNIBALE ALBANI' (Libreria Musicale Italiana).
C'era perfino la richiesta di numeri da giocare al lotto nella lista di favori che Annibale Albani, nipote del Papa Clemente XI, si trovò a gestire nel rapporto con la famiglia di
Alessandro e Domenico Scarlatti, musicisti tra i più famosi dell'età barocca. La loro corrispondenza svela non solo la relazione stretta con il mecenate ma anche un caso particolare di clientelismo all'inizio del Settecento.
A portarla all'attenzione degli specialisti e di un pubblico più ampio è Luca Della Libera, docente al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone e critico musicale del Messaggero, nel libro 'Con la dovuta humiltà del mio profondo rispetto. Le lettere della famiglia Scarlatti ad Annibale Albani'.
A facilitare la ricerca dell'autore è stata la completa digitalizzazione dell'Archivio Albani che ha permesso il recupero di una collezione straordinaria di cento lettere inedite della famiglia Scarlatti ad Annibale Albani (1682-1751).
Oltre ad Alessandro scrivono ad Annibale Albani la moglie Antonia, i figli Domenico, Pietro, Flaminia e Cristina, per omaggiarlo in occasione di feste e riconoscimenti ma anche per avere sostegno economico, invio di musica, chiedere suoi testi per cantate, sollecitare aiuto riguardo la monacazione delle figlie di Alessandro, raccomandazioni per se stessi e per i propri familiari. Fino, appunto, a farsi dare i numeri del lotto, come testimonia una lettera di Flaminia che nel gennaio 1715 scrive da Napoli di aver saputo che a Roma c'è un ebreo che dà i numeri della lotteria, chiamata "l'estrattione della donzella" perché il lotto abbinava numeri e giovani donne, e tra gli elementi simbolici più importanti della città c'erano le donzelle povere, che se estratte dalla ruota, ricevevano in premio una modica dote.
Le lettere testimoniano anche grandi tensioni familiari. Cristina, l'altra figlia di Alessandro, non vuole assolutamente seguire i genitori che devono tornare a Roma: "Sappia dunque Vostra Eccellenza che se ciò succedeva, era finita per me che fossi più ricondotta qua; venni jeri al monasterio assieme con mia madre e sorelle, ma senza dimostrare, né fori né dentro quello che volevo fare, bussando la porta, chiamai la portinara che si compiacesse di aprirmi per un momento e improvvisamente entrai serrandomi qui e protestandomi che solamente morta mi caveranno di qua, ma, viva, non maià".
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APPELLO DELLE 3 FEDI IN ITALIA, 'INCONTRIAMOCI, BASTA ODIO'
"Cristiani, ebrei e musulmani insieme per la pace".
(ANSA) - CITTÀ DEL VATICANO, 29 AGO - Basta "odio, incontriamoci tutti, subito, almeno in Italia, vescovi, rabbini e imam. Un incontro semplice, diretto, non convenzionale né confessionale, per testimoniare insieme una responsabilità che sappia trasmettere il messaggio autentico di pace, speranza, fratellanza dei discendenti di Abramo". È questo l'appello sottoscritto tra gli altri dal cardinale Matteo Zuppi, dalla presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni e dall'imam Yahya Pallavicini. "Auspichiamo che, sulla scia di questo messaggio, le nostre comunità religiose possano promuovere attività locali e nazionali", per "riconoscere quel germe di odio che pianifica anche qui la devastazione", prosegue l'appello.
ANTISEMITISMO: DA UCEI I CONTATTI UTILI PER DENUNCIARE E CHIEDERE AIUTO
Roma, 22 ago. (LaPresse) - "Siamo di fronte a una crescita di antisemitismo mai misurata prima in Italia dalla fine della guerra", informava l'Osservatorio antisemitismo della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano (Cdec) nella sua ultima relazione annuale, diffusa a febbraio. Per far fronte al problema, l'Ucei ha da tempo avviato un protocollo strutturato di gestione delle segnalazioni protette delle denunce. A questo fine è stato redatto un elenco di avvocati accreditati che seguono le cause con una prassi concordata, a supporto della Strategia nazionale di contrasto all'antisemitismo presentata dal generale Pasquale Angelosanto e in raccordo con Oscad, l'unità interforze di Polizia e Carabinieri, Unar, Cdec e Prefetture. Le segnalazioni vengono inoltrate all'ufficio Segnalazioni e Denunce (Usd), che registra ogni segnalazione in un database interno, acquisisce se necessario ulteriori informazioni e, in caso di atti gravi, condivide le segnalazioni con gli organi competenti. Se una segnalazione ha rilevanza penale viene sottoposta a un gruppo di giuristi dedicato, che decide le azioni da intraprendere. Per gli atti gravi contro individui o istituzioni, l'Usd procede con le denunce o querele necessarie, eventualmente incaricando avvocati specializzati. In questo senso, l'Ucei si è accollata direttamente l'assistenza legale e si è costituita come parte civile o partecipando come persone offesa direttamente in diverse cause a sostegno dei denuncianti in relazione alla natura del fatto. Il numero nazionale per la segnalazione di episodi è il +393494048201, oppure +3902316338. È inoltre possibile scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
PALERMO: SETTEOTTOBRE, 'SDEGNO PER PAROLE PROF.
MATTARELLA RICORDI A MAGISTRATI CHE ESISTE LEGGE MANCINO'
Roma, 27 ago. (Adnkronos) - "L'Associazione Setteottobre esprime sdegno per le dichiarazioni del professor Giovanni Nivarra, docente di diritto civile all'Università di Palermo, che nei giorni scorsi ha diffuso contenuti espliciti di odio verso gli ebrei. È un fatto gravissimo tanto più perché proviene da un esponente del mondo accademico. Il professor Nivarra offende non solo la comunità ebraica ma l'intera coscienza civile del Paese". Lo scrive l'associazione Setteottobre in una nota.
"Come Associazione Setteottobre rivolgiamo un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché riaffermi inequivocabilmente che l'antisemitismo è incompatibile con i valori costituzionali, perché ricordi alla magistratura e alle forze dell'ordine che la legge Mancino del 1993 punisce l'incitamento all'odio razziale, ed invii un segnale forte e incontrovertibile a difesa della memoria storica e della dignità repubblicana".
Per il presidente dell'associazione Stefano Parisi "l'impunità di cui godono le persone e le organizzazioni che sempre più di frequente si lasciano andare a dichiarazioni ed episodi di odio verso gli ebrei libera nel paese i peggiori istinti antisemiti. È urgente una chiara e inequivocabile condanna da parte delle alte istituzioni della Repubblica".
M.O: DOCENTE UNIPA, "TOGLIERE AMICIZIE FACEBOOK A EBREI"
(AGI) - Palermo, 26 ago. - Togliere i contatti su Facebook agli "ebrei": e' l'invito scioccante sui social fatto da Luca Nivarra, ordinario di Diritto civile e decano del Dipartimento di Giurisprudenza a Palermo, commenta in questo modo quanto avviene a Gaza. "Non voglio intromettermi in questioni che non mi riguardano direttamente ma - scrive Nivarra - avendo a disposizione pochissimi strumenti per opporci all'Olocausto palestinese, un segnale, per quanto modesto, potrebbe consistere nel ritirare l'amicizia su FB ai vostri "amici" ebrei, anche a quelli 'buoni', che si dichiarano disgustati da quello che sta facendo il governo di Israele e le IDF. Mentono e con la loro menzogna contribuiscono a coprire l'orrore: è una piccola, piccolissima cosa ma cominciamo a farli sentire soli, faccia a faccia con la mostruosità di cui sono complici".
Il post ha suscitato una bufera tra i colleghi negli atenei italiani. Quella che Nivarra definirebbe una "ebrea buona" è Stefania Mazzone, docente di Storia delle dottrine politiche all'Università' di Catania. "Molti dei giovani che protestano oggi - spiega all'AGI - ignorano cosa sia l'antisemitismo, ed esiste una generazione di docenti, in genere comunisti, che trasmettono veleno vero". "D'altronde - prosegue - questo è ciò che voleva Hamas: colpire gli ebrei progressisti come me, che in passato ho fatto da scudo umano in un villaggio palestinese contro il fuoco israeliano e che ho contatti con colleghi israeliani che protestano contro il governo israeliano ancora prima del 7 ottobre".
UGEI, ANCORA PIÙ GRAVE ANTISEMITISMO SE ARRIVA DA UN DOCENTE
(ANSA) - ROMA, 26 AGO - "Incoraggiare l'emarginazione di un gruppo in quanto tale è discriminazione. L'emarginazione degli ebrei in quanto ebrei è antisemitismo, non un'opinione geopolitica.
Ancora più grave è che tale messaggio arrivi da un docente: l'università deve essere uno spazio che educa al rispetto, che contrasta l'odio e che tutela tutti i suoi studenti.
Bene che il rettore dell'Università di Palermo abbia preso le distanze. Restiamo tuttavia profondamente preoccupati per il persistente clima di odio attorno agli studenti ebrei e israeliani in Italia". Lo scrive sui social Luca Spizzichino, presidente dell'Ugei, Unione giovani ebrei d'Italia.
IL MEMORIALE FRANCESE DELL'OLOCAUSTO È STATO DETURPATO CON LA SCRITTA "FREE GAZA"
(ANSA-AFP) - ROMA, 30 AGO - Un memoriale dell'Olocausto a Lione è stato deturpato con la scritta "Free Gaza", hanno detto sabato i funzionari della città all'AFP, alimentando le preoccupazioni per l'aumento degli atti antisemiti e dei crimini d'odio in Francia.
In una foto che i funzionari della città hanno condiviso con l'AFP, l'iscrizione sembrava essere stata graffiata nel marmo nero di una targa sul monumento con un oggetto appuntito.
"Il vandalismo del Memoriale dell'Olocausto a Lione è un atto intollerabile. Lo condanno ed esprimo la mia piena solidarietà alle associazioni della memoria, ai sopravvissuti e ai loro discendenti", ha scritto il sindaco della città, Gregory Doucet, in una dichiarazione inviata all'AFP.
"I colpevoli saranno ricercati e perseguiti. Lione è ferma contro l'odio, l'antisemitismo e il razzismo", ha aggiunto Doucet.
Il monumento nel centro di Lione è stato inaugurato nel gennaio 2025 in occasione dell'80° anniversario della liberazione del campo di Auschwitz-Birkenau.
"Il fatto che questa iscrizione sia stata fatta su un memoriale dell'Olocausto costituisce chiaramente un atto antisemita", ha detto un funzionario del municipio all'AFP, aggiungendo che il comune ha rapidamente rimosso l'iscrizione per restaurarla.
Il presidente dell'associazione Memoriale dell'Olocausto, Jean-Olivier Viout, ha presentato una denuncia, secondo il municipio.
La comunità ebraica francese, una delle più grandi al mondo, afferma che il numero di atti antisemiti è aumentato in seguito all'attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023, seguito dal bombardamento israeliano della Striscia di Gaza e dal blocco degli aiuti.
Nei primi sei mesi del 2025, secondo il ministero dell'Interno, sono stati registrati 646 atti antisemiti in tutto il Paese, il 27% in meno rispetto alla prima metà del 2024, ma un aumento del 112% rispetto allo stesso periodo del 2023.
ANTISEMITISMO: VICE MINISTRO ESTERI ISRAELE, "FRANCIA NON È PIÛ SICURA PER GLI EBREI"
Gerusalemme, 31 ago - (Agenzia_Nova) - Il governo francese "non sta facendo nulla" per combattere l'antisemitismo, "la Francia non è più sicura per gli ebrei". Lo ha affermato la vice ministra degli Esteri israeliana Sharren Haskel alla radio dell'esercito dopo che il memoriale dell'Olocausto di Lione è stato deturpato con la scritta "Free Gaza". "Non c’è deterrenza. Non c'è applicazione delle leggi", ha aggiunto, accusando il il governo francese di "consenso attraverso il silenzio".
FRANCIA: CONVOCATO AMBASCIATORE USA KUSHNER DOPO CRITICHE SU LOTTA AD ANTISEMITISMO
Parigi, 25 ago - (Agenzia_Nova) - Il ministero degli Esteri francese ha convocato per la giornata odierna l'ambasciatore statunitense Charles Kushner, in risposta a una lettera
inviata dal diplomatico al presidente Emmanuel Macron, in cui esprimeva "profonda preoccupazione per l'ondata di antisemitismo in Francia" e denunciava una "mancanza di azioni sufficienti" da parte del governo francese. Le dichiarazioni dell'ambasciatore - considerate da Parigi "accuse inaccettabili" - sono state "fermamente respinte" dal Quai d'Orsay (sede del ministero degli Esteri francese), che ha ricordato che tali affermazioni "contraddicono il diritto internazionale, in particolare il dovere di non intromettersi negli affari interni degli Stati", e "non sono all'altezza della qualità del legame transatlantico tra Francia e Stati Uniti". La convocazione dell'ambasciatore, misura rara tra alleati, avviene pochi giorni dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva duramente attaccato Macron per aver promosso il riconoscimento dello Stato di Palestina, accusandolo di "alimentare l'antisemitismo". La presidenza francese aveva definito le parole del premier israeliano "abiette, erronee e non resteranno senza risposta".Nella sua lettera, Kushner riprende esplicitamente le tesi di Netanyahu: "Le dichiarazioni che denigrano Israele e i gesti di riconoscimento di uno Stato palestinese incoraggiano gli estremisti, fomentano la violenza e mettono in pericolo l'ebraismo in Francia", scrive. "Non è più possibile procrastinare: l'antisionismo è antisemitismo, punto e basta". Secondo Kushner, "non passa giorno in Francia senza che gli ebrei vengano attaccati per strada, che sinagoghe e scuole vengano danneggiate e che attività commerciali ebraiche siano vandalizzate", aggiungendo che "quasi la metà dei giovani francesi afferma di non aver mai sentito parlare dell'Olocausto". Il diplomatico, padre di Jared Kushner - genero di Donald Trump - ha elogiato le politiche del presidente repubblicano in materia di lotta all'antisemitismo, e ha invitato Macron ad "agire con determinazione". La diplomazia francese ha risposto sottolineando che "l'aumento degli atti antisemiti in Francia dal 7 ottobre 2023 è una realtà che deploriamo" e che "le autorità francesi stanno dimostrando una mobilitazione totale contro questi atti intollerabili". La lettera giunge in un contesto delicato: a fine luglio Macron aveva annunciato che la Francia voterà a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina all'Assemblea generale delle Nazioni Unite di settembre, un'iniziativa sostenuta da oltre una dozzina di Paesi occidentali, tra cui Canada e Australia.
L'AUSTRALIA ESPELLE L'AMBASCIATORE IRANIANO PER GLI ATTACCHI ANTISEMITI
(ANSA-AFP) - ROMA, 26 AGO - Il governo australiano ha dichiarato martedì che sta espellendo l'ambasciatore iraniano, accusando il paese di essere dietro gli attacchi antisemiti a Melbourne e Sydney.
È la prima volta che l'Australia espelle un ambasciatore dalla seconda guerra mondiale.
I servizi di intelligence hanno raggiunto la "conclusione profondamente inquietante" che l'Iran ha diretto almeno due attacchi antisemiti, ha detto il primo ministro Anthony Albanese.
Teheran era dietro un attacco incendiario a un caffè kosher, il Lewis Continental Cafe, nel sobborgo Bondi di Sydney nell'ottobre 2024, ha detto il primo ministro in una conferenza stampa.
Ha anche diretto un attacco incendiario alla sinagoga Adass Israel di Melbourne nel dicembre 2024, ha detto il primo ministro, citando i risultati dell'intelligence.
Non sono state segnalate lesioni fisiche nei due attacchi.
"Questi sono stati atti di aggressione straordinari e pericolosi orchestrati da una nazione straniera sul suolo australiano", ha detto Albanese.
"Erano tentativi di minare la coesione sociale e seminare discordia nella nostra comunità. È totalmente inaccettabile".
Il primo ministro ha detto che l'Iran è probabilmente dietro altri attacchi antisemiti effettuati in Australia.
L'Australia ha dichiarato l'ambasciatore iraniano Ahmad Sadeghi "persona non grata" e ha ordinato a lui e ad altri tre funzionari di lasciare il paese entro sette giorni.
L'Australia ha ritirato il suo ambasciatore in Iran e ha sospeso le operazioni dell'ambasciata a Teheran.
I diplomatici australiani erano tutti "al sicuro in un paese terzo", ha detto il primo ministro.
L'Australia legifererà anche per elencare il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell'Iran come organizzazione terroristica, ha detto.
Il ministro degli Esteri Penny Wong ha detto che è stata la prima volta nel dopoguerra che l'Australia ha espulso un ambasciatore.
"Abbiamo preso questa decisione perché le azioni dell'Iran sono completamente inaccettabili", ha detto.
L'Australia manterrà le linee diplomatiche con l'Iran per promuovere gli interessi degli australiani, ha detto Wong.
L'Australia ha un'ambasciata a Teheran dal 1968.
AUSTRALIA: ESPULSIONE AMBASCIATORE IRANIANO, CANBERRA NEGA PRESSIONI ISRAELIANE
Canberra, 27 ago - (Agenzia_Nova) - Il governo australiano negato che la decisione di Canberra di espellere l'ambasciatore iraniano Ahmad Sadeghi, accusando Teheran di
aver diretto almeno due attacchi incendiari antisemiti a Sydney e Melbourne, sia frutto di pressioni da parte del governo israeliano, come rivendicato proprio dallo Stato ebraico. Si tratta di una "assurdità assoluta", ha detto il ministro dell'Interno Tony Burke all'emittente televisiva "Abc Radio". Funzionari israeliani hanno sostenuto che "l'intervento deciso" del premier Benjamin Netanyahu e le sue critiche alla scelta australiana di riconoscere lo Stato palestinese abbia spinto Canberra ad agire con decisione contro l'Iran. Nei giorni scorsi Netanyahu aveva attaccato personalmente il primo ministro australiano Anthony Albanese per la decisione di riconoscere lo Stato palestinese, definendolo "un politico debole che ha tradito Israele e abbandonato gli ebrei australiani". L'Australia ha deciso di espellere l'ambasciatore iraniano a Canberra, Ahmad Sadeghi, dopo che l'agenzia di intelligence australiana (Asio) ha collegato l'Iran a due attacchi antisemiti sul territorio nazionale. Lo ha annunciato ieri il primo ministro australiano Anthony Albanese. Gli attacchi, avvenuti l'anno scorso, hanno preso di mira un ristorante di proprietà ebraica a Sydney e la sinagoga Adass Israel a Melbourne.
Albanese ha definito gli eventi "atti straordinari e pericolosi di aggressione orchestrati da una nazione straniera sul suolo australiano". L'ambasciatore e tre membri del personale diplomatico dell'ambasciata iraniana hanno sette giorni per lasciare il Paese. Si tratta della prima espulsione di un ambasciatore straniero dall'Australia dalla Seconda guerra mondiale. Albanese ha annunciato inoltre che il Corpo della Guardie della rivoluzione islamica iraniana sarà inserito nella lista nazionale delle organizzazioni terroristiche. "Ho detto molte volte che il popolo australiano desidera due cose: che la violenza in Medio Oriente cessi e che il conflitto in Medio Oriente non venga portato qui. L'Iran ha tentato di fare proprio questo, ha accusato Albanese. "Gli iraniani hanno cercato di nuocere e terrorizzare gli australiani di religione ebraica e di seminare odio e divisione nella nostra comunità", ha detto il primo ministro australiano. Per la sicurezza del personale consolare, l'Australia ha sospeso le operazioni della sua ambasciata in Iran e ha invitato i cittadini australiani presenti nel Paese a partire.
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MEDIA, SAREBBE IN ARGENTINA UN QUADRO RUBATO DAI NAZISTI
L'opera apparteneva al mercante d'arte Jacques Goudstikker (ANSA) - BERLINO, 29 AGO - Il dipinto "Ritratto di una dama" del pittore italiano Giuseppe Ghislandi sarebbe stato ritrovato in Argentina: l'opera era scomparsa alla fine della Seconda guerra mondiale ed era stata rubata dai nazisti al mercante d'arte ebreo olandese Jacques Goudstikker. Lo riporta il quotidiano tedesco Bild Zeitung e quello olandese Algemeen Dagblad.
Singolare la circostanza del ritrovamento: il quadro sarebbe apparso in una fotografia di un annuncio per la vendita di una casa a Mar del Plata. L'immobile appartiene alle figlie di un ufficiale delle SS, Friedrich Kadgien, morto nel 1978, che era stato uno stretto collaboratore di Herman Goering che obbligò la vedova Goudstikker a cedergli la collezione del marito.
In seguito a una segnalazione dell'Interpol la polizia argentina ha perquisito la casa dopo la pubblicazione dell'annuncio immobiliare, ma il ritratto non era più appeso alla parete. Dopo la perquisizione, una delle sorelle è apparsa disorientata, ripeteva di non sapere di quale quadro stessero parlando. Nei suoi confronti è stata avviata un'indagine. La polizia ha, però, ritrovato altre 25 opere d'arte di artisti italiani e tedeschi: secondo gli inquirenti anche questi potrebbero essere opere d'arte saccheggiate durante la Seconda guerra mondiale. Per decenni, l'ottantunenne Marei von Saher, nuora del mercante d'arte Jaques Goudstikkers e unica erede, ha cercato di ritrovare alcuni dei dipinti rubati e perduti.
ARGENTINA: BLITZ PER "RITRATTO DI DAMA", DIPINTO DI FRA GALGARIO TRAFUGATO DAI NAZISTI
Buenos Aires, 28 ago - (Agenzia_Nova) - Le autorità dell'Argentina si sono mobilitate alla ricerca di un ritratto femminile del XVIII secolo, opera del pittore italiano Giuseppe Vittore Ghislandi, detto Fra Galgario, trafugato 80 anni fa dal collezionista ebreo Jacques
Goudstikker da un ufficiale nazista in fuga. Il dipinto, intitolato "Ritratto di dama" e raffigurante la contessa Colleoni, è riemerso di recente in un annuncio immobiliare in Argentina, ma non è stato rinvenuto durante una perquisizione condotta nei giorni scorsi. Lo ha reso noto ieri, 27 agosto, la procura di Buenos Aires. Secondo quanto riferito, la polizia ha agito su allerta dell'Interpol effettuando martedì 26 agosto una perquisizione in una villa sul mare a sud della capitale, legata ai discendenti dell'ufficiale nazista Friedrich Kadgien, che dopo la Seconda guerra mondiale si stabilì in Argentina portando con sé beni sottratti a famiglie ebree. Nel corso del blitz, gli agenti hanno trovato documenti e stampe tedesche risalenti agli anni Quaranta, ma non il quadro oggetto delle indagini. "Il dipinto non c'è. Sono stati sequestrati soltanto un fucile e un revolver calibro 32", ha dichiarato un portavoce della procura alla stampa locale.
La vicenda è emersa dopo che un quotidiano olandese ha individuato l'opera in una fotografia pubblicata su un annuncio di vendita immobiliare a Mar del Plata, dove il dipinto sembrava appeso sopra un divano di velluto.
Gli studiosi Annelies Kool e Perry Schrier, dell'Agenzia per il patrimonio culturale dei Paesi Bassi, hanno affermato che "sebbene non sia stato possibile esaminare fisicamente la tela né verificarne il retro, è ragionevole ritenere che si tratti del 'Ritratto di dama' di Fra Galgario".
Il collezionista olandese Jacques Goudstikker possedeva una delle più grandi raccolte d'arte private d'Europa, composta di oltre mille opere, che dopo la sua morte fu confiscata e divisa dai funzionari nazisti.
L'ufficiale Friedrich Kadgien prese possesso del dipinto in questione prima di rifugiarsi in Argentina, Paese che negli anni successivi alla guerra accolse numerosi ex gerarchi nazisti e con loro opere d'arte, sculture, mobili, oggetti in oro e depositi bancari sottratti alle famiglie ebree perseguitate.
ARTE: COLLEZIONISTA FA CAUSA A CHRISTIE'S, 'RIVELI DOVE SONO LE OPERE TRAFUGATE DA NAZISTI'
Reclama di conoscere la posizione di alcune opere di Egon Schiele.
New York, 22 ago. - (Adnkronos) - Un nuovo capitolo si apre nella lunga battaglia per la restituzione delle opere d'arte rubate durante l'Olocausto. Milos Vavra, discendente ebreo diretto di Fritz Grünbaum - collezionista e artista viennese deportato e ucciso a Dachau nel 1941 - ha presentato un'azione legale contro la casa d'aste Christie's, accusandola di occultare informazioni cruciali su importanti dipinti di Egon Schiele che un tempo facevano parte della collezione Grünbaum.
Nel documento depositato il 7 agosto presso la Corte Suprema di New York, Vavra chiede che Christie's riveli l'identità dei proprietari e la posizione attuale delle opere, che potrebbero essere oggetto di un accordo di riservatezza con una "famiglia in Svizzera". Secondo Vavra, la divulgazione è urgente poiché il termine previsto dall'Hear Act (Holocaust Expropriated Art Recovery Act), che consente ai discendenti delle vittime di presentare reclami, scadrà nel 2026.
L'azione legale si basa su recenti scambi email tra gli avvocati di Vavra e rappresentanti di Christie's, in cui si menzionano tre opere di Schiele appartenenti alla collezione trafugata. Due di esse, secondo gli esperti interni della casa d'aste, sarebbero tra le più importanti mai viste del maestro espressionista austriaco.
Vavra, che in passato ha già ricevuto il 50% del ricavato dalla vendita di opere restituite della collezione Grünbaum, vuole evitare che ulteriori pezzi finiscano sul mercato senza il dovuto riconoscimento storico e legale. "Mentre era imprigionato, la collezione Grünbaum fu illegittimamente sottratta e dispersa senza il suo consenso", ha dichiarato il suo avvocato Raymond J. Dowd.
Christie's, interpellata da ArNews, ha dichiarato via email: "Abbiamo un record senza precedenti nella gestione e restituzione di opere con storie dolorose legate alla Seconda Guerra Mondiale, sempre nel rispetto della legge e dell'etica. Anche in questo caso stiamo seguendo il protocollo stabilito". La casa d'aste è rappresentata dall'avvocato Joseph A. Patella dello studio Womble Bond Dickinson.
RAI STORIA: "1944, L'ESTATE DI PARIGI"
"Nel secolo breve" racconta la Liberazione della capitale francese.
Roma, 28 ago. (Adnkronos) - La svastica sventola su Parigi quando Hitler ci arriva all'alba del 23 giugno 1940. Il dittatore con la passione per l'arte, l'ex pittore fallito che lì sognava di studiare trascorrerà solo tre ore della sua vita nella Ville Lumière, senza scorta, insieme allo scultore Arno Breker. Tre ore passate alla storia per le foto davanti alla torre Eiffel, che fanno il giro del mondo. È solo la sera prima della resa che costringerà la Francia sotto il giogo nazista per quattro anni. L'occupazione e la Liberazione della capitale francese sono al centro dello Speciale di Elio Mazzacane con la regia di Agostino Pozzi ''1944 l'estate di Parigi'', proposto per ''Nel secolo breve'' con Paolo Mieli e la consulenza del professor Francesco Perfetti, in onda venerdì 29 agosto alle 21.10 su Rai Storia.
La narratrice Charlotte Marincola - anche attraverso gli interventi degli storici Olivier Dard e Olivier Wieviorka, dell'accademico di Francia Maurizio Serra e dello storico dell'arte Giovanni Carlo Federico Villa - ripercorre le tracce della Parigi occupata a partire dal rapido e inatteso crollo della Francia, che si sgretola non appena la Linea Maginot viene aggirata dai nazisti. Un trauma che porta i parigini a fuggire dalla loro città. E con loro, fugge anche la grande arte, in direzione del castello di Chambord, nella Loira, dove oltre 5000 casse piene di capolavori come La Gioconda, la Venere di Milo e la Nike di Samotracia rimarranno fino alla fine della guerra. Parigi viene dichiarata città aperta per evitarne la distruzione. Da Londra arriva l'appello dell'allora sconosciuto Charles De Gaulle a non arrendersi. Nasce la Resistenza francese. Una Resistenza costellata da eroi silenziosi, come Rosa Valland, curatrice del Jeu de Paume, dove i nazisti raccolgono i capolavori sequestrati da musei e da collezionisti ebrei prima di portarli in Germania. Sarà grazie al suo lavoro di spionaggio che alla fine della guerra oltre 60mila opere d'arte torneranno in Francia.Quella di Parigi, è un'occupazione politica, simbolica e restrittiva per gli abitanti della città. E piena di contraddizioni, come la presenza di Picasso che continua a vivere in città indisturbato, nonostante il suo quadro-denuncia dei bombardamenti tedeschi sulla Spagna. È un'occupazione che impone alla città due anime: lo sfarzo della Ville Lumière per occupanti e collaborazionisti, e la fame e i razionamenti per i parigini. Ma anche l'orrore delle deportazioni di uomini, donne e bambini ebrei, culminate nell'episodio del Velodromo d'inverno, dove i gendarmi francesi arrestano oltre 12.000 persone.
Con l'avvicinarsi alla capitale degli Alleati sbarcati in Normandia, Parigi sta per cadere, lo sanno tutti, eccetto Hitler. L'insurrezione popolare e i partigiani danno il via alla Liberazione. Le truppe francesi di Leclerc entrano nella capitale francese seguite da quelle di Eisenhower. È il 25 agosto 1944, il generale Charles De Gaulle finalmente parla alla Parigi liberata dal balcone dell'Hotel de Ville: ''Paris outragée! Paris martyrisée! Mais Paris libérée!''.
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CANADA: ACCOLTELLAMENTO DONNA EBREA A OTTAWA È "CRIMINE D'ODIO"
(AGI) - Roma, 29 ago. - La polizia di Ottawa ha stabilito che l'accoltellamento di una donna ebrea in un supermercato della città è un crimine d'odio. La donna, sulla settantina, è stata accoltellata la scorsa settimana nel reparto cibo kosher del supermercato. Il Primo Ministro canadese Mark Carney ha condannato l'atto e si è rivolto alla comunità ebraica sul suo account X: "Non siete soli, saremo al vostro fianco contro l'odio. Lavoreremo per combattere l'antisemitismo ovunque si manifesti".(AGI)
FRANCIA, FERMATI DUE FRATELLI PER ABBATTIMENTO ALBERO HALIMI
Ulivo piantato in memoria di studente ebreo torturato e ucciso.
(ANSA) - PARIGI, 27 AGO - Due uomini sono stati fermati in Francia con l'accusa di aver abbattuto il 15 agosto ad Epinay-sur-Seine, nella banlieue nord di Parigi, un ulivo piantato in memoria del giovane ebreo torturato ed ucciso nel 2006, Ilan Halimi. Lo ha fatto sapere la procura locale, confermando un'informazione del settimanale Paris Match. I sospetti, due fratelli gemelli, saranno giudicati per direttissima con l'accusa di danneggiamento di beni pubblici aggravato e violazione di un monumento dedicato alla memoria di persone uccise per motivi di razza, etnia, nazione o religione.
L'albero era stato abbattuto di notte e l'azione aveva suscitato unanime indignazione nella classe politica. Il presidente Emmanuel Macron aveva denunciato "un atto di odio".
ANARCHICI: FADLUN, 'DA COMUNITÀ EBRAICA ROMA SOLIDARIETÀ A ILTEMPO E LIBERO'
Il presidente, "ignobile imbavagliare stampa".
Roma, 22 ago.- (Adnkronos) - "A nome della Comunità Ebraica di Roma, esprimo indignazione e sconcerto per le minacce e intimidazioni ai quotidiani 'Il Tempo' e 'Libero', e la totale e forte solidarietà degli ebrei di Roma all'editore Giampaolo Angelucci e al vicepresidente Andrea Pasini, ai direttori Tommaso Cerno e Daniele Capezzone e alle redazioni, in particolare alle giornaliste Giulia Sorrentino e Eleonora Tomassi". Lo ha dichiarato Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma.
"È ignobile, ma sono sicuro anche perdente, il tentativo di imbavagliare la stampa che ha ancora il coraggio di fare contro informazione e svelare e denunciare le trame di violenza, smascherando le connessioni di Hamas e del terrorismo islamico in Italia", ha
concluso Fadlun.
AMB. ISRAELE A ROMA, 'PREOCCUPA PRESENZA SOGGETTI LEGATI AD HAMAS IN ITALIA'
Roma, 23 ago. (Adnkronos) - "Preoccupa quello che la vostra inchiesta ha fatto emergere. Preoccupa molto la presenza di soggetti collegati ad Hamas in Italia". Lo ha dichiarato l'ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, commentando con Il Tempo l'inchiesta del quotidiano sui rapporti tra alcune aree politiche italiane e persone
vicine al movimento islamista palestinese. "Ci sono figure già sanzionate dagli Stati Uniti, come Mohammad Hannoun - ha ricordato Peled - ma confidiamo nell'attenzione delle autorità italiane".
L'ambasciatore ha poi denunciato la "guerra mediatica" vinta da Hamas: "Stiamo vincendo il conflitto militare, ma perdendo la battaglia della comunicazione a causa di disinformazione, propaganda e pregiudizi antisionisti. Non abbiamo dato sufficiente attenzione a questo fronte, ma è un terreno su cui dobbiamo alzare il livello".
Peled ha anche criticato la relatrice speciale Onu, Francesca Albanese, accusandola di "affermazioni enormi e distorte" sul ruolo di Hamas e aggiungendo: "mi chiedo chi e cosa rappresenti".
L'ambasciatore ha infine espresso forte preoccupazione per il "dilagare dell'antisemitismo" in Europa e in Italia, sostenendo che "è un pericolo non solo per gli ebrei e Israele, ma per l'intero Occidente. In Italia oggi la vita per molti ebrei è diventata più difficile: subiscono aggressioni verbali e fisiche, minacce e scritte offensive".
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