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EBREI DENUNCIANO, 'AGGREDITI CON VERNICE AL PARCO A FRANCOFORTE'
Il racconto alla Bild: 'Stavamo affiggendo foto degli ostaggi'.
(ANSA) - BERLINO, 23 AGO - Un gruppo di persone appartenente alla comunità ebraica di Francoforte ha denunciato un attacco di natura antisemita nel parco della città: mentre stavano affiggendo dei manifesti con le foto degli ostaggi israeliani che si trovano nelle mani di Hamas, una donna mascherata ha spruzzato della vernice rossa contro di loro. "Stavamo attaccando i manifesti con le foto degli ostaggi", ha spiegato alla Bild, che riporta il caso, Sacha Stawski, impegnato anche nel movimento contro l'antisemitismo "Honestly concerned". "Mi hanno sporcato anche gli occhiali, quindi non sono riuscito a
individuare la responsabile", ha aggiunto a proposito dell'attacco che ha colpito con lui altre due persone. "Siamo stati insultati come assassini di bambini, hanno urlato Palestina libera e genocidio", ha aggiunto fra l'altro.
Il fatto è stato confermato dalla polizia della città. L'uomo ha riferito che precedentemente erano stati incalzati da un gruppo di una ventina di persone che voleva impedir loro di partecipare ad una manifestazione. Le foto degli ostaggi, inoltre, vengono regolarmente strappate nel parco, dove di recente si è insediato un gruppo di attivisti per il clima.
AZIENDE TECH, DOMANI DIPENDENTI POTRANNO ANDARE A PROTESTA
(AGI) - Roma, 25 ago. - Il 'Tech Headquarters', organizzazione che riunisce decine di aziende tecnologiche e fondi di venture capital in Israele, ha annunciato che domani diverse di loro consentiranno ai dipendenti di lasciare il lavoro prima per partecipare alla giornata di protesta di massa indetta dal Forum dei familiari degli ostaggi. I manifestanti chiederanno al governo di raggiungere un accordo che metta fine alla guerra a Gaza e riporti a casa i rapiti. Tra le imprese coinvolte, precisa Yedioth Ahronoth, ci sono colossi come Meta e Wix e fondi come F2 Venture Capital.
NETANYAHU HA PARLATO CON LE FAMIGLIE DEI DUE OSTAGGI MORTI
(AGI) - Roma, 30 ago. - Dopo l'annuncio di Benjamin Netanyahu del ritrovamento del corpo di Idan Shtivi, il primo ministro israeliano ha parlato con la famiglia del ventottenne ucciso da Hamas e con quella di Idan Shteiwi, l'altro ostaggio recuperato senza vita in queste ore a Gaza. Netanyahu "ha elogiato il coraggio di Ilan e Idan, che hanno agito il 7 ottobre per salvare vite umane", aggiungendo di aver sottolineato alle famiglie che Israele sta "lavorando instancabilmente per restituire tutti gli ostaggi, sia vivi che morti".
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CAPO IDF VISITA GAZA, CHIEDIAMO A TUTTI DI ARRUOLARSI
Roma, 27 ago. (LaPresse) - Il Capo di Stato Maggiore dell'Idf, Eyal Zamir, ha visitato la Striscia di Gaza e, in un colloquio con i riservisti, ha sottolineato ancora una volta l'importanza di un'equa distribuzione del carico di lavoro. "Di fronte alle sfide in tutti gli ambiti, la sicurezza di Israele richiede la piena partecipazione di tutte le fasce della popolazione. Questo è un dovere civico e un comandamento nazionale. Invito tutti ad arruolarsi e a contribuire equamente: questa è la parola d'ordine del momento", le sue parole riportate da Ynet e riferite agli ebrei ultraortodossi.
ISRAELE: PELLEGRINAGGIO A UMAN, POLEMICHE SU VOLI E DISERTORI
(AGI) - Roma, 27 ago. - "Coloro che sono disertori, non possono volare, punto". Così ha risposto il ministro dell'Energia israeliano Eli Cohen ai giornalisti, intervenendo sul tema che da giorni provoca polemiche. A suscitare forte critiche è stata la recente decisione del governo di stanziare 10 milioni di shekel (2,6 milioni di euro) per finanziare infrastrutture e trasporti per gli ultraortodossi che si recheranno al pellegrinaggio annuale a Uman, in Ucraina, passando per la Moldavia.
A questa, si è aggiunta la questione dei disertori. Come ha sottolineato il leader del partito ultraortodosso sefardita Shas, Aryeh Deri, "a causa dell'assenza di una legge sulla coscrizione" - spina nel fianco della coalizione di governo e motivo di forte scontro con gli alleati haredi - "c'è il potenziale problema riguardante circa 10.000 giovani definiti renitenti alla leva che di solito si recano a Uman, il che potrebbe causare seri problemi in aeroporto". Il timore è che le autorità li arrestino allo scalo di Ben Gurion. Da qui, il suggerimento di autorizzare un 'quadro normativo' ad hoc per loro, in quanto viaggio religioso e non per svago. Su questo si e' inserito anche Yitzhak Goldknopf, leader del
partito ultraortodosso ashkenazita United Torah Judaism, che in una lettera al premier Benjamin Netanyahu ha chiesto lo stesso trattamento per coloro che voleranno a New York per Rosh Hashanah, il capodanno ebraico. "Anche per loro, questa è un'esperienza spirituale sublime e insostituibile, e dobbiamo garantire loro lo stesso diritto concesso agli altri", ha notato.
Il cospicuo finanziamento al pellegrinaggio e l'idea di lasciar volare i disertori ultraortodossi ha suscitato la dura reazione dell'opposizione, a cominciare dal leader di Yesh Atid, Yair Lapid, che in un tweet ha chiesto perché le tasse degli israeliani "dovrebbero finanziare voli per Uman". "Da quando in qua il governo finanzia voli all'estero per cittadini privati? E perché mai Deri chiede un piano che permetta ai renitenti alla leva di volare? L'unico posto in cui devono volare è la prigione", ha sottolineato.
CEI-UCEI-UCOII, COREIS, MOSCHEA ROM, 'TACCIANO LE ARMI,
STOP A PROPAGANDA NEFASTA'
Appello congiunto delle comunità religiose.
Roma, 29 ago. - (Adnkronos) - ''Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull'odio. La giustizia per il popolo palestinese, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi''. È l'appello congiunto firmato dai leader delle comunità religiose italiane, diffuso oggi dalla Cei insieme a Ucei, Ucoii, Coreis e alla Moschea di Roma. Il documento nasce dalla ''improrogabile necessità di favorire qualsiasi iniziativa di incontro per arginare l'odio, salvaguardare la convivenza, purificare il linguaggio e tessere la pace''. Nel testo si denuncia la ''nefandezza di una propaganda che, sfruttando ingenuità e visceralità, ottenebra un discernimento sano e banalizza il senso profondo della nostra stessa umanità, inducendo a schierarsi l'uno contro l'altro, ma mai a favore del Bene''. L'appello si rivolge ai credenti e ai cittadini d'Italia: ''Tacciano le armi, le operazioni militari in Gaza e il lancio di missili verso Israele. Siano liberati gli ostaggi e
restituiti i corpi. Si sfamino gli affamati e siano garantite cure ai feriti''. A sottoscriverlo sono il card. Matteo Zuppi, presidente della Cei, Noemi Di Segni, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, Yassine Lafram, presidente dell'Unione delle comunità islamiche d'Italia, Abu Bakr Moretta e Yahya Pallavicini per la Coreis, Naim Nasrollah per la Moschea di Roma.
CALCIO: LETTERA ELETTORI/ISCRITTI PD A DEM, 'ALLIBITI DA PROPOSTA PER SPORTIVI ISRAELE'
Roma, 27 ago. (Adnkronos) - "Alle/ai firmatarie/i dell'appello per escludere Israele dallo sport. Come elettori e/o iscritti al Pd siamo rimasti allibiti nel leggere la proposta di escludere atleti israeliani dalle competizioni sportive". Inizia così la lettera firmata: "La cosa - aggiungono gli elettori e iscritti al Partito democratico - si affianca a numerose istanze volte a promuovere il boicottaggio degli israeliani in quanto israeliani, l'ostracismo talora vistoso e irritante anche in campo culturale e accademico di istituzioni
israeliane. Ciò equivale a razzismo tout court. Sotto questo aspetto così come altri la critica a Israele è pericolosamente affine all'antisemitismo. Vi è spesso nella retorica corrente uno slittamento lessicale e filosofico nello stereotipo di vittime e carnefici. In
casi frequenti nelle accuse rivolte ad Israele di crimini di guerra o di genocidio - sui quali la Corte penale internazionale e la Corte internazionale di giustizia stanno indagando - agisce anche una sorta di perverso meccanismo autoassolutorio : anche gli ebrei, vittime o eredi di vittime, sono persecutori. Governo, stato, popolo di Israele e anche ebrei del mondo intero sono la stessa cosa, un che di indistinto. Un meccanismo che abbiamo visto operare soprattutto intorno alla Giornata della Memoria negli ultimi due anni, ma che ricorre vistosamente in articoli, sondaggi d'opinione, manifestazioni pubbliche".
"La storia della Palestina è quella di una terra soggetta al colonialismo turco-ottomano prima e britannico dopo la Prima guerra mondiale, contesa da oltre un secolo da due movimenti nazionali, quello ebraico e quello arabo, attanagliati in un doloroso conflitto,
spinti da un legittimo anelito all'autodeterminazione. Il sionismo nacque alla fine dell'Ottocento con l'intento di rimuovere l'eccezionalità della condizione ebraica, assicurando agli ebrei un luogo di rifugio e la normalità dello 'stato-nazione'. Il diritto di
Israele a una legittima esistenza è ancora oggi in dubbio. Non soltanto nella barbarie omicida di Hamas, ma anche in coloro che inneggiano a una Palestina libera e integra 'dal fiume al mare', negando così il diritto degli ebrei all'autodeterminazione e il principio di spartizione di quella terra contesa in 'due Stati per due popoli'", concludono.
SPAGNA E 5 PAESI CHIEDONO LA FINE OPERAZIONI DI ISRAELE A GAZA
Dichiarazione congiunta condanna ultima offensiva sulla Striscia.
(ANSA) - MADRID, 29 AGO - I ministri degli Esteri di Slovenia, Spagna, Irlanda, Islanda, Lussemburgo e Norvegia in una dichiarazione congiunta condannano fermamente l'ultima offensiva israeliana nella Striscia di Gaza e chiedono al governo di Israele di "riconsiderare la sua decisione e di cessare le operazioni" militari.
I sei Paesi sottolineano che l'escalation mette a rischio la vita degli ostaggi e causa la morte di civili palestinesi innocenti. E denunciano lo sfollamento forzato della popolazione come "violazione flagrante del diritto internazionale".
Il comunicato esprime orrore per la carestia confermata nella regione di Gaza e la distruzione delle infrastrutture civili, comprese quelle usate come rifugio per la popolazione sfollata.
I ministri esortano Israele a rispettare i suoi obblighi umanitari, consentendo alle agenzie dell'Onu e alle Ong di operare liberamente per fornire aiuti su larga scala.
Viene inoltre condannata l'espansione degli insediamenti in Cisgiordania, considerata illegale, e le violenze dei coloni che "sembrano agire con totale impunità". La dichiarazione denuncia inoltre che le operazioni in corso a Gaza e in Cisgiordania "rappresentano un grave ostacolo per l'applicazione della soluzione dei due Stati", indicata come " l'unica via per una pace duratura".
La comunità internazionale, si legge nel comunicato, non resterà in silenzio di fronte alle violazioni dei diritti umani, e continuerà a lavorare per la pace, sostenendo gli sforzi di
mediazione e chiedendo un cessate il fuoco permanente, la liberazione degli ostaggi e l'accesso immediato degli aiuti umanitari a Gaza.
BRASILE: NO A NOMINA GALI DAGAN COME AMBASCIATORE ISRAELE
ˇRelazioni tra Paese sudamericano e stato ebraico ai minimi storici.
Roma, 25 ago. (askanews) - Il Brasile si è rifiutato di approvare la nomina di Gali Dagan, ex ambasciatore israeliano in Colombia, come nuovo rappresentante diplomatico in Brasile, lasciando vacante la posizione. Lo hanno riportato i media dello stato ebraico.
Si tratta di un nuovo minimo nelle relazioni con il Paese sudamericano, il cui presidente, Luiz Inacio Lula da Silva, lo scorso anno ha accusato Gerusalemme di "genocidio" per la guerra a Gaza, affermando che l'unico equivalente storico è stato "quando (Adolf) Hitler decise di uccidere gli ebrei".
Lo scorso anno il Brasile ha richiamato il suo ambasciatore in Israele e non ha nominato un nuovo inviato.
BEVERLY HILLS ESPORRÀ LA BANDIERA ISRAELIANA NELLE SCUOLE
Polemiche per misure contro "antisemitismo" in istituti pubblici.
(ANSA) - LOS ANGELES, 27 AGO - Polemica servita a Beverly Hills: le scuole pubbliche del ricco comune della contea di Los Angeles esporranno la bandiera di Israele. Dopo settimane di discussioni, il consiglio scolastico ha approvato a maggioranza (3 a 2) una risoluzione che prevede l'esposizione del vessillo israeliano in tutti i campus e le strutture del distretto durante il mese di maggio, dedicato a "l'eredità ebraica".
La decisione rientra in un pacchetto di iniziative per contrastare l'antisemitismo: le scuole ricorderanno la Shoah il 27 gennaio e nella festività dello Yom HaShoah, e l'attacco di
Hamas ogni 7 ottobre.
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CATTOLICI DI LINGUA EBRAICA, 'DA ISRAELE A ROMA PER LA PACE'
Pellegrinaggio nel Giubileo, "grati per l'incontro con il Papa".
(ANSA) - CITTÀ DEL VATICANO, 19 AGO - Vivono in Israele, parlano ebraico e sono cattolici. In occasione del Giubileo e del 70.mo anniversario del Vicariato di San Giacomo, la comunità di cattolici di lingua ebraica, si è recata in pellegrinaggio a Roma. Il momento più importante del loro pellegrinaggio è stato l'incontro con Papa Leone XIV, prima del suo trasferimento a Castel Gandolfo.
"Siamo felici di aver potuto incontrare il Papa. Gli ho detto che siamo cattolici di lingua ebraica, abbiamo sette comunità in Israele e gli chiediamo di non dimenticarci", ha raccontato a Radio Vaticana-Vatican News don Piotr Zelazko, vicario patriarcale del Vicariato di San Giacomo per i cattolici di espressione ebraica in Israele. "È stato il culmine del nostro pellegrinaggio. Il Papa ci ha benedetti e ha conversato con noi.
È stato un incontro estremamente emozionante", ha aggiunto il vicario.
Abi, uno dei partecipanti al pellegrinaggio, ha sottolineato di sentirsi a casa a Roma. "Siamo israeliani al cento per cento e cattolici al cento per cento, preghiamo per la pace", ha affermato. A sua volta, un altro pellegrino, Nadav, ha sottolineato che le radici della Chiesa sono in Terra Santa. "Il nostro patrono, San Giacomo, era ebreo e parlava ebraico. Siamo un segno di speranza e preghiamo per la pace in Terra Santa tra israeliani e palestinesi", ha assicurato.
I pellegrini hanno visitato le basiliche romane e le catacombe, pregando in ebraico. "Sono sicuro che in molti di questi luoghi la Santa Messa è stata celebrata per la prima volta in ebraico", ha aggiunto don Piotr Zelazko.
Particolarmente significativo è stato il momento del passaggio della Porta Santa nella Basilica di San Pietro. "Non ci siamo sentiti ospiti. San Pietro è nato in Galilea, san Paolo era ebreo, quindi eravamo a casa", ha sottolineato il sacerdote.
Il Vicariato è stato istituito nel 1955 e comprende sette comunità di lingua ebraica in Israele. È una parte della Chiesa latina in Terra Santa. "Abbiamo vita parrocchiale, gruppi giovanili, campi per bambini. Siamo una minoranza, ma cerchiamo di essere un ponte tra la società ebraica e la Chiesa", ha sottolineato don Zelazko.
Il Giubileo del Vicariato coincide anche con il 60.mo anniversario della promulgazione di Nostra aetate, un documento del Concilio Vaticano II sul rapporto della Chiesa con le altre religioni.
"Il mondo in Medio Oriente ha bisogno di persone che dimostrino che la pace è possibile", conclude don Zelazko.
CINEMA: E' MORTO JOE CAROFF, L'ARTISTA INVISIBILE CHE DISEGNO' IL LOGO DI 007
Il grafico silenzioso che ha trasformato la cultura pop con centinaia di poster senza mai cercare il palcoscenico. Si è spento alla vigilia dei 104 anni.
New York, 18 ago. - (Adnkronos) – Joe Caroff, il grafico statunitense dietro alcune delle immagini più iconiche del cinema del Novecento - inclusa la pistola nascosta nel numero 007 del logo della saga di James Bond - è morto domenica 17 agosto in una casa di riposo di Manhattan all'età di 103 anni, alla vigilia del suo 104º compleanno.
L'annuncio della scomparsa è stato dato dai figli Peter e Michael Caroff.
Se il nome non dice nulla, è perché Joe Caroff ha scelto, con tenacia e modestia, di restare dietro le quinte. Ma il suo lavoro lo si è visto ovunque. Dietro al tratto che ha segnato i manifesti dei film "West Side Story", "Manhattan", "Cabaret", "Ultimo tango a Parigi" e "A Hard Day's Night - Tutti per uno" e centinaia di altri titoli, c'era lui: l'uomo con gli occhiali, la matita sempre pronta e un senso grafico che oscillava tra l'essenziale e il teatrale. Senza mai alzare la voce, Joe Caroff ha plasmato l'immaginario visivo del secolo scorso.
Nel 1962 gli venne commissionato un semplice logo per la carta intestata della campagna promozionale di un nuovo film: "Licenza di uccidere", il primo della saga di James Bond, prese il numero ''007'' e ci vide subito un'arma. Letteralmente. La linea che tracciava a matita per guidare la composizione si trasformò, nella sua mente, nella canna di una pistola. Bastò una curva, un tratto deciso, un grilletto aggiunto con maestria, ed ecco nascere il logo più famoso della storia del cinema. Un'opera da 300 dollari. Niente crediti nei titoli, nessuna royalty. Ma una firma indelebile nella cultura pop.
Caroff aveva una filosofia: "l'annientamento del superfluo". Il suo lavoro era ridurre un intero film a un solo, folgorante concetto visivo: una skyline composta da lettere per "Manhattan" di Woody Allen; un chitarrone attorcigliato per "A Hard Day's Night" di Richard Lester con i Beatles; Liza Minnelli troneggiante su un'insegna luminosa per "Cabaret" di Bob Fosse. Per "Zelig" di Allen cambiò font a ogni lettera del titolo, riflettendo la mutevolezza del protagonista. Per "Rollerball", il titolo sembrava già una pista da pattinaggio.
Nato nel New Jersey il 18 agosto 1921 da immigrati ebrei dell'attuale Bielorussia, Caroff s'innamorò del colore quando, a quattro anni, dipinse il proprio vestito con un set d'acquerelli. Studiò al Pratt Institute, lavorò con Jean Carlu e dopo la guerra si costruì una carriera da freelance, promossa dalla moglie Phyllis, che portava i suoi bozzetti agli editori. Il primo incarico importante arrivò nel 1948: la copertina per il libro "Il nudo e il morto" di Norman Mailer.
Era solo l'inizio. Negli anni, collaborò con decine di registi, ma uno in particolare - Woody Allen - lasciò il segno, o meglio, lo lasciò senza parole. Joe Caroff non amava la gloria. Preferiva le scadenze al red carpet. Nel 2021, alla soglia dei cento anni, ricevette un orologio inciso con il logo 007 dai produttori della saga di Bond. Un gesto tardivo, certo. Ma simbolico. Il tempo - quello sì - gli ha reso giustizia.
USA: DA FIGLIA MILIARDARIO EBREO DONAZIONE RECORD A MAMDANI
(AGI) - Roma, 21 ago.- Donazione record da parte di Elizabeth (Liz) Simons, figlia del defunto miliardario ebreo Jim Simons, alla campagna di Zohran Mamdani, candidato democratico a sindaco di New York City dalle forti posizioni anti-israeliane. Lo ha riferito la stampa israeliana, sottolineando che si tratta della più grande donazione singola ricevuta da Mamdani finora.
Simons, presidente della Fondazione Heising-Simons, è un donatore chiave del Partito Democratico, con oltre 19 milioni di dollari versati dal 2017. La campagna di Mamdani si basa in gran parte su decine di migliaia di piccole donazioni, ma il contributo di Simons lo colloca ora tra i finanziatori più facoltosi, nonostante le sue posizioni contrarie a miliardari e multinazionali.
ISRAELE: CHIEDE A RABBINO PERMESSO UCCIDERE PROCURATORE, FERMATO
(AGI) - Roma, 22 ago. - È stato arrestato un 36enne israeliano che ha chiesto al rabbino il permesso di uccidere il procuratore generale Gali Baharav-Miara. Secondo quanto riferito dalla stampa, l'uomo si e' presentato a casa del rabbino Yitzhak Yosef per interpellarlo su una questione "urgente", sostenendo che si trattasse di "salvare vite umane".
Quando non gli è stato permesso di entrare, ha consegnato una lettera che aveva preparato in anticipo con la quale avrebbe chiesto a Yosef di emettere un 'din rodef' contro Baharav-Miara.
Si tratta di un decreto religioso che si applica ai trasgressori gravi ritenuti un pericolo imminente e letale per gli altri.
Nella legge ebraica è consentito fermare un 'rodef' con qualsiasi mezzo, anche l'uccisione.
"Sconvolto dal contenuto", il rabbino ha incaricato il suo assistente di segnalarlo alla polizia che lo ha arrestato. Il giudice ha deciso di prolungare la detenzione del 36enne di altri due giorni e rimarrà in custodia cautelare fino a domenica.
MEDIO ORIENTE: CITTADINO GERUSALEMME INCRIMINATO PER MINACCE MORTE A PROCURATRICE GENERALE
Gerusalemme, 22 ago - (Agenzia_Nova) - La polizia di Israele ha annunciato che questa mattina i pubblici ministeri hanno presentato accuse contro un uomo che avrebbe minacciato di morte la procuratrice generale Gali Baharav-Miara. Lo riferisce il quotidiano "The Times of Israel", secondo cui l'accusato, un 36enne residente a Gerusalemme, è stato arrestato la sera di mercoledì 20 agosto dopo aver "presumibilmente" inviato una lettera all'ex rabbino capo Yitzhak Yosef chiedendogli il permesso di uccidere la procuratrice generale. L'uomo sarebbe dovuto essere rilasciato questa mattina su ordine del giudice, ma la polizia ha spiegato di averlo riportato in tribunale dopo aver "raccolto prove sufficienti contro di lui". L'imputato rimarrà quindi in custodia della polizia fino a domenica 24 agosto.
ANPI MILANO, DA MEGHNAGI PAROLE DELIRANTI
Presidente Minelli, 'la comunità ebraica prenda le distanze'.
(ANSA) - MILANO, 18 AGO - "Dagli esponenti della comunità ebraica milanese ci aspettiamo una presa di distanza chiara e distinta dalle deliranti parole di Meghnagi". Lo scrive in una nota Primo Minelli, presidente dell'Anpi provinciale di Milano, commentando le affermazioni del presidente della Comunità Ebraica di Milano, per il quale la sinistra non farebbe abbastanza per combattere l'antisemitismo.
A Milano "l'Anpi e le forze democratiche - si legge nel comunicato - hanno sempre promosso e tutelato un positivo rapporto con la comunità ebraica locale, anche in considerazione della Shoah, scientificamente pianificata dai nazisti con l'attivo contributo dei fascisti italiani. È incancellabile la vergogna delle leggi razziali. Con le sue parole false e provocatorie - scrive Minelli - il signor Meghnagi cerca di spezzare questo rapporto e di consegnare la comunità milanese nelle mani della Meloni e del suo partito che fa fatica a prendere le distanze dal fascismo".
"È evidente per di più il tentativo di difendere il criminale comportamento del governo Netanyahu. Ma noi sappiamo bene che tanta parte degli ebrei milanesi, dentro o fuori la comunità ebraica, non condivide le sue posizioni", conclude Minelli.
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FRANCIA, DIVELTA LAPIDE PER I 'GIUSTI' CHE SALVARONO EBREI
Dopo abbattimento ulivo per Halimi, torturato e ucciso nel 2006.
(ANSA) - PARIGI, 19 AGO - Una lapide in memoria dei 'Giusti', coloro che nascosero o salvarono ebrei in Francia durante la seconda guerra mondiale, spesso rischiando la vita, è stata divelta in un giardino di Villeurbanne, alla periferia di Lione, nel centro della Francia.
"L'unione di vigliaccheria e stupidità - ha commentato il sindaco socialista, Cédric Van Styvendael - deve preoccuparci e farci mobilitare". La lapide "era stata inaugurato solo qualche mese fa in omaggio ai 'Giusti' di Villeurbanne, che contribuirono a salvare ebrei a rischio della propria vita, dopo che il regime di Vichy (collaborazionista con i nazisti, ndr) aveva varato leggi antisemite".
L'episodio giunge a pochi giorni dall'abbattimento, ad Epinay-sur-Seine, vicino a Parigi, di un ulivo piantato in memoria di Ilan Halimi, un giovane ebreo torturato e ucciso nel 2006. Il Crif, Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia, ha "condannato duramente" un fatto "non isolato". "Hanno distrutto l'albero piantato per Ilan Halimi - ha scritto il Crif in un comunicato - hanno profanato il muro con i nomi del Memoriale dell'Olocausto. Alcuni Comuni hanno rifiutato di accogliere cerimonie per la decorazione dei 'Giusti'. Oggi, sparisce una lapide. La logica è sempre la stessa: distruggere i simboli per minare la memoria".
FRANCIA: NO BIMBI ISRAELIANI, DIRETTORE RESORT RISCHIA 3 ANNI
(AGI/EFE) - Parigi, 22 ago. - La procura di Perpignan ha dichiarato che il gestore del resort Tyrovol nella città di Porte-Puymorens - vicino al confine con la Spagna e Andorra - senza precedenti penali, avrebbe commesso un reato punibile con una pena detentiva fino a tre anni. In particolare, è accusato di "discriminazione basata sulla religione nell'offerta di un bene o servizio", per aver rifiutato l'ingresso nella sua
struttura di un gruppo di ragazzi israeliani, di età compresa tra gli 8 e i 16 anni, in vacanza in Spagna, che aveva prenotato con largo anticipo.
Sulla sua pagina Facebook, Tyrovol ha dichiarato ieri che il parco era chiuso a causa delle forti tempeste che avevano colpito la zona il giorno prima, informando i suoi clienti che, di conseguenza, avrebbe "effettuato un'ispezione completa delle sue strutture".
La presidente del Consiglio Rappresentativo delle Istituzioni Ebraiche di Francia (Crif) nella regione Linguadoca-Rossiglione, Perla Danan, ha espresso la sua indignazione per il comportamento del direttore del parco, che non ha esitato a definire "antisemita". "È stato superato un livello di antisemitismo estremamente allarmante", ha dichiarato in un'intervista all'emittente Bfmtv, aggiungendo che "ora ci aspettiamo una reazione molto ferma da parte dei tribunali".
AUSTRALIA: REVOCA VISTI A DIPLOMATICI PRESSO ANP, DA ISRAELE "REAZIONE INGIUSTIFICATA"
Canberra, 19 ago - (Agenzia_Nova) - La decisione del ministero degli Esteri di Israele di revocare i visti dei rappresentanti dell'Australia presso l'Autorità' nazionale palestinese (Anp) a Ramallah, in Cisgiordania, è "una reazione ingiustificata, in seguito alla decisione dell'Australia di riconoscere la Palestina". Lo dichiara la ministra degli Esteri australiana, Penny Wong, in un comunicato. "In un momento in cui dialogo e diplomazia sono più che mai necessari, il governo Netanyahu sta isolando Israele e minando gli sforzi internazionali verso la pace e una soluzione a due Stati", afferma la rappresentante di Canberra. "Continueremo a collaborare con i nostri partner per dare impulso alla soluzione dei due Stati, al cessate il fuoco a Gaza e al rilascio degli ostaggi", aggiunge.
"L'Australia accoglie razze, religioni e opinioni diverse, unite dal rispetto reciproco per l'umanità' e per il diritto di ciascuno a vivere in pace. Tuteliamo le nostre comunità e proteggiamo tutti gli australiani dall'odio e dal male. Il governo australiano adotterà sempre misure decisive contro l'antisemitismo", si legge nella conclusione della nota.
Il ministro degli Esteri di Israele, Gideon Sa'ar, ha deciso ieri (18 agosto) di revocare i visti dei rappresentanti australiani presso l'Anp poche ore dopo che Canberra ha impedito a un legislatore israeliano di entrare nel Paese. Lo ha reso noto lo stesso Sa'ar in un messaggio su X, aggiungendo che l'ambasciatore australiano in Israele è stato informato della decisione.
"Ho incaricato l'ambasciata israeliana a Canberra di esaminare attentamente qualsiasi richiesta ufficiale di visto australiano per l'ingresso in Israele. Ciò fa seguito alla decisione dell'Australia di riconoscere uno 'Stato palestinese' e al rifiuto ingiustificato da parte dell'Australia di concedere il visto a diverse personalità israeliane, tra cui l'ex ministro Ayelet Shaked e il presidente della commissione Costituzione, Legge e Giustizia della Knesset, il parlamentare Simcha Rotman. Mentre l'antisemitismo imperversa in Australia, con manifestazioni di violenza contro gli ebrei e le istituzioni ebraiche, il governo australiano sceglie di alimentarlo con false accuse, come se la visita di personalità israeliane potesse turbare l'ordine pubblico e danneggiare la popolazione musulmana australiana. È vergognoso e inaccettabile", ha affermato il capo della diplomazia di Tel Aviv.
ISRAELE-AUSTRALIA: NETANYAHU, GOVERNO ALBANESE FACCIA DI PIU' CONTRO ANTISEMITISMO
Canberra, 21 ago - (Agenzia_Nova) - Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha esortato l'omologo australiano, Anthony Albanese, a fare di più per combattere lo "tsunami di antisemitismo" che ha "invaso" l'Australia dal 7 ottobre 2023, giorno dell'inizio della guerra nella Striscia di Gaza. Parlando all'emittente "Sky News Australia", Netanyahu ha accusato il governo australiano di aver aggravato le tensioni diplomatiche a causa dell'incapacità' di Albanese di dimostrare leadership e convinzione mentre "Israele combatte una guerra a nome della civiltà occidentale".
KELANY (FDI), 'SOLIDARIETA' A DIRETTORE TEMPO E GIORNALISTA PER MINACCE DOPO INCHIESTA'
Roma, 21 ago.(Adnkronos) - ''Solidarietà a Il Tempo, al suo direttore Cerno ed alla giornalista Giulia Sorrentino, per le minacce subite a causa della coraggiosa inchiesta portata avanti sui legami tra le sinistre italiane e personaggi vicini all'organizzazione terroristica di Hamas. Denunciamo da tempo le condotte irresponsabili di deputati 5 stelle e del Pd che in più occasioni hanno invitato alla camera ed hanno fatto missioni all'estero con soggetti pericolosi come Hannoun e Hijazi. Ricordiamo che questi due ''testimonial'' pro pal hanno in più occasioni manifestato vicinanza a Hamas ed hanno definito il movimento un legittimo movimento di resistenza, con molteplici post deliranti e discorsi minacciosi nei confronti di Israele e degli ebrei, addirittura ringraziando Dio per il pogrom del 7 ottobre''. Lo ha detto la deputata di Fratelli d'Italia Sara Kelany.
''L'inchiesta mette a nudo queste contiguità pericolose e racconta senza timore i fatti denunciati anche tramite le nostre interrogazioni parlamentari sul punto. Le minacce di querela provano che per taluni la libertà di stampa vale solo a fasi alterne. E mentre noi di Fratelli d'Italia continuiamo a chiedere a Conte cosa pensa delle iniziative dei suoi deputati, senza ricevere risposte, loro cercano di mettere il bavaglio alla stampa libera ed indipendente, solo perché sta togliendo da questi episodi un pesante velo, la cui trama è la propaganda e l'ordito è l'antisemitismo''.
L'UCEI, 'FIERA LEVANTE CI RIPENSI, COSÌ FAVORISCE L'ODIO’
'Se c'è filtro morale, allora sarebbe lunga la lista dei Paesi'.
(ANSA) - ROMA, 18 AGO - "Al presidente Frulli chiediamo di ripensare la sua scelta di escludere Israele dalla Fiera del Levante". Così in una nota la presidente dell'Ucei Noemi Di Segni. "Ci si può impegnare a favore della popolazione civile palestinese - aggiunge - con azioni di concreto supporto anziché intraprendere iniziative che aiutano solo a fare palpitare il cuore e favorire realmente chi promuove propaganda e campagne di odio. Se poi vige un filtro morale che porta a escludere Paesi in quanto tali con tutte le loro aziende ci aspettiamo un elenco molto lungo di Paesi che esprimono politiche lontane da ogni concetto di umanità e democrazia".
Di Segni suggerisce di impegnarsi in azioni di supporto di altro genere, "come stanno facendo numerosi enti e Paesi, tra cui l'Italia, e la stessa Israele. Il boicottaggio di Israele nel suo insieme - dice ancora - non solo non aiuterà i bambini di Gaza a recuperare infanzia e sogni perduti come li hanno persi quelli israeliani dopo il 7 ottobre, ma non aiuterà a fare emergere una loro classe dirigente, di ingegneri ed esportatori capaci di investire e vedere oltre l'economia gestita oggi da Hamas".
"Nell'immediato - prosegue la presidente - danneggia la stessa Puglia svuotando il territorio di una presenza che da anni opera nella Regione portando sviluppo, tecnologie innovative specialmente nel campo dell'agricoltura e trattamento delle acque con soluzioni di avanguardia, cosi come il turismo, la ricerca. E sono proprio aziende israeliane dei Kibbutz e città colpiti il 7 ottobre che credevano fermamente nella convivenza con i palestinesi e con loro hanno maturato modelli di sviluppo e trasferimento di know how e tecnologie ad essere colpite da questa decisione. Quelle che guardano ai legami con città e regioni gemellate per vicinanza climatica, in Italia e nella stessa vicina Gaza, che invece potrebbero aiutare quel 'giorno dopo' per una ricostruzione e recupero a favore della popolazione palestinese. Perché allora non invitare proprio queste aziende, università, entità esperte israeliane capaci di promuovere il bene anche di Gaza? Perché questa illogicità?".
"Se poi - sostiene poi - vige un filtro morale che porta a escludere Paesi in quanto tali con tutte le loro aziende, ci aspettiamo un elenco molto lungo di Paesi in continenti diversi che esprimono politiche lontane da ogni concetto di umanità e democrazia. Anche tra quelli impegnati in guerre sanguinarie e nella persecuzione dei propri cittadini non c'è traccia nella linea politica adottata per questa importante Fiera.
Evidentemente - conclude - il mercante in Fiera ha mischiato molto bene le carte ed è rimasto solo l'azzardo e un certo tipo di interessi e sentimenti a guidare le scelte di un Ente pubblico che dovrebbe con senso di responsabilità saper concorrere a sviluppare relazioni generatrici di bene e sviluppo a livello locale".
A COMUNE SCANDICCI BANDIERA PALESTINA, PROTESTA AMICI ISRAELE
Polemica alle porte di Firenze.
(ANSA) - SCANDICCI (FIRENZE), 20 AGO - Il Comune di Scandicci (Firenze) ha esposto la bandiera della Palestina sulla terrazza dell'Auditorium "come segno di solidarietà e vicinanza al popolo palestinese - si legge in una nota dell'amministrazione - e come appello urgente per un cessate il fuoco immediato, per una pace giusta e duratura fondata sul riconoscimento reciproco e sul rispetto dei diritti di tutti".
Per la sindaca Claudia Sereni "è in corso un'azione di distruzione sistematica, che ha assunto i contorni di un vero e proprio genocidio programmato e organizzato", e dunque "condanniamo senza ambiguità ogni forma di terrorismo, così come ogni violazione dei diritti umani e del diritto internazionale.
Le azioni del governo israeliano guidato da Netanyahu stanno generando nel mondo un nuovo e pericolosissimo clima di odio, che finisce per colpire anche il popolo ebraico. Un nuovo vento di odio da cui prendiamo le distanze".
Critico Kishore Bombaci, presidente dell'Associazione Fiorentina Amici di Israele: "Quando il sindaco parla di 'genocidio organizzato e programmato' dice una cosa gravissima, oltre che lontana dal vero", ha dichiarato, sottolineando che "si vuol implicitamente imputare al Governo il pericoloso consumarsi di fenomeni, talvolta anche violenti, di antisemitismo. E questo non può essere accettato. Si tratta di una semplificazione imbarazzante che allontana la verità e la giustizia. Noi respingiamo al mittente questa tesi assurda che confonde le vittime (gli ebrei) con i carnefici (gli antisemiti)".
CORTE, LEGITTIMO VIETARE INGRESSO A BUCHENWALD CON LA KEFIAH
Il tribunale di Weimar ha respinto il ricorso di una visitatrice.
(ANSA) - BERLINO, 20 AGO - Il tribunale amministrativo di Weimar ha respinto il ricorso di una donna alla quale era stato vietato di visitare l'ex campo di concentramento di Buchenwald perché indossava una kefiah palestinese. La decisione era stata presa dalla fondazione che si occupa del sito in occasione delle iniziative per gli ottant'anni della liberazione di Buchenwald.
Secondo l'agenzia tedesca Dpa il tribunale ha ritenuto fondata la decisione della fondazione perché la kefiah "poteva mettere a repentaglio il senso di sicurezza di molti ebrei".
Inoltre, il tribunale ha tenuto conto del fatto che non si trattava di una esclusione rivolta contro una persona, ma "limitata alla circostanza di indossare un determinato oggetto".
Si tratta di una vicenda per la quale la stessa fondazione ha voluto fare chiarezza pubblicando lo scorso luglio una lunga nota sul proprio sito. Ai lavoratori impegnati nell'assistenza ai visitatori e nella sicurezza sono state fornite informazioni utili per capire quando e come intervenire per evitare che all'interno del sito siano realizzate attività di propaganda politica, in particolare delle destre estremiste ma non solo.
La fondazione ha commentato la sentenza chiarendo che non considera la kefiah, indossata anche da membri di gruppi filopalestinesi, come antisemita di per sé, decisiva è sempre la valutazione del contesto: esattamente quello che si legge nelle indicazioni predisposte per i lavoratori del sito.
GERMANIA: POLEMICHE PER POST ANTISEMITA ASSOCIAZIONE GIOVANILE DELLA SINISTRA
Francoforte (Germania), 19 ago. (LaPresse) - Un post antisemita pubblicato sull'account ufficiale X del Linksjugend Solid - l'ala giovanile ufficiale del partito politico Die Linke - di Francoforte ha suscitato indignazione. Il post, ora cancellato, riguardava un episodio in cui una compagnia aerea spagnola aveva cacciato dall'aereo un gruppo di studenti ebrei in visita. "Ci dispiace deludervi. Lo sfratto non è avvenuto mentre l'aereo era in volo", si leggeva sull'account del Linksjugend. In seguito alle massicce critiche, la Gioventù della Sinistra di Francoforte si è scusata e ha rimosso il post. Era stato scritto da un singolo individuo. L'individuo è stato sospeso e non è più membro della Gioventù della Sinistra di Francoforte, ha reso noto l'organizzazione. L'autore non è mai stato iscritto al partito. Il politico della Sinistra Dietmar Bartsch ha definito il post assolutamente inaccettabile e altamente sprezzante. "Bisogna usare tutti i mezzi possibili contro tali dichiarazioni, come è stato fatto a Francoforte", ha dichiarato Bartsch a Der Spiegel.
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ARTE: COLLEZIONISTA FA CAUSA A CHRISTIE'S, 'RIVELI DOVE SONO LE OPERE TRAFUGATE DA NAZISTI'
Reclama di conoscere la posizione di alcune opere di Egon Schiele.
New York, 22 ago. - (Adnkronos) - Un nuovo capitolo si apre nella lunga battaglia per la restituzione delle opere d'arte rubate durante l'Olocausto. Milos Vavra, discendente ebreo diretto di Fritz Grünbaum - collezionista e artista viennese deportato e ucciso a Dachau nel 1941 - ha presentato un'azione legale contro la casa d'aste Christie's, accusandola di occultare informazioni cruciali su importanti dipinti di Egon Schiele che un tempo facevano parte della collezione Grünbaum.
Nel documento depositato il 7 agosto presso la Corte Suprema di New York, Vavra chiede che Christie's riveli l'identità dei proprietari e la posizione attuale delle opere, che potrebbero essere oggetto di un accordo di riservatezza con una "famiglia in Svizzera". Secondo Vavra, la divulgazione è urgente poiché il termine previsto dall'Hear Act (Holocaust Expropriated Art Recovery Act), che consente ai discendenti delle vittime di presentare reclami, scadrà nel 2026.
L'azione legale si basa su recenti scambi email tra gli avvocati di Vavra e rappresentanti di Christie's, in cui si menzionano tre opere di Schiele appartenenti alla collezione trafugata. Due di esse, secondo gli esperti interni della casa d'aste, sarebbero tra le più importanti mai viste del maestro espressionista austriaco.
Vavra, che in passato ha già ricevuto il 50% del ricavato dalla vendita di opere restituite della collezione Grünbaum, vuole evitare che ulteriori pezzi finiscano sul mercato senza il dovuto riconoscimento storico e legale. "Mentre era imprigionato, la collezione Grünbaum fu illegittimamente sottratta e dispersa senza il suo consenso", ha dichiarato il suo avvocato Raymond J. Dowd.
Christie's, interpellata da ArtNews, ha dichiarato via email: "Abbiamo un record senza precedenti nella gestione e restituzione di opere con storie dolorose legate alla Seconda Guerra Mondiale, sempre nel rispetto della legge e dell'etica. Anche in questo caso stiamo seguendo il protocollo stabilito". La casa d'aste è rappresentata dall'avvocato Joseph A. Patella dello studio Womble Bond Dickinson.
MOSTRA VENEZIA: 'HOLOFICTION', QUANDO IL CINEMA RICOSTRUISCE LAMEMORIA DELL'OLOCAUSTO
Un'opera sull'eco del trauma e sulla responsabilità della rappresentazione del regista polacco-tedesco Michal Kosakowski. È un film sperimentale muto.
Venezia, 18 ago. - (Adnkronos) - "Non voglio raccontare l'Olocausto, ma mostrare come il cinema ha costruito - e a volte distorto - quell'immaginario. Lo spettatore è portato in una zona ambigua, dove vittima e carnefice possono coincidere, perché interpretati dallo stesso attore in film diversi. È un'opera sull'eco del trauma e sulla responsabilità della rappresentazione". Sono le parole del regista polacco-tedesco Michal Kosakowski sul suo "Holofiction", film muto sperimentale che verrà presentato in anteprima alla 82/a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia lunedì 1° settembre (in Sala Corinto alle ore 9 per la stampa e alle ore 17 per il pubblico), in replica martedì 2 settembre (alle ore 14.30 in Sala Astra), nella categoria "Venezia Classici - Documentari sul cinema".
Interamente costruito con frammenti di oltre 3.000 opere audiovisive sulla Shoah raccolti da Kosakowski nell'arco di circa otto anni e montati con un lavoro monumentale tramite la tecnica del found footage, "Holofiction" è un progetto di forte impatto visivo ed emotivo, che spinge lo spettatore a riflettere sul modo in cui la memoria storica è stata filtrata, modellata e spesso stereotipata dal linguaggio filmico a partire dal 1938 fino ad oggi. Ispirato allo scetticismo del documentarista Claude Lanzmann nei confronti della rappresentazione visiva del trauma storico, il film mette in discussione la possibilità stessa di raffigurare un'atrocità di tale portata, interrogandosi su come farlo senza distorcerne il senso o banalizzandola. Attraverso un approccio saggistico, "Holofiction" invita dunque a confrontarsi con le sfide etiche della narrazione cinematografica, sollecitando una comprensione più profonda del modo in cui queste rappresentazioni plasmano la memoria collettiva e la percezione storica.
Privo di dialoghi, "Holofiction" si configura come una sorta di film muto contemporaneo, in cui le immagini e la musica costituiscono l'unico asse narrativo. Per raggiungere un risultato ipnotico, profondo e paradossale è stata fondamentale anche la colonna sonora originale composta dal musicista pesarese Paolo Marzocchi. Edita da SZ Sugar, la partitura è concepita come un'ampia drammaturgia che attraversa e collega i frammenti visivi del film, fungendo da "collante" e allo stesso tempo offrendo nuove letture e risonanze emotive. Il materiale musicale si basa su due temi di forte valore simbolico: il tango ebraico Ich hab kein Heimatland di Friedrich Schwarz, e la ninna nanna Wiegala, composta da Ilse Weber nel campo di concentramento di Theresienstadt.
"La musica in un film muto diventa architettura narrativa - racconta Marzocchi - Ho lavorato per creare un percorso emotivo che non spiegasse le immagini, ma le mettesse in crisi. Il tango di Schwarz e la ninna nanna di Weber sono memorie sonore che attraversano il film come fantasmi. Credo che sia importante non dimenticare che, nonostante l'empatia generata dalle immagini, quello cui si sta assistendo sia una gigantesca 'meta-fiction', e la musica è a volte utilizzata per rendere palese questo paradosso in cui tutto è finzione".
La colonna sonora è stata eseguita dalla Wunder Kammer Orchestra, ensemble cameristico fondato dallo stesso Marzocchi che in questa occasione figura anche come pianista, e si avvale della partecipazione dei solisti Danusha Waskiewicz (viola), Valentina Coladonato (voce) e del coro di voci bianche "Novello InCanto" di Ravenna diretto da Elisabetta Agostini, mentre le parti elettroniche sono state realizzate in collaborazione con Andrea Veneri. La registrazione e il mixaggio sono a cura del Dipartimento di Musica Applicata del Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Ravenna.
Le musiche originali di "Holofiction" saranno pubblicate sulle principali piattaforme di streaming da SZ Sugar, che cura l'edizione e la distribuzione del lavoro musicale. L'operazione si inserisce nel percorso di trasversalità che SZ Sugar porta avanti come casa editrice e discografica, valorizzando i linguaggi della musica, della narrazione e dell'immagine in una prospettiva aperta e contemporanea, oltre i confini dei generi.
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ONU, 'FAME A GAZA PROMOSSA DA LEADER ISRAELE COME ARMA'
Fletcher chiede a Netanyahu di aprire i valichi per gli aiuti (ANSA) - LONDRA, 22 AGO - La fame a Gaza è "apertamente promossa da alcuni leader israeliani come arma di guerra". Lo ha detto il responsabile umanitario delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, commentando il rapporto dell'Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), sistema globale di monitoraggio della fame sostenuto dalle Nazioni Unite, sulla carestia nella Striscia. "È una carestia che ci perseguiterà tutti" ha aggiunto, invitando il premier Benjamin Netanyahu a un "cessate il fuoco immediato" e chiedendo che vengano aperti i valichi per far entrare gli aiuti umanitari.
GAZA: ONU "500 MILA PERSONE ALLA FAME", PER ISRAELE "NESSUNA CARESTIA"
GAZA (ITALPRESS) - Il sistema di monitoraggio sulla sicurezza alimentare Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), sostenuto dalle Nazioni Unite, ha definito la situazione a Gaza City di livello 5, ovvero il più grave. La relazione definisce "carestia" la situazione in un'area abitata da 500 mila persone. A rischio malnutrizione sono 132 mila bambini sotto i 5 anni, precisa ancora il rapporto. La fame è promossa a Gaza "da alcuni leader israeliani come arma di guerra", ha dichiarato il responsabile per le questioni umanitarie dell'Onu, Tom Fletcher, commentando il rapporto dell'Ipc. Fletcher ha chiesto al premier israeliano Benjamin Netanyahu di accettare "un cessate il fuoco immediato". Il rapporto ha visto la risposta di Israele, attraverso il suo ministero degli Esteri. "Non c'è carestia a Gaza", ha sottolineato il dicastero aggiungendo che "l'intero rapporto si basa sulle bugie di Hamas".
GERUSALEMME BLOCCA I CONTI DEL PATRIARCATO ORTODOSSO
(AGI) - Citta' del Vaticano, 22 ago. - La municipalità di Gerusalemme ha "congelato" tutti i conti bancari appartenenti al patriarcato greco-ortodosso, come emerge da una dichiarazione ufficiale della comunità guidata dal primate Teofilo III. Lo rende noto Asianews che riporta la nota del comune di Gerusalemme nella quale si decide "unilateralmente di congelare il conto bancario del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme". "È nostra convinzione - si legge nella nota – che il ragionamento alla base di questa decisione sia legato alla questione dell'Arnona", la controversa tassa di proprietà che i Comuni incassano sulle proprietà immobiliari.
La disputa tra il comune e diverse chiese che detengono proprietà a Gerusalemme va avanti da diversi anni. Un accordo decennale tra le Chiese e lo Stato di Israele aveva impedito al comune di Gerusalemme di riscuotere l'imposta sulla proprietà dalle istituzioni cristiane. Tuttavia, nel 2018, la città ha deciso che l'esenzione per le congregazioni e comunità cristiane si applicasse solo alle proprietà utilizzate "per la preghiera, per l'insegnamento della religione o per le esigenze derivanti da ciò". Da qui l'esclusione di attività al servizio dei pellegrini come pensioni e caffetterie.
Citta' del Vaticano, 22 ago. - Uno scontro che ha registrato fasi di profonda tensione, culminate il 25 febbraio 2018 nella storica decisione del patriarca armeno Manougian, del greco-ortodosso Teofilo III e del custode di Terra Santa fra Francesco Patton di chiudere il santuario del Santo Sepolcro.
Nel mirino una bozza di legge sull'esproprio di terreni appartenuti a Chiese e la richiesta dell'allora sindaco Nir Barkat di versare anni di tasse, contravvenendo agli accordi legati allo status quo. Il comune aveva fatto marcia indietro solo dopo l'intervento del premier Benjamin Netanyahu ma, da allora, le tensioni sono più volte riemerse fra municipalità e autorità ecclesiastiche su proprietà o attività specifiche.
"Come enti religiosi, le chiese svolgono ruoli vitali mantenendo istituzioni educative, assistenziali e caritatevoli che servono la popolazione locale, cristiana o non", spiegano negli ambienti del Patriarcato. Per questo motivo, storicamente, le chiese "non hanno mai pagato le tasse comunali o governative per le proprietà" durante i periodi di dominio ottomano, britannico, giordano o israeliano. Secondo Protecting Holy Land Christians, che è collegato anche al Council of Patriarchs and Heads of Churches in Jerusalem, il patriarcato greco-ortodosso "non è ora in grado di pagare gli stipendi al clero, agli insegnanti e al personale". Tuttavia, altre Chiese affrontano controversie simili: una causa è aperta contro il patriarcato armeno dal comune di Gerusalemme e sarà discussa a settembre.
THRALL, L'EMIGRAZIONE VOLONTARIA DA GAZA È PULIZIA ETNICA
'Israeliani manifestano solo per la liberazione degli ostaggi'.
(ANSA) - ROMA, 21 AGO - "L'obiettivo ultimo di Israele è spostare i palestinesi dalla Striscia. Netanyahu e i suoi ministri lo hanno detto, e a marzo il Gabinetto di sicurezza ha approvato un piano ad hoc. La chiamano emigrazione volontaria, in realtà è pulizia etnica. È già in corso, ma il quadro strategico per Israele cambia solo se riesce a spingerli fuori".
Lo afferma lo scrittore ebreo americano Nathan Thrall, premio Pulitzer 2024, che da anni risiede a Gerusalemme, intervistato da La Repubblica.
Riguardo alle recenti manifestazioni a Tel Aviv, Thrall sottolinea: "Gli israeliani non si stanno ribellando alle uccisioni dei civili a Gaza. C'è una minoranza che manifesta per fermare le sofferenze dei gazawi, ma la maggioranza ha una sola richiesta: il rilascio degli ostaggi. Molti, inclusi opinionisti di centrosinistra e i leader dell'opposizione, dicono al governo 'fate l'accordo, salvate gli ostaggi a qualunque prezzo, poi avrete l'opportunità di distruggere Hamas'. In sostanza, una chiamata all'inganno di Hamas e di chiunque stia negoziando a Doha. Nelle ultime settimane, anche la stanchezza per la guerra ha spinto le masse a protestare".
Lo scrittore commenta: "Ci diciamo spesso che il problema è Netanyahu e la sua coalizione di estremisti, e che senza di loro le cose andrebbero meglio, poi però i sondaggi mostrano che il 79 per cento degli ebrei israeliani non è disturbato dalla fame a Gaza. È sorprendente quanto corta sia la nostra memoria: due anni e mezzo fa avevamo un governo guidato dal centrista Lapid e da Bennet, e le politiche nei confronti dei palestinesi non erano diverse. Hanno costruito persino più insediamenti dei predecessori. La convinzione dei progressisti europei che il problema sia la destra israeliana è una bugia che è conveniente dirsi per non emettere sanzioni e continuare a sostenere il genocidio".
RENZI: FRASE EX CAPO INTELLIGENCE ISRAELE RICHIAMA IL NAZISMO
Commento all'audio di Aharon Haliva.
Roma, 20 ago. (askanews) - La frase dell'ex capo dell'intelligence israeliana, Aharon Haliva, "richiama il nazismo", sono parole che "utilizzava la Gestapo quando andava a prenderne uno ogni dieci e faceva le rappresaglie". Lo ha detto il leader di Italia viva, Matteo Renzi, a In Onda su La7, commentando l'audio di Haliva diffuso alcuni giorni fa in cui diceva che "per ogni ebreo morto il 7 ottobre 2023, 50 palestinesi devono essere uccisi, non importa se bambini".
NEGATO INGRESSO IN ISRAELE AL SINDACO DI BARCELLONA
Madrid (Spagna), 22 ago. (LaPresse) - Le autorità israeliane hanno negato l'ingressonel Paese al sindaco di Barcellona, il socialista Jaume Collboni per "commenti anti-israeliani". Ne hanno dato notizia i media ebraici. Ynet riferisce che Collboni sarebbe dovuto arrivare in Israele stasera ma che è stato informato all'ultimo momento della decisione delle autorità che arriva tre mesi dopo che il Consiglio comunale di Barcellona ha votato per tagliare i legami istituzionali con il governo israeliano e sospendere l'accordo di amicizia con Tel Aviv. Collboni, dopo l'arrivo a Tel Aviv, si sarebbe recato a Gerusalemme per visitare i luoghi simbolici della città, per poi trasferirsi a Ramallah e Betlemme, in Cisgiordania. In entrambe le città palestinesi aveva in programma incontri con i rispettivi sindaci e la presentazione di progetti dicooperazione finanziati dal Comune di Barcellona, riferisce El Paìs. Il viaggio aveva una chiara connotazione di sostegno alla Palestina, anche se includeva gesti simbolici, come una visita al Monte Herzl di Gerusalemme, con una deposizione di fiori sulla tomba di Isaac Rabin, e al museo dell'Olocausto della città.
ISRAELE: ULTRAORTODOSSI BLOCCANO STRADE PER PROTESTA CONTRO LEVA
(AGI) - Roma, 20 ago. - Continua la lotta degli ultraortodossi contro i tentativi delle autorità di includere i giovani haredi nel servizio militare obbligatorio. Attivisti hanno bloccato gli svincoli su tre autostrade in Israele per protestare contro "l'aggressiva persecuzione degli studenti della Torah", dopo la mancata approvazione di una legge che esenti i giovani ultraortodossi dalla leva. Di recente la polizia ha cominciato ad arrestare e incarcerare alcuni renitenti, scatenando la dura reazione della comunità religiosa.
"A causa della persecuzione del mondo della Torah in Israele e dell'incarcerazione di studenti per il crimine di studiare la Torah", il rabbino Azriel Auerbach ha ordinato di "lanciare una lotta furiosa senza compromessi contro le autorità, finché non capiranno che scatenare persecuzioni e oppressione contro gli studenti della Torah ha un prezzo", si legge in una nota del Comitato per la salvezza del mondo della Torah.
ISRAELE: HAREDI CONTRO LEVA, GIORNATA INTERNAZIONALE DI PROTESTA
(AGI) - Roma, 19 ago. - Continua la protesta degli ultraortodossi in Israele contro la mancata approvazione di una legge che esenti i giovani haredi dalla leva militare obbligatoria. I leader religiosi hanno indetto una giornata internazionale di preghiera e digiuno per giovedì contro i recenti tentativi del governo di arruolare gli studenti delle yeshiva e di arrestare coloro che si rifiutano.
Intanto il deputato di United Torah Judaism, Moshe Gafni, ha minacciato che potrebbe votare contro l'aumento al bilancio della difesa, che verrebbe attuato con il taglio di fondi stanziati per l'istruzione ultraortodossa.
APPELLO 80 RABBINI, 'ISRAELE DENUNCI CARESTIA E FERMI I COLONI'
Tra le firme quelle di David Rosen e dell'inviato in Vaticano.
(ANSA) - CITTÀ DEL VATICANO, 20 AGO - Sta ricevendo sempre più adesioni di ora in ora la lettera-appello di 80 "moderni rabbini ortodossi internazionali", intitolata 'Un appello alla chiarezza morale, alla responsabilità e a una risposta
ebraico-ortodossa di fronte alla crisi umanitaria di Gaza', firmata tra gli altri dal rabbino David Rosen, per oltre 30 anni direttore internazionale degli affari religiosi dell'American Jewish comittee, ex rabbino capo di Irlanda e con solidi
rapporti di dialogo con il Vaticano.
Una copia della lettera è stata inviata da Rosen anche in Vaticano, all'ufficio competente per il dialogo con l'ebraismo.
"La dichiarazione - si legge in una nota sul sito dello stesso Rosen - esorta lo Stato di Israele ad affrontare la diffusa carestia a Gaza e a denunciare la violenza estremista dei coloni".
L'iniziativa è stata guidata dal rabbino Yosef Blau, ex presidente dei Religious Zionists of America e da lungo tempo consigliere spirituale (mashgia chruchani) presso il Seminario Teologico Rabbi Isaac Elchanan (Riets) della Yeshiva University.
Spiegando le sue motivazioni, il rabbino Blau ha affermato: "Il mio sostegno a Israele e al sionismo deriva dal mio impegno per l'ebraismo. Una lealtà acritica è in contraddizione con l'introspezione fondamentale dell'ebraismo. Quando la religione viene usata per giustificare l'adorazione del potere, distorce la moralità di base".
I firmatari sottolineano tuttavia il loro profondo legame con Israele, descrivendo gli ebrei ortodossi come "tra i più devoti sostenitori di Israele". "I peccati e i crimini di Hamas – si legge in un altro passaggio della lettera apparsa anche sulla Jewish Telegraphic agency - non esonerano il governo di Israele dal suo obbligo di compiere tutti gli sforzi necessari per impedire la carestia di massa", scrivono i rabbini.
Tra gli altri fimatari, il rabbino Pinchas Giller i rabbini capo di Polonia, Danimarca e Norvegia, unitamente a rabbini anziani di importanti congregazioni ortodosse di Los Angeles e Washington.
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